Rilancio dal blog del prof. Leonardo Lugaresi.

 

 

So che non sta bene citarlo. So che tra poco in Italia potrebbe essere un reato. Infatti lo cito adesso, sperando che valga ancora il principio di irretroattività dell’azione penale (Ma chi lo sa: se Zan può modificare l’art. 21 della costituzione, stabilendo che la manifestazione del pensiero è libera solo “purché non” e poi lo decide il giudice se potevi o non potevi manifestare il tuo pensiero, c’è caso che possa modificare anche l’articolo 25 …). So che molti, anche in casa mia, vorrebbero far finta di niente, cambiare discorso e parlar d’altro, un po’ come si fa quando un bambino o un demente dice qualcosa di sconveniente in società.

Però san Paolo esiste, e nel primo capitolo della Lettera ai Romani, scrive questo:

«Io infatti non mi vergogno del Vangelo, perché è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede, del Giudeo, prima, come del Greco. In esso infatti si rivela la giustizia di Dio, da fede a fede, come sta scritto: Il giusto per fede vivrà. Infatti l’ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ogni ingiustizia di uomini che soffocano la verità nell’ingiustizia, poiché ciò che di Dio si può conoscere è loro manifesto; Dio stesso lo ha manifestato a loro. Infatti le sue perfezioni invisibili, ossia la sua eterna potenza e divinità, vengono contemplate e comprese dalla creazione del mondo attraverso le opere da lui compiute. Essi dunque non hanno alcun motivo di scusa perché, pur avendo conosciuto Dio, non lo hanno glorificato né ringraziato come Dio, ma si sono perduti nei loro vani ragionamenti e la loro mente ottusa si è ottenebrata. Mentre si dichiaravano sapienti, sono diventati stolti e hanno scambiato la gloria del Dio incorruttibile con un’immagine e una figura di uomo corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di rettili. Perciò Dio li ha abbandonati all’impurità secondo i desideri del loro cuore, tanto da disonorare fra loro i propri corpi, perché hanno scambiato la verità di Dio con la menzogna e hanno adorato e servito le creature anziché il Creatore, che è benedetto nei secoli. Amen.
Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami; infatti, le loro femmine hanno cambiato i rapporti naturali in quelli contro natura. Similmente anche i maschi, lasciando il rapporto naturale con la femmina, si sono accesi di desiderio gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi maschi con maschi, ricevendo così in se stessi la retribuzione dovuta al loro traviamento. E poiché non ritennero di dover conoscere Dio adeguatamente, Dio li ha abbandonati alla loro intelligenza depravata ed essi hanno commesso azioni indegne: sono colmi di ogni ingiustizia, di malvagità, di cupidigia, di malizia; pieni d’invidia, di omicidio, di lite, di frode, di malignità; diffamatori, maldicenti, nemici di Dio, arroganti, superbi, presuntuosi, ingegnosi nel male, ribelli ai genitori, insensati, sleali, senza cuore, senza misericordia. E, pur conoscendo il giudizio di Dio, che cioè gli autori di tali cose meritano la morte, non solo le commettono, ma anche approvano chi le fa.» (Rom 1, 16-32)

Non è colpa mia. Io non c’entro niente: non le ho scritte io queste parole, e anche la traduzione non è mia, ma è quella della CEI fatta nel 2008.

Dico solo: “Roma, abbiamo un problema”. Che facciamo, continuiamo a far finta di niente, trattando san Paolo come il nonno rimbambito, sulle cui scempiaggini si sorvola scuotendo la testa, ma che non si ha (ancora) il coraggio di mandare all’ospizio, perché ogni tanto dice ancora qualcosa di carino (per esempio “l’inno all’amore” di prima Corinti, che è così bello e sta così bene ai matrimoni, di qualunque tipo …)? Si può fare, e di fatto lo si fa. Ma per questa via non si finirà per far finta che nella Sacra Scrittura non ci sia scritto niente, se non quel che piace al mondo oggi?

P.S. Qualcuno dirà che gli esegeti possono spiegare, contestualizzare, storicizzare, circoscrivere e in definitiva rettificare queste parole. Certo. Gli esegeti. Ma gli esegeti, a mettersi nelle loro mani, finiscono anche per segare il ramo su cui la chiesa sta. Credetemi, il problema resta. Ed è, precisamente, il caso serio di cui parlava tanti anni fa Hans Urs von Balthasar in un profetico libretto, che ogni tanto mi rileggo.

 

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