LGBT e bambini

 

di Elisa Brighenti

 

Perché si può affermare senza sbagliarsi che la democrazia in occidente riporta dei tratti che sono tipicamente radicati in una qualsiasi forma di regime totalitario? Perché lentamente, secondo l’ordine dell’opportunità e della giustizia, lo stato separa l’individuo dalla persona, dalle relazioni e lo adotta come perno isolato su cui costruire un sistema efficiente e inoppugnabile.

I progetti di sessualizzazione dei bambini in età scolare ne sono un tristissimo esempio. Essi vengono chiamati educazione alla sessualità, mentre non si tratta che di ri-educazione al proprio sé biologico, già dato; si vuole insinuare il dubbio di essere protagonisti di un errore atavico, primordiale, di essere sbagliati o incompiuti o insufficienti; si parla di un corpo limitato passibile di guarigione, come se essere sprovvisti dell’universalità ci facesse dei semi-dei curabili nella deformazione di sé. Cosi come si ottiene di varcare il limite della corporeità, si pretende di ovviare alla mancanza della perfezione, rintracciandola nell’opzione di diventare qualcun altro.

Educati all’interno di un sistema che antepone l’uniformità alla differenza, che deforma invece di informare, che è indifferente alla tolleranza perché predilige la selezione. E la discriminazione. A spese dell’evidenza.

 

 

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