Di seguito vi propongo un ottimo articolo di Oscar Silva-Valladares,  pubblicato sul sito del The Ron Paul Institute. che parla delle cantonate prese dai nostri leaders politici sulla guerra in Ucraina. La cartina di tornasole dei loro gravi errori è data dal numero (al momento 7) pacchetti di sanzioni economiche contro la Russia che hanno indebolito solo l’Europa e rafforzato la nazione di Putin.

Ecco l’articolo nella mia traduzione.

 

Mario Draghi Europa
Mario Draghi

 

Oltre ai danni in Ucraina, la guerra ha provocato vittime significative anche nel resto dell’Europa, che sta perdendo le sue forniture energetiche più competitive, compromettendo il vantaggio produttivo della regione e accelerando un’ondata di inflazione che, attraverso l’aumento dei costi energetici, inciderà pesantemente sul benessere della popolazione nel prossimo inverno.

L’Europa sta cercando da anni di diversificare le proprie fonti energetiche, ma non aveva un piano di emergenza completo per contrastare l’impatto della brusca interruzione dell’accesso al petrolio e al gas russo dall’inizio della guerra in Ucraina. I politici europei hanno esagerato il potenziale di sostituzione di altre fonti energetiche (come il GNL) e si trovano a dover accettare alternative che fino a poco tempo fa erano considerate politicamente sgradevoli, come la riapertura della produzione di carbone in Germania.

Come si è verificato questo grossolano errore di calcolo? È evidente che la leadership europea non è stata in grado di prevedere le reali conseguenze economiche, in Europa e fuori, della guerra economica scatenata contro la Russia. Una spiegazione dell’audacia e della sicurezza di sé che circondava la posizione europea contro la Russia all’inizio della guerra era la forte convinzione che la combinazione di sanzioni anti-russe e sostegno militare all’Ucraina avrebbe causato un significativo indebolimento della posizione politica, sociale e militare della Russia, portandola alla sconfitta. Questo spiega, ad esempio, le audaci dichiarazioni secondo cui la guerra sarebbe stata risolta solo sul campo, come affermato con sicurezza dal rappresentante dell’UE per gli affari esteri a marzo.

Si può sostenere che l’errata valutazione dell’esito della guerra abbia le sue radici nell’errata intelligence USA-Britannica che prevedeva la sconfitta della Russia attraverso la guerra economica e, quindi, un impatto limitato delle sanzioni sull’Europa. Non essendo questo il caso, la leadership europea si è ora affannata a cercare soluzioni. Nel frattempo, le ricadute politiche sono già in atto, con i primi ministri di Gran Bretagna e Italia che sono le vittime più visibili degli eventi politici interni scatenati dalle loro stesse sanzioni russe. Ma soprattutto, non sembra che la restante leadership europea (guidata da von der Leyen, Macron e Scholz) sia disposta a cambiare rotta senza perdere credibilità.

D’altra parte, le opinioni politiche europee dissenzienti e non ortodosse stanno suonando più forte, come il recente discorso del primo ministro ungherese Orban, in cui ha affermato con coraggio che le sanzioni russe e l’armamento dell’Ucraina hanno fallito, che l’Ucraina non può vincere la guerra, che più armi vengono fornite all’Ucraina e più territorio perderà e che l’Occidente dovrebbe smettere di armare l’Ucraina e concentrarsi sulla diplomazia.

Al centro dei problemi attuali dell’Europa c’è l’incapacità di bilanciare gli interessi economici e di sicurezza con un’autonomia sufficiente a curare i propri interessi. L’ambiguità europea non è nuova, affonda le sue radici nell’architettura del secondo dopoguerra e all’indomani del crollo dell’Unione Sovietica, e in relazione all’Ucraina si è manifestata con l’inettitudine ad applicare gli accordi di Minsk, che offrivano chiaramente un percorso di pace russo-ucraino, ma che non sono stati in grado di essere applicati da Francia e Germania a causa delle incessanti pressioni statunitensi e ucraine.

Sembra che solo significativi cambiamenti politici nei Paesi europei che contano – in particolare Francia, Germania e Italia – consentiranno un significativo cambiamento di rotta rispetto all’attuale percorso di confronto con la Russia e, in ultima analisi, di autodistruzione economica. Altrimenti, qualsiasi iniziativa politica per risolvere la guerra sarà lasciata nelle mani della Russia e degli Stati Uniti e, in tal caso, qualsiasi accordo duraturo non avrà a cuore gli interessi europei. Sarebbe tragico che un problema centrale dell’Europa come la guerra in Ucraina venisse finalmente risolto attraverso i rapporti tra una potenza euro-asiatica e una americana.

 

Oscar Silva-Valladares è un ex banchiere d’investimento che ha vissuto e lavorato in America del Nord e Latina, Europa occidentale e orientale, Arabia Saudita, Giappone, Filippine e Africa occidentale. Attualmente presiede Davos International Advisory, una società di consulenza che si occupa di consulenza strategica nei mercati emergenti.

 


 

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