Antje Jackelén (primate della Chiesa Luterana di Svezia dal 2014) e la “consorella” Eva Nordung Byström
(Esempio di donne sacerdote-vescovo) Antje Jackelén (primate della Chiesa Luterana di Svezia dal 2014) e la “consorella” Eva Nordung Byström

La questione delle donne prete si ripropone di tanto in tanto, ma raramente chi domanda si limita a voler conoscere la verità sulla questione e poi vi si dedica. Invece, diventa chiaro che chi chiede ha un’idea davvero bizzarra della Chiesa.

Si pensa alla Chiesa allo stesso modo in cui la sinistra pensa alle istituzioni sociali. Per la sinistra, le istituzioni esistono principalmente per realizzare obiettivi politici. Così, per esempio, esiste un dipartimento governativo per aiutare i membri del partito a trovare lavoro, per estendere il potere del partito e, solo per ultimo, per adempiere alle funzioni del dipartimento. C’è tempo per tutte queste cose? Allo stesso modo, il matrimonio è tutta una questione di potere così come ogni altra relazione. In questo modo, ai loro occhi, il sacerdozio cattolico è tutta una questione di politica e di potere, non di grazia e comunione.

Chiaramente, il quadro di potere della sinistra non offre in alcun modo la possibilità di descrivere il sacerdozio cattolico. È come cercare di descrivere lo space shuttle, usando soltanto parole che iniziano con la lettera A. Ciò che i rivoluzionari dimenticano è che nessuna organizzazione umana – nemmeno un partito politico ambizioso – può progettare una religione integralmente valida.

Il meglio che un partito di questo tipo possa trovare è il partito stesso (e in molti paesi la loro polizia segreta). Per esempio, quando Martin Lutero ha progettato una nuova religione, ha preso pezzi di cattolicesimo, ne ha violato altri, ad esempio i suoi voti, ha sposato una suora, ha abbandonato la tradizione, ha rinunciato al sacerdozio, ecc. Quello che ha creato è stata un’entità politica – ha optato per gli insegnamenti popolari ed è stato protetto dall’imperatore contro il papa.

Una spiegazione migliore del perché della verità del sacerdozio maschile ci è fornita da ciò che Dio ha fatto e sta facendo nella nostra storia. E’ da Dio che impariamo cosa sia la religione. Non siamo noi ad istruire Dio su quale religione tollerare.

Dopo tutto, Dio ci ricorda, “come i cieli sono più alti della terra, così le mie vie sono più alte delle vostre vie, i miei pensieri più alti dei vostri pensieri”. (Isaia 55:9) Dio non dice che una volta che ti sei iscritto al partito politico “giusto” tu possa rinunciare alle sue vie. Il partito può pensare in questo modo, ma questo perché è solo un partito politico.

I nostri termini derivano dalla Scrittura e dalla tradizione, dove Dio si rivela a noi e interpreta ciò che dice e fa. Le parole vengono a noi. Non possiamo “immaginarle di nuovo” o sottoporle a “cambiamenti di paradigma”. Non abbiamo quel tipo di autorità.

Lo ha insegnato il Vaticano II: Il Signore ha stabilito ministri tra i suoi fedeli per unirli in un unico corpo in cui “non tutti i membri hanno la stessa funzione” (Rm 12,4). Gesù scelse i suoi ministri, gli apostoli. Erano tutti uomini, anche se al tempo di Cristo c’erano decine di religioni con sacerdotesse.

Eppure Gesù ha cambiato altre cose, anche di carattere culturale, come mangiare il sabato, mangiare con i peccatori, avere donne tra i suoi seguaci, ecc. Così il vecchio detto che Gesù era legato dalla cultura del suo tempo semplicemente non funziona.

L’essenza della questione è che “Gesù ha scelto i suoi ministri. Erano uomini”. Ecco, in poche parole. C’è un sacerdozio maschile perché Cristo lo ha fatto in questo modo. Gesù è Dio e così non fa nulla di accidentale o basato su un pregiudizio. Non lasciare libertà sovrana a Dio significa che la cristologia è finita. Quando Gesù ha camminato sulla terra, non c’è stato alcun dibattito sulla correttezza politica. Non c’erano sondaggi dei credenti.

Inoltre, “il Sacro Concilio insegna che i vescovi per divina istituzione operano in luogo degli apostoli come pastori della Chiesa, e chi li ascolta, ascolta Cristo e chi li rifiuta, rifiuta Cristo e colui che ha mandato Cristo”. (Vaticano II)

Con queste parole, i padri conciliari intendevano un particolare tipo di presenza personale, una presenza incarnata – altrimenti non ci sarebbe stata possibilità di udire la Parola – e questo significa una presenza di identità. In questo caso, una presenza maschile.

È maschio perché Cristo è maschio, e gli uomini sono lì per rappresentare Cristo. L’immagine naturale del sacerdote come il Cristo uomo, attraverso l’incarnazione è usata dal potere soprannaturale di Cristo e il sacerdote diventa lo strumento del Signore.

Questo perché “solo Dio può offrire a Dio un degno sacrificio”, nella brillante formulazione del sacerdote/filosofo Robert Sokolowski. Con l’ordinazione, i sacerdoti maschi partecipano alla Sua presenza crocifissa e glorificata, affinché possano agire in persona Christi (nella persona di Cristo), nella sua Sposa, la Chiesa, come sacrificio perfetto offerto a Dio.

Come ha spiegato san Tommaso d’Aquino: “Gli ordini (santi) riguardano la relazione”. Così abbiamo ciò che è spiritualmente “sponsale” in natura, dove lo spirituale prende il temporale per i suoi scopi. Evidenziando il linguaggio concreto delle Scritture, il Concilio ha detto che Gesù “nutre e custodisce” incessantemente “la Chiesa che, una volta purificata, ha voluto essere purificata e unita a se stessa, sottomessa a lui nell’amore e nella fedeltà, e che, infine, ha riempito di doni celesti per tutta l’eternità”.

Non una parola su parola riguardo il potere politico in vista. Molte citazioni su Gesù e sulla sua relazione sponsale con la sua comunità ecclesiastica

Benvenuti alla religione di Dio

 

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