di Alessia Batini

 

Ci hanno provato ancora, non è niente di nuovo.

Era l’8 Marzo quando l’UNAIDS, l’OHCHR, l’OMS, l’ONU, la Colombia, il Lussemburgo, la Svizzera, Amnesty International, l’Istituto per i diritti umani dell’Associazione forense internazionale e la Commissione globale sulla politica in materia di droga, hanno inviato i loro rappresentanti a Ginevra con lo scopo di discutere di “Principi per un approccio conforme ai diritti umani, alla legge penale regolante condotte associate a sesso, riproduzione, droga, HIV e povertà”.

Ha partecipato all’incontro anche una ONG attiva dal 1952, formata da 60 giuristi che si occupano di difendere i diritti umani e lo stato di diritto in tutto il mondo: la International Commission of Jurists (ICJ).

L’intervento di questa organizzazione (qui il link dell’elaborato) ha sollevato temi discutibili, quali aborto, contraccezione, identità sessuale, uso di droghe, ecc., ma penso che sia necessario analizzarne uno in particolare, descritto al paragrafo 16.

Si dichiara infatti, che “qualsiasi età minima prescritta per il consenso al sesso deve essere individuata in modo non discriminatorio” e “la condotta sessuale, che coinvolge persone al di sotto dell’età minima prescritta a livello nazionale per il consenso al sesso, può essere consensuale di fatto, se non per legge”; ma non è finita qui: prosegue “in base al loro sviluppo e alla loro progressiva autonomia, le persone di età inferiore ai 18 anni dovrebbero partecipare alle decisioni che le riguardano, tenendo conto della loro età, maturità e del loro migliore interesse, con particolare attenzione alla tutela in merito alla non discriminazione”.

Prima di riflettere sulle opinioni di questi giuristi che si palesano paladini della difesa dei diritti umani, analizziamo un argomento pericolosamente top-secret: la pedofilia.

I pedofili sono persone che soffrono di un disturbo a causa del quale provano attrazione nei confronti di soggetti in età prepuberale, solitamente al di sotto dei tredici anni di età. Questo disturbo non è un problema di per sé, lo diventa quando le pulsioni che provoca sono tali da spingere la persona che ne soffre ad abusare dei bambini e, purtroppo, non è così raro che accada.

Nel 2022, in Italia, 20 mila bambini sono stati vittime di pedofilia: dall’adescamento online tramite le piattaforme social, alla diffusione di video e immagini pedo-pornografiche, fino alla violenza sessuale. Nel mondo, l’OMS nel 2021 ha dichiarato che 150 milioni di bambine e 73 milioni di bambini sotto i 18 anni hanno sperimentato violenza e sfruttamento sessuale; l’Unicef ha stimato che ogni anno 1,2 milioni di bambini sono vittime della tratta di esseri umani. La maggior parte di questi abusi avvengono in famiglia, o comunque sono persone vicine ai minori che, sfruttando la fiducia che questi ripongono in loro a causa della posizione che ricoprono, li obbligano a prestazioni sessuali: è il caso di sacerdoti, allenatori sportivi, educatori e persino insegnanti.

Ma la tendenza a commettere questo tipo di abominio è diffusa anche tra chi non potremmo (o vorremmo) immaginare. Lo ha dimostrato un’inchiesta partita in Belgio alla fine degli anni “90 a seguito del processo contro Marc Dutroux, conosciuto poi come il “mostro di Marcinelle”, accusato del sequestro di sei ragazzine tra gli otto e i diciannove anni, rinchiuse negli scantinati di tre abitazioni dove venivano violentate e torturate. Le indagini, ovviamente bloccate e depistate, avevano portato alla luce l’esistenza di un traffico di bambini a scopo sessuale in cui erano coinvolti politici, magistrati, avvocati, industriali e poliziotti. Marc Toussaint, un ex poliziotto autore del libro “Tutti manipolati!”, fu accusato di diserzione quando, analizzando i fascicoli del caso, scoprì che questo traffico, accuratamente coperto dalla polizia belga, era solo un mezzo per raggiungere ben altri scopi: organizzare altri traffici illeciti, di droga e di armi, e rendere ricattabili le persone influenti che vi partecipavano attraverso fotografie e video-riprese.

Molto spesso questi bambini erano di buona famiglia e venivano accompagnati dagli stessi genitori a festini a base di alcool e droga dove venivano violentati, costretti a partecipare alle orge e a subire pratiche di sadomaso estremo.

Alcuni venivano addirittura uccisi, come racconta una delle vittime Anneke Lucas, venduta dall’età di sei anni dalla madre, sfruttata nella rete belga e in una rete internazionale parallela per più di cinque anni, subendo, secondo i suoi calcoli, oltre 1700 ore di violenza sessuale. Venne addestrata come “élite slave” a New York e venduta a politici europei in Francia, Svizzera, Germania e Belgio, finché sarà salvata da uno dei suoi carnefici. Con la voce ferma ma gli occhi che lasciano intravedere tutto il suo dolore dice: “Speravo che un giorno un uomo, dopo essere rimasto solo con me, dicesse: non posso farlo, è solo una bambina. Ma non successe mai.”

Un’altra vittima, Regina Louf, Testimone X1 nel processo contro Marc Dutroux, rivelerà agli inquirenti nomi di personaggi importanti, descriverà i luoghi in cui avvenivano i festini e le violenze atroci che era stata costretta a subire. Gli stessi nomi, luoghi e avvenimenti furono ripetuti da Anneke nelle sue interviste (lei all’epoca decise di non testimoniare al processo a causa del rilievo mediatico che questo aveva avuto) e dai numerosi Testimoni X2, X3, X4… che si erano succeduti. Eppure, non un’ispezione fu eseguita, non una perquisizione, come spiega anche nel suo libro “Silenzio! Qui si uccidono i bambini!” (qui il link), che vi consiglio davvero di leggere. È breve, sono 150 pagine che mettono in luce una realtà da troppo tempo tenuta all’oscuro. Il ribrezzo nell’immaginare certe scene e la rabbia nei confronti di chi compie queste violenze contro piccoli innocenti non sono niente se comparati al dolore che strazia questi bambini, lasciando cicatrici che non si rimargineranno mai del tutto. Bambini che, col tempo, imparano a trovare la serenità necessaria a sopravvivere in brevi attimi: il sorriso di un genitore, la carezza di uno stupratore, un momento da soli lontano da quegli uomini grossi e sudati che li tormentano anche nei sogni.

Uomini che lucrano sulle sofferenze che gli infliggono tramite il commercio degli “snuff movies”: riprese che vengono diffuse in Europa, ma soprattutto in America, in cui si possono vedere neonati violentati, bambini montati da cani addestrati appositamente a questo scopo, penetrati con vari oggetti, compresi forbici e coltelli, costretti ad avere rapporti tra di loro o a farsi del male a vicenda, costantemente picchiati e umiliati. Tante le persone disturbate disposte a pagare molto bene per guardare o partecipare a questi atti indescrivibili, coperte dall’omertà che noi siamo disposti a concedergli.

Siccome la pedofilia è una piaga sociale che dà fastidio, un discorso delicato che nessuno è in grado di affrontare, chi si azzarda a parlarne sceglie di usare una dialettica che possa agevolarne l’approccio: sdoganiamola! Rendiamola qualcosa di normale, un atto d’amore consensuale tra una persona adulta e un bambino incapace di autodeterminarsi.

Il tentativo, fortunatamente fallito, di questa ONG non è il primo, e non sarà neanche l’ultimo.

In Olanda, alcuni anni fa era stata presentata una proposta di legge dal partito PNVD (Partito dell’Amore Fraterno) per rendere legali i rapporti sessuali tra adulti e bambini di età maggiore a 12 anni se consenzienti. Da qualche mese, inoltre, è stato diffuso in rete un documento del movimento dei giovani democratici, affiliato al partito di governo Democraten 66, in cui si dichiara che la pedofilia dovrebbe essere riconosciuta e insegnata nelle scuole secondarie come “orientamento sessuale”.

Nel Regno Unito fu proposto di abbassare l’età del consenso a 13 anni e, sempre in Gran Bretagna, a Cambridge, nel 2019 si svolse un convegno accademico “Liberare il pedofilo: un’analisi discorsiva”, durante il quale si è sostenuto che è normale per gli uomini provare attrazione sessuale per i bambini; era presente anche Thomas O’Carroll, già indagato per distribuzione di materiale pedo-pornografico nel 2006, presidente dell’associazione Paedophile Child Emancipation Group e capo della Paedophile Information Exchange.

In Germania nel 1969, uno stimato professore dell’Università di Hannover, Helmut Kentler, attivò il cosiddetto “esperimento Kentler”, finanziato dal Senato tedesco: i bambini orfani o che vivevano in famiglie indigenti venivano dati in affido a una rete di uomini pedofili, ed erano così costretti a subire continui abusi. Il progetto fu portato avanti dalle istituzioni statali tedesche fino al 2003.

Oltreoceano l’Associazione degli Psichiatri Americani ha ridefinito la pedofilia, nel manuale DSM (manuale ufficiale dei disturbi psichiatrici), da “disturbo” a “orientamento sessuale”.

In Italia, nel 2013, una terrificante Sentenza della Corte di Cassazione ha cassato con rinvio una Sentenza della Corte d’Appello di Catanzaro del 2011, che condannava un ultrasessantenne per il reato di violenza sessuale su una bambina di undici anni affidatagli dai servizi sociali. Secondo i giudici di legalità, i magistrati di Catanzaro non avrebbero tenuto conto delle attenuanti relative “alla minore gravità del fatto”, in quanto i rapporti si erano svolti “nell’ambito di una relazione amorosa e perciò erano consensuali.”

Mantenendo un assordante silenzio di fronte a queste prese di posizione delle istituzioni e lasciando la parola a questi personaggi permettiamo che un crimine abominevole, come la violenza sessuale compiuta su esseri innocenti, diventi la normalità.

Come possono giustificare un’azione del genere? Direte voi. Viviamo in una società in cui i bambini sono ipersessualizzati, sottoposti costantemente alla normalizzazione della promiscuità, e pretendiamo che possano autodeterminarsi in tutto e per tutto, addirittura stabilendo a quale genere sentano di appartenere. Nel momento in cui si autorizza un bambino ad assumere terapie ormonali per il blocco della pubertà che lo condurranno a un irreversibile cambio di sesso (come sta avvenendo in alcuni Stati federali americani, in alcuni Paesi del Nord Europa, e come si comincia a vociferare anche in Italia), come si fa a dichiarare che quello stesso bambino, che è stato in grado di prendere una decisione così importante, non possa avere un rapporto consensuale con un’altra persona, anche se molto più grande di lui?

Migliore interesse e nessuna discriminazione, queste le armi della ICJ: non bisogna fare riferimento alla legge, ma alla capacità della singola persona di scegliere cosa sia meglio per lei, senza discriminazione nei confronti di chi, anche se dodicenne, sia identificabile come soggetto maturo, capace di intendere e di volere.

Per stavolta le altre associazioni presenti hanno bloccato le intenzioni dell’ONG, d’altra parte penso non sia da escludere che possa essere stata una prova per misurare la portata delle reazioni popolari: riconoscere lecita la pedofilia da un giorno all’altro farebbe scatenare una rivolta (forse?), ma cominciare a infilare la pulce nell’orecchio, come succede già da tempo, per poi ritornare alla carica in un momento più opportuno, quando ormai ci saremo assuefatti al tema e nessuno avrà più voglia di mettersi in discussione, potrebbe essere una buona strategia, già testata più volte con ottimi risultati.

Non è un caso, a mio parere, che poco tempo fa il Dalai Lama abbia chiesto a un bambino buddhista che era andato a incontrarlo di baciarlo sulla bocca e di succhiargli la lingua. Sul suo account Twitter il presunto dio si è poi difeso, dichiarando che “spesso prende in giro le persone che incontra in modo innocente e giocoso”: personalmente in quel gesto non ci ho visto nulla di innocente né di giocoso. In generale però, questa azione rivoltante non ha scatenato particolari polemiche o indignazioni: che la strategia stia già funzionando? Forse sono l’unica che ancora si ostina a non sorridere di fronte alla “giocosa” richiesta? O forse nessuno ha sorriso, ma tutti abbiamo deciso di continuare a fregarcene?

“Silenzio! Qui si uccidono i bambini!” dice Regina, e ha ragione: i bambini si uccidono, si violentano, si torturano, e noi stiamo in silenzio. I Governi stanno in silenzio. Il nostro Parlamento sta in silenzio. La Chiesa sta in silenzio.

Finché stiamo in silenzio siamo tutti complici. Adesso parliamo di pedofilia.

 


Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente le opinioni del responsabile di questo blog. Sono ben accolti la discussione qualificata e il dibattito amichevole.


 

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