“Gli uomini in un mondo totalmente pianificato si troveranno indicibilmente soli. Se hanno completamente perso di vista Dio, sentiranno tutto l’orrore della loro povertà. Allora scopriranno il piccolo gregge di credenti come qualcosa di completamente nuovo”. 

A partire da queste frasi dette 50 anni fa dall’allora padre Ratzinger, James Kalb, un convertito riflette sulla situazione attuale della Chiesa.

Ecco il suo articolo pubblicato su Crisis Magazine nella mia traduzione. 

Card. Joseph Ratzinger (Gettyimages)

Card. Joseph Ratzinger (Gettyimages)

 

Viviamo in un’epoca di dissoluzione, in cui i legami naturali e tradizionali si assottigliano sempre più, e anche in un’epoca di consolidamento, in cui tutta la vita viene assorbita da una macchina economica globale. I risultati, naturalmente, stanno diventando sempre meno vivibili per la maggior parte delle persone.

Alla Chiesa viene offerta un’opportunità. Lei è ancora ciò che è sempre stata, e finché lei manifesta ciò che è, la gente continuerà a trovare in lei ciò che manca. Allo stesso modo in cui domandò Pietro: “Da chi andremo?” («Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna; noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio», ndr)

Poi ho notato che l’allora padre Joseph Ratzinger disse la stessa cosa cinquant’anni fa in un breve discorso radiofonico che presentò il giorno di Natale del 1969. Disse ai suoi ascoltatori:

Gli uomini in un mondo totalmente pianificato si troveranno indicibilmente soli. Se hanno completamente perso di vista Dio, sentiranno tutto l’orrore della loro povertà. Allora scopriranno il piccolo gregge di credenti come qualcosa di completamente nuovo.

L’espressione “mondo totalmente pianificato” è tipica dei giorni dell’ottimismo progressista, riflesso in molti documenti della Chiesa, riguardo alle possibilità della gestione sociale. Ma lui capovolge quell’ottimismo. Padre Ratzinger suggerisce che tale pianificazione totale svaluterebbe l’agenzia individuale – insieme ai legami umani, come la famiglia e la comunità locale – sostituendoli con uno schema burocratico impersonale e onnipresente. Il risultato? Questa indicibile solitudine; la sensazione che, poiché di tutto ci si è già presi cura, la propria vita e i propri sforzi sono inutili.

Un’utopia laica non sarebbe un’utopia. Ma idee così dubbie hanno suscitato grande scalpore alla fine degli anni Sessanta e sono ancora oggi in voga. È in mezzo a questa confusione che padre Ratzinger tiene il suo discorso. Egli non vedeva una rapida fine ai disordini o alle condizioni che si celano dietro di essi, e commentò che “mi sembra certo che la Chiesa sta affrontando tempi molto difficili. La vera crisi è appena iniziata. Dovremo contare su sconvolgimenti formidabili”.

Padre Ratzinger pensava che questi eventi avrebbero setacciato la Chiesa: resa più piccola, più povera e meno istituzionalizzata. Avrebbe avuto ancora il suo clero, per esempio, ma i sacerdoti che avrebbero servito “congregazioni più piccole” e “gruppi sociali autonomi” avrebbero dovuto spesso servire part-time in modo da poter fornire il proprio sostegno.

Ma questi eventi avrebbero purificato anche la Chiesa. Essa non sarebbe stata più in grado di fare affidamento sulla ricchezza, sul potere, sul prestigio o sulla posizione sociale, e avrebbe dovuto “ricominciare da capo più o meno dall’inizio”. Sarebbe diventata così un po’ come la Chiesa primitiva.

E questo avrebbe portato benefici importanti. La perdita della posizione sociale, pur essendo di per sé negativa, avrebbe aumentato le richieste personali di appartenenza di coloro che sarebbero rimasti e avrebbe focalizzato l’attenzione sulla natura essenziale della Chiesa. Ciò avrebbe messo fine ad una Chiesa come movimento politico o come mezzo per raggiungere fini mondani. I sacerdoti non sarebbero stati più considerati come operatori sociali o funzionari burocratici. Infatti, quella concezione della Chiesa è “già morta”, disse padre Ratzinger ai suoi ascoltatori, e sarebbe scomparsa. Invece, vedremo sempre più chiaramente la Chiesa che si concentra sul Dio incarnato e la vita eterna, e fornendo così ciò che solo lei può fornire.

Ma il cammino verso questa futura Chiesa “più spirituale” richiederà il superamento di ostinati vizi ecclesiastici. Questi includono l’accettazione del mondo come standard, e l’altrettanto distruttiva tendenza a trattarci secondo questa modalità. Quest’ultima può avvenire, nota padre Ratzinger, sia attraverso la “pomposa propria volontà” presente in qualsiasi organizzazione, sia attraverso la “settaria chiusura mentale” che sembra difficile da evitare in una piccola Chiesa auto-selezionata con una visione radicalmente in contrasto con il resto della società. Entrambi dovranno finire.

Ciò di cui la Chiesa avrà bisogno per superare questi difetti è ciò di cui ha sempre bisogno: la santità. La santità richiede l’altruismo che ci libera e ci permette di vedere la realtà. A tal fine, dovremo superare l’egocentrismo e l’autoindulgenza, sia nella forma quotidiana di perseguire il piacere, sia nella forma più sistematica di negare la necessità di disciplina e rinuncia. Questo processo comporterà uno sforzo quotidiano che gradualmente ci rivela quanto lontano dobbiamo ancora andare.

Tutto questo sembra molto difficile, un lavoro per i santi o almeno per quelli che hanno una seria aspirazione a diventare santi. Ma questo, suppongo, è il punto. La Chiesa più piccola, più povera degli anni a venire non può permettersi la mediocrità. Deve essere più devota di quello che vediamo oggi intorno a noi, e che il rinnovamento comincia in noi stessi. Ma, come arca della salvezza in un mondo sempre meno vivibile, ricompenserà molto di più dello sforzo e del sacrificio [impiegato].

Quanto tempo ci vorrà per tutto questo? Padre Ratzinger si aspettava un processo “duro” e “lungo e faticoso”. Anche così, il titolo del suo discorso fu “Come sarà la Chiesa nel 2000”. Lui (o chi assegnò il titolo) era evidentemente un pò ottimista.

Da quando Padre Ratzinger ha presentato il suo discorso sui disturbi sessuali, finanziari e dottrinali nella Chiesa – per non parlare della mondanità, del clericalismo, della burocratizzazione, del rifiuto della necessità di disciplina personale e della riforma pratica della vita – si è aggravata la tendenza a trattare la missione fondamentale della Chiesa come politica laica e servizi sociali. Le prospettive di riforma sembrano essere peggiorate. I laici sono crollati, la leadership della Chiesa sembra a volte essere collassata, e la purificazione prevista da padre Ratzinger sembra essere appena iniziata.

Ma chi lo sa? La vita va avanti, e domani è un altro giorno. La manifestazione del male non sempre significa che il male sta peggiorando. E, al di là delle corruzioni, ci sono contro-movimenti e segni di nuova vita – alcuni evidenti, altri invisibili a chi passa troppo tempo a leggere Twitter e blog. Senza dubbio ce ne sono altri che sono nascosti a quasi tutti. “Il regno di Dio”, ci viene detto, “non viene con l’osservazione”. E, come sempre, continuano ad esserci persone che scoprono la Chiesa come un’isola di vita in un deserto. Come convertito, io sono uno di loro.

Allora, cosa facciamo? Qualunque sia il futuro – qualunque cosa stia accadendo in TV, in Internet, o interamente dietro le quinte – dovremmo seguire il punto di visto che cinquant’anni fa ci ha fatto notare padre Ratzinger. Dobbiamo superare costantemente ciò che in noi stessi ci rende “a malapena in grado di prendere coscienza di Dio”. Questa è, quasi certamente, la via che indica un futuro migliore per la Chiesa.

 

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