Angelo Vaira e Rosita Celentano (foto via Corriere della sera)

Angelo Vaira e Rosita Celentano (foto via Corriere della sera)

 

 

di Pierluigi Pavone

 

Ha suscitato un certo dibattito l’invito, fatto al Papa, di Angelo Vaira e Rosita Celentano sul diventare un “influencer per la causa degli animali”, riaprendo sia il tedio ambientalista sia la questione più delicata sul destino degli animali.

Ebbene, tralasciando l’ecologia, chiariamo che di certo il destino degli animali non sarà il Paradiso.

La questione della eternità degli animali è un errore filosofico, antropologico, morale.

Prima di tutto il Paradiso non è un diritto. Non è una certezza, nel senso che nessuno ha la garanzia in vita che sarà giudicato degno. Non è un automatismo redentivo universale. È una conquista che si ottiene alla luce del Sacrificio espiatorio di Cristo, in virtù del quale abbiamo, dopo Adamo, nuovamente la possibilità di accedervi: infatti il sabato santo Cristo discende agli inferi per trarre a Sé i giusti dell’Antico Testamento. Ora, alla luce della Croce – cioè l’opera di Giustizia e Misericordia di Dio, Giustizia perché Cristo deve morire per espiare il peccato e pagare col sangue il debito di Adamo e dell’umanità, Misericordia perché non era un atto dovuto in sé e perché Cristo dona non una goccia ma tutto il suo sangue per Amore – noi siamo chiamati alla guerra. Il Paradiso è la corona del soldato, di colui che ha combattuto la buona battaglia della fede, che ha perseverato, che ha vegliato, che ha operato. La fede cattolica non è pacifica. Neppure quando determina opere di pace. Gli operatori di pace sono coloro che esorcizzano Satana e liberano le anime dalla sua schiavitù. Sono coloro che portano la pace di Cristo e non di certo quella del mondo, che ha le sue opere, la sua giustizia e il suo principe, cioè il diavolo. Anche se dovessimo realizzare il disarmo nucleare e abbandonare ogni guerra tra nazioni, non avremmo concluso la battaglia. Perché la nostra guerra è contro le potenze demoniache che abitano questo mondo di tenebra, penetrando ovunque. Quando Cristo promette che le forze degli inferi non prevarranno sulla Sua Chiesa, lascia presagire e intuire che arriveranno quasi fino alla vittoria. Ciò che indica è davvero una speranza come virtù teologale: una speranza di vittoria, proprio quando le fondamenta sembrano crollare e umanamente sembra che il processo di dissoluzione sia irreversibile, perché compiuto dalle stesse gerarchie e in nome del bene.

Questo tipo di speranza, come la fede, come la carità, come le virtù cardinali sono la misura di esseri coscienti, liberi, razionali, moralmente responsabili delle proprie azioni. Spesso immaginiamo Adamo come il buon selvaggio di Rousseau, in una sorta di innocenza originaria e un po’ hippy, corrotto magari da fattori esterni molto prima del gender e del ratto attuale di innocenti, già si pensava alla famiglia come elemento sociale e culturale di manipolazione e corruzione. Qualcuno crede Adamo come uno stupidone, tipo i ragazzi che bruciano (per sempre) neuroni con la cannabis. Questo è l’Adamo new-age che non è mai esistito. Adamo quando ha peccato era nel pieno delle proprie facoltà. Ha responsabilmente accettato l’istigazione del serpente. Ha colpevolmente rivendicato di essere come Dio. Come il diavolo e un terzo delle schiere angeliche, ogni angelo per sé.

Nessun animale ha mai peccato, perché nessun animale è razionale, auto-cosciente, libero, moralmente responsabile. Nessun animale ha mai avuto né avrà merito per ciò che fa.

La condizione di Grazia in cui angeli e uomini sono stati creati era una condizione che invece esigeva una scelta da parte di esseri intelligenti e liberi. Adamo non è stato creato per restare nel Paradiso terrestre. Anche lui ha scelto. E ha peccato colpevolmente e responsabilmente. Alla luce del peccato ha conosciuto morte e dolore. Come tutti gli uomini, eredi della colpa e della pena. Con il Sacrificio di Cristo si compie l’opera di redenzione voluta da Dio. In virtù di ciò l’uomo può accedere nuovamente al Paradiso, cioè – pur conservando la pena del dolore e della morte – può compiere scelte e opere che saranno sottoposte a Cristo Giudice nell’istante della morte e ritenute degne dell’inferno o del Paradiso.

Questo ha un presupposto logico, come tutto nel cattolicesimo. Il resto è retorica e sorrisi. O accuse di ideologismi o dogmatismi, quando non si hanno più contenuti e si vuole ridurre al silenzio col fumo dell’ambiguità tollerante.

Ora, il presupposto logico sta nel fatto che sia l’angelo, sia l’uomo sono esseri spirituali. Per meglio dire, l’angelo è puro spirito, l’uomo è spirito incarnato. Questo dato determina tre cose: il corpo non è una prigione, come pensano molti greci; la scelta umana cade nel tempo a differenza di quella dell’angelo che, essendo fuori dalla dimensione temporale, compie una scelta irreversibile; esiste un’unica specie per l’uomo a differenza degli angeli, che sono, ognuno, specie a sé.

Al di là di queste differenze, il dato è che solo l’uomo e l’angelo sono immortali, proprio in virtù dello spirito.

Non chiunque ha l’anima è immortale.

Chiarisco. L’Occidente possiede infatti un concetto aristotelico di anima, in quanto principio di vita. In questo senso l’animale ha l’anima sensitiva, in quanto essere vivente e capace di vedere ad esempio. Da qui dipende anche l’espressione popolare “cartoni animati”, cioè disegni che sembrano vivi. Non c’è nulla di spiritualoide o new-age. L’uomo invece ha l’anima razionale. È Aristotele a definirlo animale razionale (usando proprio il derivato di  logos). A sua volta, questo concetto deriva da Socrate, con cui il significato di anima, riferito all’uomo, si associa a quello di coscienza razionale, propria appunto solo dell’essere umano. L’anima come ragione, rispetto a cui Platone aggiungerà la parte degli istinti (il noto mito della biga alata).

Il pensiero cristiano concepisce l’anima razionale come spirituale. Non nel senso che esistono il corpo, l’anima… e lo spirito, come nella tesi gnostica. Nello gnosticismo gli uomini sono divisi in terrestri, psichici e spirituali… nel medesimo modo gerarchico ed elitario della massoneria, la cui antropologia è infatti gnostica e satanica e la cui dottrina anti-cristica si può riassumere nella religione dell’uomo divino.

Per i cristiani, invece, l’anima razionale è spirituale perché è immortale e trascende la materia. Per Platone l’anima era eterna, in quanto preesisteva al corpo, ma il corpo era considerato involucro negativo. Socrate apre ad entrambe le possibilità post-mortem, più per far riflettere che è stolto temere la morte (quanta distanza dal cattolico che giustamente teme il giudizio e si sforza di non morire in peccato mortale!). In Aristotele poi la questione è abbastanza controversa. Sarà proprio il Cristianesimo a chiarire la razionalità dell’anima, l’unità col corpo (tanto da credere nella resurrezione della carne), l’immortalità data dal fatto che l’anima dell’uomo è spirituale. Quindi il giudizio per il Paradiso (o l’inferno) in base alla fede e alle opere.

Tutto questo non ha nessun senso per l’animale.  Non in base ai principi di tolleranza cosmica o meno. In base a principi filosofici, antropologici e morali. In base all’ordine gerarchico disposto da Dio. Perché Dio non è democratico né anarchico, con buona pace degli illuministi da un lato e dei  luterani dall’altro. Ma Creatore di un universo gerarchicamente disposto. Le schiere angeliche sono gerarchiche. La Chiesa è gerarchica. Gli esseri viventi sono pensati secondo gerarchia. E l’uomo è l’unico ad essere creato ad immagine e somiglianza e giudicato essere cosa molto buona.

Tra questi uomini un solo essere – una Donna – è stata posta al di sopra di ogni gerarchia. Onorata dal Figlio (il Logos di Dio) come Regina, mediatrice di tutte le Grazie. Colei che sconfiggerà, dentro e fuori la Chiesa, il Nemico, il diavolo. E i suoi servitori, destinati a identico supplizio infernale.

 

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