Un esponente delle forze dell’ordine scrive al blog. La firma della lettera è, per ovvi motivi, uno pseudonimo.

 

poliziotto polizia

 

Caro Paciolla

Sono sempre io, l’orfano figlio di nessun dio.

Ho dovuto rileggere più volte questa sentenza del TAR del Lazio che rigetta, senza appello, un ricorso presentato dall’unico sindacato di categoria (Polizia di Stato) contro l’obbligo vaccinale, per alcune categorie sensibili, tra tutti i soggetti sopposti all’obbligo.

Ebbene sì: ho dovuto rileggerla più volte perché mi sono sentito immerso nella saga di “Amici Miei”, vittima di una supercazzola del conte Mascetti.

O meglio se cerchiamo un paragone più aulico, come Renzo Tramaglino al cospetto dell’Azzeccagarbugli,  perché è proprio così che si vedono lor signori al cospetto di poveri ragazzi sprovveduti e pensano e credono che al solo snocciolar paroloni e citar sentenze di annichilire il povero lettore-ricorrente, rispedendolo nella buca dalla quale ha osato sporgere la testa.

Senza voler annoiare il lettore con la sentenza di cui parlo, ma che per diritto di cronaca ti allego, trattandosi di atto pubblico mi soffermerò su alcuni passaggi che hanno stimolato il mio diaframma.

«Il sindacato è privo di legittimazione ad agire per azioni nelle quali l’interesse dedotto in giudizio concerna una parte soltanto delle categorie rappresentate o singoli associati, o in ogni caso in cui le posizioni delle categorie rappresentate possano essere tra loro contrapposte» (cfr. ex multis Consiglio di Stato, VI, 18 aprile 2012, n. 2208 e – più di recente – IV, 24 febbraio 2021, n. 1616).

Ciò è evidente sotto un duplice profilo. Per un verso, nella misura in cui il ricorso è (come si dirà, solo astrattamente) volto ad ottenere – come sostenuto dal ricorrente (cfr. ricorso, pag. 12, e memoria 13 N. 13483/2021 REG.RIC. gennaio 2022, pag. 2) – una estensione delle categorie di lavoratori temporaneamente non sottoposte alla procedura di verifica dell’obbligo vaccinale di cui al d.l. n. 44/2021, l’azione dell’organizzazione sindacale si pone in antitesi con il generale interesse dei lavoratori del comparto alla sicurezza nel luogo di lavoro: non può ignorarsi, infatti, che l’ampia estensione dei casi di temporanea esclusione dall’obbligo vaccinale promossa dalla ricorrente – oltre ad essere contraria, come si dirà, alla lettera dell’art. 4-ter, d.l. n. 44/2021 – è idonea a prestare spazio a condotte elusive della misura adottata dal legislatore, con conseguente vanificazione della finalità di tutela della salute degli stessi lavoratori – oltreché della collettività – che è alla base delle regole in oggetto (cfr. Tar Lazio, I-quater, ord. 17 gennaio 2022, n. 269).

Sì lo so, qui è molto “supercazzola”, ma in questo passaggio chiedo consiglio a chi ne sa più di me: orbene, se mi associo ad un sindacato per tutelare un mio diritto che ritengo violato, ma ad altri iscritti di quello stesso sindacato la violazione di quel diritto non comporta nessun problema, il sindacato non è titolato a rappresentare il mio diritto di singolo che, bada bene, non va in contrasto con il diritto dei molti: solo non interessa altri. Perché qui non si tratta di posizioni contrapposte, come ha erroneamente sentenziato il Tar allorché chiunque, tra quelli già sottoposti all’obbligo vaccinale, anche alla luce di una sospensiva della norma e della circolare, avrebbe comunque liberamente potuto sottoporsi “volontariamente” a quell’obbligo vaccinale.

E qui apro una piccola parentesi, andando a monte, al decreto che ha imposto l’obbligo vaccinale per determinate categorie. Sì perché l’hanno chiamato obbligo, ma l’obbligato per essere vaccinato deve comunque esprimere il consenso, diventando in quel preciso istante, volontario, sollevando così il legislatore e la sua amministrazione da ogni responsabilità civile e penale, derivante da possibilissimi, futuri, eventi avversi. (Geniale?).

“In tal senso, è stato già notato che «se è vero che la ratio dell’estensione dell’obbligo vaccinale [di cui al d.lgs. n. 172/2021] si spiega in ragione dell’esercizio, da parte di quest’ultimo, di un’attività che implica tipicamente contatto e interferenza frequenti con altri individui, è altrettanto innegabile, però, che il dettato dell’art. 4-ter citato non lega affatto l’obbligo vaccinale al concreto e attuale svolgimento del relativo servizio, ma, al contrario, lo àncora univocamente N. 13483/2021 REG.RIC. al dato astratto e generale dell’appartenenza del singolo interessato alla relativa categoria; ne consegue che, salvo ipotesi eccezionali […] l’appartenenza alla categoria cui il legislatore ha esteso l’obbligo vaccinale costituisce condizione necessaria e sufficiente per la sottoposizione al citato obbligo (Tar Molise, I, 31 gennaio 2022, n. 23)”.

Ed ecco un’altra supercazzola che cercherò a fatica di interpretare e tradurre: se è vero che mi devo vaccinare perché svolgo un lavoro a contatto con il pubblico, è innegabile che mi devo vaccinare per un mero senso di appartenenza ad una determinata categoria. In nessun rigo cita la valenza sanitaria di questa ratio solo un obbligo impositivo calato dall’alto di sordiana memoria: “Me dispiasce, ma io so’ io e voi nun siete un cazzo”.

Ecco perché al legislatore e al ministero dell’interno (il minuscolo è voluto) non interessa affatto la parte sanitaria della disposizione, e non sto qui a citare argomenti già ampiamente trattati in ogni salotto pro e no vax, quanto ribadire la propria supremazia assoluta verso una categoria di lavoratori, mi riferisco in primis ai miei fratelli e colleghi, che già tiene soggiogati attraverso regole ottocentesche, con un regolamento di disciplina inchiodato ai tempi di Scelba che ha fatto rizzare i peli a tutti gli avvocati che ne hanno preso visione. Questo per avere sempre l’ultima, definitiva parola in caso di procedimenti spesso iniqui contro i propri dipendenti.

Chi ti scrive racconta a ragion veduta per dolorose esperienze personali, esperienze che mi hanno portato in passato a consigliare, a colleghi più giovani, di non intraprendere mai controversie con la nostra amministrazione, perché si tratterebbe scontrarsi con un insormontabile muro di gomma su cui rimbalza tutto e ti fa sentire come il meschino Don Chisciotte al cospetto dei mulini a vento.

Questa sentenza dimostra solo che ormai in questo paese si è perso il senso della giustizia che anche chi dovrebbe garantire e tutelare i diritti dei lavoratori si è completamente asservito al potere politico, rendendo praticamente inutile quella suddivisione dei poteri voluta dai padri fondatori della Repubblica per garantire l’autonomia soprattutto della magistratura da ingerenze politiche.

Chiudo, se mi permette, con un salmo che ho recitato in chiesa con alcuni amici e colleghi ieri sera e che mi sembra del tutto azzeccato.

 

SALMO 58 (57)

58 (57) Il giudice dei giudici terrestri

1 Al maestro del coro. Su «Non distruggere». Di Davide. Miktam.

2 Rendete veramente giustizia o potenti, giudicate con rettitudine gli uomini?

3 Voi tramate iniquità con il cuore, sulla terra le vostre mani preparano violenze.

4 Sono traviati gli empi fin dal seno materno, si pervertono fin dal grembo gli operatori di menzogna.

5 Sono velenosi come il serpente, come vipera sorda che si tura le orecchie

6 per non udire la voce dell’incantatore, del mago che incanta abilmente.

7 Spezzagli, o Dio, i denti nella bocca, rompi, o Signore, le mascelle dei leoni.

8 Si dissolvano come acqua che si disperde, come erba calpestata inaridiscano.

9 Passino come lumaca che si discioglie, come aborto di donna che non vede il sole.

10 Prima che le vostre caldaie sentano i pruni, vivi li travolga il turbine.

11 Il giusto godrà nel vedere la vendetta, laverà i piedi nel sangue degli empi.

12 Gli uomini diranno: «C’è un premio per il giusto, c’è Dio che fa giustizia sulla terra!».

 

Serpico

 

 

Facebook Comments