ceri-accesi-lumini luci

 

III Domenica di Avvento (Anno A)

(Is 35,1-6a. 8a. 10; Sal 145; Gc 5,7-10; Mt 11,2-11)

 

di Alberto Strumia

 

Con questa III domenica di Avvento – nota tradizionalmente come “domenica gaudete” (gioite), perché la metà del tempo liturgico che ci avvicina al Natale del Signore è già stata percorsa – siamo giunti alla terza tappa del cammino lungo il quale la liturgia ci sta guidando.

Riepiloghiamo.

  1. La prima tappa (I domenica di Avvento), è stata quella del “giudizio” sull’attuale momento della storia dell’umanità, che ci vede direttamente coinvolti. E il giudizio è che l’errore che sta alla base di tutta la costruzione del nostro mondo attuale è il rinnovarsi del “peccato contro Dio Creatore”, il vivere eludendo la Legge morale naturale che Dio ha disposto per il bene-essere dell’umanità.

Questa, oltre ad essere stata affidata alla ragione di ogni essere umano, è anche stata rivelata nei Dieci Comandamenti («Questi precetti che oggi ti do, ti stiano fissi nel cuore; li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando sarai seduto in casa tua, quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai», Deut 6,6-7). Mettendosi contro questa “legge di natura” la vita dell’essere umano, e quindi dell’umanità intera, finisce per diventare insostenibile. Fissiamoci bene in mente questo “giudizio” se vogliamo essere in grado di capire il nostro tempo e di vivere in pace con noi stessi, perché in pace con Dio («Osserva dunque le sue leggi e i suoi comandi che oggi ti do, perché sia felice tu e i tuoi figli dopo di te e perché tu resti a lungo nel paese che il Signore tuo Dio ti dà per sempre», Deut 4,40). Senza questi principi, la pace rimane un’illusione e i conflitti di ogni genere dilagano ovunque.

  1. La seconda tappa (II domenica di Avvento) è quella del “richiamo” energico della “ragione” a mettere in pratica i Dieci Comandamenti come una “legge di natura”, riconoscendoli come si riconoscono tutte le altre “leggi di natura”, da quelle del mondo fisico, a quelle della chimica, della biologia, ecc. Si tratta di una legge per orientare al bene la vita degli uomini.

Giovanni Battista grida («voce di uno che grida nel deserto», Mt 3,3) all’umanità questo “giudizio” sulla sua storia: o imparate a vivere secondo i Comandamenti, o tutto andrà a rotoli (il vostro io, la vostra vita domestica con le nascite e le morti, la società, la politica, le leggi, gli Stati, i rapporti internazionali, la cultura e la religione!).

Ci vuole l’accecamento ideologico che solo Satana è capace di indurre nelle menti degli uomini per non capirlo. E oggi gli è stato concesso, temporaneamente, di poterlo fare. Ma non sarà a lungo ancora lui a dominare: «Rinfrancate i vostri cuori, perché la venuta del Signore è vicina» (seconda lettura di oggi).

– Ecco il raccordo tra la seconda e la terza tappa. È necessario fare proprio questo “giudizio” e trarne le “conseguenze pratiche”, da parte di tutti.

Ma, oggi come ai tempi di Giovanni, chi dice le cose come stanno deve essere, prima, messo a tacere e poi anche eliminato: non deve avere diritto di esistere socialmente. È per questo che, come ci dice il Vangelo, Giovanni finì prima in carcere e poi fu decapitato per il capriccio di un potere malato.

Il che è come dire che la voce della coscienza del singolo deve essere coperta dal frastuono: oggi dappertutto si è frastornati dal rumore. Coperta fino ad essere resa inudibile e soprattutto distorta, esattamente come si fa con una sempre più soffocante mediaticità, tutta allineata per raggiungere questo scopo.

In queste condizioni Dio deve intervenire direttamente, non più solo mediante intermediari. Per questo c’è il Natale, perché Dio, il Verbo, si è fatto carne.

– Il primo Natale. Dio è intervenuto direttamente per “riparare” l’accesso alla “giustizia originale”: è il “primo Natale”, quello di più di duemila anni fa.

– Il secondo Natale. E interverrà di nuovo direttamente per “riepilogare” la storia: è il “secondo Natale”, la Sua seconda venuta che i Suoi attendono con trepida fede. Ce lo rammenta la seconda lettura di questa domenica, con le parole dell’Apostolo Giacomo: «Siate costanti, fratelli miei, fino alla venuta del Signore […] ecco, il giudice è alle porte».

Ormai ci sentiamo più vicini a questo “secondo Natale” di quanto non lo fossimo fino a qualche anno fa («La nostra salvezza è più vicina ora di quando diventammo credenti. La notte è avanzata, il giorno è vicino», Rom 13,11-12).

  1. La terza tappa (III domenica di Avvento), vede ancora l’opera del medesimo Giovanni Battista, ma visto con gli occhi di Cristo stesso che lo indica come colui che gli ha preparato la strada richiamando gli uomini all’uso corretto della ragione, quello per cui ci è stata data («Che cosa siete andati a vedere nel deserto?» (Vangelo).

Se nella seconda tappa Giovanni vede e indica Cristo dal punto di vista dell’Antico Testamento, nella terza tappa Cristo guarda alla figura di Giovanni dal punto di vista del Nuovo Testamento, che è Gesù stesso. Cristo stesso ha assunto il compito di indicare la “ragione”, vista alla luce della “Fede” in Lui: «Egli è colui del quale sta scritto: “Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via”» (Vangelo).

Se la ragione può giungere a domandare a Cristo: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?», la Grazia di Cristo, accolta con la Fede in Lui, rende la ragione più grande di se stessa («il più piccolo nel Regno dei Cieli è più grande di lui»).

  1. La quarta tappa (IV domenica di Avvento). Domenica prossima saremo alla quarta tappa, quella dedicata alla Vergine Maria, la Madre Dio, figura della Chiesa e a Giuseppe, suo sposo. Attraverso il corpo di lei si realizza il “primo Natale” che vede nascere come uomo il Figlio di Dio. Attraverso la sua mediazione soprannaturale si prepara la realizzazione del “secondo Natale” che vede Cristo centro del cosmo e della storia, riepilogare il cammino di entrambi i Testamenti.

Fino da ora la invochiamo, insieme al suo sposo, affidandoci alla loro protezione, della quale, soprattutto in questi tempi, abbiamo assolutamente bisogno. Con le parole dell’Apostolo Giacomo è lei stessa che ci dice:«Rinfrancate i vostri cuori, perché la venuta del Signore è vicina» (seconda lettura), ve la sto preparando io!

 

Bologna, 11 dicembre 2022

 

Alberto Strumia, sacerdote, teologo, già docente ordinario di fisica-matematica presso le università di Bologna e Bari.

 


 

Sostieni il Blog di Sabino Paciolla

 





Facebook Comments
Print Friendly, PDF & Email