Foto: primo ministro irlandese, Leo Varadkar

Foto: primo ministro irlandese, Leo Varadkar

In irlanda a fine maggio scorso il popolo irlandese si è diviso nel referendum per la legalizzazione dell’aborto. Ha vinto la parte a favore della legalizzazione. Seguirà l’approvazione di una legge ad hoc.

Ad agosto prossimo si terrà l’Incontro Mondiale delle Famiglie, al quale parteciperà anche papa Francesco. Amoris Laetitia sarà il tema guida di tutte e tre le giornate del Congresso Pastorale e di tutti i temi scelti.  Nel fitto programma (qui) si può leggere che, tenendo come base la famiglia, si discuterà di tutto, dalla tecnologia allo sport, dall’impresa alla cura per la “casa comune”, dall’invalidità a “Cosa intende papa Francesco per ‘cultura del passaggio’”, ecc. ecc. Il tutto condito sempre con la gioia, la bellezza e la bontà. Ma della promozione e tutela della vita nascente, della maternità e paternità, a quanto pare, nel programma non c’è proprio traccia. Sembra che questo tema sia diventato proprio un tabù. Evidentemente lo si ritiene un tema divisivo tra gli stessi cattolici, per cui gli organizzatori dell’incontro avranno pensato bene di azzerarlo. Ma un incontro mondiale sulla famiglia che non parli della vita nascente…….

Epperò, uno dei temi importanti sarà quello delle persone che si identificano come LGBT+ (sì, nel programma è scritto proprio così). E chi ti chiamano a tenere la relazione? Un responsabile di Courage, un’associazione che offre accompagnamento spirituale a parenti, coniugi e amici di persone con attrazione per lo stesso sesso secondo l’insegnamento della Chiesa? Manco per sogno. Invitano per direttissima il padre gesuita Martin che è un acceso sostenitore della cultura omosessualista e delle associazioni LGBT, le quali, notoriamente, sono fiere sostenitrici dell’insegnamento della Chiesa Cattolica (si fa per dire, ovviamente), nonché accese sostenitrici della generatività con il “conto terzi”.

Ma la realtà la sa lunga, ed a volte ti fa brutti scherzi.

A creare qualche problemino alla Chiesa, ed a riportare al centro della sua attenzione il problema della vita, ci ha pensato un personaggio di alto rango politico. Si tratta del primo ministro irlandese, un omosessuale dichiarato e strenuo fautore del diritto all’aborto.

Così la realtà, in un colpo solo, ha messo insieme il problema della cultura omosessuale e quello della offesa mortale alla vita.

Il Primo Ministro irlandese ha annunciato che gli ospedali cattolici del paese saranno obbligati, sì, avete sentito bene, o-b-b-l-i-g-a-t-i, ad eseguire aborti.

Leone Varadkar, Primo Ministro, ha preannunciato a chiare lettere che quando la nuova legge che legalizzerà l’aborto entrerà in vigore, anche le istituzioni cattoliche dovranno offrire la procedura.

Certo, almeno per il momento, per fortuna, singoli medici, infermieri o ostetriche potranno astenersi dall’eseguire aborti per motivi di coscienza, ma le istituzioni come tali non avranno scampo, dovranno obbligatoriamente offrire questo servizio.


Dorothy Cummings McLean di Lifesitenews, riferisce le seguenti parole dette dal Primo Ministro irlandese: “Non sarà, tuttavia, possibile per gli ospedali finanziati con fondi pubblici, indipendentemente da chi sia il loro sostenitore o proprietario, scegliere di non fornire questi servizi necessari che saranno legali in questo Stato una volta che questa legislazione sarà approvata dal Governo e dal Senato”.

Non si capisce come ciò debba avvenire in pratica. Un ospedale cattolico in cui tutto il personale sanitario si dichiari obiettore di coscienza sarà obbligato ad assumere personale abortista? Con la forza della legge? Oppure saranno costretti a chiudere? E’ questo quello che vogliono?

Vi è però una notizia confortante, da una un’indagine post-referendum è risultato che la maggioranza dei medici di famiglia in Irlanda si opporrà all’aborto e non intenderà fornire il suddetto servizio. Su 936 medici di medicina generale (GPS), il 68% non “opterebbe per” diventare abortista.   

Sempre dall’articolo di Lifesitenews, la dott.ssa Ruth Cullen della Campagna Pro Life ha detto che: “Forzare i medici di famiglia a partecipare agli aborti che non hanno nulla a che vedere con l’assistenza sanitaria è un attacco estremo e ingiusto alla libertà di coscienza e deve essere contrastato a tutti i costi”. E poi ha continuato: “È irragionevole che il Ministro Harris e il Governo costringano i medici che non vogliono dispensare pillole per l’aborto a rivolgersi a colleghi che eseguiranno la procedura”. “Stiamo assistendo a qualcosa di veramente spaventoso in questo momento” ha detto.

Ebbene sì, stiamo assistendo a qualcosa di spaventoso: una cultura falsamente rispettosa degli altri, si rivela in realtà rudemente oppressiva. Vi dice niente la “dittatura del relativismo”?

E gli organizzatori dell’Incontro, cioè il Dicastero vaticano per i Laici, la Famiglia e la Vita, cosa fanno? Pianificano un raduno mondiale delle famiglie per discutere, tra l’altro, di tecnologia, sport e ‘cultura del paesaggio’.

di Sabino Paciolla

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