Beato Angelico - convento-San Marco, Firenze
Beato Angelico – La discesa agli Inferi – convento San Marco, Firenze

 

 

di Alberto Strumia

 

In questo giorno del Sabato Santo c’è il silenzio liturgico completo: non si celebra la Messa, né una liturgia particolare. Il corpo del Signore è nel sepolcro e tutto tace. La Liturgia delle Ore, nella seconda lettura dell’Ufficio delle letture propone il testo si un’antica omelia il cui autore non ci è noto, che ci aiuta a vivere questo silenzio. Eccone il testo.

«Che cosa è avvenuto? Oggi sulla terra c’è grande silenzio, grande silenzio e solitudine. Grande silenzio perché il Re dorme: la terra è rimasta sbigottita e tace perché il Dio fatto carne si è addormentato e ha svegliato coloro che da secoli dormivano. Dio è morto nella carne ed è sceso a scuotere il regno degli inferi.

​Certo egli va a cercare il primo padre, come la pecorella smarrita. Egli vuole scendere a visitare quelli che siedono nelle tenebre e nell’ombra di morte. Dio e il Figlio suo vanno a liberare dalle sofferenze Adamo ed Eva che si trovano in prigione.

​Il Signore entrò da loro portando le armi vittoriose della croce. Appena Adamo, il progenitore, lo vide, percuotendosi il petto per la meraviglia, gridò a tutti e disse: “Sia con tutti il mio Signore”. E Cristo rispondendo disse ad Adamo: “E con il tuo spirito”. E, presolo per mano, lo scosse, dicendo: “Svegliati, tu che dormi, e risorgi dai morti, e Cristo ti illuminerà. Io sono il tuo Dio, che per te sono diventato tuo figlio; che per te e per questi, che da te hanno avuto origine, ora parlo e nella mia potenza ordino a coloro che erano in carcere: Uscite! A coloro che erano nelle tenebre: Siate illuminati! A coloro che erano morti: Risorgete! A te comando: Svegliati, tu che dormi! Infatti non ti ho creato perché rimanessi prigioniero nell’inferno. Risorgi dai morti. Io sono la vita dei morti. Risorgi, opera delle mie mani! Risorgi, mia effige, fatta a mia immagine! Risorgi, usciamo di qui! Tu in me e io in te siamo infatti un’unica e indivisa natura.

Per te io, tuo Dio, mi sono fatto tuo figlio. Per te io, il Signore, ho rivestito la tua natura di servo. Per te, io che sto al di sopra dei cieli, sono venuto sulla terra e al di sotto della terra. Per te uomo ho condiviso la debolezza umana, ma poi son diventato libero tra i morti. Per te, che sei uscito dal giardino del paradiso terrestre, sono stato tradito in un giardino e dato in mano ai Giudei, e in un giardino sono stato messo in croce. Guarda sulla mia faccia gli sputi che io ricevetti per te, per poterti restituire a quel primo soffio vitale. Guarda sulle mie guance gli schiaffi, sopportati per rifare a mia immagine la tua bellezza perduta.

Guarda sul mio dorso la flagellazione subita per liberare le tue spalle dal peso dei tuoi peccati. Guarda le mie mani inchiodate al legno per te, che un tempo avevi malamente allungato la tua mano all’albero. Morii sulla croce e la lancia penetrò nel mio costato, per te che ti addormentasti nel paradiso e facesti uscire Eva dal tuo fianco. Il mio costato sanò il dolore del tuo fianco. Il mio sonno ti libererà dal sonno dell’inferno. La mia lancia trattenne la lancia che si era rivolta contro di te.

Sorgi, allontaniamoci di qui. Il nemico ti fece uscire dalla terra del paradiso. Io invece non ti rimetto più in quel giardino, ma ti colloco sul trono celeste. Ti fu proibito di toccare la pianta simbolica della vita, ma io, che sono la vita, ti comunico quello che sono. Ho posto dei cherubini che come servi ti custodissero. Ora faccio sì che i cherubini ti adorino quasi come Dio, anche se non sei Dio.

Il trono celeste è pronto, pronti e agli ordini sono i portatori, la sala è allestita, la mensa apparecchiata, l’eterna dimora è addobbata, i forzieri aperti. In altre parole, è preparato per te dai secoli eterni il regno dei cieli”».

Il Compendio del Catechismo, al n. 125, ci spiega che cosa si intende con il termine “inferi” che compare nel Simbolo Apostolico (una tra le più antiche formulazione del Credo, fatta risalire all’epoca degli Apostoli).

«Che cosa sono “gli inferi”, nei quali Gesù discese?

Gli “inferi” – diversi dall’Inferno della dannazione – costituivano lo stato di tutti coloro, giusti e cattivi, che erano morti prima di Cristo. Con l’anima unita alla Sua Persona divina Gesù ha raggiunto negli inferi i giusti che attendevano il loro Redentore per accedere infine alla visione di Dio. Dopo aver vinto, mediante la Sua Morte, la morte e il diavolo “che della morte ha il potere” (Eb 2,14), ha liberato i giusti in attesa del Redentore e ha aperto loro le porte del Cielo».

Il termine “inferi”, presente già nell’antichità – greca e romana in particolare – indicava lo stato nel quale si trovano i morti, l’aldilà. Anche nel mondo greco e romano precristiano (pagano) si riteneva che le anime dei defunti sopravvivessero individualmente dopo la morte, in uno stato non ben definito di serenità o tristezza.

Il cristianesimo eredita questa terminologia per indicare l’“aldilà”. La Rivelazione, fino dall’Antico Testamento, aveva introdotto la dottrina del “peccato originale”, in conseguenza del quale ogni essere umano aveva perduto la “giustizia originale” nel rapporto con Dio Creatore. Di conseguenza anche nell’aldilà (gli “inferi”) non poteva esserci una condizione di felicità (la “beatitudine”), senza gli effetti della Redenzione operata da Cristo che restituiva l’accesso alla “giustizia originale perduta”, ovvero la Grazia, che rende partecipi della vita stessa di Dio.

Dunque, l’espressione del Credo Apostolico «discese agli inferi», riferita a Gesù dopo la morte, indica questo riscatto di quanti – vissuti secondo i Comandamenti (la “Legge morale naturale”) e morti prima di Cristo, così da non averlo potuto conoscere e seguire – non avrebbero potuto avere.

Non si deve intendere questa espressione («discese agli inferi»), nel senso “temporale” della nostra cronologia terrena, come se i morti nelle epoche antiche avessero dovuto attendere il momento della morte di Cristo per ricevere gli effetti della Grazia, in quanto gli effetti dei meriti della Passione di Cristo agiscono ben oltre i confini del nostro tempo. Come Maria fu preservata dal peccato originale (“Immacolata concezione”), “anticipatamente”, la teologia usa l’espressione “in vista” dei meriti di Cristo, analogamente gli uomini vissuti rettamente e morti prima di Lui, furono redenti dopo la morte per effetto dei meriti della Sua Passione.

Quando si dice “attendevano” si intende che “tendevano” a Lui con la loro esistenza, essendo stati creati come ogni essere umano per vivere in Dio la propria beatitudine, non tanto per indicare un numero di anni, nel senso del nostro tempo.

Tra l’altro la fisica di oggi ci insegna che il tempo, anche sulla terra, non è assoluto ma dipende dalle relazioni di moto e dalla metrica in cui lo si misura.

Cristo è davvero il Salvatore che offre a tutti coloro

 – che “tendono” a Lui, con una “fede implicita” vissuta in una vita retta secondo i Comandamenti, pur non avendolo conosciuto

– o con una “vita cristiana” vissuta nella fede per avere ricevuto l’Annuncio nella Chiesa

la restituzione dell’accesso alla “giustizia originale”, che apre alla familiarità con Dio, a quella forma di partecipazione alla vita trinitaria di Dio che è la Grazia.

Questa è la “Vittoria di Cristo Risorto” che si celebra solennemente a partire da questa notte, nella Veglia e nel giorno di Pasqua!

 

Bologna, 8 aprile 2023

 

 

 

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