Come ha vissuto la crisi pandemica di coronavirus la Chiesa Ortodossa? Nonostante il virus, essa ha mantenuto intatto il rituale millenario della Comunione. Ne parlano Elena Becatoros e Costas Kantouris in questo loro articolo pubblicato su Associated Press. Eccolo nella traduzione di Elisa Brighenti.

 

Rito della Comunione nella Chiesa Ortodossa

Rito della Comunione nella Chiesa Ortodossa (Foto AP)

 

Uno ad uno, i bambini e gli adulti si mettono in fila per il secolare rito della Santa Comunione, cercando di mantenere una giusta distanza sociale. Il sacerdote immerge un cucchiaio nel calice di pane e vino, che i fedeli credono contenere il corpo e sangue di Cristo, e lo mette in bocca alla prima persona in fila.

Poi, con una mossa che metterebbe in allarme un epidemiologo, immerge di nuovo il cucchiaio nel calice e poi nella bocca della persona successiva.

Cosi di seguito, per l’intera comunità.

Contrariamente a quanto dice la scienza, la Chiesa greco-ortodossa insiste sul fatto che è impossibile che qualsiasi malattia – compreso il coronavirus – sia trasmessa attraverso la Santa Comunione.

 

“Nel santo calice, non c’è pane e vino, è il sangue e il corpo di Cristo”, sostiene il Rev. Georgios Milkas, un teologo della città settentrionale di Salonicco. “E non c’è un briciolo di sospetto di trasmettere il virus, questa malattia, perché nel santo calice c’è il Figlio e la Parola di Dio”.

Questo è dimostrato, ha detto, attraverso “l’esperienza dei secoli”.

Gli scienziati avvertono che gli utensili condivisi possono diffondere il coronavirus, e indicano anche epidemie legate alle funzioni religiose in tutto il mondo.

Un cucchiaio comune presenta “pericoli abbastanza significativi”, ha detto il dottor Nathalie MacDermott, docente clinico accademico per l’Istituto nazionale britannico per la ricerca sanitaria del King’s College di Londra.

“Il pericolo di trasmettere qualsiasi tipo di patogeno virale respiratorio o anche infezioni batteriche è abbastanza alto con la condivisione di utensili”, ha detto. “E perché passi in un gruppo relativamente grande di persone, basta che sia sufficiente che una sola persona abbia il coronavirus in fondo alla gola, e potenzialmente anche nella saliva”.

Il Santo Sinodo, l’organo di governo della Chiesa, dichiara che qualsiasi insinuazione che la malattia possa essere trasmessa dalla Santa Comunione  rappresenta una bestemmia, una posizione che è ripetuta dalla Chiesa di Cipro.

“Per quanto riguarda la questione che viene di volta in volta ingiustificatamente sollevata sui presunti pericoli, che in queste visioni blasfeme si dice si annidino nel Mistero vivificante della Santa Comunione, il Santo Sinodo della Chiesa di Grecia esprime la sua amarezza, il suo profondo dolore e la sua dura opposizione”, si legge in una circolare del 13 maggio sulle misure di distanziamento sociale nelle chiese.

Il Sinodo “dichiara ancora una volta a tutti coloro che, per ignoranza o per consapevole infedeltà, insultano brutalmente tutto ciò che è santo e sacro, i dogmi e le sacre regole della nostra fede, che la Santa Comunione è la medicina dell’immortalità, antidoto non per morire, ma per vivere secondo gli insegnamenti di Gesù Cristo per sempre”.

Il fatto che la Santa Comunione debba essere cambiata o sospesa per motivi di salute è diventato un argomento scottante in gran parte del mondo cristiano ortodosso, e le chiese generalmente rifiutano di piegarsi alle pressioni dei governi e degli scienziati.

Alcune concessioni sono state fatte in Russia. A metà marzo, la Chiesa ortodossa russa ha emanato istruzioni per regolare il sacramento durante la pandemia. Ai sacerdoti è stato detto di indossare guanti quando si distribuisce il pane, di disinfettare il cucchiaio e di usare calici usa e getta per il vino.

In Etiopia, che vanta il più grande popolo cristiano ortodosso al di fuori dell’Europa, il rito è rimasto invariato, come pure nella Chiesa ortodossa georgiana.

In risposta alle pressioni dell’opinione pubblica contro l’uso di un cucchiaio comune, la chiesa georgiana ha sottolineato che la tradizione ha migliaia di anni.

“In questi anni ci sono stati molti casi di infezioni mortali, durante i quali i credenti ortodossi non hanno temuto, anzi, si sono sforzati ancora di più per ottenere la Comunione attraverso un calice comune e un cucchiaio comune”, si legge in una dichiarazione.

In Grecia, un sacerdote focoso, l’ex metropolita Ambrosios, ha detto di aver scomunicato il ministro dell’istruzione, il primo ministro e il vice ministro della protezione civile – il primo per aver suggerito che il coronavirus potesse essere trasmesso attraverso la saliva durante la Santa Comunione, e gli altri due per aver chiuso le chiese durante l’isolamento. Il Santo Sinodo non l’ha comunque appoggiato, dicendo che egli aveva unicamente  l’autorità di scomunicare.

La Grecia ha imposto un blocco in anticipo, una mossa accreditata per aver contribuito a frenare le infezioni. Il Paese ha riportato 175 morti e 2.900 casi confermati.

Tuttavia, molti dei fedeli si sono irritati a causa dell’isolamento che ha chiuso luoghi di culto di tutte le religioni per due mesi. Tutto questo in concomitanza con la Pasqua, la festività religiosa più importante per i cristiani,  e l’impossibilità di partecipare alle funzioni religiose è pesata notevolmente su molti.

Quando  il blocco è stato rimosso il 17 maggio, migliaia di fedeli sono accorsi in chiesa.

“La questione della Santa Comunione, in particolare, è l’unica linea rossa della chiesa e dei fedeli per le nostre anime”, ha detto Michalis Gkolemis, 19 anni, che ha partecipato alle funzioni religiose a Salonicco. “Non diciamo che la Santa Comunione è la cura per tutte le malattie, per esempio per l’influenza, ma diciamo che non ci si può ammalare ricevendo la Comunione. Non si può prendere un virus, cosa che non è scientificamente provata, ma è provata dall’esperienza”.

Dopo aver ordinato la chiusura delle chiese, il governo è stato più cauto ed ha evitato la delicata questione della Santa Comunione. La limitata diffusione del virus ha anche ridotto il rischio di una nuova epidemia, almeno per ora.

Per gli scienziati, la preoccupazione è mitigata dalla consapevolezza che opporsi alla potente Chiesa ortodossa, con una maggioranza di greci credenti, potrebbe essere controproducente.

“Si tratta di una questione di salute pubblica”, ha detto il dottor Gkikas Magiorkinis, professore assistente di igiene ed epidemiologia all’Università di Atene. “Come epidemiologo, vorrei essere in grado di ridurre il rischio di trasmissione”.

Ma cambiare le menti dei fedeli è “molto difficile”, ha detto. “È una questione che può essere risolta solo attraverso la discussione, e la discussione teologica piuttosto che scientifica. Il dibattito scientifico non ha mai aiutato, e potrebbe condurre a risultati anche peggiori”.

Le discussioni con la chiesa sono sempre state aperte, ha detto Magiorkini, che è anche consigliere del governo in merito al virus.

“Solo la Chiesa può fornire una soluzione”, ha detto.

 

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Kantouris ha riferito da Salonicco. Hanno contribuito i giornalisti dell’Associated Press Daria Litvinova a Mosca, Elias Meseret ad Addis Abeba, Etiopia, Sophiko Megrelidze a Tiblisi, Georgia, e Menelaos Hadjicostis a Nicosia, Cipro.

 

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