Gesu-dorme-sulla-barca-nella-tempesta

 

Domenica XII del Tempo Ordinario

(Anno B)

(Gb 38,1.8-11; Sal 106; 2Cor 5,14-17; Mc 4,35-41)

 

 

di Alberto Strumia

 

Nelle letture di questa domenica troviamo un’indicazione precisa in merito all’“equilibrio”, previsto dal Creatore, e indicato agli uomini – credenti e non credenti – tra le leggi di “natura”

– che governano il mondo fisico, biologico

– e quello antropologico, umano (leggi morali)

e l’azione “soprannaturale” straordinaria – miracolosa – che Gesù Cristo riserva a sé.

La «grazia presuppone la natura» (Gratia praesupponit naturam, STh, I-II, q. 99 a. 2 ad 1), perché si innesta su di essa come un’azione trasformante, mai distruttiva («La Grazia non distrugge la natura ma la perfeziona [Gratia non tollit naturam, sed perficit]», III Sent., lib. 2 d. 9 q. 1 a. 8 arg. 3).

L’esistenza della seconda (Grazia) non può essere fideisticamente “pretesa” sfidando le prime (leggi della natura) come se non contassero nulla. Così come quando non si è in grado di controllare le prime, non si deve dimenticare di avere fiducia nella seconda.

– Nella prima lettura Giobbe – che possiamo qui intendere come il rappresentante dell’umanità nella sua natura decaduta a causa del peccato originale – viene invitato a tenere ben presente che le “leggi naturali” esistono e sono volute dal Creatore («Chi ha chiuso tra due porte il mare…»).

È un avvertimento ben preciso che vale anche oggi: un’umanità che sfida le “leggi naturali”,

= siano esse quelle del mondo fisico, biologico

= o quelle antropologiche della morale naturale, che riguardano il comportamento dell’uomo per il suo “bene essere”, pensando di poterle modificare fino a capovolgerle, finisce per fare del male a se stessa. Solo Dio può governare le leggi di natura al punto tale da “forzarle” con un’azione miracolosa. Il pretenderlo da parte dell’uomo in nome di se stesso è un delirio di onnipotenza che non corrisponde alla realtà.

– Nel Vangelo, vediamo Gesù che rimprovera “didatticamente” i suoi discepoli per non essersi fidati di Lui fino in fondo, avendolo considerato solo come un uomo che dorme e non anche come Dio che governa in ogni istante la Creazione. Chi ha fiducia in Lui non ha nulla da temere. Al tempo stesso Gesù accetta e “vuole” essere chiamato dai suoi con la “preghiera” di essere salvati («Allora lo svegliarono e gli dissero: “Maestro, non t’importa che siamo perduti?”») quando è chiaro che Lui è il Signore del Creato del quale non dimenticarsi mai («Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?»).

Gesù li ha invitati, fin dall’inizio, a passare da una visione puramente umana e materiale della condizione umana e delle cose, ad un modo di pensare e vivere che tiene conto della realtà “intera” che tiene conto della Sua divinità, dell’eternità, dell’anima spirituale dell’uomo, della Comunione dei Santi.

Tutto questo è sintetizzato nell’invito a compiere il passaggio all’altra riva, cioè ad un’altra prospettiva nel guardare le cose («Passiamo all’altra riva»).

Questo cambiamento di prospettiva, di mentalità, richiede un distacco dal pensiero comune, un congedarsi dalla folla, per restare soli con Cristo («congedata la folla, lo presero con sé, così com’era»).

La folla sarà istruita, sfidata, dopo che essi saranno stati cambiati dentro! Perché non si può dare se non quello che si ha e si è maturato nel modo di pensare e nel modo di vivere. E sarà questa la loro missione, la missione della Chiesa.

Oggi tutto questo sembra essere stato dimenticato e tradito, ma quei pochi che sono rimasti con Lui sulla piccola barca, lo vedranno presto riacquistare il potere visibile su tutto. Per ora Egli aspetta solo di essere chiamato con fede e decisione dai suoi che, pur essendo spauriti, sanno bene a chi rivolgersi per essere salvati. La grande tempesta oggi, come allora, sta travolgendo tutto e, nella barca della Chiesa, l’unica sicurezza, per chi ha ancora la fede, è proprio solo Lui. E Lui, non ostante tutto il male che si è sovrapposto, nella Chiesa continua ad esserci realmente.

– La seconda lettura parla proprio di questa fede del cui oggetto – Cristo unico Salvatore – occorre essere ben consapevoli («noi sappiamo bene che uno è morto per tutti»). Chi è “passato all’altra riva” ha un modo di guardare la realtà che non è più parziale, ma la vede   nella sua totalità («non guardiamo più nessuno alla maniera umana»).

E il cambiamento non è solo teorico, “ideologico”, ma coinvolge l’essere di una persona in tutte le sue dimensioni: intelligenza, volontà, affettività, comportamento («Se uno è in Cristo, è una nuova creatura»).

– Il salmo responsoriale fa eco alla voce delle letture riassumendo anche il nostro stato d’animo in questi tempi inimmaginabili della storia dell’umanità e della Chiesa, confermandoci nella speranza: «essi gioirono, ed egli li condusse al porto sospirato. Ringrazino il Signore per il suo amore, per le sue meraviglie a favore degli uomini».

Maria, la Madre di Dio, che come sempre ci ha preceduto («Il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore») ci accompagni in questa traversata della storia che ci conduce con il suo Figlio, fino all’altra riva.

 

Bologna, 20 giugno 2021

 

Alberto Strumia, sacerdote, teologo, già docente ordinario di fisica-matematica presso le università di Bologna e Bari. E’ direttore del sito albertostrumia.it

 

 

 

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