Querida Amazonica presentazione 12 02 2020 1

Querida Amazonia presentazione 12 02 2020 – Foto: Daniel Ibanez / ACI Group

 

di Sabino Paciolla

 

L’attesissima esortazione post sinodale dell’Amazzonia alla fine è giunta alla sua presentazione pubblica, dopo che era stata distribuita alla stampa con l’ordine di embargo fino alle ore 12.00. L’esortazione si chiama Querida Amazonia, cioè “Amata Amazzonia”.

L’esortazione è stata una sorpresa un po’ per tutti perché si è mossa nel solco della tradizione, deludendo notevolmente coloro che più avevano spinto per un esito di rottura, e sorprendendo coloro che temevano fortemente che Papa Francesco assecondasse quei suoi collaboratori che hanno gestito il sinodo amazzonico, i quali su alcuni temi caldeggiavano per uno strappo epocale più che millenario, e che pure la stesso Papa è sembrato più volte sostenere.

Querida Amazonia non apre ai sacerdoti sposati, non apre ai viri probati, ossia agli uomini maturi e sposati, non apre all’elevazione al sacerdozio di diaconi sposati, un rango clericale inferiore che non richiede il celibato. Querida Amazonia, inoltre, non apre alle donne diacono. L’esortazione non cita le raccomandazioni fatte dai vescovi all’incontro di ottobre in Vaticano sull’Amazzonia. Il Papa ha deciso di rispondere non prevedendo cambiamenti o ulteriori possibilità di eccezioni rispetto a quelle già previste dall’attuale disciplina ecclesiastica.

Dunque, il Papa non fa proprie le conclusioni più dirompenti che erano state fatte nel Sinodo dell’Amazzonia dell’ottobre scorso. Infatti, la Relazione finale del Sinodo, per venire incontro alla carenza di sacerdoti nella regione amazzonica, nel punto più controverso, quel n. 111, diceva: “Apprezziamo il celibato come dono di Dio (cfr. Sacerdotalis Caelibatus, 1) nella misura in cui questo dono permette al discepolo missionario, ordinato al presbiterato, di dedicarsi pienamente al servizio del Santo Popolo di Dio.(…) proponiamo che, nel quadro di Lumen Gentium 26,  l’autorità competente stabilisca criteri e disposizioni per ordinare sacerdoti uomini idonei e riconosciuti dalla comunità, i quali, pur avendo una famiglia legittimamente costituita e stabile, abbiano un diaconato permanente fecondo e ricevano una formazione adeguata per il presbiterato al fine di sostenere la vita della comunità cristiana attraverso la predicazione della Parola e la celebrazione dei Sacramenti nelle zone più remote della regione amazzonica. A questo proposito, alcuni si sono espressi a favore di un approccio universale all’argomento.”

Papa Francesco, con sorpresa, non cita questo articolo, che pure era stato ampiamente votato dai padri sinodali. Al contrario, al n. 3 di Querida Amazonia scrive: “Nello stesso tempo voglio presentare ufficialmente quel Documento (la relazione finale del Sinodo, ndr), che ci offre le conclusioni del Sinodo e a cui hanno collaborato tante persone che conoscono meglio di me e della Curia romana la problematica dell’Amazzonia, perché ci vivono, ci soffrono e la amano con passione. Ho preferito non citare tale Documento in questa Esortazione, perché invito a leggerlo integralmente.”

Quindi il Papa, dopo aver “avviato processi”, e dopo il grande trambusto sviluppatosi durante e dopo il Sinodo, non se l’è sentita di percorrere una strada gravida di conseguenze? A maggior ragione dopo la pubblicazione del libro Sarah-Benedetto XVI?

Ma la presenza delle appena citate parole “presentare ufficialmente”, e poichè subito dopo, al n. 4, Francesco chiede “che i pastori, i consacrati, le consacrate e i fedeli laici dell’Amazzonia si impegnino nella sua applicazione e che possa ispirare in qualche modo tutte le persone di buona volontà”, ha spinto molti a pensare che il documento finale del sinodo avesse una valore magisteriale.

Il dubbio sorgeva a causa del contenuto della Costituzione Apostolica «Episcopalis communio» di Papa Francesco sul Sinodo dei Vescovi approvata il 18.09.2018, e che prevede che il Papa possa attribuire valore magisteriale ad un documento del sinodo.

Il card. Baldisseri, a tal proposito, e al fine di fugare qualsiasi dubbio, ha fatto riferimento all’articolo 18 di tale Costituzione che dice: “Se approvato espressamente dal Romano Pontefice, il Documento finale partecipa del Magistero ordinario del Successore di Pietro.” Perciò, il documento finale, essendo stato solo presentato dal Papa ma non “approvato espressamente”, ha solo un “valore morale”, non è cioè magisteriale. La stessa cosa ha precisato il cardinale Michael Czerny, segretario speciale del sinodo amazzonico, come anche Matteo Bruni, direttore della Sala Stampa della Santa Sede. Quest’ultimo ha addirittura detto che “qualsiasi cosa nel documento finale deve essere letta con la lente dell’esortazione apostolica”, compresa qualsiasi “applicazione”.

Quindi, le tre figure appena citate, sembrano mettere le mani avanti verso qualsiasi forzatura interpretativa discendente dal fatto che l’esortazione porta come allegato il Documento finale del sinodo dell’Amazzonia.

Come detto, il tema dell’ordinazione dei viri probati, o uomini maturi e sposati, è stato un punto di notevole discussione al Sinodo, ma anche di accesissime discussioni nella intera cattolicità.

Da una parte gli aperturisti, i fautori dell’aggiornamento a tutti i costi della Chiesa ai tempi, dall’altra coloro che temevano che una eccezione nel celibato per l’Amazzonia fosse in realtà un cavallo di Troia abilmente costruito dai vescovi e laici tedeschi per rompere un tradizione millenaria della Chiesa. Una eccezione che concessa per l’Amazzonia, si sarebbe immediatamente estesa a tutte le regioni del globo.

E infatti, chi non ha preso per niente bene l’esortazione Querida Amazonia sono stati proprio i tedeschi, vescovi e laici.

Come noto, i vescovi tedeschi ed un influente gruppo di laici, raccolti nel Comitato centrale dei cattolici tedeschi (ZdK), hanno avviato da una decina di giorni un percorso sinodale che dovrebbe avere esiti vincolanti in materia di fede e morale, un campo che è di esclusiva competenza del magistero universale. Le preoccupazioni sono notevoli in quanto i laici del Comitato centrale dei cattolici tedeschi (ZdK) si propongono apertamente di abolire il celibato sacerdotale, benedire le coppie gay, introdurre la figura della donna diacono. Proposte ben viste anche da una parte della maggior parte dei vescovi tedeschi.

Alla luce di ciò, è comprensibile che il Comitato centrale dei cattolici tedeschi (ZdK), dopo la presentazione pubblica della esortazione, abbia espresso tutto il suo rincrescimento in un comunicato in cui si legge: “Purtroppo [il Papa] non trova il coraggio di attuare vere e proprie riforme sui temi della consacrazione degli uomini sposati e sulle capacità liturgiche delle donne di cui si parla da 50 anni”. E poi: “Ci dispiace molto che Papa Francesco non abbia fatto un passo avanti nella sua esortazione. Piuttosto, rafforza le posizioni esistenti della Chiesa romana sia in termini di accesso al sacerdozio che di partecipazione delle donne ai ministeri e ai ministeri”.

Anche il cardinale Reinhard Marx di Monaco, presidente dei vescovi tedeschi, nonché collaboratore strettissimo di Papa Francesco, non ha celato la sua delusione. A suo parere, Papa Francesco non ha chiuso la porta alle ambizioni tedesche di porre fine al celibato clericale, e ha definito l’esortazinoe Querida Amazonia, che come detto ha l’autorità magisteriale papale, un semplice “quadro di riflessione”. Marx, in particolare, ha insistito sul fatto che le raccomandazioni per il cambiamento che provengono dal Sinodo dell’Amazzonia non sono “assolutamente fuori discussione”. “Come è noto, la maggioranza dei due terzi dei 280 [padri sinodali] nel documento sinodale finale ha anche sostenuto le eccezioni al celibato obbligatorio e ha stimolato un’ulteriore riflessione sull’ammissione delle donne al diaconato”, ha detto il cardinale tedesco. “Questa discussione continuerà”, ha insistito Marx.

Getta invece acqua sul fuoco il card. Gerhard Müller quando dice che il Papa “non vuole alimentare i conflitti politici, etnici e interni alla Chiesa, ma piuttosto superarli”. “I fedeli laici non si definiscono per il fatto di poter fare tutto tranne ciò che è riservato esclusivamente ai sacerdoti, ma per la loro partecipazione alla missione totale della Chiesa sulla base del Battesimo e della Cresima”, scrive Müller, rilevando che “l’importanza dei ministeri ecclesiali dei laici, che “sono chiamati in vario modo a collaborare direttamente con l’apostolato della gerarchia”, è giustamente ricordata dal papa.

 

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