Di seguito segnalo all’attenzione e alla riflessione dei lettori di questo blog l’articolo scritto dal prof. Leonardo Lugaresi, pubblicato sul suo blog. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’articolo nella traduzione da me curata.
L’importante discorso tenuto qualche giorno fa a Monaco dal vicepresidente americano Vance è stato per lo più fatto passare come un pesante e ingiustificato attacco all’Europa. In realtà, avendolo ascoltato e poi letto, a me pare che il suo messaggio sia un altro. Parlando ad una conferenza sulla sicurezza in Europa, egli ha infatti sostenuto e argomentato la tesi che la principale minaccia alla sicurezza del nostro continente non viene dall’esterno ma dall’interno ed è costituita dalla mancanza di libertà. Questo mi pare il nocciolo del suo discorso, ed è – come spiegherò tra un momento – un nocciolo assolutamente cristiano; in particolare, è il punto più “giussaniano” che ci sia. In sostanza, Vance dice che le società europee sono insicure perché sono deboli; sono deboli perché non sono libere e quindi diventano sempre più asfittiche; e non sono libere perché i governanti d’Europa temono, detestano e disprezzano i loro popoli, non hanno alcuna fiducia in essi e quindi coartano sempre più la loro libertà. Perciò in misura sempre crescente la libertà che ammettono è solo quella di dire e fare solo quello che loro considerano accettabile: tutto il resto è bandito e perseguito in quanto pericoloso per la società. In questa guerra alla libertà, ovviamente il principio della rappresentanza democratica è il primo ad essere travolto, quindi l’Europa, oltre che illiberale, sta diventando sempre meno democratica. (Vance ha esplicitamente accennato alla tendenza a “punire” i popoli che “votano male”).
A questo discorso urticante, certamente discutibile (ogni tesi lo è per definizione) ma serio, come hanno risposto finora i governanti europei? Dicendo che «è inaccettabile»! (Risum teneatis, amici?). Ha cominciato un tale, di nome Pistorius, che fa il ministro della difesa della Germania, e ha detto proprio così: inaccettabile. E tanti gli sono andati dietro. Ci rendiamo conto? Vance dice ai leader europei: “voi non accettate chi la pensa diversamente”, e loro rispondono: “questo discorso è inaccettabile!”. Petrolini direbbe: «più stupidi di così si muore». Ora, per regola di elementare prudenza io evito sempre, finché è possibile, di pensare che la gente sia stupida (più stupida di me, comunque), ma nella presente situazione mi trovo davvero in imbarazzo , e dato che quelli sono i governanti della parte del mondo in cui vivo anch’io … sono leggermente in ansia (me la faccio sotto dalla paura).
Intendiamoci: si possono fare tutte le critiche che si vogliono al “pulpito americano” da cui Vance manda il suo messaggio, ma è più importante discutere nel merito ciò che egli dice, e sotto questo profilo a me pare che abbia centrato la questione fondamentale per la politica, per la società, per la cultura e direi per l’antropologia contemporanea, che è quella della libertà. Sappiamo che cos’è la libertà oppure non ne abbiamo idea e la scambiamo per chissà cosa? E se ne abbiamo un’idea, la amiamo oppure la detestiamo? Azzardo in proposito un giudizio estremista, eccessivo e volutamente espresso in termini grossolani quanto volete, ma che considero sostanzialmente giusto. Al mondo tutti aborrono e/o temono e/o fraintendono la libertà. Tutti tranne uno: Dio, che al contrario l’ama infinitamente. Guardatevi attorno, allungando lo sguardo sull’orbe terracqueo: chi è che amerebbe la libertà, a questo mondo, nell’anno di grazia 2025? Fatevi mentalmente un giro del mondo in ottanta secondi, magari partendo dal suo imminente ombelico, cioè l’impero cinese, e poi sappiatemi dire: quale paese, sistema politico-economico, modello culturale, personalità politica valorizza ed esalta la libertà dell’uomo (cioè di ogni singola persona umana) come valore primario, criterio di giudizio e di ordinamento di tutti gli altri interessi e valori? In Cina non sanno neanche che cosa sia la “persona umana” e se lo sanno se ne fregano; in Russia lo saprebbero, ma se ti opponi al presidente magari ti ammazzano; tutto l’Islam dichiara sin dal nome («sottomissione»!) che conto faccia della libertà; il capitalismo e il comunismo saranno anche opposti nelle forme ma sono uguali nella pretesa di dominio sull’uomo; il transumanesimo tecnologico che oggi va per la maggiore si basa sull’assunto che l’uomo ha già rotto il cazzo abbastanza ed è ora di sostituirlo … insomma, dovunque vi giriate, per l’uomo libero c’è solo repulsione e ostilità. Se poi pensate che, una volta arrivati all’Occidente delle “nostre democrazie liberali”, siete finalmente giunti in the land of the free and the home of the brave è ora che cambiate occhiali. Può anche darsi che negli USA sia attualmente in corso un’effettiva rottura dello schema fin qui dominante, ma a parte tutte le ambiguità che contiene, chissà come andrà a finire. E l’Europa? Beh l’Europa ormai è quello che ha detto Vance: un posto dove, se “pensi male”, te la fanno pagare. Di più: è anche un posto dove non puoi far niente, se non quello che hanno previsto, deciso e regolamentato i governanti. Fossero almeno svegli (come lo sono in Cina e da altre parti), l’uccisione della libertà sarebbe funzionale all’aumento della potenza e della ricchezza degli stati. Sarebbe comunque un cattivo affare (“pace e sicurezza” come controvalore della perdita della libertà), ma avrebbe ancora una miserabile parvenza di logica. Ma l’European Deal è: negazione della libertà in cambio di povertà, insicurezza e guerra. Un affarone.
Ecco, su questa piaga ha messo il dito Vance, e dovremmo essergliene grati, qualunque sia il motivo per cui l’ha fatto. Se l’uomo non è libero, si ammala; se l’uomo si ammala, la società si indebolisce; se la società è debole, è anche sempre più insicura. A prescindere da chi l’ha proferito, un giudizio come questo a mio avviso è profondamente cristiano nella sua genesi. Perché? Perché, come ho detto sopra, Dio – il vero Dio, quello rivelato agli uomini da Gesù Cristo – è l’unico che ami assolutamente la libertà dell’uomo, che la voglia a tutti i costi, e la difenda contro tutto e contro tutti. Se siamo onesti, dobbiamo riconoscere che la libertà (cioè la responsabilità) il più delle volte sta sul gozzo anche a noi e saremmo prontissimi a barattarla con qualsiasi altra cosa. Dio non è così, su questo non deflette.
Per questa ragione solo chi si mette in ascolto di Dio e lo segue umilmente nel suo amore per la libertà può costruire un ordine politico veramente degno dell’uomo e orientato al bene comune. E questo è il solco in cui deve muoversi ogni tentativo di presenza politica dei cristiani, al servizio della libertà di tutti. La personalità cristiana del XX secolo che di più ha avuto chiaro questo assunto fondamentale è stata, a mia conoscenza, don Luigi Giussani (per questo sopra ho definito giussaniano, sia pure con un filo di ironia, il richiamo di Vance). Nel febbraio del 1987, Giussani fu invitato ad un convegno della DC, ad Assago, e vi tenne un discorso, intitolato Senso religioso, opere e politica, mirabilmente incentrato proprio sulla nozione di cultura della responsabilità (responsabilità è un nome più cristiano per indicare la libertà). In esso ad un certo punto disse: «o il potere è determinato dalla volontà di servire la creatura di Dio nel suo dinamico evolversi, servire cioè l’uomo, la cultura e la prassi che ne deriva, oppure il potere tende a ridurre la realtà umana al proprio scopo […] Se il potere mira solo al suo scopo, esso deve cercare di governare i desideri dell’uomo. Il desiderio, infatti, è l’emblema della libertà perché apre all’orizzonte della categoria della possibilità; mentre il problema del potere […] è quello di assicurarsi il massimo del consenso da una massa sempre più determinata nelle sue esigenze. Così i desideri dell’uomo, e quindi i valori, sono essenzialmente ridotti». Allora quel discorso cadde nel vuoto: ricordo che la replica di De Mita mostrò che non aveva capito nulla. A distanza di quasi quarant’anni potrebbe valer la pena di riprenderlo, perché sono convinto che avrebbe ancora molto da suggerirci.
Sappiamo che l’atteggiamento del cristiano nei confronti dell’imperatore (qualunque imperatore, anche quelli che si definiscono cristiani, o cristianissimi) è sempre improntato alla krisis. Discernimento e ironia non ci devono mai mancare nel rapporto con il potere (come stiamo imparando anche dalla lettura degli Atti degli Apostoli), figuriamoci dunque se questo non vale anche per Vance (per non parlare poi di Trump!). Però bisogna anche stare attenti agli spunti che la storia, e la cronaca, ci offrono. Dunque sì, in questo senso e con questi limiti, sostengo che bisognerebbe «ripartire da Vance».
Leonardo Lugaresi
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Quando tutti i governi, cosiddetti occidentali, quindi di matrice, di religione, di stampo cattolico, arrivano ( o ritornano) al punto di partenza, quello di disconoscere e rifiutare, in collaborazione, o con tacito assenso, della stessa Istituzione religiosa di Stato, ossia il Governo-Chiesa, il proprio Salvatore e Redentore del Mondo, negandoGli, apertamente, la Sua Regalità, Legittimità, Potere, Onore, Gloria…tramite la Persona del Suo Vicario sulla Terra, assiso sul trono Pietrino, cosa ci si dovrebbe aspettare se non un crescente e devastante abominio della desolazione….
Che poi il Signore possa servirsi anche di nuovi “potenti “ per ricordarcelo e magari anche “attestarlo”, dopo il rifiuto di ascoltare i più piccoli della Terra e le stesse parole scritte e dichiarate dal legittimo Pontefice BXVI, questo non può che rientrare nelle imperscrutabili, misericordiose e oltremodo infinite Vie del Signore…
…e se il prossimo Conclave non si riunirà sulle orme e sul “lascito” di Papa BXVI, ripartendo dallo status quo del 2013, nessuno si illuda di aver risolto, o seppellito i problemi…!