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Sacro Cuore di Gesù

 

Sacratissimo Cuore di Gesù (Anno A) – 12 giugno 2026

Dt 7,6-11; 1Gv 4,7-16; Mt 11,25-30

 

don Ambrogio Clavadei

 

La prima volta che nella Sacra Scrittura compare la parola “cuore” questo organo spirituale dell’uomo, che ne racchiude le espressioni più nobili e profonde, viene qualificato come malvagio: “Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che ogni disegno concepito dal loro cuore non era altro che male” (Gn 6, 5), e subito si aggiunge: “E il Signore si pentì di aver fatto l’uomo sulla terra e se ne addolorò in cuor suo” (Gn 6, 6), tanto che Dio decide di sterminare questa prima progenie umana mediante il diluvio. Però Noè non aveva un cuore malvagio, così che egli “trovò grazia agli occhi del Signore” (Gn 6, 8). Mediante la sua sopravvivenza nell’arca, l’umanità trovò la possibilità di continuare, anche se tutta la storia successiva non fa che testimoniare quanta durezza abbia continuato ad albergare nel cuore di ogni uomo.

Nel cuore di Dio però c’era ancora un dolore, non più legato al suo pentirsi di avere creato l’uomo, un dolore che avrebbe preparato per l’uomo la possibilità di pentirsi della sua malvagità, perché “misericordioso e pietoso è il Signore, lento all’ira e grande nell’amore. Non ci tratta secondo i nostri peccati e non ci ripaga secondo le nostre colpe” (Salmo Resp.). Un dolore tale che, per offrire una continuità eterna di salvezza al cuore corrotto ed effimero dell’uomo, Dio decise di prendere un cuore umano, assumersene il peso e la stanchezza, accollarsene il giogo. Decise di colmare quel cuore di carne preso dall’uomo del suo amore divino, per dare all’uomo un cuore nuovo. Per questo disse e continua a dire: “Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero”. 

Infatti, se non si va verso di lui la vita pesa in modo insopportabile, viene schiacciata o schiaccia quella altrui nell’illusione di levarsi quel peso di dosso. Si rimane col cuore infranto o si diventa senza cuore, mai con un cuore rinnovato, e dunque con un cuore incapace di amare pienamente perché “in questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati”. Senza questa precedenza di Dio ogni amore è falso o, comunque, zoppicante nella sua genesi, perché il cuore ha bisogno che la sua corruttibilità venga espiata prima di potersi dilatare con un battito diverso, un battito di amore vero, che assimili il suo cuore a quello stesso di Dio. 

Ecco perché l’invito della solennità di oggi è quella di riconoscere come il cuore di Dio, il Sacro Cuore di Cristo, rimane disponibile per questo rinnovamento che solo avviene là dove a questo Cuore Sacro ci si consacra, così che questa consacrazione diventi possibilità di amare i fratelli come li ama il Cuore di Cristo e di Dio: “Carissimi, se Dio ci ha amati così, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri. Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l’amore di lui è perfetto in noi”. Nella Chiesa e come Chiesa noi siamo “un popolo consacrato al Signore”.

Non può stupire allora che in alcune sante si sia aspirato a giungere con Cristo ad un ardito e insieme meraviglioso scambio dei cuori, ad un trapianto mistico che rivela quanto Dio abbia voluto amare con tutto il cuore, con tutto il suo cuore divino umano, il cuore debole e ferito dell’uomo; e rivela insieme quanto si concentri in questo desiderio ardente di scambio la possibilità di amare Dio e i fratelli chiedendo che il nostro cuore diventi un roveto ardente d’amore, roveto certo inevitabilmente spinoso per i nostri peccati, ma che offre queste spine perché siano bruciate dall’amore infuocato di quel Cuore Sacro che volle cingersi e coronarsi di esse. Una corona di spine che giustamente circonda il suo Cuore nelle effigi che ornano le nostre chiese, a dimostrare che il suo Cuore si è consacrato al Padre sul roveto incandescente della Croce per consacrarsi così per noi. Solo così, solo con un Cuore così mite ed umile egli ha voluto chiamarci a sé, meravigliando la nostra vita di tale stupendo spettacolo: “venite a me …”, fatemi diventare il vostro vero cuore.

Ecco allora alcuni sublimi esempi di scambio dei cuori:

Santa Caterina da Siena (1347 – 1380).  Nel 1370, Gesù le apparve, le aprì il petto e le tolse il cuore. Per alcuni giorni la santa confessò di sentirsi letteralmente “senza cuore”. Poco tempo dopo, Cristo le riapparve tenendo in mano un cuore splendente e glielo pose nel petto, dicendole: “Dolcissima figlia, come l’altro giorno ti tolsi il tuo cuore, così ora ti do il mio, col quale tu sempre viva”. Da quel momento, Caterina portò sul petto una cicatrice visibile.

Santa Gertrude la Grande (1256 – 1302), monaca benedettina e una delle prime grandi mistiche del Sacro Cuore. Nelle sue rivelazioni (raccolte ne L’Araldo del divino amore), Gertrude racconta che Gesù, per assecondare il suo desiderio di unione perfetta, inserì il proprio Cuore divino nel petto di lei, fondendolo con il suo. Questo scambio non fu solo un simbolo, ma si tradusse in una percezione fisica dell’amore di Cristo, che guidava ogni suo pensiero e battito.

Margherita Maria Alacoque (1647 – 1690), la visitandina francese a cui si deve la diffusione della moderna devozione al Sacro Cuore di Gesù. Ella visse un’esperienza simile durante la prima grande apparizione del 27 dicembre 1673: Gesù le chiese il suo cuore. Margherita gli tese la mano e Lui lo prese, custodendolo nel proprio Cuore divino. Successivamente, lo ritrasse dal proprio petto come una “fiamma ardente” e lo ricollocò nel petto di Margherita. Gesù le disse: “Ecco, mia diletta, un prezioso pegno del mio amore, che racchiude nel tuo petto una piccola scintilla delle sue fiamme più vive”.

Santa Veronica Giuliani (1660 – 1727), mistica cappuccina. Veronica visse lo scambio dei cuori nel 1696. Nei suoi scritti descrive come Gesù le tolse il cuore dal petto per purificarlo e poi le donò il Suo. Come segno visibile di questo e delle altre sofferenze della Passione, il cuore fisico di Veronica rimase anatomicamente segnato: dopo la sua morte, l’autopsia (ordinata dal vescovo e dai medici dell’epoca) rivelò che il suo cuore era effettivamente trafitto e riportava impresse le forme degli strumenti della Passione (la croce, la lancia, i chiodi).

Santa Maria Maddalena de’ Pazzi (1566 – 1607), grande mistica carmelitana di Firenze, nota per le sue estasi travolgenti. Durante una delle sue visioni nel 1585, vide Gesù che le si avvicinava, le apriva il costato e prendeva il suo cuore per riporlo nel Proprio. In seguito, le restituì un cuore totalmente trasformato e infiammato del Suo stesso amore divino, cambiando radicalmente la sua percezione del dolore e della carità verso il prossimo.

Certo, in un tempo come il nostro dove sempre più domina l’abiezione di tanti cuori, dove senza cuore si sacrifica la vita innocente dentro quei grembi in cui ha iniziato a battere un piccolo cuore, dove si maciullano senza pietà cuori e cuori di uomini per un’insensata sete di predominio, dove i cuori si affidano sempre più al cuore artificiale delle intelligenze informatiche, tutto questo può apparire strano e pazzo al limite della patologia psichica. Ma invece tutto questo è sapienza che nasce dal folle amore di Dio che ha preso un cuore, una sapienza che solo a chi si fa piccolo è svelata: “In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo”. 

Chiediamo anche noi a Gesù un cuore nuovo, un cuore puro, un cuore ardente e chiediamolo chinandoci, come fu per il discepolo prediletto, sul petto del Corpo mistico e vivo di Cristo, là dove esso batte fedele, silenzioso ma forte, così che solo ai “piccoli” si rivela. Soltanto in questo modo parteciperemo al battito eterno del Cuore di Cristo, il solo battito di Cuore che può dare la vita al mondo. Solo questo diluvio d’amore che dalla Chiesa scorre, attingendo a quell’acqua e a quel sangue che perenni sgorgano dal Sacro Cuore di Cristo trafitto sulla Croce, potrà inondare tutta la terra e sommergerla felicemente, diventando un “battesimo” d’amore da cui può riemergere un’umanità dal cuore rinnovato.

 

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