civilta-occidentale

 

 

di Leonardo Guerra

 

Recentemente ho avuto modo di ricordare come i Benedettini abbiamo salvato l’Italia e l’Europa dall’oblio dopo la caduta dell’impero Romano d’Occidente. Qui il link dell’articolo:

In questo, invece, vorrei approfondire alcuni aspetti che ritengo importanti.

Andando per sintesi, il problema vero della società odierna, come quella post Impero Romano, è l’edonismo e l’utilitarismo che pervadono la nostra società e che hanno portato ad un individualismo cinico ed estremo, addirittura nichilista.

L’’ego ipertrofico”, un vero macigno che soffoca il nostro spirito e la sua espressione spontanea, rappresenta una spina infetta dentro il cuore della maggioranza delle persone, di cui non siamo più capaci di essere consapevoli, perché assuefatti. Una spina velenosa che ammorba la nostra esistenza che per guarire dev’essere rimossa volontariamente. Questa spina deriva dall’imprinting di una società malata e dal lassismo e la corruzione di alcune istituzioni che avevano come missione precipua il presidio spirituale della società, in cui siamo nati, cresciuti e diventati adulti.

I risultati sono sotto gli occhi di tutti. È stato distrutto per primo il senso religioso della vita (Concilio Vaticano II), poi il valore della vita che si sviluppa nel grembo materno, la famiglia, la donna, cancellati i generi naturali, ecc. Un modello di società che fa della separazione, della competizione fra persone, della guerra e della morte i quattro meccanismi portanti su cui si basa il suo dominio, la sua stessa sopravvivenza e il suo sviluppo economico. In questo modello di società ogni fase del ciclo di vita dell’essere umano sta ormai per essere pervaso e controllato dalla tecnologia – il loro cosiddetto “aiutante magico” – in un processo di disumanizzazione della nostra esistenza, pianificato scientificamente, in grado di superare e abbattere, per velocità e portata, qualsiasi barriera etica, morale e legale esistente.

Mi riferisco in particolare alla medicina ridotta ad uno strumento di potere politico ed economico. Al mondo del lavoro che assorbe le persone 24/7, all’atomizzazione degli individui grazie ai social, alla maternità surrogata, alla fecondazione artificiale con l’uso di nanorobot, al grembo meccanico, all’aborto, alla medicalizzazione di tutte le persone, dalla nascita alla tarda età, nessuno escluso – inclusi gli individui sani –  per arrivare alla prossima probabile legalizzazione dell’eutanasia programmata, come se l’essere umano fosse una merce con una scadenza predefinita (obsolescenza programmata). Tutto questo grazie ad una strisciante cultura della cancellazione (voke culture) che ci ha resi un popolo di apolidi.

Un processo molto complesso governato già da tempo grazie all’Intelligenza Artificiale (I.A.), che potremmo definire essere il cuore del loro sistema di cambiamento programmato ma anche una “bestia famelica” che ha bisogno di nutrirsi continuamente dei nostri dati biometrici aggiornati, e non solo, e che punta ad ottenere il controllo completo sul ciclo di vita e sul ciclo economico di ogni individuo entro il 2030, come dichiarato dall’Agenda ONU. Esattamente come si fa in zootecnia.

Yuval Noah Harari, ideologo del WEF, ha recentemente sostenuto in pubblico che “l’Intelligenza Artificiale è la fine della storia dell’uomo”.

L’obiettivo è rendere l’essere umano completamente superfluo entro tale data.

Perché solo pochi sono consapevoli di quanto sta accadendo?

Esattamente come i pesci che vivono in un acquario, abbiamo enormi difficoltà a renderci conto della bolla in cui ci hanno collocato, in cui ci troviamo a vivere e che rappresenta di fatto l’ambiente da cui assorbiamo continuamente, in grado di influenzarci e, grazie all’I.A., anche di modificarci progressivamente e profondamente, senza che ce ne rendiamo conto. Nessuno escluso.

Così come la caduta dell’Impero Romano d’Occidente segnava un luogo pieno di violenze di ogni tipo, immigrazione di massa, guerre, anarchia, degrado urbano, bancarotta oggi sta accadendo lo stesso grazie al programma globalista del “great reset” voluto dai potenti del mondo, che ha come obiettivo di ottenere un uomo sintetico, l”homo faber”, che rinuncia alla propria mente e alla propria anima (Prof Vittorino Andreoli, ndr). Una forte discontinuità con un crollo antropologico verticale della nostra civiltà Europea, Italiana in particolare, e lo svuotamento di valori e principi fondanti, che è evidente a tutti, distrutti per fare spazio all’edonismo e al materialismo nichilista. Ma solo pochi non accettano e reagiscono.

Oggi, come allora, l’Italia e l’Europa si sono perdute.

I fondamenti della cultura cristiana – compassione e solidarietà –vengono regolarmente strumentalizzati con tecniche di psicologia inversa da un’intera classe politica globalista, senza scrupoli, e dalle stesse autorità religiose per attuare spietatezze inaudite contro i cittadini italiani, di cui non si cura nessuno, e promuovere il costante saccheggio dei conti dello stato (nostre tasse) con qualsiasi scusa: la guerra in Ucraina, il cambiamento climatico, LGTBQ+, l’immigrazione selvaggia, ecc. La maggioranza dei cittadini e dei nostri giovani, sono ormai indottrinati, formattati e, molti, pure reclutati come collaborazionisti. Tutti ridotti farmacologicamente e mediaticamente in uno stato di “coma profondo mentale”, incapaci di accorgersi della situazione in cui ci troviamo, di ragionare, e di reagire.

Il nostro paese, dopo il 476 D.C., si salvò sottraendosi ai conflitti e alla dissolutezza dei costumi. Gli uomini di buona volontà, infatti si rivolsero ad un altro modello di società, alternativa, già presente. In questi luoghi trovarono una società umana, in cui il pilastro portante era la fraternità, la collaborazione e la pace. La guarigione del cuore, il recupero funzionale dell’anima e dello spirito di queste persone che arrivavano da un caos primordiale fu possibile grazie alla “forza maieutica” della semplice ma potentissima regola dell’“Ora et Labora” e della fede. Cancellarono così progressivamente le impressioni negative immagazzinate che affollavano la loro menti e i loro cuori e ridiede loro speranza concreta di potere ritornare ad una vita umana. Di conseguenza la vibrazione della mente collettiva di queste comunità si elevò, e così la visione della vita e con essa la consapevolezza, che si affrancò dai bisogni primari rettiliani del tronco encefalico, dove era stata confinata. Quindi, dentro queste comunità i traumi emotivi degli individui furono cancellati e le ferite dell’anima guarite. Nei conventi Benedettini le persone di buona volontà si salvarono dall’annichilimento e con loro la cultura del mondo antico. Queste piccole comunità (abbazie), isole di vera umanità, rimisero in ordine progressivamente anche il territorio circostante, rappresentando veri e propri centri di aggregazione protetti e veri bastioni di resistenza alla dissoluzione umana.

Non si tratta, ovviamente, oggi di ritirarsi nei conventi o sulle montagne, ma di costruire comunità e reti sociali nel territorio in cui viviamo, che condividano, che siano guidate dallo stesso Ideale e da valori e principi (fraternità, collaborazione e pace) che rimettano al centro la sacralità della vita e dell’essere umano, aperte a tutti gli uomini di buona volontà, quale alternativa a questa società mefistofelica in cui ci hanno infilati ormai da troppi anni.

 



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