Nel mese di novembre di quattro anni fa furono presentati al Papa da quattro cardinali i cosiddetti Dubia in merito a chiarimenti su alcuni punti dell’Amoris Laetitia. Ad essi non fu data risposta. A seguito del clamore suscitato dalle parole di Papa Francesco di sostegno alle unioni civili, parole contenute nel docufilm “Francesco”, molti hanno chiesto un chiarimento. Anche in questo caso non vi è stata una risposta. Di questo parallelismo ne parlo con Mons. Nicola Bux, già consultore della Congregazione per la Dottrina della Fede e della Congregazione delle cause dei santi sotto i papati di San Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, consultore della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, e consultore dell’Ufficio delle celebrazioni liturgiche del sommo pontefice. Mons. Bux è stato anche docente a Gerusalemme, Roma e Bari.

 

Mons. Nicola Bux (screeshot)
Mons. Nicola Bux (screeshot)

 

Paciolla: Mons. Bux, sono passati quattro anni dalla presentazione dei Dubia a Papa Francesco da parte di quattro cardinali, Caffarra, Brandmüller, Meisner e Burke, in merito a punti non chiari della Amoris Laetitia. Nel frattempo, due dei quattro cardinali ci hanno lasciati. Però non sono mai arrivate risposte. Tenuto conto dell’autorevolezza degli autori, qualcuno di essi molto vicino a Papa San Giovanni Paolo II, dell’importanza dei punti sollevati e della mancata risposta, che riflessione si sente di fare?

Mons. Bux: I Dubia restano tutti e dovranno ricevere risposta, prima o poi, da chi succederà a Francesco o da un prossimo sinodo o addirittura da un concilio. La verità infatti non si può fermare: è come l’acqua del mare. La Chiesa non ha fretta.

 

Paciolla: A distanza di quattro anni, secondo lei, i mancati chiarimenti a quei punti che effetti hanno prodotto sul popolo cristiano?

Mons. Bux: I cattolici non praticanti e quelli praticanti, ma ammaliati dalla sirena del pensiero mondano penetrato nel magistero della Chiesa e quindi confusi, plaudono per l’adeguamento alla mentalità del secolo presente; nonostante san Paolo, in Romani 12, chieda di non conformarsi ad esso; tuttavia, v’è una minoranza di fedeli, smarrita per la deviazione compiuta dal magistero, ma consapevole del giudizio della fede, e lo fa presente ogni volta che è possibile. Insomma i Dubia permangono e si allargano.  La Chiesa docente e quella discente è dunque divisa al suo interno e ciò non favorisce la testimonianza da dare agli uomini e la conversione a Dio.

 

Paciolla: Papa Francesco nel docufilm “Francesco”, dice che “Quello che dobbiamo creare è una legge sull’unione civile. In questo modo sono legalmente coperti (gli omosessuali, ndr). Io mi sono battuto per questo”. Cosa pensa di questo commento?

Mons. Bux: Se le cose sono andate come si racconta, o è un commento frutto di ignoranza delle basi della teologia morale o di malafede: nel primo caso, vuol dire che non si conosce il primo criterio di moralità, che è dato dalla conformità alla retta ragione e alla rivelazione divina; nel secondo, addirittura l’autorità suprema della Chiesa avrebbe consigliato all’autorità civile di fare una legge basata su un principio immorale. Ora, “La legge civile non può contraddire la retta ragione senza perdere la sua forza vincolante per la coscienza”. (cfr. Giovanni Paolo II, Lett. enc. Evangelium vitae, § 72)

Come si vede, i Dubia aumentano.

 

Paciolla: La gravità delle parole del Papa molti l’hanno paragonata al modo erroneo di ragionare di molti cattolici quando dicono: “Io non farò mai un aborto perché lo ritengo immorale, ma è giusto che ci sia una legge per l’aborto che tuteli la libertà della donna e protegga la sua salute”. È un paragone che ha una sua ragionevolezza?

Mons. Bux: Nessuna. E’ un concetto falso di libertà. Perché ho appena detto che un principio immorale non si può seguire e tantomeno consigliare ad altri, secondo la norma aurea contenuta pure nei vangeli (cfr Mt 7,12), volta però al negativo: non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te.

 

Paciolla: Dopo le parole del Papa sulle unioni civili, molti fedeli, sono rimasti scioccati, addolorati e confusi. Molte autorevoli personalità hanno espresso il loro rammarico e disappunto. Tantissimi hanno chiesto un chiarimento pubblico, una riaffermazione limpida della dottrina di sempre della Chiesa, un rifiuto netto di qualsiasi sostegno alle unioni civili perché considerate immorali. Il 2 novembre scorso sono arrivate dalla Segreteria di Stato del Vaticano alcune precisazioni sul contesto in cui quelle frasi sono state dette. Tali precisazioni, però, confermano la frase del Papa in sostegno alla legge sulle unioni civili per omosessuali. Qual è la sua valutazione dopo questo chiarimento? Ritiene che ci debba essere comunque da parte del Papa un disconoscimento di quel sostegno alle unioni civili in quanto vescovo e, soprattutto, in quanto Papa?

Mons. Bux: La toppa è peggiore del buco. Ormai siamo abituati. Chi pratica il metodo ignaziano del discernimento, sostiene che siamo in presenza di un fenomeno diabolico. La confusione, la doppiezza, l’ambiguità sono opera del diavolo. Il card. Müller ha giustamente affermato che la parola di Dio è il criterio di giudizio superiore ad ogni parola, anche quella del papa. Mi pare che lo sostenesse addirittura Lutero. Poi, non dice il profeta: se non avrai ammonito il peccatore del suo peccato, ne sarai complice tu, e quindi chiederò conto a te? Nessun pastore e nessun fedele può sottrarsi a tale ammonimento. Resta comunque fermo l’insegnamento della Scrittura ribadito dal Catechismo: ogni cristiano è tenuto a confrontare con questo le parole dei pastori: se divergono, deve disobbedire. San Tommaso ricorda che, se c’è la minaccia di un pericolo per la fede, i prelati possono essere rimproverati dai loro sottoposti pure in pubblico. Perciò anche Paolo, che era sottoposto a Pietro, a causa del pericolo imminente di uno scandalo per la fede, rimproverò in pubblico Pietro. E questi umilmente accettò la correzione.

 

Paciolla: Alcuni hanno detto che le parole del Papa, poiché dette in una intervista e non in un documento ufficiale della Chiesa, debbano essere considerate alla stregua di opinioni personali. Ora, un Papa può sicuramente avere delle opinioni personali, ma non possono essere mai in contrasto con punti fondamentali della dottrina e con quanto affermato dalla Tradizione della Chiesa. Cosa ne pensa?

Mons. Bux: Sono d’accordo. Tuttavia anche un sacerdote, che parli dall’altare o in salotto, deve essere coerente nel pensiero, soprattutto in materia di fede e morale, che sono le cose necessarie in cui i cattolici devono essere uniti. Poi vi sono le cose opinabili della cronaca e della storia su cui v’è libertà di giudizio.

 

Paciolla: Se facessimo un confronto tra i punti sollevati dai Dubia, e il commento attuale del Papa sulle unioni civili per gli omosessuali, le pare che siamo in una situazione più grave di quattro anni fa?

Mons. Bux: Certamente. Motus in fine velocior: il movimento diventa più veloce man mano che si accelera. Si ingenera nei cattolici e anche nei laicisti la convinzione che ciò che la Chiesa ha insegnato, non sia più valido. Quindi, chi garantisce che ciò che insegna oggi, sarà valido domani? Così, liberi tutti di pensarla come si vuole. Siamo al relativismo morale. Ma non sarà mai il pensiero della Chiesa, vi sarà sempre un resto cattolico da cui ricominciare di nuovo, come Paolo VI disse al filosofo Jean Guitton. Dunque, i Dubia permangono.

 

Paciolla: Il regista Afineevsky nel suo docufilm “Francesco” ha fatto un furbo accostamento di commenti fatti in momenti diversi da parte del Papa. Ciò ha fatto sì che il messaggio finale fosse di grande appoggio alle coppie omosessuali. Infatti, il mondo LGBT, ed i gruppi cattolici ad esso legati o collaterali, hanno esultato di gioia, vedendo in esso un definitivo cambio di paradigma morale da parte della dottrina in favore della approvazione delle unioni omosessuali. Posto che il filmato, prima della sua premiere pubblica, sarà stato visto da esperti del Vaticano, e molto probabilmente dal Papa stesso, dato che lo riguarda in prima persona, un silenzio da parte del Vaticano alla richiesta di chiarimenti pubblici sul sostegno alle unioni civili non depone a favore di coloro che dicono che l’obiettivo era proprio quello di dare un supporto sostanziale al cambio di dottrina senza che, almeno per il momento, essa venga formalmente cambiata?

Mons. Bux: Come anzidetto, il gioco è stato scoperto: il cambio di paradigma è un escamotage per capovolgere il primato dell’insegnamento divino in favore della prassi umana, camuffata da pastorale. Non si dimentichi però la parola di Gesù Cristo: chi cambia un iota o una virgola, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Leggo di preti che radunano persone omosessuali per far percepire loro l’appartenenza alla Chiesa, ossia far credere che il Signore li accetti come sono. Il Signore ha chiamato i patriarchi, poi i profeti e infine gli apostoli, li ha resi consci del loro peccato, affinché cambiassero totalmente, cosa che è avvenuta. Guai a chi crede che Dio ci accetti come peccatori e non desideri che usciamo da tale condizione per ascendere alla santità.

Il cambio di paradigma è in realtà il cambiamento della dottrina, con uno shift, uno scivolamento iniziale subdolo, senza dirlo ma facendolo. Ancora una volta, facciamo del male a noi stessi. E l’islam, quale strumento nelle mani di Dio, viene a sfidare l’Occidente e i suoi peccati, in specie quelli contro natura. Se ci teniamo alla natura, dobbiamo sapere che la prima e più importante è quella dell’uomo.

 

 

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