“Il dilemma dell’Europa è un dilemma religioso. Deve riguadagnare la fede che l’ha creata se vuole sopravvivere a lungo termine. Se ciò dovesse accadere, i Cattolici dell’Europa – clerici e laici – devono riguadagnare il tipo di fervore che ha permesso a loro e ai nostri padri di evangelizzare il mondo intero.”

Un articolo di Charles Coulombe, pubblicato su Crisis Magazine, e presentatoci da Annarosa Rossetto nella sua traduzione.

Europa bandiera europea

 

Ora che abbiamo la Brexit, il separatismo catalano, i gilet gialli in Francia e altrove, per non parlare degli scontri in corso tra forze pro e anti-immigrazione, ci si può chiedere dove sia diretta la cara vecchia Madre Europa. Bisogna tenere presente che questi eventi si svolgono nel contesto dai una Unione Europea, le cui tendenze secolarizzanti e centralizzanti ricordano il governo USA sotto Obama, anche se molto più accentuato. Può esserci un altro futuro per l’Europa se non quello di essere strangolato da una burocrazia sovranazionale grigia e senza volto, o tornare al nazionalismo che ha sparso oceani di sangue nell’ultimo secolo? Fortunatamente, ci sono altre voci – sane – anche se non così forti come quelle promosse o stroncate dai nostri media mainstream.

Ho avuto il privilegio di ascoltare una di queste voci lo scorso 25 ottobre nella bellissima città di Salisburgo (che nella mente degli americani si identifica indelebilmente con “Tutti insieme appassionatamente”). In quel fine settimana, i Georgsorden – l’Ordine di San Giorgio, un ordine di cavalieri guidato dall’arciduca Karl von Habsburg (nipote del beato imperatore Carlo e figlio del famoso arciduca Otto) – hanno tenuto il loro incontro semestrale in questa città. I loro 700 cavalieri e dame divisi in 20 commende in tutta Europa, specialmente nelle terre asburgiche, si incontrano spostandosi tra le diverse città della vecchia monarchia austro-ungarica; il precedente era stato a Budapest, il prossimo sarà a Praga. Come si addice a un’organizzazione che si definisce “un Ordine Europeo della Casa degli Asburgo-Lorena”, porta avanti una visione del vecchio continente tradizionalmente tipica di quella dinastia. E così l’incontro è iniziato con una tavola rotonda intitolata “Quo Vadis, Europa?”

Nelle sue osservazioni introduttive, il Procuratore dell’Ordine il Barone Vinzenz von Stimpfl-Abele ha sottolineato alcuni punti molto convincenti: “L’Ordine di San Giorgio è chiamato Ordine Europeo perché la nostra aspirazione è per un’Europa forte e orgogliosa. Un’Europa consapevole sia della sua storia comune che delle lezioni da trarne, così come dei suoi valori condivisi. Non è certamente nostra intenzione fondere le identità di paesi e regioni in un amalgama indefinibile, prescritta centralmente dalla burocrazia. Tutt’altro. Ma neanche il nazionalismo cieco può essere la soluzione. Ciò di cui abbiamo bisogno è un nuovo tipo di patriottismo positivo, che allo stesso tempo significa un profondo attaccamento per le proprie radici individuali e orgoglio per un’Europa comune. Questa non è una contraddizione, ma l’unico modo per rendere la diversità, la versatilità e la complessità, nonché le differenze del nostro continente, la forza centrale dell’Europa sulla base dei valori che ci uniscono. ”

Il barone ha elaborato questo punto di vista il giorno seguente alla riunione del Capitolo dell’Ordine: “La nostra società sta gradualmente perdendo le proprie radici. Di fronte ai nostri occhi, ciò che finora ha tenuto insieme la società viene sempre più attenuato e indebolito. Ad esempio, si accetta – o almeno si sta a guardare – che le basi stesse della comunità, della famiglia, vengano sempre più minate. Inoltre, i valori cristiano-occidentali, che sono un fattore essenziale per la coesione sociale, sono in serio pericolo. Ciò è reso evidente dal fatto che per molti è già politicamente scorretto anche solo parlare di tali valori. Ma come Ordine di San Giorgio siamo deliberatamente politicamente scorretti!”

“La nostra società sta a guardare quasi in modo passivo mentre la nostra libertà viene gradualmente ridotta. Aldous Huxley una volta disse: ‘La credenza in un futuro più grande e migliore è uno dei nemici più potenti dell’attuale libertà’”. Dopo aver osservato che “l’Europa centrale, con le sue radici legate da storia e valori comuni, può e sarà qui un importante contrappeso”, il Procuratore ha dichiarato:

la mancanza di personalità di spicco che rappresentino davvero i valori, che abbiano il coraggio genuino di assumersi la responsabilità, questa mancanza sta diventando sempre più evidente. E quando dico il coraggio di assumersi la responsabilità, ricordo naturalmente il grande Otto von Habsburg, che scrisse su questo argomento nel suo libro omonimo: “La grandezza di uno statista consiste nella capacità di separare l’essenziale dal superfluo, nello “spegnere” il temporaneo e riconoscere negli eventi l’eternamente valido.” Tuttavia, per separare l’essenziale dal superfluo e per poter disconnettere il transitorio, è necessario una base di valori. E per riconoscere ciò che c’è di eternamente valido negli eventi, bisogna credere davvero che ci sia qualcosa di eternamente valido!

Diretto anche dall’arciduca Karl è il ramo austriaco del Movimento Paneuropeo. Il suo manifesto lo definisce “Cristiano, conservatore, Europeo e liberale (nel senso di “libero” in lingua tedesca piuttosto che “progressista” in senso americano)”. Il primo di questi aggettivi è così definito:

Il pensiero e l’azione motivati da una visione cristiana sono l’unica alternativa alle ideologie disumane del marxismo, del consumismo, del fondamentalismo islamico e di altre dottrine settarie di salvezza. Sono radicati nella consapevolezza che esiste un ordine di valori assolutamente fondato che si estende oltre il tempo e le forme di attuazione ed è ancorato nel trascendentale. Chiunque li viola non solo danneggia la comunità, ma diventa anche il giocattolo di forze incontrollate e incontrollabili. Questo è il motivo per cui vogliamo anche conoscere e modellare la politica secondo questi valori. Il cristianesimo ha plasmato l’Europa per quasi due millenni. Ecco perché l’Europa sarà cristiana, o non sarà più l’Europa.

La loro definizione di “europeo” dice anche: “A causa dei loro secoli di destino comune, i popoli del nostro continente formano un’unità spirituale, che alla fine dovrebbe seguire la politica, in modo che l’Europa possa esistere in pace e libertà come un partner paritario delle grandi potenze. L’anima di questo continente è il cristianesimo. Chiunque lo tolga dall’azione politica, rende l’Europa un corpo senz’anima, una costruzione fragile che è esposta a tutte le influenze e correnti dello Zeitgeist.” Questo è davvero ciò che è accaduto all’Unione europea ai nostri giorni.

Il corpo privo di anima che l’Europa sembra stia diventando è dominato da quella che è essenzialmente un’élite paradossalmente consumista-marxista: uomini svuotati che sembrano segnare il tempo fino al giorno in cui i dati demografici consentono al fondamentalismo islamico di ingoiarli in un boccone. In reazione alla loro incapacità, sembra inevitabile che quegli estremisti nazionalisti che denunciano sistematicamente li scalzeranno se, come, e quando gli europei saranno abbastanza spaventati – e che, come già sperimentato nel Vecchio Continente, potrebbe avere un suo prezzo.

Tuttavia, le cose non devono andare così. Nelle tradizioni europee – così ben rappresentate dagli Asburgo e da altre sue precedenti e attuali dinastie al potere – si trova la risposta al suo futuro. Ciò che l’ha resa grande una volta può farlo di nuovo, e non è un caso che sia gli arciduchi Otto e Karl – e parecchi altri reali non regnanti – abbiano concesso il loro patrocinio a innumerevoli sforzi nei campi della cultura e dell’eredità culturale .

In fondo, tuttavia, come implicano tutte le citazioni riportate, il dilemma dell’Europa è un dilemma religioso. Deve riguadagnare la fede che l’ha creata se vuole sopravvivere a lungo termine. Se ciò dovesse accadere, i Cattolici dell’Europa – clerici e laici – devono riguadagnare il tipo di fervore che ha permesso a loro e ai nostri padri di evangelizzare il mondo intero. Se il fondamentalismo islamico è davvero la minaccia che sembra essere, l’unica via per l’Europa è superarli nello zelo. Non si può immaginare che le sorti, positive o meno, dell’Europa lasceranno indenni gli Stati Uniti. Se il nostro Continente Madre  riacquisterà la sua anima, ne trarremo inevitabilmente beneficio. Se cadrà sotto ľorrore proprio o straniero, anche noi dovremo inevitabilmente soffrire in un modo o nell’altro.

Potrebbe essere una lunga strada difficile da dove siamo diretti a quell’obiettivo, ma come ha osservato Samwise Gamgee ne La compagnia dell’anello, “È il lavoro mai incominciato che impieghi più tempo a finire.”

È una fortuna che ci siano voci sane in arrivo dal continente. Possano esse diventare più forti.

 

 

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