Giorgia Brambilla libro Riscoprire la Bioetica

 

Introduzione

 

«Sono venuto perché abbiano la vita

e l’abbiano in abbondanza»

(Gv 10, 10)

 

La scienza va velocissima, cambia lo stile di vita, ci sono nuove problematiche e nuovi interrogativi che prima forse non ci si poneva neppure e, un po’ incoraggiati dalla mentalità consumista dell’“usa e getta” ma soprattutto trascinati dalla corrente relativista-eraclitiana del panta rei (tutto scorre), crediamo che anche i valori di sempre siano ormai sorpassati e ne cerchiamo di nuovi, o forse non li cerchiamo affatto. E per questo assistiamo al dilagante “non-senso” di cui è permeata la nostra società.

In un tempo in cui l’ambito assiologico e ancor prima quello oggettivo e reale sono sovrastati dalla mutevolezza di quello culturale, emotivo e soggettivo, la Bioetica è quanto mai attuale, ma sembra aver perso la sua identità e il suo scopo e, a nostro giudizio, va riscoperta. E l’unico modo per farlo è ripartire da ciò che è valido sempre; non importa dove l’uomo si trovi, in quale epoca, in quale luogo geografico, in quale cultura sia innestato: il valore della vita umana, la sua dignità e la legge scritta da Dio nella sua natura rimangono intatti, anche se il sistema economico, la prassi medica, la legge o le ideologie tentano di sovvertirli.

Riscoprire la Bioetica, da cui il titolo del libro, significa restituirle il suo ruolo educativo e di formazione delle coscienze: una roccaforte, costruita sulla “roccia” del Magistero perenne della Chiesa, che forma e prepara chi combatte la “buona battaglia” per la vita.

È facile accorgersi, infatti, che è in atto una vera e propria battaglia che sfida il nemico di sempre sul piano intellettuale, che ci spinge a resistere contro l’“ethically correct” come pretesa moderna di creare un piano di morbida tolleranza che si mette a “dialogare” con il male morale, anziché denunciarlo, e spende sofisticamente tante parole quando ne basterebbero due, quelle indicate da Nostro Signore: “Sì” e “No”. Le coscienze sono confuse e assuefatte da una realtà stravolta dove il male è presentato come bene tollerabile se non addirittura indifferente, sono alienate e abituate a vivere “etsi Deus non daretur”. Per contrastare questa situazione, non bastano “slogan”, servono contenuti e, dunque, formazione. Non basta dire no, bisogna capire perché una certa scelta è scorretta, passando dal fatto di cronaca al fondamento antropologico ed etico. È con queste basi, infatti, che si riesce a cogliere la validità o meno di una posizione o di un atto medico e la drammatica interconnessione tra tutti i temi legati alla vita umana, anche se non si è “addetti ai lavori”.

Bisogna ripartire dalle basi, e, in particolare, dalla questione epistemologica, indagando sulle origini della Bioetica, ripercorrendo la sua storia, analizzandone modelli e principi, risalendo alla visione di uomo che sta all’origine delle varie impostazioni fino a chiedersi: è uno sguardo di riconoscimento o di reificazione della persona? La risposta che daremo sarà il primo passo per la valutazione bioetica di un atto, una scelta clinica, una legge. Se la vita umana, infatti, è intangibile e merita rispetto incondizionato, la Bioetica che ne scaturisce non potrà essere un elenco di bei principi dedotti da un “umanesimo” e di fatto nemmeno da un’antropologia elevata, ma un sapere di tipo pratico. La conoscenza morale non avviene mediante deduzione applicativa da affermazioni metafisiche sulla natura dell’uomo, ma come una luce di verità sul bene umano.

Talvolta, si può rischiare, pur essendo animati da buoni propositi, di impostare anche le proprie attività pro life creando piattaforme esclusivamente razionali, basate su di una fiducia socratica secondo cui all’uomo sarebbe sufficiente l’evidenza del bene descritto dalla ragione perché egli vi aderisca direttamente e senza ostacoli e in cui il dato di fede è ritenuto un fattore da escludere per riuscire a raggiungere i “lontani”. Questo pero, alla lunga, si rivela un vicolo cieco: oggi è ancora più lampante il fatto che un’etica costruita alla luce della sola ragione sarà in grado soltanto di stabilire dei limiti approssimativi all’oggettivazione dell’altro che però alla fine risulterà inevitabile. L’uomo, infatti, è sempre tentato da una forma di utilitarismo. Del resto, se egli da solo deve garantirsi la sua esistenza, il suo futuro non potrà mai essere completamente disinteressato: l’altro gli apparirà sempre in qualche modo come un mezzo per la sua felicità, un mezzo per sé, per garantirsi la sua esistenza. Riscoprire la Bioetica è allora anche s-velare l’inalienabile valore della persona umana, creata a immagine di Dio, l’inviolabilità della sua vita e l’intangibilità del suo corpo, a scanso del riduzionismo relativista e del nichilismo di cui è permeato il razionalismo moderno.

Proprio per questo, la peculiarità del testo risiede soprattutto nel metodo: il rimando ai fondamenti sarà continuo e presente in ogni tema trattato. Questo permetterà il salto di qualità che tramuta l’informazione in formazione solida, completa e capace di senso critico, indispensabile per chi si occupa di Bioetica.

Il testo è strutturato in tre parti: Bioetica fondamentale, Biodiritto e Bioetica speciale. Nella prima parte, dopo il capitolo della curatrice, la Prof.ssa Giorgia Brambilla (Bioeticista, Teologa moralista), dedicato alla storia della Bioetica, ai modelli e ai principi delle diverse impostazioni, il lettore potrà trovare da un lato i fondamenti antropologici e filosofici di questa disciplina nel capitolo curato dal Prof. Pierluigi Pavone (Filosofo, Storico), dall’altro un vero e proprio compendio di Morale curato dal Prof. George Woodall (Teologo moralista). Alla Bioetica fondamentale, seguirà la parte di Biodiritto, con un capitolo di ricognizione e definizione di questo ambito da parte del Dott. Massimiliano Viola (d. Diritto) e uno dedicato ad applicare i nodi giuridici ai principali temi bioetici, ad opera del Prof. Massimo Micaletti (Avvocato). La parte di Bioetica speciale sarà costituita da una sezione dedicata ai temi “classici” e da una con i temi più “nuovi” del panorama bioetico. Aprirà la sezione un capitolo della Dott.ssa Martina Collotta Ventriglia (Medico, Bioeticista) con gli elementi di Fisiologia della riproduzione e di Embriologia, una base scientifica necessaria per capire i temi successivi. Seguono due capitoli sulla Bioetica nascente che trattano rispettivamente la contraccezione e l’aborto sotto l’aspetto scientifico ed etico a cura del Dott. Simone Barbieri (Bioeticista) e la cosiddetta “sindrome post-abortiva” a cura della Prof.ssa Claudia Navarini (Filosofa, Bioeticista). Segue il tema della fecondazione artificiale, trattato dal punto di vista medico, etico ed economico-sociale dalla Prof.ssa Giorgia Brambilla, dal Dott. Fabio Faggioli (L. Giurisprudenza, L. Scienze religiose) e dalla Dott.ssa Maria Konecka (Ginecologa). Nella stessa sezione, ci sarà spazio anche per i problemi etici legati alla manipolazione genetica nel capitolo della Dott.ssa Martina Collotta Ventriglia. Seguirà una sezione dedicata a temi di recente trattazione: il tema delle Neuroscienze curato dalla Dott.ssa Giulia Bovassi (Filosofa, Bioeticista) e il tema del “gender” curato dal Dott. Rodolfo De Mattei (L. Scienze Politiche). Dedicato particolarmente agli educatori il capitolo sulle dipendenze, con una prima parte sugli aspetti psicologici e neurobiologici curata dalla Prof.ssa Barbara Costantini (Psicologa) e una seconda, prettamente bioetica, riguardante i comportamenti a rischio in adolescenza, della Dott.ssa Luisa Lodevole (Avvocato). Ultima sezione è quella dedicata all’etica di fine vita con un contributo di stampo storico-culturale sulla visione della morte del Prof. Matteo D’Amico (Filosofo) e uno di stampo bioetico del Prof. Fabio Persano (Giurista, Bioeticista) e del Dott. Fabio Fuiano (Ingegnere Biomedico). Chiude il manuale un saggio del Prof. Joseph Seifert (Filosofo) sulla cosiddetta “morte cerebrale”.

Certamente, questo lavoro non ha pretese di esaustività, ma propone una formazione di base, rivolgendosi soprattutto a chi è in prima linea nell’ambito educativo o nel mondo pro-life; ma anche a chi semplicemente vuole capire più a fondo cosa si cela dietro ai fatti di attualità che toccano la vita umana. Penso al ruolo cruciale che oggi hanno, ad esempio, gli insegnanti di religione, considerati punto di riferimento a scuola sui temi bioetici, dai ragazzi in primis, ma anche da colleghi e genitori. Questo senza nulla togliere, ovviamente, al ruolo importantissimo che la Bioetica ha sempre avuto e ha tuttora a fianco dei professionisti, tra tutti medici, giuristi e ricercatori di vari ambiti. Si pensi alle sfide a cui oggi queste figure sono sottoposte, come gli ultimi casi che hanno scosso il dibattito: la triste vicenda di Alfie e dei bimbi morti in condizioni simili, l’interruzione della vita di Vincent Lambert, le richieste di cambiamento di sesso, la somministrazione di farmaci che bloccano la pubertà, la maternità surrogata, ecc.

Sembra arduo voler riunire discipline e professioni così diverse, ma in realtà, l’interdisciplinarietà è una caratteristica tipica della Bioetica: ogni tema, infatti, ha sempre al suo interno elementi scientifici, giuridici, filosofici, teologici ed etici. Fare Bioetica è imparare a guardare le questioni sotto i vari profili ed imparare, come in un labirinto, a riconoscere i punti nevralgici e la via per elaborare un giudizio etico. Se imparo questo, non importa se sono un insegnante e non un medico perché saprò dire se quella particolare tecnica di fecondazione artificiale si può fare oppure no dalle sue caratteristiche basilari; non importa se sono un medico e non un filosofo perché saprò riconoscere da alcuni elementi chiave che in quel caso clinico si confonde il dato sostanziale della vita umana con quello accidentale del suo presunto miglior interesse.  Bioetica è, in un certo senso, abitudine a pensare, a mettere insieme gli ingranaggi che compongono le questioni etiche che come delle vere e proprie mine anti-uomo incontriamo ogni giorno.

La vera sfida della Bioetica, infatti, è educare, che significa aiutare a riconoscere l’oggettività del reale, a partire dall’essere umano che ho davanti a me hic et nunc per ciò che è e non per ciò che ha o sa fare. E da questa verità elementare trarre poi le conseguenze morali, mediche e giuridiche. Rispondere a “domande bioetiche” a scuola, in famiglia, in parrocchia, nel confessionale, ecc. significa, in realtà, rispondere a una domanda di senso relativa all’esperienza quotidiana della sofferenza, del dolore e della morte. In Bioetica la ragione ha un ruolo molteplice, in relazione ai molteplici campi di indagine e di giudizio che la riguardano. Ecco perché la fede con la sua offerta di senso intende interagire con la ragione in questo e provocarla come domanda sul senso ultimo della vita umana e sul valore della sua esistenza. È qui che si dimostra la perfetta circolarità tra fede, ragione, verità e morale, dove l’ulteriorità della fede non costituisce l’abiura della ragione quanto piuttosto il suo compimento e con essa la ragione riscopre il suo primo e più essenziale mandato: la ricerca della verità.

 

 

 

* d.: Dottorando; L.: Laureato

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