La pubblicazione del rapporto della Grande Giuria sulle sei diocesi della Pennsylvania, di cui ho già parlato (qui), e che ha messo in evidenza abusi sessuali su oltre 1.000 bambini commessi da 300 sacerdoti in circa 70 anni, sta scuotendo gli Stati Uniti e sta facendo riflettere molti.

A tal proposito, riporto questa riflessione di R. R. Reno, direttore di First Thing, una delle più autorevoli riviste indipendenti statunitensi.

Eccola nella mia traduzione.

Foto: cattedrale di San Paolo a Pittsburgh in Pennsylvania

Foto: cattedrale di San Paolo a Pittsburgh in Pennsylvania

 

Stiamo assistendo al crollo della istituzione episcopale negli Stati Uniti.

In un certo senso, il rapporto della Grande Giuria della Pennsylvania non ci dice nulla che non sapessimo già.  Ma le cose vengono illustrate in modo dal quale non si può fuggire, in una serie di casi di studio, con memorie diocesane e lettere di vescovi.

I dettagli spaventosi delle azioni dei sacerdoti predatori sono inquietanti. Ma ancora più preoccupanti sono le fughe dalle responsabilità da parte dei responsabili, comprese, in alcuni casi, le autorità laiche, che negli anni Sessanta tendevano a cooperare con i dirigenti della Chiesa per tenere le cose in silenzio. Fino agli anni ’80, i vescovi e i loro collaboratori utilizzavano ancora le vecchie tecniche: spedire i malfattori (cioè coloro che avevano abusato di bambini, ndr) in diocesi remote, fare ostruzione nei confronti delle autorità civili e lavorare duramente per “evitare lo scandalo”, il che significa mantenere segreti e ridurre al minimo la responsabilità.

Un caso di studio che ha coinvolto un sacerdote di Pittsburgh mette in luce un fatto grave in maniera schiacciante. Memorie riprodotte dal rapporto della Grande Giuria suggeriscono fortemente che, se non fosse per il pubblico clamore dopo lo scoppio dello scandalo del sacerdote a Boston nel 2002, l’arcidiocesi di Pittsburgh, allora supervisionata da Donald Wuerl (ora cardinale arcivescovo di Washington, DC), avrebbe continuato la sua politica di trattare i crimini sessuali “internamente”. Questo processo può aver protetto la reputazione della Chiesa nel breve periodo. Può aver protetto la fraternità del sacerdozio e gli uomini accusati di abusi sessuali. Ma sempre più spesso questo processo interno non è riuscito a proteggere i bambini.

Recenti rivelazioni sul vescovo Theodore McCarrick (dimessosi da cardinale qualche settimana fa, ndr) mi hanno preparato per la lettura del rapporto della Gran Giuria della Pennsylvania. Stiamo ancora apprendendo fatti sordidi sulla carriera sessuale del vescovo McCarrick, così come le sue operazioni finanziarie. Come è avvenuto per gli abusi sacerdotali, le donazioni dei fedeli potrebbero essere finite per assicurare risarcimenti riservati che hanno protetto la carriera di McCarrick e permesso ai suoi fratelli vescovi di continuare a guardare dall’altra parte.

Tuttavia il pasticcio è analizzato, la verità più grande è chiara: l’attuale cultura dell’episcopato americano rende persino gli uomini buoni incapaci di sradicare la corruzione in mezzo a loro. Non si può fare a meno di rabbrividire mentre si legge il rapporto della Grande Giuria.

Memo dopo memo, i vescovi e i loro assistenti sminuiscono e nascondono i misfatti, evitando di fare la cosa dura ma giusta. Sono sempre più certo che un certo numero di altri segreti dovranno ancora venire alla luce: ordini religiosi dominati da reti omosessuali, seminari pieni di sfruttamento sessuale, pagamenti e spese destinate a prevenire il giorno della resa dei conti, e corruzione finanziaria in varie altre forme.

Un caro amico mi ha detto che non riesce a decidere quale sia la sua emozione dominante: il disprezzo o la disperazione. Il disprezzo mi sembra più ragionevole.  Come corpo, l’episcopato americano è irresponsabile. Naturalmente include molti bravi uomini. Ma sono paralizzati dalla “collegialità”, una virtù ecclesiale che è stata catturata dalla mediocrità. Alla luce dei recenti avvenimenti, la Conferenza episcopale degli Stati Uniti si metterebbe molto volentieri nelle mani di avvocati laici: la sicura, inattaccabile “migliore pratica”.

Ma l’istituzione episcopale ha fallito da molto tempo, e in molte fasi. Non è riuscito a garantire la lealtà teologica dei collegi e delle università cattoliche.  Nessuna diocesi ha attuato sistematicamente le riforme della liturgia incoraggiate da papa Benedetto XVI. L’episcopato americano sovrintende ai sistemi scolastici parrocchiali in declino e sponsorizza i ministeri pastorali di giustizia sociale gestiti da persone che rifiutano l’insegnamento della Chiesa su molte questioni morali.  Negli ultimi decenni, la Conferenza episcopale ha compiuto scarsi sforzi per recuperare l’influenza elettorale che aveva quando arcivescovi e cardinali facevano parte delle macchine urbane del Partito Democratico.

La disperazione dice: “Niente cambierà”. Ma questo è falso. Molti di noi sanno da tempo che non possiamo fidarci delle scuole cattoliche gestite dal sistema istituito per insegnare ai nostri figli ad essere cattolici. La nostra risposta è stata quella di fondare scuole a conduzione laicale. Il Cammino Neo-catecumenato, Opus Dei, Comunione e Liberazione, come gli ordini religiosi fondati nei secoli precedenti, questi movimenti cercano di fare ciò che la Chiesa istituzione non può fare.

Questi movimenti non sono anticlericali. Non rifiutano i vescovi. Ma non aspettano l’istituzione episcopale, che spesso non riesce ad affrontare le sfide del nostro tempo.

Le rivelazioni sul vescovo McCarrick e il rapporto della Grande Giuria della Pennsylvania fanno parte di una tendenza più ampia: l’istituzione episcopale è inefficace da decenni. Questo non significa che non abbiamo vescovi buoni e santi. Ma il sistema è aggrumato e mediocre, facendo emergere il peggio nei nostri pastori piuttosto che il loro meglio.

Non c’è motivo di disperazione. Abbiamo bisogno di determinazione e di un po’ di distruzione creativa, intrapresa con allegria e audacia. FOCUS, Lumen Christi, e altre iniziative sono state lanciate negli ultimi anni, nessuna venuta fuori dagli uffici diocesani.

Collettivamente, i vescovi americani mancano di autorità morale e spirituale. Ciò non li rende irrilevanti. Dovranno agire di concerto e affrontare i loro ovvi fallimenti. Ma le fonti del rinnovamento verranno da altrove, da uomini e donne determinati, energici e fedeli che non aspettano che i vescovi agiscano. È in questo modo che il Vangelo è stato ben servito così spesso in passato.

 

Fonte: First Thing

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