A liquidare la “leggenda buonista” su San Francesco d’Assisi, basterebbe la sua risposta ai rimproveri del sultano Malik al-Kamil nei confronti dei cristiani, che combattevano in Terrasanta: “Mi sembra che voi non abbiate letto tutto il Vangelo. Il perdono di cui Cristo parla non è un perdono folle, cieco, incondizionato, ma un perdono meritato. Gesù infatti ha detto: Non date ciò che è santo ai cani e non gettate le vostre perle ai porci, perché non le calpestino e, rivoltandosi, vi sbranino. Infatti il Signore ha voluto dirci che la misericordia va dispensata a tutti, anche a chi non la merita, ma che almeno sia capace di comprenderla e farne frutto, e non a chi è disposto ad errare con la stessa tenacia e convinzione di prima. Altrove, oltretutto, è detto: Se il tuo occhio ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo lontano da te. E, con questo, Gesù ha voluto insegnarci che, se anche un uomo ci fosse amico o parente o perfino fosse a noi caro come la pupilla dell’occhio dovremmo essere disposti ad allontanarlo, a sradicarlo da noi, se tentasse di allontanarci dalla fede e dall’amore del nostro Dio. Proprio per questo, i cristiani agiscono secondo massima giustizia quando vi combattono, perché voi avete invaso delle terre cristiane e conquistato Gerusalemme, progettate di invadere l’Europa intera, oltraggiate il Santo Sepolcro, distruggete chiese, uccidete tutti i cristiani che vi capitano tra le mani, bestemmiate il nome di Cristo e vi adoperate ad allontanare dalla sua religione quanti uomini potete. Se invece voi voleste conoscere, confessare, adorare o magari solo rispettare il Creatore e Redentore del mondo e lasciare in pace i cristiani, allora essi vi amerebbero come se stessi.”

Volendo ulteriormente approfondire l’argomento è utile leggere l’articolo di  David G. Bonagura, Jr. pubblicato il 3 ottobre scorso su Catholic World Report.

Di seguito riportato nella traduzione di Wanda Massa.

 

San Francesco incontra il sultano
San Francesco incontra il sultano

L’epoca moderna ha cercato di spogliare Francesco del suo zelo religioso, così come ha deliberatamente ignorato la divinità di Gesù riducendolo a “grande maestro morale“.

Rinomato in tutto il mondo per la sua radicale povertà e la sua profonda umiltà, San Francesco d’Assisi è tra i santi di Dio più famosi. Non c’è da meravigliarsi, quindi, che, come il suo maestro Gesù di Nazareth, Francesco sia stato frainteso e deliberatamente sottratto a varie cause che si discostano – e spesso ignorano – dalla singolare causa che ha ispirato ogni mossa di Francesco: l’amore inestinguibile per Dio.

L’inimitabile santità di Francesco ha conquistato la stima della gente oltre i confini religiosi e geografici per otto secoli. Eppure questa santità è accecante per coloro che non riescono a comprendere che qualcuno si spingerebbe fino a un punto così indicibile per Dio. Come è stato fatto a Gesù prima di lui, diverse epoche hanno si sono sforzate di trasformare Francesco in una persona più rispettabile per l’élite non religiosa, per astrarre gli atti virtuosi dalle loro origini religiose. Questo è stato il destino popolare del Poverello di Assisi.

La polemica su Francesco e sulla sua eredità non è un fenomeno moderno. Anche all’interno della stessa vita di Francesco, ci sono state interpretazioni contrastanti su come la sua regola dovesse essere vissuta. Poco dopo la morte di Francesco, il suo ordine si divise, con un gruppo chiamato gli Spirituali, che pretendevano un’applicazione più rigorosa della regola, in opposizione ai Conventuali, che interpretavano la regola in modo più moderato. Nel corso dei secoli continueranno ad apparire divisioni tra uomini e donne che tutti si sono chiamati francescani e che tutti hanno pensato di vivere secondo la volontà del loro maestro.

L’epoca moderna ha cercato di spogliare Francesco del suo zelo religioso, così come ha deliberatamente ignorato la divinità di Gesù riducendolo a “grande maestro morale“. Oggi le convenzioni popolari dipingono Francesco come un hippie che abbraccia l’albero e si dedica alle cause della natura e della pace. Prendiamo, ad esempio, la “Preghiera di San Francesco”, che non fu composta da Francesco, ma da un anonimo scrittore francese all’inizio del XX secolo. Non menziona mai Dio o Gesù per nome, e, fedele allo spirito moderno, pone un’enfasi sproporzionata su sè stesso: “Signore, fa’ di me un canale della tua pace. Dove c’è odio, fa’ che io porti l’amore”. Ora, impostato su una melodia musicale sdolcinata, è difficile immaginare che l’infuocato Francesco strimpelli la sua lira su questo motivo. Il santo cantava una melodia diversa nella sua Regula Prima, 17: “Indirizziamo ogni bene al Signore Dio Altissimo e Supremo; riconosciamo che ogni bene appartiene a Lui, e rendiamo grazie di tutto a Colui dal quale ogni bene procede“.

Poi c’è il famoso detto attribuito a san Francesco: “Predicate il Vangelo. Quando necessario, usate le parole“. Si può confondere questa massima con l’affermazione della necessità di parlare di Cristo agli altri. Francesco, infatti, non ha detto una cosa del genere. Egli esortava i suoi frati: “Che tutti i frati predichino con le loro opere” (Regula Prima, 17). Ciò che Francesco voleva era che le azioni dei suoi uomini fossero all’altezza del Vangelo che essi predicavano. Permetteva ai suoi frati che vivevano tra i saraceni di “non fare dispute o contese” se si professavano cristiani. Ma i primi francescani non navigavano quasi mai nel Mediterraneo su una barca il cui adesivo sul paraurti recitava “Coesistono”. Piuttosto, Francesco esortava: “quando [i frati] vedono che è gradito a Dio, annunciano la Parola di Dio, affinché [i musulmani] credano in Dio onnipotente, Padre e Figlio, e nello Spirito Santo, il Creatore di tutti, nostro Signore Redentore e Salvatore il Figlio, e che siano battezzati e fatti cristiani, perché: se un uomo non rinasce dall’acqua e dallo Spirito Santo, non può entrare nel regno di Dio” (Regula Prima, 16). I primi martiri francescani diedero la loro vita cercando di convertire i musulmani in Marocco nel 1220.

Più recentemente, il cinema popolare ha cooptato Francesco per far avanzare le idee new age nel film di Franco Zeffirelli del 1972 “Fratello Sole, Sorella Luna”. I saggi enciclopedisti di Wikipedia hanno visto attraverso questa mossa: “Il film cerca di fare un parallelo tra l’opera e la filosofia di San Francesco e l’ideologia che ha sostenuto il movimento mondiale della controcultura degli anni Sessanta e dei primi anni Settanta“. Per non pensare che Francesco abbia rinunciato alla Chiesa per un cristianesimo più emotivo e spiritualizzato, possiamo leggere la sua Seconda Lettera ai fedeli:

Dobbiamo anche visitare spesso le chiese e venerare e venerare il clero non tanto per sè stesso, se è peccatore, ma per il suo ufficio e l’amministrazione del santissimo Corpo e Sangue di Cristo che sacrifica sull’altare, riceve e amministra agli altri.

E tutti noi sappiamo con certezza che nessuno può essere salvato se non attraverso le sante parole e il Sangue di nostro Signore Gesù Cristo che il clero pronuncia, proclama e amministra. E solo loro devono servire e non gli altri.”

Infine, non possiamo dimenticare Francesco, l’amante della natura. In occasione della festa di Francesco ogni anno, le chiese cristiane di tutte le confessioni offrono la benedizione degli animali. È certamente vero che Francesco amava gli animali e la natura. Ma come giustamente osserva il biografo André Vauchez, l’atteggiamento di Francesco “non scaturisce da una compassione sentimentale o da un fervore panteista” che contraddistingue i diritti degli animali e i movimenti ambientalisti radicali di oggi. Piuttosto, il suo famoso Cantico delle Creature, che viene citato per aprire l’enciclica Laudato Si di Papa Francesco, è molto chiaro che la genialità della natura sta nel suo riflesso di Dio: ” Laudato si’, mi’ Signore, per sora Luna e le stelle: in celu l’ai formate clarite e preziose e belle. Laudato si’, mi’ Signore, per frate Vento e per aere e nubilo e sereno e onne tempo“.

La natura e gli animali, per Francesco, non sono un fine in sé, ma un ricordo della gloria di Dio. Tale era la sua mentalità quando maledisse una scrofa per aver ucciso un agnello, il cui macello ricordava a Francesco, Cristo: la scrofa si ammalò immediatamente e morì tre giorni dopo.

Come possiamo allora recuperare il vero Francesco? Leggendo i suoi scritti. Lì troveremo non uno spiritualista di Woodstock, ma un uomo fedele e devoto alla santa Chiesa di Dio; non un minimalista in materia religiosa, ma un massimalista che ha fatto in modo che le chiese e gli altari brillassero per Dio; non un sentimentalista, ma un amante della santa Eucaristia; non un membro fondatore del PETA, ma un uomo che comprendeva la gerarchia del creato; non un uomo “tollerante” di tutte le religioni, ma certo che il cattolicesimo era l’unica vera religione; non un uomo dedito alle sottigliezze, ma alla mortificazione e alla sofferenza per Cristo di cui gli si chiedeva di portare nella propria carne le cinque ferite.

Nel XIII secolo Dio chiamò Francesco a ricostruire la sua Chiesa. Se vogliamo ricostruire la nostra Chiesa a pezzi nel XXI secolo, l’unica via da seguire è quella del vero Francesco d’Assisi.

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