Di seguito segnalo all’attenzione e alla riflessione dei lettori di questo blog l’articolo scritto da Donald DeMarco e pubblicato su Crisis magazine. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’articolo nella traduzione da me curata. 

 

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Il mese scorso, il temibile Jordan Peterson si è seduto con il giornalista Colm Flynn di EWTN (Eternal Word Television Network) per discutere una serie di argomenti, tra cui la miracolosa guarigione dal cancro di sua moglie Tammy, la diffusa perdita di fede nella Chiesa cattolica dagli anni Sessanta e la “fissazione” di Papa Francesco per il “cambiamento climatico”.

Il termine “fissazione” è una parola usata dagli psicologi per indicare un’anomalia mentale. Peterson è professore emerito di psicologia all’Università di Toronto. Ha insegnato ad Harvard, dove è stato nominato per il Levenson Teaching Prize. Capisce il significato della parola “fissazione”. Non gli manca l’audacia di dire ciò che percepisce come la verità delle cose.

Per quanto riguarda il cambiamento climatico, Francesco sostiene la necessità di un potente governo globale che non sia soggetto a condizioni politiche mutevoli. Una tale misura, osserva, “realizzerebbe l’inizio di un nuovo processo caratterizzato da tre requisiti: che sia drastico, intenso e che conti sull’impegno di tutti”. Se questa visione rappresenta una “fissazione” per una persona che è il capo spirituale della Chiesa cattolica, certamente rappresenta qualcosa di draconiano e irrealizzabile. Allo stesso tempo, Francesco ha criticato i sostenitori della vita perché “ossessionati dall’aborto”, le suore perché pregano troppo e i filosofi perché sono chiari. Ha anche affermato che la EWTN “lavora per il diavolo”.

“Non capisco, per quanto mi riguarda”, ha commentato Peterson, “cosa c’entri la Chiesa cattolica con la “crisi climatica”… È sbagliata la formulazione; è sbagliata la priorità; si salva il mondo una persona alla volta”. Ha sottolineato che la funzione più importante del capo della Chiesa cattolica è quella di “salvare le anime… non di venerare Gaia”.

Peterson ha anche criticato Francesco per il suo desiderio di essere rilevante. Ma il concetto di rilevanza del Papa sembra essere quello di conformarsi ai modi del mondo secolare. In Giovanni 17,9 leggiamo le parole di Cristo: “Non per il mondo prego”. Nella lingua greca, ci sono due parole distinte per “mondo”. Una è gaia, che si riferisce al mondo creato da Dio, il mondo che, secondo la Genesi, è “buono”. La seconda parola è aion, che si riferisce all’era o all’età. Questo è il mondo secolare, creato dall’uomo. Data la priorità che Francesco assegna alla crisi climatica e le sue preoccupazioni di essere rilevante, ci si deve chiedere se non stia adorando gaia tanto quanto aion.

L’evangelista Giovanni spiega perché Cristo non avrebbe pregato per il mondo (aion). Nella sua spiegazione, traccia una distinzione tra l’essere “nel mondo” e l’essere “del mondo” (Giovanni 17,18-23). Questo mondo non è la nostra residenza permanente. Siamo destinati a vivere con Dio nell’altro mondo. Essendo “fissati” su questo mondo, trascuriamo l’importanza superiore del mondo successivo. A questo proposito, Peterson sembra avere le carte in regola quando sottolinea l’importanza primaria del viaggio dell’anima verso il cielo e l’importanza secondaria della vita in questo mondo.

In un precedente episodio su EWTN, Larry O’Connor, conduttore di “O’Connor Tonight” sul Salem News Channel, ha parlato “della religione dell’energia verde in questo Paese, dove la gente ha sostituito Dio con l’ambiente. Stanno tornando ai giorni pagani, adorando gli alberi e il sole, ed è ridicolo”. Sebbene la parola “adorare” possa essere eccessivamente teatrale, il suo commento non è senza merito. Michael Crichton, il compianto scrittore di fantascienza, ha delineato una religione ambientalista che, a quanto pare, è una risposta alla cacciata dei nostri genitori primordiali dall’Eden e alla nostra successiva caduta dalla grazia:

Siamo tutti peccatori di energia, destinati a morire, a meno che non cerchiamo la salvezza, che ora si chiama sostenibilità. La sostenibilità è la salvezza nella chiesa dell’ambiente. Così come il cibo biologico è la sua comunione, quell’ostia senza pesticidi che le persone giuste, con le giuste convinzioni, ingeriscono.

Il movimento dalla teologia all’ecoteologia è molto reale. La rivista dei gesuiti America ha definito l’ambientalismo “un’eresia americana”.

Jordan Peterson, in effetti, sta ponendo quella che molti considererebbero una domanda impertinente: Francesco è il Pontifex Maximus della Chiesa cattolica o è il Papa della “Chiesa dell’ambiente?”. Non sarebbe più saggio per Francesco occuparsi delle questioni dell’anima umana e lasciare la crisi climatica agli scienziati? Perché si insinua dove non è competente?

Peterson non è cattolico, anche se riconosce alla Chiesa il merito di aver azzeccato molte cose. Peter Kreeft ipotizza che l’ultimo ostacolo che impedisce a Peterson di entrare nella Chiesa sia una fede semplice che non fa parte di un’indagine filosofica. Alcuni hanno ipotizzato che l’ultimo ostacolo sia proprio Papa Francesco.

Un altro Francesco, quello di Assisi, è il santo patrono dell’ecologia. Questo titolo gli è stato formalmente conferito da Giovanni Paolo II nel 1979. L’attuale San Giovanni Paolo II era appassionato del rispetto della natura come parte dell’ambiente. Ha esortato il suo gregge a “prendersi cura di tutto il Creato”, il che include “il rispetto per la vita e la dignità della persona umana”. Per quanto Francesco d’Assisi amasse la natura, aveva capito che la nostra prima responsabilità è verso Dio e non verso la natura. Se amiamo Dio, rispetteremo la natura, che è la sua creazione. Occuparsi della natura senza un senso di responsabilità verso Dio equivale a trattare la natura come un dio (gaia). La religione cristiana, quindi, non trascura la natura, ma la subordina al suo Creatore. Le parole di Peterson non saranno cadute nel vuoto.

Donald DeMarco

 

Donald DeMarco è professore emerito della Saint Jerome’s University e professore aggiunto al Holy Apostles College and Seminary. È editorialista regolare della Saint Austin Review e autore, da ultimo, di Reflections on the Covid-19 Pandemic: A Search for Understanding.

 


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