San Bonaventura

San Bonaventura

 

 

di Pierluigi Pavone

 

Una delle opere più note di Benedetto XVI è quella dedicata alla Teologia della Storia in San Bonaventura.

Per Teologia della storia si intende la visione globale che il Cristianesimo ha della storia universale, da Adamo fino al Giudizio Universale. Nella tradizione patristica tutto il tempo viene scandito (sul modello della Creazione) in sei età e si contestualizza la sesta – i tempi ultimi e finali – dalla Incarnazione fino al ritorno di Cristo, per il Giudizio.

Questa sesta età coincide con l’età della Chiesa, con l’evangelizzazione dei popoli, con l’avvento dell’Anticristo, con la particolare presenza di Maria nel momento della Passione della Chiesa, quindi con il Giudizio Universale. Questa sesta età è anche il tempo in cui lo Spirito Santo consolerà i cristiani, li guiderà alla Verità tutta intera, secondo l’indicazione di Cristo (Gv 16), si porrà in contraddizione (e non in dialogo) con lo spirito del mondo, giudicherà il mondo stesso per la colpa di aver rifiutato il Figlio.

2.

Tra tutti i medievali e considerando sant’Agostino al crinale del mondo antico, San Bonaventura – insieme a Gioacchino da Fiore – è colui che più ha insistito nella riflessione teologica della Storia universale. Della Chiesa e di tutti i popoli, cristiani e non cristiani.

Sul piano metafisico fu – a differenza dell’aristotelismo di San Tommaso – di tradizione agostiniano-platonica (soprattutto per quanto riguarda la conoscenza e la fede dell’uomo e la questione dei modelli eterni o Idee divine di tutta la realtà creata).

I due – Bonaventura e Tommaso – illuminarono il mondo in una “certa” università nota come Sorbona (dal confessore di San Luigi IX), dove insegnarono – entrambi – già prima dei canonici trentacinque anni. E che ovviamente i giacobini chiusero. Sempre in nome della libertà e della fratellanza. San Bonaventura, cinque secoli prima della rivoluzione, aveva già rifiutato quella inutile e futile arroganza della ragione illuminista, che celebra se stessa e la propria autonomia, senza riconoscere la ferita del peccato e la necessità della Grazia.

3.

Ma san Bonaventura non è solo una delle più eccelse figure della filosofia medievale. E la sua grandezza non si limita ad essere quasi un secondo fondatore dell’ordine francescano.

La sua grandezza sta nell’aver contenuto severamente l’interpretazione dell’ala spirituale dei francescani. Gli spirituali tra XIII e XIV secolo, infatti, erano convinti di trovarsi in un momento unico della storia: lo Spirito Santo avrebbe direttamente inaugurato un nuovo popolo e una nuova e santa Chiesa, successiva e sostitutiva rispetto a quella cattolica. Interpretavano se stessi come il popolo spirituale, che combatteva in nome di Dio e contro l’Anticristo, identificato in chiunque (Papa, Sovrano o ministro generale dell’ordine francescano compresi) si opponesse alle loro intenzioni e interpretazioni.

4.

Bonaventura riconosce una assoluta novità nella persona e nell’opera di San Francesco, ma radica l’ordine francescano nell’unica Chiesa di Cristo, cioè la Chiesa di Roma, rifiuta qualsiasi millenarismo spirituale. Tuttavia non nega un’idea nuova – per il primo millennio cristiano – di progresso. Come spiegava Benedetto XVI, in una udienza del mercoledì, nel 2010: “Non significa che la Chiesa sia immobile, fissa nel passato e non possa esserci novità in essa. Opera Christi non deficiunt, sed proficient, le opere di Cristo non vanno indietro, non vengono meno, ma progrediscono, dice il Santo nella lettera De tribus quaestionibus. Così san Bonaventura formula esplicitamente l’idea del progresso, e questa è una novità in confronto ai Padri della Chiesa e a gran parte dei suoi contemporanei. Per san Bonaventura Cristo non è più, come era per i Padri della Chiesa, la fine, ma il centro della storia; con Cristo la storia non finisce, ma comincia un nuovo periodo.”

5.

Qui occorre puntualizzare tre nuclei fondamentali.

  1. A) Il periodo storico inaugurato da Cristo è unico: del tutto infondato il mito – nella storia della Chiesa – di un cristianesimo puro e originario e di una svolta (gerarchica e negativa) con Costantino, che molti negli ultimi decenni hanno usato, per legittimare di contro personali idee di primavere spirituali.
  2. B) L’idea di progresso in Bonaventura dipende dalle tesi storico-teologiche di Gioacchino da Fiore, strumentalizzato sia dai francescani spirituali, sia dai luterani per legittimare se stessi contro Roma (intesa da Lutero come Anticristo in se stessa), in nome dello Spirito Santo.

In verità Gioacchino da Fiore, pur avendo una idea trinitaria della storia, ha sempre conservato la tesi agostiniana della lotta tra Città di Dio e città del Diavolo. Ha sempre sostenuto una particolare presenza dello Spirito Santo, nella Chiesa perseguitata sotto il tempo dell’Anticristo, prima del Giudizio Universale. C) Né Gioacchino da Fiore, né San Bonaventura hanno mai inteso per progresso un evoluzionismo teologico. Meno che mai un evoluzionismo liturgico, basato sulla negazione del Sacrificio espiatorio. Meno che mai un evoluzionismo che vede far coincidere lo Spirito Santo con lo spirito del mondo, verso derive moderniste, pagane, panteiste e sincretiste. Meno che mai un evoluzionismo che vede negare persino ciò che esplicitamente Gesù afferma nel Vangelo circa il matrimonio, circa l’ordine sacerdotale, circa l’inferno, circa la Sua divinità, circa il fatto di essere Lui e solo Lui, unica Via, Verità e Vita.

 

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