Tedros Adhanom Ghebreyesus

Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore OMS

 

 

di Pierluigi Pavone

 

In una intervista appena rilasciata l’altro giorno (leggi qui), Tedros Adhanom Ghebreyesus, il direttore generale dell’OMS ha affermato che non siamo affatto usciti dal pericolo Coronavirus e che il peggio deve ancora arrivare.

Quanto a noi, mi sembra in questa sede, inutile riportare le infinite notizie che circolano, i gesti di responsabilità e i gesti di incredibile negligenza, la diversità di diffusione del virus, in base al clima, alla povertà di alcuni paesi, alle zone rurali di questi stessi paesi. È altrettanto inutile discutere sulla divisione che regna tra gli stessi scienziati, sulla difficile prevedibilità di evoluzione virale. Ecc.

Non solo. Forse qualcuno non apprezzerà questa mia confidenza, ma personalmente sono tra quelli che hanno condiviso le misure restrittive e le hanno rispettate. Sono tra quelli che non hanno inneggiato alla fine dell’Europa, perché un virus sarebbe bastato per destabilizzare il processo di unificazione della grande finanza (perché sono convinto che la grande finanza sia “ben oltre” una pandemia biologica quanto quelle economiche a volta imprevedibili, a volte più particolari…). E questo, per quanto sappia abbastanza delle istanze massoniche e abbia in tempi non sospetti denunciato l’emissione della moneta a debito (leggi qui). Sono tra quelli che si è anche scandalizzato quando ha visto la movida  delle grandi città e le spiagge gremite, confrontando quelle immagini con quelle dei mezzi dell’esercito che trasportavano cadaveri. Sono tra quelli che non sottovalutano la situazione per il prossimo autunno. Quindi condivido l’idea di tenere alta la guardia. Ovunque. Con saggezza e prudenza e senza eccessi inutili o psicosi, in un verso o in un altro.

Altra cosa è l’ideologia ecologista (già denunciata qui) che spesso si nasconde anche in sordina dietro alcune analisi o artifici letterari sull’origine o sulla diffusione del Covid-19 (di cui ho parlato qui); altra cosa ancora è l’uso narcotico delle nuove religioni panteiste, evidente fin dalle prime manifestazioni studentesche (leggi qui).

La novità che qui merita attenzione, però, è l’aggiunta del nostro direttore generale dell’OMS, quando specifica: “un mondo diviso aiuta il virus a diffondersi”. Sarebbe da capire il senso della divisione: le differenze socio-economiche? Le disposizioni dei singoli governi, reciprocamente indipendenti le une con le altre? Perché non c’è una procedura comune? La conservazione di segreti di Stato? Il fatto che alcune Nazioni sottovalutano la situazione? Quale che sia la risposta, sembra che si debba accettare un dato come oggettivo: la quarantena e le frontiere tra i paesi hanno contenuto la diffusione del virus, permettendoci di arrivare all’estate dove (sembra) il virus, ancora in circolazione, si diffonde in modo meno preoccupante e più controllabile. Almeno in questa parte del mondo.

Ora, invece, avviene – tra le righe – qualcosa di analogo a quello che si vede nei film sulle invasioni aliene.

Fermo restando che io sono convinto che l’alieno sia un “mito religioso” nato nell’occultismo satanista tra Ottocento e Novecento e volto a sostituire, tecnologicamente e misticamente, l’antico demiurgo gnostico della Gnosi – come analizzato e dimostrato da Martella e Pennetta in Extraterrestri. Le radici occulte di un mito moderno, Rubbettino –, nei film sugli alieni si registrano sempre due elementi essenziali: o l’alieno è il maestro cosmico che per fratellanza stellare importa ad esseri infra-umani la scienza (come già in 2001. Odissea nello spazio); oppure l’alieno è il despota fuggito da un pianeta inquinato e distrutto, che trova negli uomini, potenziali schiavi (sullo stile di Stargate o Independence Day). In entrambe le soluzioni si giunge alla ovvia unificazione del “popolo umano”. Quasi si odono – in versione mondialista – slogan tipici dei regimi: un pianeta, un capo, un popolo. Persino in Avatar, in cui siamo noi terrestri i cattivi capitalisti e deturpatori della religione panteista di Pandora, alla fine si uniscono tutte le tribù per combattere il nemico galattico, pur di salvare “la loro madre”: anzi la divinità planetaria permette che si uniscano alla lotta persino i fratelli animali.

Allora, viene un certo sospetto: non è che, con la scusa della prevenzione e della protezione dal comune nemico biologico, viene impartita alle masse, una – pur sempre democratica, (ci mancherebbe!) –  educazione al globalismo? Non è che come per alcune crisi economiche, anche queste epidemie sono strumentalizzate da certi poteri, per scopi che vanno ben oltre le fluttuazioni di mercato o il confinamento virale?

Perché viene questo sospetto, forse un po’ esagerato? Come dice il proverbio andreottiano “a pensar male si fa peccato ma quasi sempre ci si indovina”.

Amche perché – come dire – la logica messianico-globalista è attribuita dalla escatologia cristiana (cattolica e di alcune comunità conservatrici protestanti) alla logica dell’Anticristo!

 

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