• sabato , 21 luglio 2018

LA ROSA BIANCA: “NON TACEREMO. SIAMO LA VOSTRA CATTIVA COSCIENZA”

LA ROSA BIANCA: “NON TACEREMO. SIAMO LA VOSTRA CATTIVA COSCIENZA”

Settantacinque anna fa, venivano ghigliottinati i giovani studenti Sophie e Hans Scholl e Christian Probst, membri dell’associazione studentesca anti nazista “La rosa bianca”. Morirono perché sorpresi a distribuire volantini nella loro università, spinti dalla loro coscienza.

Oggi si parla molto di coscienza. Essa viene tirata in ballo in particolar modo dai vescovi tedeschi, ma anche da gran parte del mondo ecclesiale, soprattutto dopo la pubblicazione di Amoris Laetitia. A questo proposito credo sia utile leggere questo articolo dello scrittore George Weigel, biografo di papa Giovanni Paolo II, pubblicato ieri 14 marzo su The First Things (qui).

foto: Sophie Scholl

foto: Sophie Scholl

Eccolo nella mia traduzione

 

Settantacinque anni fa, il mese scorso, Sophie e Hans Scholl e il loro amico Christian Probst sono stati giustiziati con la ghigliottina nella prigione di Stadelheim a Monaco di Baviera per alto tradimento. Il loro crimine? Erano i leader di un’associazione studentesca anti nazista, la Rosa Bianca, furono catturati mentre distribuivano volantini nella loro università della capitale bavarese; i volantini condannavano il Terzo Reich, il suo genocidio degli ebrei e la sua futile guerra.


Come hanno fatto i giovani che in precedenza erano attivi nella Gioventù Hitleriana a riconoscere il male del regime nazista e a rischiare la vita per opporvisi?
Il film del 2005 nominato agli oscar Sophie Scholl: gli ultimi giorni offre una parte della risposta. La brutalità sgargiante dei nazisti, non da ultimo durante i raduni del partito di Norimberga, è stato un primo accenno per i seri giovani che qualcosa lì era sbagliato. I ragazzi della Rosa Bianca erano anche pensatori e studiavano Socrate, Platone e Pascal sotto la guida di Kurt Huber, professore di filosofia che disprezzava il regime di Hitler. I volantini che furono il loro principale strumento di resistenza riportavano riferimenti a Goethe, Aristotele, Schiller e Lao Tzu – ulteriori segni di lettura profonda e ampia.

Quello che non imparerete dal film, tuttavia, è che l’ispirazione per innescare il loro attivismo fu il “Leone di Münster”, l’arcivescovo Clemens von Galen, la cui predicazione anti nazista convinse i membri della Rosa Bianca che il pensiero e la discussione devono cedere il passo all’azione. Così, tra il giugno 1942 e il febbraio 1943, la Rosa Bianca produsse e distribuì sei volantini esortando altri a una resistenza non violenta contro il regime nazista. Rimanere silenziosi, sostenevano, sarebbe stato complice del “più orribile dei crimini – reati che superano infinitamente ogni misura umana”. Non fare nulla significava cedere a Hitler, e “ogni parola che esce dalla bocca di Hitler è una bugia”.

Il quarto volantino prometteva: “Non taceremo. Siamo le vostre cattive coscienze. La Rosa Bianca non vi lascerà in pace”. E qui c’è un indizio di un’altra ispirazione per gli Scholl e i loro amici: John Henry Newman (il cardinale inglese, convertito al cattolicesimo, ndr) e i suoi scritti sulla coscienza.

Nel britannico Catholic Herald, Paul Shrimpton osserva che i giovani della Rosa Bianca sono stati profondamente influenzati dalle Confessioni di S. Agostino e dal Diario di un sacerdote di campagna di George Bernanos. Ma furono i sermoni di Newman, raccomandati agli studenti della Rosa Bianca da un filosofo che si era convertito al cattolicesimo dopo aver letto la Grammatica dell’assenso di Newman, a suscitare quel quarto opuscolo con la sua chiamata ad ascoltare l’esigente voce della coscienza.

Shrimpton riferisce che quando il fidanzato di Sophie Scholl, Fritz Hartnagel, fu assegnato al fronte russo nel 1942, Sophie gli diede due volumi dei sermoni di Newman. In seguito Fritz Hartnagel scrisse a Sophie che “sappiamo da chi siamo creati, e che ci troviamo in una relazione di obbligo morale verso il nostro creatore. La coscienza ci dà la capacità di distinguere tra bene e male”– parole, nota Shrimpton, che “sono state prese quasi alla lettera da un famoso sermone di Newman chiamato ‘Testimonianza della coscienza'”. Da testimone stando davanti al famoso giudice nazista della “Corte del popolo” Rudolph Freisler, la ventunenne Sophie Scholl testimoniò che era stata la sua coscienza, e la sua convinzione cristiana, che l’aveva portata a una resistenza non violenta contro Hitler e i suoi criminali. Quella coscienza cristiana, lo sappiamo ora, era stata formata in parte da un serio incontro intellettuale e spirituale con il beato John Henry Newman.

Nella Chiesa, in questi giorni, si parla molto di “coscienza” e Newman è invocato da molte personalità di spicco in quei dibattiti. Quindi potrebbe essere utile per tutti gli interessati, compresi gli importanti rappresentanti della Chiesa a Monaco di Baviera, dove i giovani della Rosa Bianca hanno dato la vita per la verità, riflettere sull’influenza di Newman su questi martiri contemporanei.

Che cosa hanno imparato i membri della Rosa Bianca da Newman sulla coscienza? Hanno imparato che la coscienza non poteva essere ignorata o manipolata. Hanno imparato che la voce di Dio che parla attraverso le nostre coscienze ci pone davanti a noi ciò che donatore di vita e ciò che porta alla morte. Hanno imparato che la coscienza può essere severa, ma che nel sottomettersi alle verità che essa trasmette, siamo liberati nel senso più profondo della libertà umana.

Hanno imparato che l’obbedienza alla coscienza può farci coraggiosi, e che cercare di vivere un ideale con l’aiuto della grazia significa vivere una vita veramente nobile con un cuore indiviso.

 

 

P.S.
Fin qui l’articolo di George Weigel.
Mi sembra giusto riportare qualche nota.

Sophie Scholl, a dodici anni fu obbligatoriamente iscritta alla gioventù hitleriana, nella quale subì il fascino della propaganda. Presto però fu delusa dall’ideologia nazista.
Gli studi classici e la sua intensa ricerca di senso della vita la portarono ad allontanarsi dall’ideale hitleriano.

Approfondì i grandi filosofi e i maestri religiosi, ma al centro della sua attenzione e a quella dei suoi amici restarono il Vangelo e le ragioni di un cristianesimo scevro da ogni commistione col potere politico. Si avvicinò quindi al cattolicesimo.

Ebbe il primo impatto con la brutale violenza del regime nazista quando suo fratello fu arrestato perché membro di una associazione avversata dal regime nazista.

Si iscrisse all’università e lì conobbe amici intellettuali con i quali aderì alla Rosa Bianca che avversava la violenza del regime che poi portò ai forni crematori, con oltre 6 milioni di ebrei uccisi.

Scoperta in università a volantinare fogli che invitavano a rifiutare in maniera non violenta il regime nazista, fu processata per alto tradimento. Lei, suo fratello e il suo amico non accettarono di firmare nessuna ritrattazione.

L’uomo della Gestapo che la interrogò le chiese:

« “… non si sente colpevole di aver diffuso e aiutato la Resistenza, mentre i nostri soldati combattevano a Stalingrado? Non prova dispiacere per questo?” »

Lei rispose:

« “No, al contrario! Credo di aver fatto la miglior cosa per il mio popolo e per tutti gli uomini. Non mi pento di nulla e mi assumo la pena!” »

Disse ai suoi genitori che avevano preso tutto sulle loro spalle per coprire gli amici, che moriva volentieri e soddisfatta per quel che aveva fatto.

I tre coraggiosi studenti furono ghigliottinati.

Le sue ultime parole furono:

« Come possiamo aspettarci che la giustizia prevalga quando non c’è quasi nessuno disposto a dare se stesso individualmente per una giusta causa? È una giornata di sole così bella, e devo andare, ma che importa la mia morte, se attraverso di noi migliaia di persone sono risvegliate e suscitate all’azione? »

 

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