Su questo blog, con l’unico scopo di favorire un sereno confronto, spesso rilanciamo articoli o spunti provenienti da altre fonti che riteniamo interessanti per i nostri lettori. Di seguito segnalo l’articolo scritto da Jeffrey Mirus, pubblicato su Catholic Culture. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’articolo nella traduzione da me curata. 

 

Carmina viene abbracciata da Papa Leone XIV dopo avergli raccontato la sua esperienza di superamento della depressione. (Credit Vatican Media)
Carmina viene abbracciata da Papa Leone XIV dopo avergli raccontato la sua esperienza di superamento della depressione. (Credit: Vatican Media)

 

Nel corso della sua visita apostolica in Spagna, Papa Leone ha risposto alle domande dei giovani durante un incontro a Barcellona. Una ragazza, il cui padre era stato incarcerato per aver tentato di uccidere la madre e la cui madre, dopo essere caduta nella tossicodipendenza, era stata allontanata dalla loro casa, ha spiegato la situazione e ha chiesto: «Come posso perdonare mio padre per avermi quasi lasciata senza madre? Come posso riconciliarmi veramente con Dio?». Forse nulla illustra più chiaramente l’impatto disastroso che gravi problemi coniugali hanno sui figli. Eppure un numero enorme di bambini cresce senza quell’atmosfera protettiva di amore e pace che caratterizza una famiglia stabile.

In effetti, uno dei messaggi più ricorrenti da parte degli opinionisti della cultura dominante odierna è che una famiglia stabile sia irrilevante per la felicità umana, un atteggiamento che (suppongo) si basi sulla convinzione errata che la felicità dipenda dal fatto che ogni individuo persegua i propri desideri immediati. Naturalmente, anche un solo momento di familiarità con i nostri desideri dovrebbe essere sufficiente per insegnarci quanto possano essere capricciosi e quanto sia improbabile che portino alla felicità a meno che non siano plasmati e disciplinati. Inoltre, è chiaramente lo scopo più vitale e anzi il carattere proprio della vita familiare plasmare ogni persona in modo da rafforzare e perseguire solo quei desideri che sono buoni – buoni, cioè, nel senso di soddisfare non le nostre attrazioni transitorie ma piuttosto gli scopi autentici delle nostre vite.

Per discernere questi scopi autentici, piuttosto che ricorrere a una lunga disquisizione filosofica, potremmo forse ricorrere invece a una vecchia domanda del Catechismo di Baltimora: «Perché Dio ti ha creato?». La risposta è che «Dio mi ha creato per conoscerLo, amarLo e servirLo in questo mondo, e per essere felice con Lui per sempre in cielo». O, come mi sembra di ricordarlo dalla mia prima istruzione religiosa formale, «per conoscerLo, amarLo e servirLo in questa vita, e per essere felice con Lui per sempre nella prossima».

Ora notate bene questo: per i bambini, l’elemento più importante per imparare questa lezione iniziale in modo rapido e facile è una vita familiare stabile radicata in Cristo.

L’amore umano e i suoi limiti

C’è, naturalmente, una bontà naturale nella famiglia, poiché è all’interno di questa realtà che la persona umana è stata progettata per svilupparsi e crescere. Per questo motivo, una famiglia stabile, ancorata all’amore reciproco tra marito e moglie e tra genitori e figli, è sia la via ordinaria sia il mezzo migliore, se volete, per il concepimento, la nascita, l’educazione e la formazione dei figli. Allo stesso tempo, però, sia i capricci della vita umana che la ribellione delle persone rendono la famiglia umana molto vulnerabile. È vulnerabile sia alle circostanze al di fuori del controllo di chiunque (come la morte, la malattia, la povertà estrema, la guerra e ogni tipo di depredazione, sia materiale che spirituale) sia ai fallimenti morali dei membri della famiglia stessi, in particolare dei genitori, che dovrebbero essere i formatori dei propri figli.

La giovane donna che ha presentato la sua domanda a Papa Leone si era resa conto che la sua situazione familiare era stata abusiva e che era stata piuttosto palesemente privata dal padre dell’amore di sua madre, o di ciò che potremmo descrivere in termini meno personali come il normale contesto familiare di crescita e sviluppo umano. In tali circostanze, la maggior parte di noi avrebbe sviluppato o un forte gene della “rabbia”, o un forte gene dell’“inutilità”. Inoltre, molto spesso avremmo la tendenza a cercare la felicità e la sicurezza nei posti sbagliati.

Purtroppo, moltissimi bambini, anche in famiglie altrimenti stabili, capaci e solidali, sono cresciuti da genitori che semplicemente prestano poca o nessuna attenzione a Dio, a Gesù Cristo o alla Chiesa, e così crescono senza nemmeno rendersi conto di aver subito abusi spirituali. Spesso ciò non è tanto traumatico quanto spiritualmente paralizzante, poiché gli elementi umani naturali che sostengono il matrimonio e la famiglia potrebbero benissimo essere in gran parte intatti. Tuttavia, la mancanza di rispetto per la dimensione soprannaturale della vita umana ha il suo prezzo: rende più facile cadere nel peccato o nella disperazione e più difficile trovare la via d’uscita.

Guarigione spirituale

Non intendo minimizzare la differenza di responsabilità morale tra un abuso palese e un fallimento, dovuto a tiepidezza o ignoranza spirituale, nel focalizzare la famiglia su Dio attraverso Gesù Cristo. Ma nella maggior parte dei casi, la mancanza di una fede viva nei genitori è causa di un danno considerevole ai loro figli, e tale mancanza di fede tende anche a permettere che le carenze naturali dei genitori, e certamente i loro peccati particolari, giochino un ruolo ben più grande nell’educazione dei figli. (Se anche noi che ci sforziamo di vivere in Cristo commettiamo errori significativi nell’educazione dei figli, quanto questi errori devono approfondirsi e moltiplicarsi senza l’aiuto di Cristo?) Un problema ineludibile è che i figli non hanno la possibilità di imparare a confidare in Dio, a riconoscere che Dio li ama e ha dato loro uno scopo, e a comprendere che possono avvicinarsi a Lui anche nelle condizioni molto difficili in cui si trovano.

Questo fa un’enorme differenza per quella che chiamiamo qualità della vita, che alla base è spirituale. Quando siamo lontani da Dio, anche per colpa nostra, ci viene negata l’opportunità di sviluppare un rapporto con Lui, di comprendere la natura e l’importanza dell’amore, e di affidarci alla Sua grazia per compensare tante carenze nelle circostanze della nostra vita. Il non credente deriderà tutto questo, forse fingendo persino di essere offeso da un Dio inutile che non mette immediatamente le cose a posto. Ma questa non è l’esperienza di coloro che affrontano le prove con un atteggiamento di vicinanza a Dio, e certamente non è l’esperienza di coloro che, grazie alla propria apertura, sono toccati dalla grazia della Croce. Assicurare a un’anima turbata la certezza dell’amore di Dio e dimostrare quell’amore che scorre attraverso le nostre stesse azioni è la migliore ancora di salvezza per gli amici in difficoltà e specialmente per i nostri figli. Ed è l’ancora di salvezza più adatta a dare a coloro che sono stati trascurati o maltrattati una nuova speranza per la pienezza della loro vita.

In ultima analisi, Dio può sempre fare di più per i nostri figli, per non parlare dei nostri amici e conoscenti, di quanto possiamo fare noi stessi. Il nostro peccato più grande, quindi, è quello di minare gli sforzi stessi di Dio per toccare e guarire i nostri figli, gli altri membri della famiglia e gli amici. Dovremmo invece rispecchiare l’amore e la generosità di Dio, specialmente in casa, e specialmente con coloro che abbiamo la missione, data da Dio, di formare. Il nostro errore più grande è quello di non riconoscere il nostro bisogno spirituale e quindi di non concederci il tempo per la preghiera e l’adorazione, in modo da poter crescere nella nostra capacità di amare i nostri coniugi e di crescere bene i nostri figli. Come coniugi e come genitori, commetteremo certamente degli errori, e alcuni di questi saranno anche peccati.

Ma il nostro più grande fallimento possibile si verifica quando, attraverso la nostra indifferenza spirituale – cioè il nostro esempio distruttivo – non riusciamo ad aprire i nostri figli, e persino i nostri coniugi l’uno all’altro, sia all’amore che alla crescita interiore che ci vengono dalla preghiera e dalla grazia. Perché il modo migliore per tutti noi di diventare capaci e persino ricchi è attraverso un amore genuinamente umano rigenerato e persino divinizzato da Gesù Cristo, attraverso il Vangelo e i sacramenti della Sua Chiesa.

Jeffrey Mirus

 

Jeffrey Mirus ha conseguito un dottorato di ricerca in storia delle idee presso l’Università di Princeton. Cofondatore del Christendom College, è stato anche uno dei pionieri dei servizi cattolici su Internet. È il fondatore della Trinity Communications e di CatholicCulture.org.

 


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