1

Riflessioni a partire dal Compendio del Catechismo

Gesù, il bacio di Giuda

 

 

di Alberto Strumia

 

Dopo avere riportato alcuni testi di autori “profetici” del passato, nelle previsioni dei quali è facile e saggio riconoscerci oggi, mi è sembrato utile riprendere in mano il Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica (pubblicato nel 2005). Ne proporrò, di volta in volta, uno o più numeri così come sono nel testo ufficiale, accompagnandoli con un link che rinvia, chi fosse interessato, a qualche mio commento che ne aiuti una comprensione, possibilmente, non frettolosa. Chi vorrà potrà, poi, più agevolmente inoltrarsi in approfondimenti nel volume più ampio del Catechismo completo, uscito precedentemente. Questa proposta non esclude anche la comparsa, di quando in quando, di altri testi di autori particolarmente significativi.

* * *

Prima di incominciare ad accostare il Compendio, (o a maggior ragione il Catechismo nella sua versione ampia) è bene chiarire il significato di alcuni termini che vengono spesso impiegati senza essere precisati, perché si presuppone siano già noti… ma ormai non è più così scontato. Questi sono parole come “Primo annuncio” (kèrigma) o anche semplicemente “Annuncio”; “Dottrina”; “Catechesi” e “Teologia”.

1) Il “primo annuncio” è quello che comunica la “notizia” su chi è veramente Gesù Cristo, vero Dio, il “Verbo”: «In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio», (Gv 1,1). E vero uomo: l’unico Dio che ha assunto anche la natura umana, per farsi conoscere (“Rivelazione”) come «centro del cosmo e della storia» (Redemptor hominis, n. 1); «E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1,14).

L’Annuncio comunica la “buona notizia” (euangelion, Vangelo) per ogni uomo, che la vita ha un “senso buono”, per chi lo vuole riconoscere («A quanti però l’hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio», Gv 1,12).

E con la “notizia” introduce anche il “metodo” per una sua “verifica” esistenziale – diremmo noi – e predisporre alla fede, oggi, attraverso la “testimonianza” e la “credibilità” umana di coloro che portano l’Annuncio. Dice san Giovanni nella sua prima lettera: «Ciò che era fin da principio, ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita (poiché la vita si è fatta visibile, noi l’abbiamo veduta e di ciò rendiamo testimonianza e vi annunziamo la vita eterna, che era presso il Padre e si è resa visibile a noi), quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. La nostra comunione è col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo» (lGv 1,1-3).

Ai tempi degli Apostoli (“epoca apostolica”), tale Annuncio si riassumeva sinteticamente nella notizia dalla quale si poteva capire anche tutto il resto, la notizia della Risurrezione di Cristo. I primi cristiani si salutavano con la formula “Cristo è risorto” (Christós anèsti).

Dal momento della Risurrezione in poi il compito della Chiesa sarà quello di annunciare Gesù Cristo, unico Salvatore dell’uomo («E come potranno sentirne parlare senza uno che lo annunzi?», Rm 10,14). E sono guai se e quando smette di farlo («Guai a me se non annuncio il Vangelo», 1Cor 9,16). Se questa consapevolezza viene meno è segno che è venuta meno anche la fede.

2) La “Dottrina”. La fede cristiana ha come oggetto primo Cristo stesso, riconosciuto come vero Dio e vero uomo: ciò che Egli è (la Sua Persona divina); ciò che ha insegnato in “parole” e “opere”. Gesù stesso parla del contenuto del Suo “insegnamento” definendolo come “dottrina” («Udendo ciò, la folla era sbalordita per la Sua dottrina», Mt 22,33; «Che è mai questo? Una dottrina nuova insegnata con autorità. Comanda persino agli spiriti immondi e gli obbediscono!», Mc 1,27; «Rimanevano colpiti dal Suo insegnamento, perché parlava con autorità», Lc 4,32; «Ogni giorno insegnava nel tempio», Lc 19,47; «Gesù rispose: “La mia dottrina non è mia, ma di Colui che mi ha mandato. Chi vuol fare la Sua volontà, conoscerà se questa dottrina viene da Dio, o se io parlo da me stesso”», Gv 7,16-17; «Allora il sommo sacerdote interrogò Gesù riguardo ai Suoi discepoli e alla Sua dottrina», Gv 8,19).

3) La “Catechesi” rappresenta il secondo passo dell’“iniziazione cristiana”, dopo il “primo annuncio”. Essa consiste nell’insegnamento della “dottrina” di Cristo, “tramandata” (Tradizione, traditio) dagli Apostoli e successivamente “custodita” dalla Chiesa lungo i secoli come un “deposito” (depositum fidei) al quale attingere con sicurezza e senza alterarlo. Gli Apostoli e i loro successori, con a capo Pietro e i suoi successori, non sono padroni del “deposito”, così da poterlo cambiare, ma devono esserne custodi e interpreti fedeli, con l’assistenza dello Spirito Santo («Lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v’insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto», Gv 14,26).

La Catechesi ha come oggetto la “dottrina” che deve essere fatta conoscere: a) ai bambini che si preparano a ricevere i Sacramenti; b) ai “catecumeni” adulti in preparazione al Battesimo (catechesi “prebattesimale”), alla Comunione (catechesi sull’Eucaristia), alla Cresima (catechesi sullo Spirito Santo e la Confermazione). E dopo 1’“iniziazione” cristiana (Battesimo, Cresima, Comunione), agli adulti per 1’“approfondimento” della fede (catechesi “mistagogica”) e la preparazione alla Confessione (catechesi sulla Penitenza), per ricorrervi regolarmente oltre che necessariamente in ogni situazione di peccato grave.

4) La “Teologia” non va confusa con la “dottrina”. Essa consiste in un lavoro sistematico degli studiosi (i teologi) che, a partire dalla “dottrina”, contenuta nella Rivelazione (fissata nella sacra Scrittura), autenticamente interpretata dal Magistero della Chiesa (trasmessa nella Tradizione), da loro accettata per fede, e con l’aiuto delle loro conoscenze “filosofiche” e “scientifiche” deducono, seguendo le “regole della logica”, delle conseguenze coerenti sia con la “dottrina” che con la “filosofia/scienza”, sviluppando una teoria sistematica (scienza teologica).

Chiaramente possono essere considerate “teologia cattolica” (“Teologia” con l’iniziale maiuscola, se vogliamo) solo quelle “teorie” che si basano su premesse filosofiche che non contraddicono la “dottrina”. Diversamente si parla di “teologia” (con l’iniziale minuscola), in un senso che viene “esteso”, più o meno opportunamente e propriamente, anche alle visioni non cattoliche, o addirittura non cristiane (nelle religioni).

Mentre la “dottrina” di Cristo, in senso proprio, non può essere modificata nel corso dei secoli, la “Teologia” ha carattere “ipotetico” e può subire correzioni in dipendenza delle correzioni resesi necessarie per la filosofia/scienza sulla quale il teologo si basa, o di ulteriori dati dogmatici definiti dal Magistero che escludono come erronee concezioni teologiche fino a quel momento ritenute ammissibili.

Il carattere ipotetico della teologia di un autore assume sempre maggiore “certezza” nella misura in cui resiste alla prova della storia, fondandosi su basi filosofiche (“metafisiche”) consolidate (ma non necessariamente in ogni suo aspetto). Basti pensare alla teologia dei Padri della Chiesa e in particolare di sant’Agostino e di san Tommaso d’Aquino.

(fonte www.albertostrumia.it; audio al link e canale YouTube; testo in pdf al link)

 

Alberto Strumia, sacerdote, teologo, già docente ordinario di fisica-matematica presso le università di Bologna e Bari.