• mercoledì , 22 agosto 2018

QUIZ: CHI DELLE TRE È LA MAMMA?

Appendino, sindaco di Torino, iscrive alla anagrafe due donne come madri di un figlio, che una delle due ha avuto con la fecondazione eterologa. L’atto è illegittimo perché non previsto dalla legge italiana. Lo ha fatto per creare un precedente.

Foto: sindaco Appendino con due donne

Foto: sindaco Appendino con due donne

QUIZ: CHI DELLE TRE È LA MAMMA?


Risposta:
a) una di esse
b) due delle tre
c) tutte

Potrebbe sembrare un domanda campata in aria, ed invece credo sia proprio campata per terra, precisamente sul suolo di Torino, dalle parti di una giunta pentastellata. Infatti, stando al ragionamento della Appendino, sindaco di Torino, e delle altre due donne, teoricamente si potrebbe anche ipotizzare che il bambino/a abbia tre mamme, e perché no, anche quattro, cinque, ecc. ecc. È ovvio che la risposta giusta è quella che viene dalla realtà, dalla biologia: la mamma è una, ed è quella che ha avuto la gestazione ed ha partorito. Le altre, in questo quadro della fantasia, sarebbero solo figuranti. La realtà ci dice che una è la vera mamma, l’altra sarebbe solo una aspirante, e l’altra è solo un sindaco che, anziché rispettare la legge la viola, abusando di un mandato elettorale.

Il Regno Unito proprio in questi giorni ci sta dando una dimostrazione chiarissima di quanto una interpretazione artefatta ed ideologica del diritto possa creare gravissimi problemi, grande dolore, persino la tragedia. Un giudice si è arrogato il diritto di dire quale sia il bene di un bambino, il suo “miglior interesse”, un bene che, stranamente, coincide con la morte del piccolo per asfissia. Una patente artefazione del diritto perché nega “il diritto alla vita” di un bambino. Una artefazione che nasce da una evidente violazione del principio di realtà.

Allo stesso modo, la Appendino, sulla base della stessa violazione del principio di realtà, principio che vuole che la mamma biologica sia una, commette un atto illegittimo in nome di un “diritto”, artefatto, che non c’è. Diritto che imporrebbe al bambino “l’obbligo” di avere due mamme, violando il suo diritto naturale ad avere un papà ed una mamma, come natura vuole. Si vorrebbero, invece, due mamme oggi, forse tre mamme domani, e poi quattro, e così via. Come si diceva una volta, la fantasia al potere! Ma quando la fantasia va al potere….chi la ferma più?

Del resto, i 5Stelle non sono nuovi a queste uscite fantastiche. Ve lo ricordate il senatore Carlo Martelli (video in basso), che in Parlamento a Roma chiedeva di mettere in discussione il matrimonio binario, quello che discende direttamente dalla realtà della famiglia naturale, per proporre una costruzione mentale di matrimonio a tre, quattro, cinque…componenti. In tal modo, fantasticava il senatore, i figli sarebbero avvantaggiati rispetto a quelli del matrimonio binario perché, in caso di litigio tre due genitori, vi sarebbero altri in pace. Una barzelletta, si direbbe. Vero. Ma è una barzelletta che è maturata nella mente lucida di un senatore come Carlo Martelli, docente universitario, il quale si è limitato a trarre le logiche conseguenze di un ragionamento dalle basi  sconclusionate, ma condivise da molti.

Non ci si accorge che quando ci si astrae dalla realtà, mettendo al suo posto la fantasia, il mondo che ne deriva, frutto della legalizzazione dei desideri piuttosto che del dispiegarsi della ragione, è un mondo di violenza e di dolore. Un mondo popolato da chi vede soddisfatto legalmente il suo desiderio,  e chi subisce l’effetto di quella soddisfazione legalizzata. Una legalizzazione della posizione del forte a scapito del debole.

Lo Stato che si pone come neutrale rispetto alla verità o alla giustizia, cioè quello Stato che si preoccupa più del rispetto dei meccanismi di approvazione di una legge piuttosto che della bontà della legge stessa, crea un nuovo diritto: l’ingiustizia legalizzata. Ci si riempie la bocca reclamando il “diritto” ai nuovi diritti, sorvolando sul fatto che esso non sarebbe altro che il frutto della  tirannia dei desideri.

Quando si fanno fuori dal diritto la natura e la ragione, il risultato è sempre la sopraffazione. A questo proposito, in maniera illuminante, mons. Crepaldi dice: il pensiero politico “dapprima fa a meno della natura, ma poi la combatte per eliminarla e riplasmarla”. E poi, “Oggi la legge non si colloca più come neutrale rispetto alla natura, ma si pone a servizio della contro-natura. Oggi lo Stato pone come obbligatori i principi contrari a quelli naturali, ossia quelli innaturali. Ad essere non negoziabile oggi è il diritto all’aborto (e non il diritto alla vita, ndr), o il diritto al matrimonio per tutti, o il diritto al figlio tramite la fecondazione artificiale”.

Come vedete, c’è un filo rosso che lega Londra, Torino e Roma.

La Appendino, ad uno sguardo superficiale, potrebbe pure apparire trendy, rispettosa dei desideri e dei diritti di tutti, ma se non vogliamo continuare ad istituzionalizzare la sopraffazione, occorre ritornare alla natura e alla ragione quali vere fonti del diritto.

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