(se il video qui sopra non si apre, cliccare qui)

 

 

di Anima Misteriosa

 

Non starò a girarci tanto intorno, Madame Von der Leyen. Ho una domanda essenziale per voi oggi: come è potuto succedere che la Commissione Europea abbia accettato di piegarsi così di fronte ai laboratori farmaceutici? Ho la sensazione che nella gestione della strategia vaccinale i dirigenti di Big Pharma hanno fatto la legge in vece vostra, Madame Von der Leyen. Sulle negoziazioni e i contratti innanzitutto: è l’opacità a tutti i livelli. Nessuna informazione sulle negoziazioni, malgrado le domande del nostro parlamento. Solo tre contratti resi pubblici, grazie alla nostra pressione di cittadini. Ed ecco a che cosa assomigliano per quelli che non li hanno visti (e qui la deputata alza un foglio la maggior parte delle cui righe è oscurata da linee scure). Tutte le informazioni più importanti, come il prezzo, il calendario di consegna, o persino il dettaglio delle clausole di responsabilità, sono coperti! Per gli altri contratti, bisognerà aspettare che le aziende si degnino di pubblicarli. Perché sì, sono loro che decidono. Poi sulle consegne. Un pasticcio nei ritardi e nessuna data di consegna rispettata. Senza alcuna sanzione, ovviamente. Perché sì, sono i laboratori che decidono. Sui brevetti, stesso scandalo. Questi vaccini hanno potuto essere sviluppati grazie a miliardi di euro di denaro pubblico. Ma i brevetti, questi, restano proprietà esclusiva di Big Pharma. Risultato: gli Stati non possono produrre su ampia scala le dosi di cui il mondo ha tanto bisogno. Perché sì: sono i laboratori che decidono. E infine, ciliegina sulla torta: i profitti. 15 miliardi di volume d’affari e dal 20 al 25% di margine per Pfizer, che si rallegra del resto del successo del suo “blockbuster” (lo sto citando). Sanofi non ha scoperto vaccini, ma d’altra parte hanno scoperto 400 posti di ricerca da eliminare e 4 miliardi di euro di dividendi da distribuire. Le aziende stappano lo champagne. Perché sì, sono loro che decidono.

Che ammissione di impotenza, Madame Von der Leyen! Non tocca a noi, qui, in questo emiciclo, fare la legge? (a questo punto la camera inquadra la Von der Leyen, il cui viso è letteralmente di marmo sotto la mascherina; ingoia con fatica). Siamo capaci di imporre ai nostri concittadini restrizioni inedite delle nostre libertà, ma saremmo incapaci di fissare delle regole per Big Pharma? La Commissione deve rendere conto: per questo motivo, a nome del nostro gruppo della sinistra al Parlamento Europeo, chiedo la creazione immediata di una commissione d’inchiesta sulla responsabilità della Commissione in questo disastro. Abbiamo il diritto di sapere. Perché, dopotutto, questi vaccini sono stati pagati con il nostro denaro[1] .

Questa la prima parte del famoso intervento tenuto dalla giovane deputata francese di sinistra Manon Aubry lo scorso 10 febbraio 2021 nell’emiciclo del Parlamento Europeo di Strasburgo: in un momento in cui non era ancora esploso il problema degli effetti collaterali a catena, sollevava coraggiosamente la questione della maniera imperdonabile in cui la Commissione Europea, diretta da Ursula Von der Leyen, aveva gestito i rapporti con i produttori di vaccini anti-Covid-19. Questo discorso, divenuto giustamente famoso, è l’introduzione ideale per studiare più da vicino la questione del potere della lobby farmaceutica a Bruxelles. Infatti, in un recente articolo ho spiegato come essa sia particolarmente aggressiva nella difesa dei suoi interessi negli USA. E nell’Unione Europea? Una gentile lettrice, dopo avere letto il mio articolo precedente sulle lobby farmaceutiche negli USA, si chiedeva che ne fosse dell’Italia. In questo articolo rispondo ampliando la prospettiva a tutta l’UE: tanto, chi colpisce a Bruxelles, riesce, in un colpo solo, ad avere accesso a politici di tutti i paesi appartenenti all’Unione, dal Portogallo alla Lettonia, dalle Alpi alle Piramidi, / dal Manzanarre al Reno. E il quadro presenta degli spunti per capire anche la situazione dell’Italia. Qui non mi occupo direttamente del fatto che le grandi case farmaceutiche hanno coperto col segreto i brevetti per vaccini anti-Covid-19, pagati in buona parte con soldi pubblici sia negli USA, che in Europa; di qui la lunga discussione sulla rinuncia ai brevetti, dato che buona parte dei paesi del Sud del mondo sono rimasti sprovvisti di vaccini a causa dell’egoismo dei produttori [2]. Però, tale questione ha portato alla ribalta lo strapotere di cui Big Pharma gode anche presso le istituzioni comunitarie.

Quanto spende Big Pharma a Bruxelles (per difetto)

Purtroppo, per mancanza di trasparenza, dovuta sia a Big Pharma, che alla legge europea sulle lobby, ci mancano molti dati [3]. Qui mi baserò soprattutto sui dati forniti da Corporate Observatory Europe (CEO), un’associazione no-profit, che conduce indagini sull’influsso di lobby e grandi aziende multinazionali sulla politica europea [4]. La lobby farmaceutica spende a Bruxelles decine di milioni di euro l’anno, ma forse anche di più.  La principale rappresentante europea delle aziende farmaceutiche è EFPIA (European Federation of Pharmaceutical Industries and Associations), in cui rientrano 39 grandi compagnie, da Pfizer a Menarini, passando per Teva, AstraZeneca, Bayer ecc., più numerose altre minori e 36 associazioni nazionali, come l’italiana Farmindustria [5]. Ora, in un tentativo di mantenere un minimo di trasparenza, presso il Parlamento Europeo, il Consiglio dell’Unione Europea e la Commissione Europea è depositato l’EU Transparency Register (Registro per la Trasparenza), ovvero un registro che repertoria tutte le associazioni e gli enti che fanno lobby presso i principali funzionari europei, specie presso i commissari.

Il registro per la trasparenza mostra quali interessi sono rappresentati a livello dell’UE e per conto di chi, nonché le risorse finanziarie e umane dedicate a tali attività [6].

Il Registro, nato da un accordo interistituzionale del 2014, è divenuto obbligatorio dal 1°/7/2021. Secondo i suoi dati, EFPIA spende per fare lobby circa 25,3 milioni di euro l’anno, cui si aggiungono i 10,7 milioni versati da gruppi lobbistici autonomi; in particolare, Big Pharma spende 14,9 milioni di euro per ditte di consulenza, allo scopo di influenzare le decisioni prese a Bruxelles (non sempre queste ultime spese sono incluse in quelle generali sopra riportate, per cui potrebbero esserci inesattezze nei conti finali). La stima finale è quindi di 36 milioni l’anno, per l’impiego di 290 lobbisti, di cui più di 100 a tempo pieno. Durante il 2020, EFPIA ha incrementato la sua spesa del 20% (5,5 milioni invece di 4,6), con 25 lobbisti in più; ma per il 2020 mancano ancora vari dati. Questa spesa è drammaticamente superiore a quella delle associazioni per la difesa dei cittadini, almeno 15 (15!) volte tanto; per non parlare della scarsa trasparenza sull’attività delle lobby a livello di singoli governi nazionali, dato che queste spese “nazionali” non sono incluse nel calcolo comunitario [7].

Il Registro cita almeno 34 aziende dedite alla consulenza di lobby (consultancies) per Big Pharma:

  • Pfizer spende in merito tra gli 800 e i 900.000 euro l’anno; ha anzi un suo ufficio apposito a Bruxelles e 4 lobbisti con pass di accesso permanente (si noti) al Parlamento Europeo. Inoltre, ha assoldato 3 altre lobby consultancies non comprese in quella cifra, che è quindi troppo bassa (Fleishman Hillard, Porter Novelli e ZN, che lavorano anche per EFPIA), spendendo ulteriori 950-1.200.000 euro annuali. La compagnia, secondo CEO, non ha ancora pubblicato i dati successivi al 2019.
  • Moderna invece non ha uffici appositi a Bruxelles, ma fa affidamento su FTI Consulting.
  • J&J si è servita di ben 7 lobby consultancies spendendo 650.000 euro; anch’essa è ferma alla pubblicazione dei dati precedenti il 2020.
  • EFPIA spende 660.000 euro l’anno in 8 lobby consultancy, come Incisive Health e Acumen.

Ognuno di questi uffici di consulenza guadagna tra 1 e 2 milioni di euro l’anno (Incisive Health 2,1, oppure Fleischman Hillard 1,4, FTI Consulting 1,3, Acumen 1,15 ecc.) [8]. Sicuramente queste spese sono riportate per difetto, e di parecchio. Già in passato, nel settembre 2015, il Parlamento europeo, nella persona del deputato Marc Tarabella, aveva rivolto una domanda ufficiale alla Commissione sulle spese enormi delle lobby di Big Pharma (ben 40 milioni di euro nel 2014), di contro a quelle delle associazioni per i diritti dei consumatori, rimaste ferme a 2,7 milioni di euro; chiedeva conto anche dello squilibrio tra le due. EFPIA ha ottenuto così almeno 50 incontri al vertice con commissari europei in soli 4 mesi del 2014 [9].

Di per sé fare attività di lobby non sarebbe disdicevole, se però ciò avvenisse in modo trasparente, senza sproporzioni di finanziamenti e di potere rispetto alle associazioni di normali pazienti e cittadini e, soprattutto, nell’interesse della collettività. Tutto ciò, però, scompare pericolosamente dal quadro dell’attività lobbistica di Big Pharma a Bruxelles. A proposito di EFPIA, il 21 aprile scorso la deputata Sira Rego ha posto in Parlamento alla Commissione Europea la domanda esplicita se la Commissione riconoscesse pressioni da parte di EFPIA contro la rinuncia ai brevetti. Infatti, durante la prima parte del 2021, India e Sud Africa hanno richiesto alla World Trade Organization che le grandi case farmaceutiche rinunciassero all’esclusività dei brevetti per permettere la fabbricazione dei vaccini anche nei paesi in via di sviluppo. Ebbene, la Commissione europea si è opposta e la deputata ne chiedeva ragione [10]. In effetti, la posizione della Commissione Europea è (incredibilmente) antitetica persino a quella di Joe Biden [11], schieratosi inaspettatamente per il waiver (= rinuncia). Non stupisce allora che, da questa parte dell’Atlantico, durante la pandemia si siano moltiplicati gl’incontri tra la lobby farmaceutica e membri della Commissione europea, con l’intento esplicito che la prima influenzasse la seconda.

Allora vale la pena di ricordare che Big pharma ha accesso in modo privilegiato alle stanze del potere dell’UE: per il periodo di epidemia tra marzo 2020 e maggio 2021, i commissari europei hanno avuto ben 140 riunioni con le lobby di Big Pharma, solo 18 con quelle delle compagnie di farmaci generici e una (una!) con gruppi pro-waiver. Un medico appartenente a MSF (Médecins Sans Frontières) ha testimoniato l’incredibile difficoltà incontrata a farsi ricevere o ascoltare dai commissari europei, che rifiutano o ignorano le loro richieste, come la commissaria alla Salute Stella Kuryakidou o il commissario Valdis Dumbrovskis [12].

 

Lobbisti e funzionari europei…sempre insieme

 

Tutto ciò fa capire che i lobbisti “tampinano” in continuazione i commissari europei, i massimi dirigenti dell’Unione e altri funzionari chiave: e i massimi funzionari europei, apparentemente, non hanno occhi che per loro, mentre snobbano le associazioni di profilo più modesto. Vediamo allora qualche altro dettaglio su queste frequentazioni.

Da quando è iniziata la pandemia [13], gl’incontri tra commissari europei e rappresentanti di Big Pharma sono aumentati in maniera esponenziale, in un anno e mezzo (si calcolava a maggio 2021) quasi tanti quanti nei 5 anni precedenti: 1356 in 5 anni tra il 2015 e il primo quarto del 2021, ma ben 726 dal 2020. Basti guardare il diagramma relativo sulla pagina di Civio.es: davvero impressionante. EFPIA, che ha il suo quartier generale vicino al Parlamento Europeo, si è assicurata ben 86 incontri: secondo loro, la soluzione della compulsory licensing (sospensione del brevetto in cambio di compensazione) sarebbe una misura estrema per un problema non ben identificato. Tra le lobby farmaceutiche più attive troviamo pure Gilead (che produce il famoso redemsivir, un controverso antivirale) o CureVac (che sta preparando un altro vaccino a mRNA). Nonostante la simpatia mostrata da alcuni Stati per la posizione di Biden a favore del waiver (Spagna, Francia, Italia), in sostanza, però, l’UE è contro perché non vuole assolutamente inimicarsi Big Pharma: la lobby farmaceutica difende solo il suo interesse e la Commissione Europea la favorisce alla grande.

Si ricordi poi che ogni organizzazione che fa lobby (civica, industriale, università ecc.) deve essere registrata sul Transparency Register dell’UE affinché gl’incontri possano essere resi noti al pubblico. Paradossalmente, però, di ben 3.848 organizzazioni dichiarate come di interesse sanitario, solo 1.398 (poco più di un terzo) hanno reso noti i loro incontri con i commissari. Quindi molto succede sott’acqua, senza contare che i contatti da registrare riguardano solo i commissari, i loro consulenti e i direttori generali, circa 300 persone al vertice della struttura europea; quelli, magari anche informali, con personaggi di rango inferiore (varie migliaia) scompaiono completamente. Conosciamo quindi solo la punta dell’iceberg. Vari lobbisti possono rientrare dalla finestra, come quando sono convocati quali esperti esterni in comitati di vario genere; infine, non tutti i deputati del Parlamento Europeo sono tenuti a dichiarare i loro contatti, ma solo i gradi maggiori (come i presidenti di singole commissioni). Gli altri lo fanno solo su base volontaria.

Altri limiti inerenti il Registro riguardano il fatto che think-tanks o anche gruppi di categoria non devono dichiarare le loro fonti di sovvenzione, ma non è raro che dietro di essi si nasconda proprio Big Pharma. La lobby farmaceutica usa infatti regolarmente lo schermo di associazioni di pazienti farlocche o comunque in gran parte finanziate da loro. Infine, il Registro non aggiorna sull’attività di lobby relativa a tematiche o norme specifiche (a differenza di quanto avviene negli USA), tanto che, per avere informazioni più precise, il CEO ha dovuto riempire una freedom of information request (richiesta per libertà di informazione).

Consultando i dati disponibili del Registro, possiamo avere pure delle autentiche sorprese. Se guardiamo al di fuori dell’area specifica delle aziende farmaceutiche, scopriamo che molte altre multinazionali hanno dichiarato di interessarsi al campo sanitario: fra queste Google (250 incontri dichiarati), Microsoft (144), Vodafone (123), anche se poi in presenza dei commissari trattano di solito di tutt’altro. Sarebbe veramente molto interessante capire come mai giganti di Internet o della telefonia si interessano al settore sanitario: è poco credibile che lo facciano per motivi altruistici. Stranamente, scopriamo pure che mentre gli USA hanno registrato ben 445 lobby, la Cina ha registrato solo 7 organizzazioni, tra cui Huawei [14]. E’ abbastanza difficile pensare che il dragone cinese sia sotto-rappresentato a Bruxelles, per cui c’è da supporre che abbia trovato altri canali meno appariscenti.

 

Zone d’ombra e scandali in arrivo

 

Gli effetti di quest’attività sono  inquietanti, perché intorno a numerosi funzionari europei si creano zone d’ombra in cui prevale ampiamente l’interesse di Big Pharma o di altre multinazionali a scapito dei cittadini. Nel maggio 2021, in un’intervista l’ex-ministro svedese degli Esteri Carl Bildt ha criticato la Commissione Europea perché si è (finalmente) mossa allo scopo di chiamare in causa AstraZeneca per i suoi ritardi di consegna. Senonché, lui è vicepresidente della lobby consultancy Kreab [15], di cui AstraZeneca (compagnia parzialmente svedese) è uno dei maggiori clienti. Proprio la stessa newsletter che fornisce la notizia annuncia anche che l’ombudsman europeo (ruolo che si potrebbe tradurre come “difensore civico”) Emily O’Reilly, ha comunicato per lettera a Ursula Von der Leyen come siano necessarie ulteriori ispezioni a carico dei funzionari europei riguardo al problema delle revolving doors, cioè della presenza nelle istituzioni comunitarie di persone provenienti da imprese private, con ovvi conflitti d’interesse. Un’inchiesta era stata lanciata a carico della Commissione Europea già a febbraio: la O’Reilly sottolinea che assicurare l’applicazione delle restrizioni in materia è veramente difficile, anche perché manca una comprensione culturale davvero profonda del perché questo sia un problema…Dove c’è una forma di confusione riguardo ai confini tra l’interesse pubblico e quello privato, si verifica un danno alla fiducia nel pubblico e al pubblico interesse [16]. Ritroveremo tra breve Emily O’Reilly, un nome divenuto da poco di grande attualità.

Un altro esempio di zona d’ombra, questa volta di think-tank che cela forti interessi di Big Pharma, è l’Aspen Institute Italia, un’associazione privata, apparentemente indipendente, internazionale e no-profit, nata nel 1950 e che riunisce uomini di governo, imprenditori e intellettuali per la discussione di problematiche relative a politica ed economia internazionali [17]. In realtà, è ben lungi dall’essere un ambiente neutrale. Il presidente è Giulio Tremonti, mentre, assieme a Giovanni Pitruzzella, l’altro vicepresidente è Elena Zambon, della multinazionale farmaceutica Zambon SpA. Tra le figure di rilievo dell’istituto troviamo anche altri imprenditori, come Gianfelice Rocca, della multinazionale dell’acciaio Techint, oppure l’ex-ministro Lucio Stanca [18]. Il 22 marzo 2021, l’istituto ha tenuto una tavola rotonda online dal titolo evocativo: Tutela e valorizzazione della proprietà intellettuale [19], in difesa dell’esclusività dei brevetti da vaccino e con la collaborazione di Farmindustria (anzi, a quest’ultima si doveva praticamente l’organizzazione del convegno). Tra i relatori, Sandra Gallina, a capo delle attività di negoziazione con le case farmaceutiche per l’UE [20], e Giovanni Pitruzzella, avvocato generale della Corte Europea di Giustizia, ma anche (all’epoca) vicepresidente appunto di Aspen Institute Italia. Sandra Gallina è direttrice generale per la sicurezza del cibo e la salute; il giornale online Domani dava il 25 marzo la notizia della sua partecipazione al convegno in questi termini:

(…) Lunedì Gallina ha partecipato a un incontro sui brevetti dei vaccini assieme all’industria farmaceutica, ma nega di averlo fatto. L’incontro, organizzato da Aspen Institute, era riservato. Ma Gallina è tenuta a rendere conto dei suoi incontri, cosa che le abbiamo chiesto di fare via mail. Prima l’incontro con Farmindustria è stato negato, poi di fronte alla nostra insistenza la risposta è stata il silenzio. Eppure, il tema di cui si è discusso nell’incontro è rilevante e attuale: crescono le pressioni di società civile e politica per liberare i brevetti dei vaccini. Farmindustria è contraria [21].

La funzionaria ha mantenuto quindi un atteggiamento lungi dalla trasparenza. Oltretutto, abbiamo visto la débacle seguita ai contratti (per lo più occultati) con i produttori e denunciata da Manon Aubry: qualcuno dovrebbe allora spiegarci perché abbia assunto il ruolo di negoziatrice dei contratti una signora che non ha una formazione di carattere sanitario, ma neanche giuridico-economico (ha studiato alla Scuola per traduttori di Trieste) e che non ha mai ricoperto incarichi di tal genere (si è occupata piuttosto di agricoltura e commercio [22]). E’ possibile che il cortocircuito sia dovuto anche a limiti obiettivi della negoziatrice?

Quanto a Giovanni Pitruzzella, costituzionalista e specialista di Diritto Pubblico, quindi presidente dell’Antitrust dal 2011 al 2018, è ora avvocato generale presso la Corte di Giustizia Europea. Che cosa ci faceva un alto magistrato al servizio delle istituzioni comunitarie in un evento così orientato e in chiaro odore di conflitto d’interessi [23]? CEO e The Good Lobby, nella persona del giurista Alberto Alemanno e di Olivier Hoedemann, hanno scritto alla Corte per avere chiarimenti in merito perché era in gioco il rispetto dei principi etici di indipendenza, discrezione, lealtà alla funzione; e Koen Lenaerts, presidente della ECJ, ha risposto nel giro di due giorni, quindi a stretto giro di posta, che Pitruzzella si sarebbe dimesso dal suo posto all’Aspen Institute onde evitare fraintendimenti. In ogni caso, il suo intervento non era stato precedentemente autorizzato dall’alta corte, mentre lo era stato nel 2019 il suo ruolo di vicepresidente dell’Aspen Institute, ritenuto semplicemente onorifico [24]. All’Aspen Institute si muovono interessi colossali: è un po’ difficile pensare che esserne vicepresidente abbia risvolti semplicemente onorifici. Del resto, recentemente Pitruzzella è rimasto coinvolto in un’indagine relativa alla gestione delle acque ad Agrigento, perché, quando era a capo dell’Antitrust, si sarebbe speso per l’imprenditore Marco Campione e per fargli ottenere un aumento di tariffe [25]. Un atto che, quantomeno, verrebbe a ledere la necessaria imparzialità del responsabile dell’Antitrust.

Questi potrebbero apparire episodi secondari, ma è chiaro che intorno all’ex-responsabile dell’Antitrust si sono intrecciati interessi enormi e contatti ai livelli più alti, con zone di opacità; zone di opacità che si ritrovano anche intorno alla negoziatrice Gallina. Ma se si sale ancora nella gerarchia europea, le zone d’ombra si fanno ancora più fitte e riguardano personaggi di notevole calibro.

In Italia ha avuto scarso risalto la notizia che persino la cipriota Stella Kyriakidou, attuale commissaria della Salute, è sospettata di avere incassato una cospicua tangente da Pfizer e AstraZeneca: ne dà notizia Sputnik Italia in un articolo che si muove sul filo dei fatti [26]. Prima di proseguire, devo introdurre un chiarimento per i miei lettori: questo articolo sta diventando un romanzo e lo devo chiudere. Tuttavia, le notizie relative a contatti poco chiari tra Big Pharma e funzionari comunitari continuano ad arrivarmi a pioggia, soprattutto in merito alla questione dei vaccini, ragion per cui l’ho dovuto prolungare e di molto. Quindi, spero di potere approfondire la vicenda che coinvolge la Kyriakidou o anche quelle relative alla Von der Leyen in un secondo momento.

Stella Kyriakidou è una psicologa cipriota, ma, prima di essere commissaria europea e presidente dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, per diverso tempo ha presieduto in patria un istituto di ricerca oncologica e un’organizzazione denominata Europa Donna – The European Breast Cancer Coalition. Infatti, durante le sue ricerche si è occupata degli effetti psicologici dei tumori su minori e famiglie; queste organizzazioni sono state però molto favorite da Big Pharma. Quando era deputata a Cipro, la Kyriakidou ha approvato la privatizzazione dei centri oncologici della sua isola, il che provocò un tale aumento dei costi sanitari da indurre il Parlamento a fare marcia indietro e a nazionalizzare di nuovo tali istituti. Il provvedimento fu preso quasi all’unanimità: tra le poche voci contrarie, la Kyriakidou. Nel maggio 2021, un giornalista ungherese, Miklos Umolnar, dà la notizia che sul conto corrente cointestato alla commissaria e al marito sono comparsi 4 milioni di euro, provenienti dalla Cyprus Cooperative Bank, la seconda banca dell’isola, ed erogati pochi giorni dopo la conclusione del contratto con le case farmaceutiche. Conosciamo le lacune pesanti di questi contratti, che, oltretutto, sono molto più onerosi per l’UE che quelli sottoscritti dalla Gran Bretagna. La notizia rimbalza fino ai media ciprioti, greci ed arriva persino in Germania; in Italia, solo i siti di controinformazione vi prestano attenzione, come, appunto, Sputnik Italia. A Cipro se ne occupa la Corte dei Conti, che chiede informazioni in merito alla stessa banca: secondo quest’ultima, si tratterebbe di un prestito al marito della Kyriakidou, ma non si capisce che razza di prestito possa essere, dato che la coppia non sembra avere i mezzi per restituirlo e non sono trapelate notizie su eventuali garanzie o motivi validi per un bonifico così ingente, giudicato dalla stessa Corte dei Conti “molto problematico”. L’OLAF, cioè l’ufficio anti-frode dell’UE, ha replicato con un evasivo no comment. Il giornalista che riprende la notizia, chiosa ragionevolmente:

Lo stupore nasce dal fatto che, davanti ad un’accusa così grave come quella lanciata contro la Commissaria e, di conseguenza, contro la Commissione Europea, nessuno abbia sentito la necessità di aprire una inchiesta ufficiale o, in alternativa, querelare per diffamazione chi ha lanciato le accuse [27].

Del resto, e sempre a proposto dei contratti, è proprio di questi giorni la notizia dell’indagine lanciata da Emily O’Reilly sugli scambi di messaggi tra Ursula Von der Leyen e il CEO di Pfizer, Albert Bourla, nel febbraio 2021, messaggi poi oggetto di una richiesta di accesso agli atti. Per ovvi motivi di trasparenza, essi dovrebbero essere reperibili, a prescindere dal mezzo vettore o dalla lunghezza: invece, sono stati rifiutati dalla Commissione Europea, perché troppo brevi. La Von der Leyen era allora in forte difficoltà a causa della preferenza accordata all’industria anglo-svedese AstraZeneca, che non era stata in grado di corrispondere agl’impegni contrattuali; affidandosi in maniera pressoché completa a Pfizer (che, come abbiamo visto, ha un posto di rilievo nell’attività e nelle spese di lobby a Bruxelles) le ha concesso un quasi – monopolio. Ciò ha reso possibile una commessa stratosferica, da più di 2 miliardi di vaccini, e un rialzo del prezzo da 14 euro a 19,5 a dose. La O’Reilly ha avvertito via lettera la Commissione di avere necessità di condurre un’inchiesta in merito [28].

Dovremmo riflettere più spesso alla follia di questi contratti, che sprecano decine di miliardi di tasse dei contribuenti per vaccini di cui buona parte della popolazione europea, specie i giovani, non ha affatto bisogno; invece, per curare i fragili, basterebbe una cifra infinitamente inferiore spesa in scatole di idrossiclorochina e anti-infiammatori, decisamente rodati e sicuri. Già solo per questo (senza contare gli effetti collaterali e i dubbi sull’efficacia dei vaccini), buona parte dei politici europei dovrebbe dimettersi.

Ma non è finita. Poteva mancare una contaminazione da parte di Big Pharma ai vertici dell’EMA, l’agenzia regolatrice europea? Ovviamente no. Secondo la ricerca svolta dal parlamentare austriaco Gerald Hauser (di FPO) [29], l’attuale direttrice dell’EMA, Emer Cooke, nominata il 16 novembre 2020, ha lavorato nelle grandi case farmaceutiche fin dal 1985, prima a livello irlandese, poi nell’EFPIA. Succeduta il 16 novembre scorso all’italiano Guido Rasi, dopo essere stata nominata direttrice esecutiva dell’agenzia il 25 giugno per un mandato quinquennale e rinnovabile, si è subito data come priorità la risposta dell’EMA alla pandemia e il lavoro già in corso per supportare lo sviluppo e l’approvazione di vaccini e trattamenti COVID-19 sicuri ed efficaci [30]. Deve gestire un budget di 306  milioni di euro (dati del 2020): ma il 91% di quei 306 milioni di euro proviene…dalle case farmaceutiche [31].

Guardiamo al suo curriculum nel dettaglio. Laureata in Farmacia al Trinity College di Dublino, con Master in Scienze e in Business Administration, dal 1991 al 1998 è stata inserita nel consiglio di amministrazione di EFPIA; ha lavorato tra 1998 e 2002 per l’unità farmaceutica della Commissione Europea e all’EMA dal 2002 al 2016, mentre tra 2016 e 2020 è stata Direttore responsabile per le attività di regolamentazione sulla produzione medica all’OMS di Ginevra [32]. Si noti questo filo rosso che attraversa le grandi compagnie farmaceutiche, l’OMS e l’EMA. Alla fine, in questi ambienti girano pressoché le stesse persone, come evidenzia l’annoso problema delle revolving doors. Chi controlla i controllori?

Al termine di questo lungo articolo, si pongono inevitabilmente alcuni interrogativi:

  • Come sono stati conclusi i contratti per i vaccini anti-Covid-19 con le grandi case farmaceutiche? Dire che ci sono delle irregolarità è un eufemismo. Sarebbe necessaria un’indagine molto approfondita.
  • Che senso ha sprecare miliardi di euro in trattamenti sperimentali e che risultano sempre meno efficaci e sicuri? Cui prodest? Un amministratore sensato se ne dovrebbe accorgere subito. Quali loschi interessi si celano sotto queste commesse?
  • Qual è il potere effettivo che Big Pharma possiede nei confronti della classe politica europea? E si ricordi che stiamo parlando di ministri e funzionari che vengono dai quattro angoli dell’Unione, dai più vari partiti politici, con ovvie ripercussioni a livello nazionale. Quanto è estesa la rete clientelare che le aziende farmaceutiche hanno teso per promuovere i loro interessi? Quanta parte è occulta?
  • Queste autorità ascoltano i produttori farmaceutici e non hanno tempo per i cittadini. Che possibilità hanno le persone semplici di essere ascoltate in questi luoghi? E meno male che esiste l’ Ma l’interrogativo più drammatico è: chi decide, lo fa veramente per il nostro bene?

 

A. M. sono le iniziali del nome e cognome di una docente realmente esistente

 

[1] Canale di Manon Aubry, 10 febbraio 2021, https://www.youtube.com/watch?v=aDANc6xd3wU

[2] Cfr. https://corporateeurope.org/en/2021/05/big-pharmas-lobbying-firepower-brussels-least-eu36-million-year-and-likely-far-more

[3] Cfr. https://corporateeurope.org/en/2021/05/big-pharmas-lobbying-firepower-brussels-least-eu36-million-year-and-likely-far-more.

[4] Cfr. https://corporateeurope.org/en

[5] Cfr. https://www.efpia.eu/about-us/who-we-are/

[6] Cfr. https://ec.europa.eu/transparencyregister/public/homePage.do

[7] Cfr. ancora https://corporateeurope.org/en/2021/05/big-pharmas-lobbying-firepower-brussels-least-eu36-million-year-and-likely-far-more

[8] Cfr. https://corporateeurope.org/en/2021/05/big-pharmas-lobbying-firepower-brussels-least-eu36-million-year-and-likely-far-more

[9] Cfr. 28 settembre 2015, https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/E-8-2015-013184_EN.html

[10] Cfr. 21 aprile 2021, https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/E-9-2021-002174_EN.html#def1

[11] Sul sostegno della Commissione Europea a Big Pharma contro il waiver https://corporateeurope.org/en/2021/04/big-pharma-lobbys-self-serving-claims-block-global-access-vaccines

[12] Servizio di Joel Dullroy, 13 maggio 2021, https://twitter.com/joeldullroy/status/1392808165679456258

[13] Cfr. Miguel Angel Gavilanes – Maria G.Zornoza, Meetings on public health between top Euroepan Commission officials and lobbies increase exponentially due to pandemic, Civio 19 maggio 2021, https://civio.es/quien-manda/2021/05/19/meetings-on-public-health-between-top-European-Commission-officials-and-lobbies-increase-exponentially-due-to-pandemic/

[14] Cfr. Miguel Angel Gavilanes – Maria G.Zornoza, Meetings on public health between top Euroepan Commission officials and lobbies increase exponentially due to pandemic, Civio 19 maggio 2021, https://civio.es/quien-manda/2021/05/19/meetings-on-public-health-between-top-European-Commission-officials-and-lobbies-increase-exponentially-due-to-pandemic/

[15] Cfr. Lily Bayer, Politico EU Influence: Bildt talks vaccines,, enlargement – Ombudsman inquiry – Digital lobbying, Politico.eu 21 maggio 2021, https://www.politico.eu/newsletter/politico-eu-influence/politico-eu-influence-bildt-talks-vaccines-enlargement-ombudsman-inquiry-digital-lobbying/ Sulla Kreab, si veda la scheda del Registro https://ec.europa.eu/transparencyregister/public/consultation/displaylobbyist.do?id=1078390517-54

[16] Cfr. Lily Bayer, Politico EU Influence: Bildt talks vaccines,, enlargement – Ombudsman inquiry – Digital lobbying, Politico.eu 21 maggio 2021, https://www.politico.eu/newsletter/politico-eu-influence/politico-eu-influence-bildt-talks-vaccines-enlargement-ombudsman-inquiry-digital-lobbying/ ; il rapporto dell’ombudsman si trova a https://www.ombudsman.europa.eu/en/annual/en/141317

[17] Cfr. https://www.aspeninstitute.it/

[18] Cfr. Francesca De’ Benedetti, Le pressioni della società civile costringono Pitruzzella a dimettersi da Aspen, Domani 31 marzo 2021, https://www.editorialedomani.it/politica/europa/le-pressioni-della-societa-civile-costringono-pitruzzella-a-dimettersi-da-aspen-wuhjd5oa

[19] Cfr. https://www.aspeninstitute.it/attivita/tutela-e-valorizzazione-della-propriet%C3%A0-intellettuale

[20] Si veda la sua agenda, dove è stata infine confermata la partecipazione alla tavola rotonda di Aspen Institute Italia il 22 marzo scorso, https://ec.europa.eu/transparencyinitiative/meetings/meeting.do?host=357c8eea-da5c-49bc-9d63-a5c1b76c770e

[21] Cfr. Francesca De’Benedetti, La negoziatrice Ue sui vaccini nasconde gli incontri con le lobby, Domani 25 marzo 2021, https://www.editorialedomani.it/politica/europa/Gallina-negoziatrice-ue-vaccini-nasconde-incontri-lobby-r9w62sz4

[22] Si veda il suo curriculum a https://ec.europa.eu/info/sites/default/files/cv-gallina-sandra_en.pdf

[23] Cfr. https://corporateeurope.org/en/2021/03/participation-advocate-general-pitruzzella-event-co-hosted-pharmaceutical-industry-lobby

[24] Cfr. https://corporateeurope.org/sites/default/files/2021-03/Response%20ECJ%20President%20Lenaerts.pdf ; inoltre l’editoriale di Domani, 31 marzo 2021, scritto da Francesca De’ Benedetti, Le pressioni della società civile costringono Pitruzzella a dimettersi da Aspen, https://www.editorialedomani.it/politica/europa/le-pressioni-della-societa-civile-costringono-pitruzzella-a-dimettersi-da-aspen-wuhjd5oa; da qui proviene la citazione.

[25] Cfr. Antonio Fraschilla, “Aiuti sottobanco al ras dell’acqua in cambio di 50mila euro per una vecchia parcella”: così Giovanni Pitruzzella è finito sotto indagine, L’Espresso 25 giugno 2021, https://espresso.repubblica.it/attualita/2021/06/25/news/giovanni_pitruzzella_acqua_agrigento-307659228/

[26] Cfr. Mario Sommossa, Commissaria Europea alla Salute, Stella Kyriakides, accusata di aver ricevuto una tangente, Sputnik Italia 23 giugno 2021, https://it.sputniknews.com/20210623/commissaria-europea-alla-salute-stella-kyriakides-accusata-di-aver-ricevuto-una-tangente-11850979.html

[27] Cfr. Mario Sommossa, Commissaria Europea alla Salute, Stella Kyriakides, accusata di aver ricevuto una tangente, Sputnik Italia 23 giugno 2021, https://it.sputniknews.com/20210623/commissaria-europea-alla-salute-stella-kyriakides-accusata-di-aver-ricevuto-una-tangente-11850979.html

[28] Cfr. telegiornale di Byoblu, 20 settembre 2021, https://www.byoblu.com/2021/09/20/tg-byoblu24-20-settembre-2021edizione-ore-20-00/

[29] Video sull’intervento originale in tedesco di Gerald Hauser, https://www.youtube.com/watch?v=oqH9CoXXYIs

[30] Cfr. Emer Cooke takes office as head of Ema, European Medicines Agency, 16 novembre 2021,  https://www.ema.europa.eu/en/news/emer-cooke-takes-office-head-ema; Ema. L’irlandese Emer Cooke è il nuovo direttore esecutivo. E’ la prima donna a dirigere l’Agenzia del farmaco europea, Quotidiano sanità.it, 16 novembre 2020, http://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=89949

[31] Video in italiano di RadioRadio, 14 aprile 2021, disponibile a https://www.youtube.com/watch?v=pahZovm6nnA

[32] Cfr. Emer Cooke takes office as head of Ema, European Medicines Agency, 16 novembre 2021,  https://www.ema.europa.eu/en/news/emer-cooke-takes-office-head-ema. Ho provato a caricare la pagina WHO a lei relativa, ma, pur esistendo ancora, essa sparisce dopo pochi secondi dal Web (?).

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