Di seguito segnalo all’attenzione e alla riflessione dei lettori di questo blog l’articolo scritto da Alex Kriel e il dott. David Bell e pubblicato su The Daily Sceptic. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’articolo nella mia traduzione. 

 

Pfizer vaccino

 

I vaccini a base di mRNA sono stati rilasciati a livello globale all’inizio del 2021 con lo slogan “sicuri ed efficaci”. Inusualmente per una nuova classe di farmaci, sono stati presto raccomandati dalle autorità sanitarie pubbliche per le donne in gravidanza. Alla fine del 2021, le donne in età lavorativa, comprese quelle incinte, sono state licenziate per non aver accettato l’iniezione. Coloro che hanno assunto i vaccini a base di mRNA lo hanno fatto basandosi sulla fiducia nelle autorità sanitarie: il presupposto è che non sarebbero stati approvati se le prove non fossero state assolutamente chiare. Il ruolo delle agenzie regolatorie era quello di proteggere il pubblico e, quindi, se erano stati approvati, i farmaci erano sicuri.

Di recente, è stato reso pubblico un lungo rapporto di valutazione dei vaccini sponsorizzato da Pfizer e presentato all’ente regolatorio australiano, la Therapeutic Goods Administration (TGA), datato gennaio 2021, grazie a una richiesta di libertà di informazione (l’equivalente italiano dell'”accesso agli atti”, ndr). Il rapporto contiene nuove informazioni significative che erano state nascoste dalla TGA e dalla stessa Pfizer. Molte di queste informazioni riguardano direttamente la sicurezza in gravidanza e l’impatto sulla fertilità delle donne in età fertile. L’intero rapporto è importante, ma spiccano quattro dati chiave:

  • Il rapido declino degli anticorpi e delle cellule T nelle scimmie dopo una seconda dose;
  • Studi sulla biodistribuzione (precedentemente pubblicati nel 2021 tramite una richiesta FOI (“acceso agli atti”, ndr) in Giappone);
  • Dati sull’impatto degli esiti di fertilità per i ratti;
  • Dati sulle anomalie fetali nei ratti.

Ci concentriamo sugli ultimi tre punti perché, per il primo, è sufficiente citare il rapporto stesso: “Gli anticorpi e le cellule T nelle scimmie sono diminuiti rapidamente nelle cinque settimane successive alla seconda dose di [vaccino Covid della Pfizer] BNT162b2 (V9), sollevando preoccupazioni sull’immunità a lungo termine”. Questo punto indica che gli enti regolatori avrebbero dovuto prevedere il rapido declino dell’efficacia e dovevano sapere fin dall’inizio che il ciclo iniziale di due dosi difficilmente avrebbe conferito un’immunità duratura e avrebbe quindi richiesto più dosi ripetute. Questa previsione di fallimento è stata recentemente evidenziata dal dottor Anthony Fauci, ex direttore dell’NIH statunitense.

I tre punti rimanenti dovrebbero essere motivo di grande preoccupazione per il sistema normativo farmaceutico. Il primo, rivelato nel 2021, riguardava studi di biodistribuzione del vettore di nanoparticelle lipidiche nei ratti, utilizzando un enzima luciferasi in sostituzione dell’mRNA del vaccino. Lo studio ha dimostrato che il vaccino viaggia in tutto il corpo dopo l’iniezione e si trova non solo nel sito di iniezione ma in tutti gli organi testati, con un’alta concentrazione nelle ovaie, nel fegato, nelle ghiandole surrenali e nella milza. Le autorità che all’inizio del 2021 hanno assicurato ai vaccinati che il vaccino rimane nel braccio, come sappiamo da due anni, non sono state oneste.

 

 

In termini di impatto sulla fertilità e sulle anomalie fetali, il rapporto include uno studio su 44 ratti e descrive due parametri principali, il tasso di perdita pre-impianto e il numero di anomalie per feto (espresso anche per cucciolata). In entrambi i casi, le metriche sono risultate significativamente più elevate nei ratti vaccinati rispetto a quelli non vaccinati.

In linea di massima, il rapporto di perdita pre-impianto confronta il numero stimato di ovuli fecondati e di ovuli impiantati nell’utero. La tabella seguente è tratta dal rapporto stesso e mostra chiaramente che il tasso di perdita per i topi vaccinati (BNT162b2) è più che doppio rispetto al gruppo di controllo non vaccinato.

 

 

In uno studio caso-controllo, il raddoppio della perdita di gravidanza nel gruppo di intervento rappresenterebbe un serio segnale di sicurezza. Invece di prendere sul serio questo dato, gli autori del rapporto hanno confrontato i risultati con i dati storici di altre popolazioni di ratti – 27 studi su 568 ratti – e hanno ignorato il risultato perché altre popolazioni avevano registrato perdite complessive più elevate. L’intervallo è indicato nella colonna di destra come 2,6%-13,8%. Questa analisi è allarmante, poiché rimanere al di sotto dei livelli più alti di interruzione di gravidanza precedentemente registrati in altre popolazioni non è un risultato sicuro quando l’intervento è anche associato a un danno doppio rispetto al gruppo di controllo.

Un modello simile si osserva per le malformazioni fetali, con un tasso di anomalie più elevato in ciascuna delle 12 categorie studiate. Delle 11 categorie in cui Pfizer ha confermato la correttezza dei dati, sono state riscontrate solo due anomalie totali nel gruppo di controllo, contro le 28 del vaccino a base di mRNA (BNT162b2). Nella categoria che Pfizer ha etichettato come inaffidabile (costole lombari sovrannumerarie), sono state riscontrate tre anomalie nel gruppo di controllo e 12 nel gruppo vaccinato.

Come nel caso dell’aumento delle perdite di gravidanza, Pfizer ha semplicemente ignorato la tendenza e ha confrontato i risultati con i dati storici di altre popolazioni di ratti. Si tratta di un dato molto significativo, poiché si riscontra in tutte le categorie di malformazioni. La natura di caso-controllo del disegno dello studio viene ancora una volta ignorata, per nascondere apparentemente gli esiti negativi dimostrati.

Questi dati indicano che non ci sono basi per affermare che il vaccino sia sicuro in gravidanza. La concentrazione di nanoparticelle lipidiche nelle ovaie, il raddoppio del tasso di interruzione della gravidanza e l’aumento del tasso di anomalie fetali in tutte le categorie misurate indicano che la designazione di un’etichetta di sicurezza in gravidanza (categoria B1 in Australia) era contraria alle prove disponibili. I dati implicano che non solo lo slogan del governo “sicuro ed efficace” non era accurato, ma era totalmente fuorviante rispetto ai dati di sicurezza disponibili.

Nonostante la natura negativa di questi risultati, la classificazione di questo farmaco come “vaccino” sembra aver precluso ulteriori sperimentazioni sugli animali. Storicamente, i nuovi farmaci, soprattutto quelli appartenenti a classi mai utilizzate prima nell’uomo, richiedono una valutazione molto rigorosa. I vaccini, tuttavia, hanno un onere della prova inferiore rispetto ai normali farmaci. Classificando le iniezioni di mRNA come “vaccini”, si è garantita l’approvazione normativa con requisiti di sicurezza significativamente meno stringenti, come nota la stessa TGA. In realtà, questi prodotti di terapia genica a base di mRNA (per usare il termine corretto) funzionano più come farmaci che come vaccini, in quanto modificano il funzionamento interno delle cellule, piuttosto che stimolare una risposta immunitaria alla presenza di un antigene. Etichettare questi prodotti di terapia genica come “vaccini” significa che, per quanto ne sappiamo, ancora oggi non sono stati condotti studi di genotossicità o cancerogenicità.

Questo rapporto, che è stato reso pubblico solo dopo una richiesta FOI, è estremamente inquietante in quanto dimostra che le autorità erano a conoscenza dei principali rischi legati alla vaccinazione con mRNA COVID-19, assicurando al contempo alle popolazioni che era sicura. Il fatto che i media tradizionali abbiano (per quanto ne sappiamo) completamente ignorato i dati appena pubblicati dovrebbe rafforzare la necessità di cautela nell’ascoltare i consigli dei messaggi di salute pubblica relativi alla vaccinazione COVID-19.

In primo luogo, è chiaro che gli enti regolatori, le aziende farmaceutiche e il governo avrebbero dovuto sapere che l’immunità indotta dal vaccino si esaurisce molto rapidamente, e questo è stato successivamente osservato nei dati del mondo reale, con un’efficacia contro l’infezione che si riduce a zero. Di conseguenza, le cifre del 95% e del 62% di efficacia contro l’infezione sintomatica positiva alla PCR, citate rispettivamente da Pfizer e AstraZeneca, non significavano quasi nulla, poiché era prevedibile un rapido declino. Allo stesso modo, l’idea di un ciclo di due dosi è imprecisa, poiché probabilmente sarebbero stati necessari infiniti richiami, dato il rapido declino degli anticorpi e delle cellule T osservato nelle scimmie.

Soprattutto, i dati non supportano in alcun modo la conclusione “sicuro” per quanto riguarda la gravidanza; “pericoloso” sarebbe molto più preciso. Le rassicurazioni sulla sicurezza erano quindi del tutto fuorvianti, alla luce dei dati divulgati nel recente comunicato sulla libertà di informazione. Le autorità di regolamentazione sapevano che gli studi sugli animali mostravano importanti segnali di allarme per quanto riguarda la interruzione della gravidanza e le anomalie fetali, coerenti con la distribuzione sistemica dell’mRNA che avevano nascosto al pubblico. Anche nel marzo del 2023 è impossibile dare queste garanzie, dato che, per quanto ne sappiamo, non sono stati condotti studi importanti. Pfizer ha scelto di non seguire la stragrande maggioranza delle gravidanze negli studi originali sull’uomo, nonostante gli alti tassi di aborto nella minoranza che ha seguito. Visti tutti i problemi di efficacia e sicurezza, la somministrazione di questi prodotti a donne in età fertile e la somministrazione a donne sane in gravidanza è ad alto rischio e non è giustificata.

Alex Kriel e dott. David Bell

 

Alex Kriel è un fisico di formazione ed è stato uno dei primi a mettere in evidenza la natura difettosa del modello Imperial Covid; è uno dei fondatori della Thinking Coalition, che comprende un gruppo di cittadini preoccupati per l’eccesso di potere del governo. David Bell è un medico di sanità pubblica con un dottorato di ricerca in salute della popolazione e in passato ha lavorato come responsabile scientifico e medico presso l’Organizzazione Mondiale della Sanità.

 


Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente le opinioni del responsabile di questo blog. Sono ben accolti la discussione qualificata e il dibattito amichevole.


 

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