Messa Tridentina
Messa Tridentina

 

 

di Brunella Rosano

 

Ebbene sì, lo confesso: in questi ultimi tempi ho iniziato a provare in misura crescente la nostalgia per il latino. Non come lingua “normale” nelle comunicazioni ordinarie, ma nella liturgia eucaristica, nella recita del Santo rosario.

Alcune settimane fa abbiamo conosciuto ad un incontro Valter, un giovane uomo, padre di una famiglia numerosa, con un lavoro “solido” (è impegnato in agricoltura, quindi…). L’incontro è iniziato con la recita del Rosario, rigorosamente in latino. Ma non solo i Pater Ave e Gloria! Anche tutte le preghiere che si recitano normalmente alla fine di ogni decina e addirittura l’enunciazione dei vari misteri.

Confesso: sono rimasta basita! Quando recito il Rosario per conto mio, lo recito in latino, ma i misteri li dico in italiano, così come le altre preghiere alla fine di ogni decina. Ma la cosa che mi ha lasciata stupefatta (e commossa) è che Valter ha imparato tutto a memoria non avendo mai studiato il latino!

Il 29 marzo del 2013, IMOLAOGGI ha pubblicato un articolo con questo titolo: “Cardiologi: recitare il rosario in latino fa bene al cuore” relativo ad uno studio di un gruppo di cardiologi italiani, guidati dal professor Luciano Bernardi. Tale studio ha evidenziato gli effetti benefici del Rosario recitato in latino sul ritmo respiratorio: tale “ritmo viene abbassato fino a sei atti (tra inspirazione ed espirazione) al minuto.  Questo ritmo costituisce una frequenza perfetta per migliorare l’attività cardiaca e ottenere una migliore ossigenazione del sangue con conseguente abbassamento della pressione arteriosa”.

Anche la dottoressa Silvana De Mari concorda sugli effetti benefici del Rosario recitato in latino. Vi consiglio di guardare il video “Gli invisibili” su Youtube: una intervista/ testimonianza con Totò Cascio, il bambino di Nuovo Cinema Paradiso. Il video lo trovate sul canale Telegram “100 giorni da leoni”.

Non credo che Valter fosse a conoscenza degli effetti benefici del latino sulla pressione arteriosa quando ha deciso di imparare tutto il rosario a memoria!

Mi sono accorta dell’importanza del latino nella liturgia e nelle preghiere comuni quando sono stata in pellegrinaggio a Fatima, a Santiago di Compostela e in Polonia: i fedeli pregavano nella loro lingua e, sinceramente, il risultato non era proprio quello di un popolo orante, ma piuttosto di una torre di Babele! E mi sono chiesta come mai, per quale motivo la Chiesa avesse abbandonato l’uso del latino nella liturgia! Conosciamo benissimo il potere del linguaggio, delle parole! Il potere manipolatorio della propaganda che si basa sulle immagini e sull’uso distorto delle parole!

“Una Chiesa che dà l’addio con tanta facilità alla propria lingua liturgica dà l’addio alla propria anima: abbandona ai flutti inquieti dell’evoluzione linguistica, con tutte le variazioni di significato che detta evoluzione determina nelle parole, non solo la propria lingua culturale, ma il contenuto della Fede stessa, contenuto che la lingua sacra fedelmente tutelava. Sarà forse capita meglio, quella Chiesa, ora che ha abbandonato quella lingua sacra? Proprio il contrario! Non lo sarà più del tutto”.

Queste le parole pronunciate dal reverendo luterano Thomas Morgenrote al Papa Pio XIV, un papa di “transizione” come si definisce lui stesso, nel libro “Habemus Papam” di Walter Martin, gentilmente donatomi dall’amico Daniele e che raccomando a tutti di leggere.

“Pregare, cantare,… Rivolgermi a Dio con i termini che si usano quando si parla al macellaio o al garzone dell’autorimessa?” E’ sempre il reverendo Thomas che parla e che prosegue il suo sfogo con il papa “di transizione”, criticando lo stesso “Novus ordo Missae”, che ha trasformato il Canone della messa tradizionale (inconciliabile con la fede luterana) in un insieme di formule che possono essere interpretate “senza difficoltà anche in senso luterano”. E qui mi fermo, perché anche se come “casalinga di Voghera” ogni tanto mi piace rischiare qualche giudizio temerario su argomenti spinosi, il caso è troppo delicato e presuppone una competenza teologica specifica che non ho.

Dal mio piccolo di fedele che partecipa quasi quotidianamente alla Messa posso però affermare che la liturgia viene molte volte “interpretata” dal sacerdote celebrante. C’è chi aggiunge parole al canone; chi si dilunga a commentare le letture all’inizio della Messa, prima delle letture stesse e poi fa l’omelia, come se la capacità di fare attenzione fosse inesauribile; chi elimina gesti che il canone ritiene essenziali, come il gesto del “lavabo” delle mani all’Offertorio (gesto sicuramente simbolico e non igienico, anche perché a questa provvede l’igienizzante abbondantemente usato prima della Messa, prima della distribuzione delle Ostie Sacre e addirittura dopo la distribuzione!).  Ma prima di procedere alla Consacrazione del pane e del vino, che diventano Corpo e Sangue di Cristo, il celebrante umilmente lava le mani e pronuncia la preghiera: “Lavami, o Signore, dalla mia colpa, dal mio peccato rendimi puro”! Gesto e preghiera che non sono facoltativi, sono essenziali! Rappresentano la purezza di colui che si appresta a celebrare il Sacrificio di Cristo.

E direi anche basta a tutti quegli inchini all’altare vuoto con il fondo schiena al tabernacolo, sede del Santissimo! Forse la messa tradizionale verso l’altare e non verso il popolo aveva la sua ragione d’essere, celebrante e popolo di Dio rivolti in un’unica direzione: verso il Tabernacolo e il crocifisso! Crocifisso misteriosamente sparito dall’altare verso il popolo che si è trasformato in mensa!!!

Credo e spero che questi sacerdoti compiano queste omissioni e surplus verbali (a favore dei giovani, dei malati, delle famiglie, della pace… tutte lodevoli intenzioni, ma, appunto, superflue, soprattutto se ripetute più volte) senza rendersi pienamente conto della sofferenza che infliggono ai fedeli. Sicuramente compiono un’appropriazione indebita della liturgia di cui non sono proprietari, ma ministri: loro compito (avrei detto “dovere”, ma sarei stata sicuramente tacciata di essere “rigida”) è rispettare il Canone liturgico perché i fedeli hanno diritto (loro sì hanno diritto!) di partecipare ad un rito corretto.

Già l’ultima traduzione fatta del messale che al Confiteor ha aggiunto le sorelle in omaggio al boldrinismo di moda, al momento della Consacrazione ci propina la “rugiada” dello Spirito, il Padre nostro che ci abbandona alla tentazione e il Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama” anziché “agli uomini di buona volontà”……… Cioè? Ama solo gli uomini e non le donne? E tra gli uomini alcuni li ama e altri no?

Ripeto: ridateci il latino! Almeno nelle forme liturgiche essenziali. Il latino non è ambiguo: “ne nos inducas in tentationem” è comprensibile da chiunque, “pax hominibus bone voluntate” anche: chiediamo la pace per gli uomini (termine che comprende anche le donne, non è il caso di specificare, se no dobbiamo ampliare la platea a tutti quelli che non si riconoscono nei due generi naturali) di buona volontà, cioè tutti quelli che ce la stanno mettendo tutta per seguirLo, per diventare buoni, ma sanno che non basta la buona volontà perché sono/siamo fragili e peccatori, abbiamo bisogno della sua misericordia e del suo aiuto….

E se siete generosi, ridateci delle funzioni liturgiche che abbiano il senso del sacro come luogo dell’eterno, l’uomo ha bisogno del sacro, è una esigenza connaturata alla sua anima. Nel momento in cui si elimina tale dimensione nella religione e si vive come se Dio non esistesse, l’uomo la cerca altrove e molte volte si perde dietro a realtà misteriose, ma anche diaboliche.

E poi, ricordiamo quanto scritto all’inizio: recitare il Rosario in latino fa bene alla pressione arteriosa.

Chissà dire tutta la Messa a quanti organi farebbe bene, oltreché alla pressione arteriosa!

A questo punto, parodiando una celebre pubblicità, mi verrebbe da dire: “Ambrogio…a pensarci bene, forse non è solo nostalgia del latino! È proprio nostalgia di “vetus ordo””!

 

P.S.: obiezione: non si conosce più il latino. Soluzione: per i più anziani non è un problema. Se lo ricordano, in quanto quando erano piccoli la lingua ufficiale era il latino. Per i più giovani: basta reinserire lo studio del latino nella scuola dell’obbligo. Per le generazioni di mezzo…… corsi on line, oppure… il metodo Valter.

 


 

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