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#RESTIAMO LIBERI

in piazza per la libertà! 

 

Siamo scesi in piazza per la prima volta nell’estate del 2013 per difendere la libertà d’espressione, mentre qualcuno cercava di far passare, nell’indifferenza generale, la legge Scalfarotto: sei anni di carcere per chi osasse esprimersi pubblicamente in maniera diversa dai dettami del politicamente corretto.

Da allora, in molte piazze italiane, in silenzio, leggendo un libro, abbiamo testimoniato per la verità sull’uomo, opponendoci anche alla legge sulle cosiddette unioni civili, all’introduzione dell’eutanasia, e alla propaganda dell’ideologia gender, che nega la natura dell’uomo e della donna, ingannando le persone e illudendole che una legge menzognera possa dare la felicità.

In questi anni, un popolo ha aperto gli occhi su tali inganni, e oggi, di nuovo, ci alziamo in piedi di fronte alla stessa lobby, che sta cercando di imporre agli italiani un nuovo testo liberticida, il ddl sulla cosiddetta “omotransfobia”, del deputato Alessandro Zan, depositato il 30 luglio scorso.

Il testo approderà alla Camera il 27 luglio, in un momento storico totalmente inedito, nel pieno di una crisi economica senza precedenti. Segno della determinazione e della pressione di certe lobby di potere che mai hanno smesso di spingere sull’acceleratore come la realtà ci mostra ogni giorno.

La proposta di legge istituisce un nuovo reato, l’ “omofobia”, che non viene definito nel testo, lasciando così spazio a interpretazioni e derive liberticide, che colpiranno chiunque esprimerà un pensiero non allineato al mainstream. Ogni atto di violenza e è già punito dal codice penale, indipendentemente da chi sia la vittima. Perché introdurre, sotto mentite spoglie, il reato di opinione? In Italia, chiunque difenda la famiglia fondata sul matrimonio esclusivo tra un uomo e una donna o promuova il diritto, per chi vuole, di essere aiutato a liberarsi di pulsioni indesiderate verso persone dello stesso sesso, è già ora additato come “omofobo!.

E il testo Zan ora lo minaccia del carcere.

Oggi, questa pena tocca “solo” a chi desidera difendere la verità sulla natura umana. Domani, potrebbe toccare a chiunque altro sia scomodo ai detentori del potere.

In caso di approvazione del testo, sarà possibile per il gestore di una palestra vietare l’ingresso nello spogliatoio delle donne ad un uomo che uomo “non si sente”? Sarà possibile proibire ad un uomo che “si sente donna” l’accesso alle toilette femminili, o la partecipazione a gare sportive dell’altro sesso, o ancora la fruizione di agevolazioni pensionistiche? Sarà possibile per un genitore fare in modo che il figlio non partecipi ad attività scolastiche organizzati da realtà lgbt? Sarà possibile, anche per un sacerdote citare pubblicamente e insegnare la verità sul matrimonio e sulla sessualità? Sarà possibile affermare che la legge sulle unioni civili è sbagliata, anche se è una legge? Sarà possibile dire pubblicamente che la pratica dell’utero in affitto è un abominio, o opporsi alle adozioni cosiddette “omo-genitoriali”? Per tutte queste domande, il ddl sull’ “omofobia” ha una sola risposta: no.

Con questa legge, di fatto, dire la verità sulla natura dell’uomo diventerà reato. Ma istituzionalizzare il divieto di esprimere la verità apre la strada ad ogni arbitrio, contro chiunque. A chi giova questo, se non ad un’élite che vuole accentrare a sè il potere e isolare i gli individui?

Ecco perché scendiamo di nuovo in piazza, a difendere, con la nostra faccia e il nostro corpo, la libertà di tutti.

Lo facciamo sabato 11 luglio, in cento città italiane, all’interno della campagna #restiamoliberi

Testimonieremo, come sempre, in silenzio, in piedi, a distanza di un metro l’uno dall’altro, leggendo un libro. 

Come sempre saremo in piazza anche per chi ci contesta, o anche per chi ha deciso di non scendere in piazza, nella certezza che questo gesto è per tutti.

Oggi più che mai, c’è bisogno anche di te, per vegliare in difesa della bellezza, della verità, della libertà. Di tutti. Niente potrà zittirci.

 

#restiamoliberi

 

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