L’ex prefetto vaticano della Congregazione per la Dottrina [della fede] ha fortemente criticato una bozza di documento contenente i piani di Papa Francesco per una revisione della Curia – dove si prevede che la “dottrina” assuma un posto secondario rispetto all'”evangelizzazione” – affermando che i piani non contengono un “concetto convincente dell’origine, dell’essenza e della missione della Chiesa”, e, sottolineando che un passo del documento contiene anche una “scioccante insensatezza teologica”.

Di questo ce ne parla Maike Hickson in questo articolo che vi propongo nella mia traduzione.

Card. Gerhard L. Müller

Card. Gerhard L. Müller

 

L’ex prefetto vaticano della Congregazione per la Dottrina [della fede] ha fortemente criticato una bozza di documento contenente i piani di Papa Francesco per una revisione della Curia – dove si prevede che la “dottrina” assuma un posto secondario rispetto all'”evangelizzazione” – affermando che i piani non contengono un “concetto convincente dell’origine, dell’essenza e della missione della Chiesa”, e, sottolineando che un passo del documento contiene anche una “scioccante insensatezza teologica”.

Il cardinale Gerhard Müller, già prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, ha commentato la bozza del piano di riforma della curia, che sarà promulgato alla fine di giugno nella festa dei santi Pietro e Paolo, in una nuova intervista al quotidiano regionale tedesco Passauer Neue Presse. La bozza è stata preparata dai membri del Consiglio dei nove cardinali istituito da papa Francesco, ed è intitolata “La Curia romana e il suo servizio alla Chiesa nel mondo di oggi”.

Una delle obiezioni del cardinale tedesco alla bozza attuale è che la Curia romana “si trova in uno stato di sospensione [“ortlosen Schwebezustand”], perché non è più chiaramente orientata a servire il Papa per la Chiesa universale”. Per lui, questa “futura ‘Costituzione apostolica’ è un insieme di idee individuali soggettive, pii desideri e suppliche morali insieme a citazioni individuali da testi conciliari e dichiarazioni del Papa attuale”.

Soprattutto, spiega Müller, manca una chiara distinzione “tra le istituzioni secolari del Vaticano come Stato sovrano, la Santa Sede come soggetto di diritto internazionale, e il primato ecclesiologicamente fondato del Papa” che è, “come vescovo di Roma, nella successione dell’apostolo Pietro, principio visibile e fondamento dell’unità”.

Qui, il cardinale Müller vede che l'”errore fatale” della precedente riforma curiale di papa Paolo VI – che ha fatto del “Segretario di Stato il centro della Curia” – si sta ora aggravando. Secondo Müller, la Segreteria di Stato serve il Papa nel “compimento della sua missione”, tuttavia, “la missione più alta è il suo magistero come membro e capo del Collegio episcopale”. “I doveri secolari – aggiunge il cardinale – sono solo secondari e per nulla fondamentalmente legati al papato”. Al contrario, a volte la Segreteria di Stato ha addirittura “oscurato” la “missione essenziale” del Papa.

“Dare oggi la priorità ai compiti secolari rispetto alla missione spirituale è un errore che va evitato con urgenza”, afferma il cardinale Müller. Così, mette in guardia contro una “secolarizzazione del concetto di Chiesa”, come se fosse “gestita come una multinazionale” e come se “si trattasse di un bilanciamento di potere” tra una società madre e le filiali.

Commentando ulteriormente la nuova organizzazione dei diversi organi della Curia romana come descritto nella bozza della riforma curiale, il cardinale Müller dice  a Passauer Neue Presse che “non c’è più la Suprema [l’ufficio supremo – originariamente la Congregazione per la dottrina della fede], perché tutti i dicasteri devono essere sullo stesso livello”. Egli vede qui un “elenco non pianificato di 16 ministeri che in qualche modo serviranno il Papa, i singoli vescovi e le conferenze episcopali”.

Ad esempio, l’ufficio dell’Obolo del Papa è ora elencato prima della liturgia e dei sacramenti, sottolinea il prelato.  Inoltre, “l’evangelizzazione viene al primo posto, anche se è un compito della Chiesa universale e non un compito specifico del Papa”.

Qui, il cardinale Müller pone la domanda cruciale: Qual è dunque la differenza tra il Dicastero per l’evangelizzazione e il Dicastero per la dottrina della fede, che ha, anche, il compito di servire “il Papa e i vescovi nella proclamazione dei Vangeli nel mondo intero”? C’è da una parte un’evangelizzazione senza contenuto e dall’altra l’annuncio della “Fede in Cristo, il Figlio del Dio vivente””?

“Anche se – spiega il cardinale Müller – il magistero della Chiesa universale è la ragione stessa dell’esistenza del primato papale, l’insegnamento della Fede viene menzionato nella bozza solo come un compito casuale del Papa tra molti altri e, soprattutto, ora subordinato ai suoi doveri secolari”.

Müller indica anche un passaggio della bozza di documento, che descrive i doveri del nuovo Dicastero della dottrina [della fede], che contiene una “sconvolgente insensatezza teologica”.

Il Cardinale nota anche un “uso sbagliato e deviante delle nozioni fondamentali della teologia cattolica”, così come un “modo secolarizzato di pensare” di coloro che svalorizzano la Congregazione per la Dottrina [della fede] [paragonandola] ad una sorta di “maestro di scuola”. Critica anche l’idea di rafforzare la “periferia” a scapito del “centro”, Roma. Potrebbe sembrare “populisticamente plausibile”, spiega Müller, ma “suona stridulo e fuori sintonia a un orecchio teologicamente formato”.

Come riferito di recente, il cardinale Gerhard Müller ha detto a LifeSiteNews che papa Francesco non ha inviato a tutti i suoi cardinali una bozza della sua riforma curiale.  Alla luce della critica penetrante del cardinale Müller così come è stata qui presentata, ciò sarebbe assolutamente necessario, per il bene della Chiesa.

Diversi media hanno riferito che il ruolo della Curia romana nel suo insieme sarà rivisto. Come scrive Crux: “Una volta approvato il testo – che sarà in un “periodo di prova” di 25 anni – i dicasteri vaticani non saranno più strumenti per il papa per controllare le chiese locali, ma saranno lì per servire i vescovi di tutto il mondo. Non saranno più un “corpo” tra il pontefice e il collegio episcopale, ma un’istituzione che serve entrambi”. Il cambiamento più grande sarà la previsione di una sorta di “super dicastero” per l’evangelizzazione, che sarà più importante della Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF).

Padre Thomas Weinandy, membro della Commissione teologica internazionale, che è stato rimosso dalla sua posizione di consigliere della Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti nel 2017 a seguito delle sue critiche a Papa Francesco, ha detto a LifeSiteNews in una recente intervista che non c’è “nessun problema” nel fare dell’evangelizzazione l’”opera pastorale primaria della Chiesa”, ma “se ciò significa che all’interno di questa evangelizzazione, il ruolo della dottrina sarà al secondo posto, o posto ad un livello inferiore, allora questo andrà a minare l’intero scopo dell’evangelizzazione”.

“La buona notizia che viene offerta è [costituita] proprio dai Misteri della Fede – la tradizione dottrinale e morale della Chiesa”, ha detto Weinandy. Come si può predicare il Vangelo senza dire agli altri dei meravigliosi misteri della Trinità, dell’Incarnazione, della morte e risurrezione di Gesù, o del grande dono dei Sacramenti, ecc…..? La dottrina e l’insegnamento morale della Chiesa è l’evangelizzazione. È la Buona Novella”.

Senza dottrina e insegnamento morale, “non c’è evangelizzazione”, ha continuato. “Ciò che può essere proclamato sarebbero semplicemente parole vuote che non portano vita – qui sulla terra e per sempre in cielo.    Sarebbe contrario a tutta la tradizione evangelica della Chiesa, a cominciare dagli stessi Apostoli”, ha detto.

 

Fonte: LifeSiteNews

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