Anche se è di qualche mese fa, questa intervista al professor Paolo Puccetti, ordinario di Farmacologia e Farmacoterapia dell’Università di Perugia e coordinatore del Comitato tecnico scientifico per le emergenze dell’Ateneo, rimane molto valida, anzi, le sue affermazioni hanno trovato ora ampia conferma. A marzo scorso era stato attaccato sui social dal prof. Burioni per questa sua affermazione: «Mi occupo da anni di bioetica: nessuno mi dica che è nell’interesse superiore della Collettività (vaccinarsi, ndr), perché i sanitari vaccinati possono infettare al pari dei non vaccinati». Purtroppo per Burioni, il prof. Puccetti aveva ed ha ragione, viste le conferme che sono arrivate, anche dall’immunologo più ascoltato negli USA, il prof. Anthony Fauci. Il professor Paolo Puccetti ha un lungo e profondo curriculum internazionale nella conoscenza dei farmaci e delle loro dinamiche, il suo curriculum può essere consultato qui. 

L’intervista al prof. Puccetti è stata curata da Maurizio Troccoli, e pubblicata su Umbria 24

 

Puccetti prof. Paolo, ordinario di Farmacologia e Farmacoterapia università di Perugia
Puccetti prof. Paolo, ordinario di Farmacologia e Farmacoterapia Università di Perugia

 

Professore, si è occupato di lei anche il noto Burioni di recente, tramite il cui post, si è infiammata una polemica sul rischio reale o presunto che i vaccinati possano essere veicolo di contagio. Lei cosa risponde?

Basta leggere le cronache. Avere ricevuto il vaccino significa avere una forma di protezione individuale, non si traduce nella certezza di non contagiare. Diciamo che non mi occupo di quel che qualcuno vuole dire sulle mie riflessioni. Evidenzio invece che scienziati seri e personaggi autorevoli non hanno ritenuto, in questa fase, perdere tempo, lasciando spazio agli scienziati dell’ultimo momento, mettiamola così. A me sta maggiormente a cuore quello che divulgo, a partire dai miei studenti all’università.

Lei è un immunofarmacologo, cosa vuole intendere quando parla di qualche forma di protezione individuale?

Questi non sono vaccini, sono farmaci sperimentali. Non hanno dal punto di vista tecnico e regolamentare il titolo di vaccino. Il fatto che lo stiamo somministrando a milioni di persone solleva problemi bioetici. Il vaccino, come è noto, impedisce che il soggetto vaccinato possa contagiare. L’abbiamo visto con la poliomenite, con il vaiolo. lo stesso vaccino influenzale che pure dobbiamo ripetere annualmente perché il virus influenzale, anche lui a Rna e quindi altamente soggetto a continue mutazione, conferisce la non trasmissibilità di chi si è immunizzato, almeno nella stragrande maggioranza dei casi.

Ma protegge la persona dall’aggravarsi della malattia

Vaccinarsi, in questo caso, non è inteso in senso tradizionale. Cioè non sono immune per tutta la vita. Questa forma di difesa è limitata nel tempo e non copre tutte le varianti. A novembre, i vaccinati di adesso, saranno nuovamente scoperti

E’ stato previsto, infatti si rivaccineranno…

Non è possibile, con vaccino a vettore virale, vaccinare più di una o due volte al massimo. Al singolo dà un beneficio temporaneo, può prendere un’infezione meno grave e continuare a essere veicolo di diffusione.

Lo lascerebbe pensare il fatto che i medici vaccinati sono tenuti a continuare a indossare mascherine negli ospedali, ma c’è chi sostiene che non ci siano sufficienti evidenze nè a favore della capacità di contagiare dei vaccinati, nè a sfavore. Tuttavia abbassando il rischio di infettarsi non si riduce anche quello di contagiare?

Il tema è più ampio e complesso. Vedo che qualcuno inizia a ricordare quanto ha appreso negli studi di Medicina, cioè che vaccini imperfetti rendono i virus maggiormente aggressivi.

Ma la pandemia è esplosa e si è dovuto porre un argine. La scienza di tutto il mondo ha dato prova, in un anno, di realizzare un vaccino, che le autorità certificano come efficace e sicuro. Cosa altro si sarebbe potuto o dovuto fare?

A questa domanda potrei non rispondere, nel senso che non mi compete. Tuttavia se enormi risorse economiche e la ricerca fossero state orientate alla cura, ad esempio verso un antivirale o verso gli anticorpi monoclonali, forse staremmo a un buon punto per la lotta al covid. Ricordo che sono 40 anni che non abbiamo trovato un vaccino all’Aids, ma siamo passati dai 3 o 4 mesi di vita per un paziente a cui viene diagnosticata la malattia a festeggiare piacevolmente i 90 anni, grazie alle cure, ai farmaci.

Lei è consapevole, con quanto afferma, di potere in qualche modo favorire approcci antiscientifici, o persino negazionisti e complottisi che arrivano persino a ipotizzare la costruzione del coronavirus per fini economici e commerciali dei colossi farmaceutici?

Non esiste la tecnologia per programmare un virus di questa natura. E’ probabile che fra 20 anni ci siano competenze che potrebbero ipoteticamente consentirlo. Io conosco molto bene il valore dei vaccini e degli antibiotici nella storia dell’uomo. Hanno salvato un numero enorme di vite umane.

Come si tiene alla larga da chi utilizza magari una sua affermazione per portare avanti tesi che fanno leva sulle paure per disseminare sospetto?

Io rispondo di quello che scrivo e che dico. Non di quello che uno pensa o vuole pensare.

Lei si è vaccinato, si vaccinerà?

Lo sa già che non è domanda alla quale posso rispondere. Tengo distinte la sfera decisionale personale da quella scientifica.

 

 

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