pazzie e follie dell'era pandemia covid

 

 

di Silvio Sposito

 

Il termine “resilienza”, un tempo non lontano desueto e pressocché ignoto ai più, è ora di gran moda soprattutto nel gergo “politicamente corretto” da tempo in auge nei corridoi del potere e nelle loro dependance. Il significato usualmente inteso corrisponde a “adattabilità”, “capacità di adattamento” e simili, ragion per cui uno dei maggiori elogi che possa essere rivolto a qualsivoglia persona in qualsivoglia circostanza consiste nell’essere e dimostrarsi “resiliente”, come dire: mi piego (anche a cose, eventi e circostanze cui non bisognerebbe piegarsi) ma non mi spezzo (almeno fino a quando la rottura non si manifesta inopinatamente e improvvisamente). Tutt’altra cosa ovviamente è resistere, ovvero far fronte con fermezza e decisione a qualcosa percepito come ingiusto o nocivo per sé e gli altri. Non dunque piegarsi e adattarsi, ma opporsi a piè fermo e lottare senza compromessi o ambiguità. Evoluzione estrema di questo coraggioso atteggiamento, nei casi più tragici e disperati, può essere la rivolta nelle sue varie forme, da quella morale e intellettuale a forme più concrete e tangibili di cui la storia dell’umanità è piena.

E’ dunque più giusto e opportuno comportarsi come l’umile giunco con cui Virgilio cinge Dante nel 1° canto del Purgatorio, oppure come la “torre ferma che non piega già mai sua cima per soffiar de’ venti” nel canto 5° dello stesso Purgatorio?

Nella situazione attuale del mondo – davvero particolare, essendo il risultato del manifestarsi di collaudati meccanismi di potere frammisti a capacità tecniche e comunicative del tutto inedite e dotate di incommensurabili potenzialità – è giusto e opportuno affidarsi alla “resilienza”, cercando una possibilità, quale che sia, di adattamento o un ragionevole o utile compromesso, oppure sarebbe meglio almeno tentare di resistere se non di rivoltarsi, nelle varie modalità in cui ciò sia possibile?

Questo dilemma si è posto più volte all’attenzione di qualunque spirito libero ancora dotato di sufficiente capacità critica di fronte agli allucinanti avvenimenti cui siamo stati costretti ad assistere durante gli ultimi disgraziati anni.

Sintetizzo: emerge all’improvviso un misterioso virus dalle potenzialità pandemiche; se ne dichiarano le certe origini naturali da animali vivi in un mercato di Wuhan; quindi emergono sempre maggiori indizi di un’origine artificiale dal vicino laboratorio di (massima) sicurezza impegnato in ricerche di gain of function finanziate (come ora dimostrato) dal NIAID di Antony Fauci, avendo Obama vietato ricerche di questo tipo sul territorio americano. Si viene anche a sapere che Fauci e Collins (allora direttore del NIH) avrebbero concordato una strategia per screditare l’ipotesi laboratoristica in favore dell’origine naturale. Lo stesso Fauci avrebbe inoltre partecipato a riunioni riservate presso la CIA (senza essere registrato!) per contribuire a negare l’origine artificiale del virus (e le relative responsabilità, proprie e del deep state USA). Dobbiamo mostrarci resilienti verso simili fatti, o piuttosto resistere o rivoltarci?

Andiamo avanti. La Cina prende drastiche misure per circoscrivere l’infezione; il Nord Italia viene travolto da un’ondata di decessi; l’Imperial College di Londra del prof. Neil Ferguson prevede esiti catastrofici in base a modelli previsionali teorici; quasi tutti i paesi occidentali (Svezia esclusa) chiudono quasi completamente l’intera società per “flettere la curva”. In Svezia si decide invece di procedere ad una protezione “mirata” limitata alle categorie a maggior rischio di malattia grave vista l’enorme stratificazione del rischio in rapporto a età e co-morbidità. Si cerca così di limitare gli enormi danni economici e psicologici di una chiusura totale. Quando il governo italiano decide di “aprire” nel maggio 2020, Ferguson prevede un’estate catastrofica per il paese. Non sarà così, verificandosi una ripresa dei contagi solo in ottobre, lo stesso mese in cui tre illustri epidemiologi (Battacharya, Gupta e Kulldorf) lanciano la “Great Barrington Declaration” basata, come in Svezia, sul concetto di protezione “mirata”. I tre scienziati vengono violentemente attaccati e accusati di “tentata strage” o giù di lì; il prof Kulldorf viene “allontanato” da Harvard! Come dire: tolleranza zero verso le opinioni non allineate. Sono gli orrendi prodromi di quanto vedremo in seguito.

A distanza di (non molto) tempo verrà fuori che l’effetto dei lockdown totali si rivela inconsistente o controproducente (studio della Johns Hopkins University) mentre emergono sempre maggiori elementi a favore dei tre epidemiologi considerati fringe o marginali da Fauci e Collins. Dobbiamo “adattarci” a simili situazioni – ove dovessero per disgrazia riproporsi – o resistere e magari ribellarci?

E che dire delle teorie sulle modalità di diffusione del virus con le conseguenti misure di protezione singole e collettive? Gli “esperti” OMS non hanno dubbi: il virus si trasmette (come per influenza e raffreddore) per droplets (goccioline soggette alla gravità) più che per aerosol (che resta a lungo sospeso in aria); come raffreddore e influenza allora il 30% dei contagi può avvenire per contatto con persone od oggetti contaminati dalle goccioline; assistiamo a interminabili disquisizioni su entità e durata del virus sulle varie superfici dove può sedimentare, mentre si ammira la pervicacia con cui i Cinesi lavano le strade e sterilizzano gli edifici; ne segue la necessità del distanziamento (anche all’aperto), delle mascherine (anche all’aperto), dell’uso addirittura di guanti e disinfettanti per le mani. Poi – dopo più di un anno e mezzo di discussioni – gli stessi esperti concordano sul fatto che i contagi avvengono in larghissima prevalenza tramite aerosol, ovvero per via aerea e non per contatto; ma anche se il contatto avesse ricoperto un certo ruolo sarebbe stato sufficiente esporre gli oggetti “contaminati” alla luce solare per sterilizzare il tutto in circa 5 secondi! Stando così le cose (e le cose stanno proprio così) le mascherine (che bloccano le goccioline ma non l’aerosol) possono avere un ruolo solo in caso di grande assembramento di persone urlanti, in particolare in piccoli ambienti chiusi, solo in parte all’aperto dove l’aerosol si disperde in un contenitore dalla cubatura pressoché infinita. Il rischio di gran lunga maggiore riguarda gli ambienti chiusi con scarso o assente ricambio d’aria dove le mascherine e il distanziamento risulteranno del tutto inutili se l’aria interna è pesantemente contaminata da aerosol veicolante particelle virali. Ne consegue la decisiva importanza del ricambio dell’aria interna aprendo porte e finestre e creando correnti d’aria, nella bella stagione, o usando scambiatori d’aria interno/esterno e/o sterilizzatori a base di radiazioni UV di tipo C nella stagione fredda. Nulla di tutto questo è stato fatto, mentre osserviamo tuttora inutili e perfino nocivi distributori di disinfettanti per le mani (molti casi di dermatite negli utenti più ostinati) e mascherine anche all’aperto! Per non parlare dei rischi sanitari (infezioni batteriche) legati a un uso troppo prolungato delle mascherine e dei rischi psicologici e comportamentali legati all’uso delle stesse in bambini nell’età dello sviluppo.

Abbiamo accennato alla straordinaria efficacia sterilizzante dei raggi UV solari; eppure si è impedita la vita all’aperto inseguendo persino innocenti cittadini sulle spiagge, ovvero i luoghi più sicuri in assoluto! Cosa dobbiamo fare, adattarci a queste stramberie non scientifiche, oppure resistere e – eventualmente – ribellarci?

Veniamo alle terapie. Subito i famosi esperti affermano che terapie – per carità – non ne esistono. L’unica speranza sono i vaccini che, grazie all’immenso sforzo di ditte e governi (USA e Germania) dovrebbero arrivare per la fine 2020/inizio 2021. Ma ecco che un grande (e vero) virologo, il prof. Raoult afferma che la combinazione di idrossiclorochina (antimalarico) e azitromicina (antibiotico) è efficace e sicura. Purtroppo il Presidente (ancora per poco) Trump si sbilancia a favore della terapia. Apriti cielo! Gli “esperti” si scatenano; su The Lancet esce un articolo farlocco (progettato per fallire) che boccia senza appello la terapia Raoult. Tutti i governi si adeguano, anche se non passa molto tempo e l’articolo viene ritirato in quanto ingannevole; ma ormai il risultato è raggiunto. Stessa sorte per tutte le terapie riposizionate o riscoperte via via proposte (terapia del plasma di De Donno, ivermectina, ossigeno-ozonoterapia e così via). Uniche eccezioni: il remdesivir (antivirale molto costoso ma anche molto nefrotossico), gli anticorpi monoclonali (efficaci ma costosissimi e resi rapidamente inutilizzabili dall’emersione di nuove varianti) o il molnupiravir (antivirale della Merck ora non più in uso avendo facilitato l’emersione di nuove varianti che eludono terapie e vaccini); resta la combinazione nirmatrelvir con ritonavir della Pfizer (molto costoso, deve anch’esso essere assunto il prima possibile, mentre il successo può essere inficiato da un effetto rebound come verificatosi negli stessi Biden e Fauci).

Il fatto è che se una terapia fosse ufficialmente riconosciuta sicura ed efficace eventuali vaccini non potrebbero essere autorizzati in via emergenziale ma bensì ordinaria, ovvero solo dopo studi approfonditi e completi (ad esempio di carcinogenicità, genotossicità o embriotossicità); stessa cosa se avessimo a che fare non con vaccini ma con terapie geniche (come tali farmaci di fatto sono); accade così che la definizione di vaccino venga opportunamente modificata così da far rientrare i nuovi farmaci genici a base di Dna o mRna nella categoria dei vaccini e non delle terapie geniche, mentre al contempo per i farmaci riposizionati vengono richiesti senza eccezioni studi randomizzati e controllati in doppio cieco della durata minima di 3-4 anni. Come dire: due pesi e due misure per farmaci e vaccini (o presunti tali).

In qualche modo (esperti OMS?) viene diffuso un “protocollo” a base di paracetamolo e vigile attesa che rinvia qualsiasi vera terapia al momento del ricovero in ospedale. Si rinuncia così in partenza a qualsiasi possibilità di bloccare l’evoluzione della malattia che si manifesta invariabilmente a partire dall’ottavo giorno (nessuno muore nella prima settimana!). Il paracetamolo è solo un antipiretico con minima o nulla attività antiinfiammatoria; la febbre al di sotto dei 39° è una difesa dell’organismo contro i virus; inoltre il paracetamolo riduce la disponibilità di glutatione, il più efficace antiossidante dell’organismo. Sulla cosiddetta “vigile attesa” meglio non pronunciarsi. Mai vista nella storia della medicina una simile rinuncia all’esercizio dell’arte medica per un “protocollo” basato su quali studi? Quale scienza? Nessuno studio e nessuna scienza.

Oltretutto le terapie ospedaliere a lungo non contempleranno l’uso di anticoagulanti che solo le (troppo tardive) autopsie dimostreranno essere indispensabili nei casi in aggravamento per la vasculite associata all’alveolite. Discutibile anche l’abuso di sedativi (necessari per l’intubazione) con azione però inibente i centri respiratori cerebrali, e l’abuso delle stesse intubazioni. E discutibile anche lo scarso uso di antibiotici indispensabili per prevenire le complicazioni batteriche; ora sappiamo infatti che molte morti sono da imputare a polmoniti batteriche da germi multiresistenti.

La domanda è: quante vite si potevano salvare trattando le persone fin dai primi giorni con tutti i farmaci dimostratisi utili anche solo con studi osservazionali o retrospettivi (e non per forza randomizzati e controllati in doppio cieco)? E se si fossero usati per tempo, nei casi gravi, anticoagulanti, cortisone e antibiotici, limitando il più possibile intubazione e rischiosi sedativi? Sono domande che esigono una risposta.

In base ad uno studio preliminare (in seguito pubblicato) del prof. Remuzzi l’uso di semplici antiinfiammatori nei primi giorni di malattia avrebbe evitato l’80% dei ricoveri (e quindi verosimilmente di un rilevante numero di decessi). Analogo risultato per uno studio sull’uso di supplementi di Vitamina D3 in anziani residenti presso RSA (tutti carenti di tale vitamina). Ma anche l’uso di Vit. D è stato sminuito e scoraggiato da molti “esperti”! Eppure la combinazione di Vit. D3, Vit. K2 (per facilitare il deposito del calcio in eccesso nelle ossa) e Zinco rafforza il sistema immunitario e le difese verso tutti i virus respiratori. Dobbiamo adattarci a questi inconcepibili errori e omissioni, oppure resistere – in qualche modo – o ribellarci?

Ma finalmente ecco la vera soluzione, i fantasmagorici e cosiddetti “vaccini”, sicuri ed efficaci! Mi limito a dire che una messe di studi ne ha dimostrato la fugace (pochi mesi) efficacia nel contenere l’infezione; l’efficacia è ancora minore nel prevenire la trasmissione – e quindi il contagio – mentre l’unica azione davvero efficace, ovvero la protezione verso la malattia grave (nei pochi soggetti a ciò predisposti), si è dimostrata anch’essa transeunte (9 mesi al più). Successive inoculazioni non proteggono verso le nuove varianti (fenomeno del peccato antigenico per il quale gli anticorpi prodotti sono diretti verso le prime varianti non più presenti); si sviluppano inoltre anticorpi IgG4 non neutralizzanti ma inducenti tolleranza immunitaria, ovvero facilitazione all’infezione! Da evidenziare poi come l’unica azione valida è più di tipo terapeutico che profilattico; torniamo dunque al concetto di terapia genica e non vaccino. Corollario importantissimo a quanto ora detto è che, se l’azione sulla trasmissione virale agli altri è debole o assente (come riconosciuto dalla stessa Pfizer), allora perde qualsiasi significato e razionale d’uso il cosiddetto “Green Pass” e qualsiasi obbligo vaccinale (compresi sanitari e forze dell’ordine, per non parlare di over 50), e la protezione offerta da questi prodotti (come già sottolineato di tipo terapeutico più che profilattico) si limita all’individuo che ne usufruisce e non si estende alla collettività (altro che “dovere morale” e cose simili!). Che facciamo? Ci mostriamo resilienti o ci opponiamo con tutte le forze a simili oscenità?

Non parliamo poi degli eventi avversi! Qui la questione si fa davvero molto grave. Aumento misterioso di morti improvvise, anche in giovani, giovanissimi e sportivi, documentate miopericarditi – subito giudicate dagli “esperti” lievi e rare – poi dimostratesi potenzialmente gravi e a volte letali (eventualità ammessa perfino negli ultimi foglietti illustrativi!); incredibile aumento di lesioni vascolari, malattie neurodegenerative, tumori a rapido sviluppo – in particolare linfomi e leucemie – malattie autoimmuni e via cantando. Ma gli “esperti” negano; e se gli “esperti” negano che ci volete fare?

Ora sappiamo anche (studio danese) che esiste una enorme variabilità nella frequenza di effetti collaterali gravi e gravissimi tra tre diversi gruppi di lotti vaccinali. Problemi di produzione? Altri tipi, più o meno confessabili, di problemi? Che altro? Poi, tre gruppi di ricercatori altamente qualificati trovano all’interno delle fiale plasmidi di Dna, usati come stampo per la produzione del mRna, in quantità molto superiori al consentito. Tale Dna, codificante per la proteina spike, ma anche sembra per il fattore oncogeno SV40, ove inserito in punti sensibili del genoma, potrebbe facilmente indurre la comparsa di vari tipi di tumore.

Tranquilli però: il comitato svedese per il Nobel ha pensato bene di attribuirlo agli studiosi Karikò e Weissman per il loro contributo alla genesi del “vaccino” a mRna. Normalmente – è stato giustamente osservato – intercorrono numerosi anni (25 in media) tra la scoperta e il premio; questo per non incorrere in decisioni affrettate e magari improvvide e valutare meglio i pro e i contro. Non così in questo caso; e d’altra parte già lo scorso anno si erano levate alte grida, in varie sedi, per il mancato conferimento agli stessi studiosi.

Da un punto di vista tecnico l’inserimento di una pseudouridina in vece della uridina nella molecola del mRna (così ingegnerizzato e modificato artificialmente) ne ha aumentato a dismisura l’emivita consentendo un’enorme e prolungata sintesi di proteina spike e quindi una robusta risposta immunitaria e una sufficiente efficacia. A scapito però del fattore sicurezza essendo l’eccessiva produzione di spike uno dei fattori (non l’unico) dei troppi e troppo gravi effetti collaterali. La coperta troppo corta è stata spostata verso l’efficacia penalizzando la sicurezza!

Ma cosa importa! Il peana subito levatosi su tutti i mezzi di comunicazione possibili è ripartito alla grande: i meravigliosi “vaccini” hanno salvato l’umanità da una strage inenarrabile (addirittura 20 milioni sarebbero le vite salvate, stima del tutto teorica e inattendibile come tutte quelle prodotte dall’ineffabile prof. Ferguson). Ma una stima vera e concreta del reale rapporto rischio/ beneficio di questi prodotti farmaceutici, ingannevolmente definiti vaccini, l’avremo solo tra qualche anno. E non sarà altrettanto fantasmagorica, anzi potrebbe essere terribilmente tragica.

Fortunatamente le buone e provvidenziali Autorità che ci governano stanno tentando di limitare il più possibile la diffusione di queste brutte e conturbanti notizie alla massa della popolazione tramite opportune azioni di controllo dell’informazione – anzi scusate, volevo dire di disinformazione e malinformazione, fake news e “discorsi d’odio”: uniformità assoluta di giornali e televisioni e un bel bavaglio anche ai social media su internet e voilà il gioco è fatto, alla faccia della libertà di espressione e pensiero. Ma che volete farci, ogni sacrificio è giusto e giustificato in nome del raggiungimento del BENE COMUNE. Ma comune esattamente a chi?

Ma via, cosa andiamo dicendo! C’è il Nobel! Come quello assegnato a Henry Kissinger! O a Barack Obama!

Per la Pace…



Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente le opinioni del responsabile di questo blog. I contributi pubblicati su questo blog hanno il solo scopo di alimentare un civile e amichevole confronto volto ad approfondire la realtà.


 

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