Un articolo dello scrittore, amico e biografo di San Giovanni Paolo II pubblicato su Catholic World Report. Eccolo nella mia traduzione. 


Nel febbraio 1968 il cardinale Karol Wojtyła scrive a padre Henri de Lubac, SJ, su un progetto in cui il cardinale è impegnato: una spiegazione filosofica dell’unicità e della nobiltà della persona umana. L’idea dell’umano, suggeriva Wojtyla, veniva degradata, addirittura polverizzata, da ideologie che negavano le profonde verità costruite dentro di noi. La risposta non poteva essere “polemiche sterili”. Piuttosto, la Chiesa avrebbe dovuto controproporre una visione più alta, più convincente, del “mistero inviolabile della persona”.

Quel progetto è diventato alla fine l’opera filosofica più importante di Wojtyla, Person and Act. E mentre il suo obiettivo immediato era la “disintegrazione” comunista della nostra umanità, Wojtyla probabilmente intuì che altre forze disintegranti nella cultura occidentale avrebbero potuto rivelarsi ancora più minacciose, nel tempo, per “il mistero inviolabile” che è ogni persona umana.

Quel tempo è adesso. Perché il 15 giugno la Corte suprema degli Stati Uniti ha decretato che è un atto illegale di discriminazione in determinate circostanze invocare quella che era, fino a poco tempo fa, l’idea universale della persona umana, espressa biblicamente in Genesi 1,28: “…maschio e femmina li creò”. L’autore dell’opinione maggioritaria della Corte nella causa Bostock contro Clayton County, il giudice Neil Gorsuch, ha sostenuto che la sua sentenza riguardava solo le pratiche occupazionali che coinvolgono persone dello stesso sesso e coloro che si considerano “transessuali”. In realtà, la Corte ha martellato un’idea degradata, polverizzata e, sì, disintegrante della persona umana nel profondo delle fondamenta della legge americana sui diritti civili.

Secondo questa idea, ognuno di noi è quello che dice di essere, punto. La volontà è la misura della realtà umana e la realtà biologica non ha importanza. Così, come hanno sottolineato David Crawford, Michael Hanby e Margaret Harper McCarthy sul Wall Street Journal, la decisione della Corte significa che “siamo tutti transessuali ora, anche se sesso e ‘identità di genere’ coincidono nella stragrande maggioranza dei casi”. E, come sempre, il distacco dalla realtà ha delle conseguenze. Infatti, come ha notato Mary Eberstadt, la cittadinanza stessa è sovvertita quando gli americani sono costretti, socialmente e in alcuni casi legalmente, ad “assentire le menzogne”.

I soliti sospetti hanno rallegrato la presunta difesa della libertà di Bostock. Ma che tipo di “libertà” è questa? Non è certo una libertà matura, legata alla verità e ordinata alla bontà. È più che altro la pseudo-libertà di un bambino di due anni che immagina che la sua volontà sia suprema: voglio quella cosa, e la voglio ora. Una volta si pensava che la volontà infantile fosse qualcosa che i genitori e gli educatori dovevano aiutare i bambini a superare, per il bene dei bambini e della società. Bostock, al contrario, insiste sul fatto che le forme più estreme (e spesso profondamente disturbate) di intenzionalità sono i legittimi esercizi di libertà tutelati dalla legge sui diritti civili del 1964.

In Il prossimo Papa: L’Ufficio di Pietro e una Chiesa in missione, pubblicato all’inizio di questo mese dalla Ignatius Press, faccio notare un fatto storico istruttivo. I papi moderni, da Leone XIII a Francesco, sono stati uomini di diversa estrazione, formazione intellettuale ed esperienza di vita. Eppure, tutti hanno insegnato che la crisi contemporanea della civiltà occidentale, che si è manifestata per la prima volta in modo letale nella prima guerra mondiale e che da allora si è intensificata, è fondamentalmente una crisi dell’idea della persona umana. Chi siamo noi? Come dovremmo relazionarci con gli altri della nostra specie? Qual è il nostro destino? Quando una cultura sbaglia le risposte a queste domande, c’è l’inferno da pagare – e in questa vita.

Come Wojtyła ha suggerito a de Lubac, la risposta della Chiesa a questa crisi non può essere la “sterile polemica” cui troppo spesso indulgono gli ultra tradizionalisti cattolici e i progressisti cattolici woke. La risposta della Chiesa deve essere quella del Concilio Vaticano II: “Cristo Signore….rivela pienamente l’uomo a se stesso e porta alla luce la sua altissima vocazione”. Cristo predicatore delle Beatitudini, Cristo Buon Pastore, Cristo assetato della fede della Samaritana, Cristo crocifisso e risuscitato dalla morte a una forma sovrabbondante di vita umana – è qui che incontriamo il vero, pienamente umano. Questa è la verità di chi siamo e di quale sia il nostro destino.

Tutta la Chiesa deve portare testimonianza a queste verità. Perché in un Occidente che muore per l’incoerenza che genera sia la coercizione che la piaga delle politiche identitarie, queste verità sono un sostegno culturale per la vita di oggi e una fonte di rinnovamento per il futuro. Essendo incessantemente centrato su Cristo nella sua predicazione, il prossimo Papa può dare a tutti noi il potere di salvare l’idea dell’umano proclamando il Signore crocifisso e risorto, l’incarnazione dell’amore che dona se stesso, come vera immagine dell’umanità e della sua libertà.

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