William Congdom, Crocifisso n. 9

William Congdom, Crocifisso n. 9

 

di Giorgio Canu

 

Dio, nostro Padre, con la celebrazione di questa Quaresima, segno sacramentale della nostra conversione, concedi a noi tuoi fedeli di crescere nella conoscenza del mistero di Cristo e di testimoniarlo con una degna condotta di vita”

La colletta della prima domenica di quaresima ci richiama ai due risultati della conversione:
la passione della conoscenza di Cristo   (“conoscenza” nel senso pieno e biblico della parola), perciò la passione per Cristo, l’amore a Cristo come desiderio di adesione a Lui, e quindi, in secondo luogo,
le buone opere.

La Quaresima è lo strumento – strumento sacramentale – per incrementare questa conversione.

Vale a dire: operando il segno quaresimale, “gestendo” le indicazioni pedagogiche in cui la Chiesa fa consistere il richiamo quaresimale, avviene, per la potenza dello Spirito, qualcosa in noi di molto più grande di quanto ci diano gli sforzi soliti.

È un tempo sacramentale, è un tempo che è destinato da Dio a darci un impeto di trasformazione più grande.  Perciò, le solite cose o le solite pratiche, intraprese, per l’obbedienza alla Chiesa, nel tempo quaresimale, hanno un significato più grande, hanno una potenza trasformatrice più grande

Altrimenti è tutto nominalismo, sono tutti nomi per noi, e non c’è la differenza, cioè non c’è la storia: trattiamo l’agosto e il settembre come trattiamo la Quaresima, vale a dire, con la stessa ignavia e con la stessa distrazione. Tutt’al più la predicazione o la meditazione liturgica quaresimale ha dei temi magari – magari! – diversi da quelli dell’agosto e settembre, ma è tutto nominalismo. È tutto nominalismo, sono puri nomi, manca la storia reale, manca una storia reale, cioè manca il senso del Mistero come Cristo: perché Cristo è il Mistero, cioè Dio rivelato nella storia, Dio che si è reso esperienza nella storia, è una storia.
Per sé, tutti i suoi atti erano un’infinita riparazione, ogni suo atto era degno di Dio, poteva riconciliare il mondo; ma come nella sua vita fu importante la croce, come fu importante la via Crucis o l’agonia, come fu importante il giorno in cui incominciò la sua missione (perché non è un’omogeneità senza senso quella di tutti gli atti di Cristo, anche se ogni atto era l’atto di Dio, anche quando mangiava e beveva da ragazzo), così nella nostra annata, nella vita della nostra annata, noi dobbiamo ricuperare il valore della storia.

Per questo, giustamente, la liturgia dice che la Quaresima è un «segno sacramentale», ha un valore sacramentale per la conversione che gli altri momenti dell’anno, gli altri periodi dell’anno, non hannoIn questo senso è veramente un’attesa non formale. 

«Dio misericordioso, fonte di ogni bene [bontà], tu ci hai proposto a rimedio del peccato [come conversione] il digiuno [la mortificazione], la preghiera e le opere di carità fraterna: guarda [benevolo] a noi che riconosciamo la nostra miseria e, poiché ci opprime il peso [rimorso] delle nostre colpe, ci sollevi la tua misericordia»

(Colletta della terza domenica di Quaresima, rito romano)
La preghiera sopra il popolo della terza domenica di Quaresima ci indica quello che abbiamo chiamato il segno materiale di questo “sacramento” che è la Quaresima (come per l’Eucaristia è il pane e il vino, e come per il Battesimo è l’acqua).
Noi saremmo infatti nell’uggia di noi o nella irrequietezza di noi, nell’insoddisfazione di noi:  «La tua misericordia ci sollevi», vale a dire la tua presenza misericordiosa, il fatto che guardiamo a Te, ci dia conforto e sollievo.
Dobbiamo perciò richiamarci, richiamare la nostra vita, alla verità di quei tre punti, all’uso di quei tre punti. La Quaresima deve essere un’obbedienza a questo invito della Chiesa: preghiera, digiuno e opere di carità.

Luigi Giussani – ritiro di Quaresima dei Memores Domini. Pianazze, 16 febbraio 1975  (1- continua) 
Pubblicato su giorgiocanupoesie
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