di Giovanna Ognibeni

 

È un po’ come vedere un documentario sul dopo uragano nella Louisiana, devastazione dappertutto, travi e ramaglie portate da mulinelli che vanno ad incastrarsi, ante, tinozze, vestiti, carcasse di macchine accatastate, tutto è scompaginato, caotico. Infine sugli scalini di una baracca che non esiste più una donna raccatta una pentola dove proverà a cuocere qualcosa per la sua famiglia. La vita, l’ordine rinascerà forse da quella pentola, verranno riallacciati i rapporti sotterranei che legano quella donna alle tradizioni, alle storie già ascoltate, ricostruiscono la trama delle conoscenze e dei legami, impediscono lo sprofondamento  in un’oscurità primordiale. In qualche modo anche a me sembra non inutile fare un lavoro di “riordino” di comprensione dei fatti e incominciare dalla pentola della mia esperienza. L’idea mi è venuta alcuni mesi fa (è quello che in gergo giornalistico si dice ‘stare sul pezzo’), quando ho letto i commenti che alcuni miei ex compagni di liceo si scambiavano in una chat di cui sono una specie di affiliata “in sonno”. Ad una ragazza che comunicava di essersi prenotata per la quarta dose, un ex compagno, ragazzo pure lui, rispondeva di averla già fatta.

Ora, devo dire che sulla questione vaccini sì o no la mia ex-classe è sempre stata ammirevolmente discreta: i parlanti erano generalmente solo i vaccinandi  poi vaccinati: il tono generale è sempre stato quello dell’ovvietà della vaccinazione, un po’ come dare per scontato che ti debba piacere l’opera, il buon teatro, la buona letteratura, che Mann o Tolstoj siano meglio di Dan Brown ad esempio. Non perdi tempo neppure a toccare l’argomento.

Allora, mi sono chiesta perché.

Perché dopo un anno e mezzo di vaccinazioni, contagi e ricontagi, almeno apparentemente nessuno venisse sfiorato dall’ala di un dubbio. Per onestà mi sono chiesta come mi sarei comportata a parti invertite, se mai fosse successo il contrario, cioè che i vaccini si fossero dimostrati efficaci e privi di gravi ed evidenti effetti collaterali ed invece persistesse alta la mortalità tra i non vaccinati. Il quesito è oltreché ozioso altamente improponibile, tipo il nonno con le rotelle: tuttavia mi piace pensare che sarei stata capace di accettare il fatto in sé, e modificare la mia posizione: probabilmente avrei approfittato parassitariamente delle vaccinazioni altrui per usufruire dell’immunità di gregge, in un calcolo bilanciato tra i rischi personali e il ventaglio delle possibilità di scappare. (per inciso dopo trenta mesi il virus mi ha raggiunto), ma dopo aver lasciato andare avanti quanta più gente possibile, l’avrei fatto anch’io, con la stessa rassegnazione con cui mi prendo la pillola per l’ipertensione.

Comunque devo ammettere che mi sarebbe scocciato da matti,  perché sono legata ancora, quasi affettivamente, a quelle tre o quattro cose che i miei pochi studi mi hanno fatto conoscere: la prima è il rispetto del principio di non contraddizione del buon vecchio Aristotele, vale a dire che non si può continuare a dire per anni o decenni che un vaccino ha bisogno di essere testato per un minimo “sindacale” di 4/5 anni per avere garanzie appena sufficienti di efficacia e sicurezza ed essere messo in commercio, e adesso sostenere che se ne sono trovati non uno non due, siore e siori, ma plurimi nell’arco di sette, otto mesi. “La contradizione no’l consente” Certamente, potrebbe essere un miracolo della scienza, ma cavoli tanto vale credere ai santi che decapitati si chinavano a raccogliere la propria testa e si allontanavano con sottofondo di sax. Conosciuti come cefalofori. Credo ai miracoli, ma su questo portarsi a spasso la testa tenderei a voler qualche indagine in più, e quindi a maggior ragione sono abbastanza scettica sui miracoli della scienza.

Seconda ragione, dalla peste ateniese di Tucidide del V secolo A.C. a quella nera di metà Trecento a quella manzoniana, per scendere alle influenze spagnola, asiatica, di Hong Kong, la fase efflorescente, esantematica delle epidemie è sempre durata due/tre anni, per poi ripresentarsi a distanza di anni e decenni in via sempre più blanda. È un dato storico, sol che si studiasse ancora la Storia: io, come tanti che hanno avuto la ventura di nascere l’altro ieri, mi sono fatta un mazzo così alle medie sulla frasetta latina “historia magistra vitae est”( prima declinazione, da tradurre anche dall’italiano, frasi 3,5, 9, 11 esercizio 7 pag.48, per mercoledì). Alla fine ho incominciato a crederci.

Poi la Provvidenza, forse, o la rocciosità stessa della realtà ha disposto le cose in modo che non dovessi attraversare “la tempesta del dubbio” (scrivere ha i suoi lati piacevoli, ti può capitare perfino di citare anche Mazzini, così, senza premeditazione).

Insomma, mi è andata bene perché altrimenti avrei avuto i miei bravi attacchi di bile. Tutti noi ci affezioniamo terribilmente alle nostre idee e facciamo di tutto per non dovervi rinunciare. E’ una cosa da tenere bene a mente, quando ci stupiamo della pervicacia degli “altri” a non voler riconoscere, più spesso ammettere d’essere stati ingannati. 

Ciononostante un’accettazione così incondizionata di un ulteriore richiamo vaccinale mi interroga perché non può essere solo il frutto di una vana ostinazione: i miei ex compagni di liceo sono persone bene educate, con conoscenze mediamente più approfondite e vaste se non altro per ragioni anagrafiche avendo frequentato l’orrenda scuola gentiliana, e tutto sommato aduse anche a procedimenti di analisi critica, che hanno raggiunto obiettivi professionali decisamente superiori ai miei (non che ci sia voluto poi molto); inoltre sempre per le suddette ragioni anagrafiche, in noi agées il concetto di vaccino e di vaccinazione implica necessariamente e immediatamente l’idea di inoculazione di “un prodotto  batterico o virale che conferisce uno stato di immunità” (Zingarelli 1997). Ora non so se la proprietà dell’immunità sia del tutto sovrapponibile a quella di non contagiosità cioè di trasmissibilità del virus.  Direi che poco importa perché il motivo e l’utilità per cui ci si vaccina è sempre e solo quello di proteggere sé stessi: fai vaccinare tuo figlio perché hai autorità di decidere per lui, e spingi il nonno ultranovantenne a vaccinarsi perché supplisci alla sua inerzia.

Qui importa poco se lo Stato abbia il diritto, e a quali condizioni, di imporre il vaccino. Il punto focale della questione è che nella percezione comune, indotta dalla divulgazione medica, la vaccinazione serve a proteggere dalla malattia, a non fare ammalare la gente. Punto.  Quando ti fai la vaccinazione contro il tifo perché vai in zona dove è alto il rischio di contrarlo, poi però non scassi l’anima ai residenti perché si vaccinino! So che ho già detto queste cose, ma il fatto è che più virologo sei e meno ti entrano in testa, anche se te le sparano con la sparachiodi!

Vero è che qui si parla di vaccini parainfluenzali che vanno ricalibrati ogni anno per il mutare del virus, e su questo nulla da dire, se non che tutti, compreso credo la maggior parte dei medici, diamo per scontata tale operazione come il cambio stagionale degli armadi. Ma qui siamo al quarto richiamo in venti mesi e ci riprendiamo il Covid anche un mese dopo la vaccinazione, e magari anche due tre volte.

Non so quanti si sottoporrebbero ai vaccini influenzali annuali, se questi fallissero una volta su due. Eppure sul vaccino Covid nessuna esitazione!

Altra questione, se non vogliamo chiamarla evidenza: non credo ci sia una singola persona che non abbia sentito nel suo giro di conoscenze di qualcuno che ha avuto una reazione, lieve o meno lieve, alla vaccinazione.        

Racconto brevemente un episodio capitatomi; in una afosa serata di luglio, dopo giorni di intenso lavorio di ventilatori posti strategicamente in giro per la casa, sto sorbendo il mio gazpacho in compagnia di ospiti, quando incomincio ad avvertire la sgradevole sensazione che me ne esca un pochino ad ogni cucchiaiata. Giunta in quel periodo della tarda età, III millennio style, del “Già e non ancora” mi viene di soprassalto il terribile pensiero di avere appena fatto l’irrevocabile passo in avanti, lo zompo fatale. E in una serata con ospiti! Poi avverto un leggero impaccio nella parola che mi disturba al punto che ne parlo al telefono con mia figlia, e mentre ascolto le sue sollecitazioni, entra come un fulmine di guerra mio figlio, quello già noto al grande pubblico per il suo tatto, che mi avverte che ho la bocca tutta storta. Vengo condotta al Pronto Soccorso recalcitrante, perché di questi tempi un non vaccinato al P.S. tende a sentirsi come la Giovanna d’Arco di Dreyer. Con mia grande gioia nessuno mi chiede nulla, ma già al triage le infermiere parlottano di VII cranico. L’arcano mi viene svelato dal medico che mi diagnostica una paresi di Bell, l’infiammazione appunto del VII nervo cranico. Il giorno dopo il medico di base chiede se ho fatto il vaccino perché con quella dose (la terza, la quarta. Ah, saperlo!) può presentarsi quella sindrome. La supero con giovanile baldanza, stupendo i medici alle visite di controllo e trattenendomi dal vantarmi:” Beh, sa non sono vaccinata”, perché è sempre meglio essere un po’ scaramantici.

Due sono gli ammonimenti che ci vengono da questo raccontino: il primo che si può prendere una qualunque malattia, compreso lo schioppo finale, anche senza essere vaccinati, e questo faremmo bene a ricordarcelo sempre, e il secondo che però è possibile inferire con ragionevole sicurezza che evidentemente la paresi di Bell colpisce con una significativa frequenza le persone vaccinate, o almeno una certa compagine di vaccinati. Con la stessa relativa ma ragionevole certezza posso sempre inferire che l’herpes zooster sia anch’esso significativamente presente tra i vaccinati se passa un insolito spot che mette in guardia dalle conseguenze dolorose, con la frase criptica del “chiedi consiglio al tuo medico se puoi vaccinarti”. Perché dovresti valutare col tuo medico se vaccinarti mentre su quello contro il Covid non è contemplata alcuna esitazione?

Insomma, lo sconcerto che un po’ mi prende verte sul fatto che comunque stanno arrivando a tutti noi alcuni segnali inequivocabili di stonature nella comunicazione ufficiale, ma almeno apparentemente sembra che nulla valga a scalfire il muro di granitica certezza neppure, o forse specialmente, nelle persone di buona cultura e di capacità argomentativa.

Una gastroenterologa ospedaliera è impegnata in una strenua battaglia per convincere un ragazzo di 40 anni (la fase adulta ormai è completamente saltata in questo felice periodo storico) a vaccinarsi, dopo aver fatto vaccinare doverosamente i propri figli adolescenti. Certamente, come nel caso dei miei ex-compagni, non posso sospettare interessi e collusioni inconfessabili e agitare il tintinnio di manette (d’altra parte da Craxi in poi questa vena giustizialista ci ha portato ad essere il Paese con una classe politica di comprovata e specchiata onestà politica). Però però, oltre a conoscere questa dottoressa come una natura ipocondriaca – e non sarà mai troppo l’insistere sulle componenti caratteriali che condizionano il nostro pensiero e financo l’esercizio delle nostre professioni – suo marito lavora per la GSK, impegnata nella produzione di vaccini. Non c’è evidentemente nessun sospetto di complicità inconfessate, però non è improbabile che sorga un pregiudizio inconsapevolmente positivo verso le attività che rientrano nel nostro campo d’azione.

Chiunque, ricercando in maniera dilettantistica su Internet, può imbattersi in un report dell’ Iss- Epicentro, dall’inizio pandemia al10 gennaio 2022, sulla divisione per fasce d’età dei pazienti deceduti positivi al Covid Sars 2. Da apprezzare la dizione bizantina dei “deceduti positivi”. Comunque gli under ’59 deceduti sono 1743 e di questi i sotto 40 sono 440. Lascio ad ognuno di farsi i calcoli statistici.

E allora mi chiedo come sia possibile per persone normali, niente affatto mosse da interessi, da pregiudizi  particolari, non più che noi stessi, conciliare certe posizioni, certe convinzioni, in sé rispettabilissime, con i dati che vengono dalla realtà. E dalla matematica. 870 ottocentosettanta morti all’anno sotto i 59 anni e 220 duecentoventi sotto i quaranta deceduti positivi sono poco più di 2 morti al giorno. Anche concedendo che siano morti a causa del Covid, mettiamoli a confronto con i circa 1500 millecinquecento morti al giorno per altre malattie. Direi che mettere a ferro e fuoco un Paese per queste percentuali non è stato molto ragionevole. 

E poi basta. Sono consapevole che si potrebbe andare avanti all’infinito con questi calcoli, perché il punto cruciale del dibattito è che un morto, più o meno precoce, per Covid è una tragedia che ci interroga, ci sgomenta, ci spinge ad agire comunque sia, un morto a causa del vaccino è un dato statistico.

Una dottoressa, che dovrebbe essere a conoscenza dei reali contorni del disegno, vaccina con un vaccino sperimentale, e su questo non sono possibili obiezioni di sorta, i propri figli adolescenti che non sono assolutamente a rischio, non le possiamo imputare nessun interesse, nessun secondo fine. Teniamo quindi conto di questo dato, quando ci lasciamo andare ad invettive e desideri di rivalsa verso chi ci ha dato dell’imbecille e ci avrebbe chiuso volentieri in un lager.

Se penso all’irritazione che mi suscitano le persone mascherinate (prima mi dicevo che mi sarebbe bastato non aver più l’obbligo di indossarla e che gli altri facessero come gli pareva. Invece no, mi ci arrabbio da morire) comprendo perfettamente da dove nasca il rancore sordo di persone che hanno subito vessazioni e soprusi ma continuo a pensare che bisognerebbe confinare nella sfera intima queste purulenze dell’animo, non per ipocrisia, ma perché la civiltà che ci ha portato a costruire i gabinetti ci ha educato a controllare anche le deiezioni dello spirito.

Temo che non ci siano molte possibilità di vedere un’altra Norimberga, perché come ho già avuto modo di dire sono le Nazioni vincitrici che processano gli sconfitti, non uomini col mal di testa poiché hanno le aureole troppo strette. E i no-vax, in nessun paese del mondo, certamente non in quello occidentale, sono i vincitori. E allora vediamo di non buttarci ad emulare i 600 di Balaklava in uno sconsiderato assalto, ed invece fermarci a rifletter come probabilmente fa la nostra donna della Louisiana, alle prese con i manici rotti della sua pentola: li deve aggiustare, come noi dobbiamo innanzi tutto ripristinare le coordinate cartesiane del nostro pensare e, mentre le acque defluiscono lentamente, ripensare a quello che è stato e a quello che si deve approntare per la prossima alluvione. 

Due mi sembrano le constatazioni che si possono fare utilmente. La prima è che si dovrebbe riprendere a distinguere il bene dal male, col rigore e la semplicità del Catechismo di Pio X: le persone possono essere buone o cattive – non è che bisogna troppo attardarsi sulla distinzione tra essere e fare; se in un dato momento mi comporto da carogna, in quel momento sono una carogna. Via, semplifichiamo, l’influencer che si augura di vedere gli organi dei no-vax trasformarsi in una poltiglia verde, non è solo stupida in modo disperante, è anche cattiva. Come lo è lo straripante individuo che vorrebbe mettersi nei panni del generale Bava Beccaris. Per ora non gli sembra vero di poter esternare, no vomitare fuori tutta la bruttura del proprio cuore, se un giorno potesse dar sfogo fisico al suo sentire raggiungerebbe la sua vera beatitudine.

La seconda considerazione discende dalla prima ed è quella di dismettere i panni di offeso stupore perché ci sono capitate simili cose, ingiustizie così evidenti. Come? Nazismo e stalinismo sono finiti da un pezzo, siamo nella rinnovata età dell’oro, con la Costituzione più bella del mondo, tutti volteriani, tutti inclusione tolleranza e soprattutto diritti.

Bene riviviamo la Grande Storia sulla nostra pelle, dal “Tramonto all’Alba possiamo accorgerci nel breve giro di ore che il mondo, il nostro mondo si è rivelato essere una locanda di vampiri. Meglio smettere di lamentarci, “come è possibile?”, e alzarci dai nostri giacigli, la spada a due tagli nelle nostre mani. Suggestioni dal salmo 149, per significare che è l’ora di essere pronti.  

Che è poi il senso del titolo dato; rane e mosconi, e le locuste prossime venture non sono in stretto ordine cronologico ma verranno elencate per suggestione. Ma l’idea è quella.

 


 

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