Bussola

 

 

di Autore Vario

 

La fede, per sua natura, ha l’esigenza di radicarsi a principi ed insegnamenti stabili. Il cattolico ha sempre avuto un baluardo di certezza nei pronunciamenti del Papa o del Magistero della Chiesa, espressi con ‘fermezza e costanza massime’. ‘Stat crux dum volvitur orbis’, la croce resta salda mentre il mondo gira: questo motto dei monaci certosini esprime magnificamente il concetto.

Il problema oggi è che purtroppo nelle gerarchie cattoliche stentiamo a trovare saldezza nei principi e anzi riscontriamo sempre più titubanze oppure certezze rovesciate rispetto al passato.

Abbiamo infatti un Papa che per primo è afflitto da frequenti insicurezze e amnesie: in certe questioni etiche arriva ad interrogarsi amleticamente dicendo ‘Chi sono io per giudicare?’, dimenticando che, effettivamente, sarebbe il Vicario di Cristo, con il potere di sciogliere e legare. Tuttavia, questi vuoti di memoria vengono in lui prontamente colmati quando si tratta di giudicare quelli che cercano il Signore con buona volontà ma pregano troppo, magari in latino; o per fustigare gli istituti religiosi che hanno troppe vocazioni; o quelli che fanno troppo proselitismo, attirando fedeli verso Cristo invece di svuotare chiese e seminari come fanno i più influenti prelati e teologi progressisti. Che purtroppo dettano le agende e tracciano le vie da seguire.

Questi ultimi, dopo aver seminato per una lunga stagione la zizzania del dubbio e del relativismo, stanno ora ricredendosi, approdando alla necessità di avere punti fermi. È questo l’esito di un incessante cammino di discernimento, di confronti sinodali, di dialoghi e pensose interrogazioni su come aprirsi al mondo. Peccato però che questo approdo sia un rovesciamento di tante certezze trasmesseci da duemila anni in qua dalla Chiesa.

Paradigmatica l’esclusione delle prospettive escatologiche, le realtà del Giudizio ultraterreno, dalla predicazione religiosa degli ultimi decenni. Avendo seppellito il peccato sotto una valanga di misericordia, che ha travolto ogni traccia di senso di colpa o di pentimento, anche l’inferno è arrivato a perdere la sua ragion d’essere. L’inferno non esiste o se c’è è vuoto: così ci hanno assicurato gli “spacciatori” di misericordia fino a poco tempo fa.

Sembra però che ultimamente ci siano stati importanti approfondimenti. No signori, l’inferno non è vuoto bensì quasi vuoto: si stanno infatti creando posti specifici per chi viene etichettato come fascista, omofobo o razzista. Infatti, la misericordia è per tutti ma costoro, si sa, non appartengono alla categoria ‘tutti’. Si discute poi se rendere più inclusivo l’inferno aprendo le porte anche a chi non ha una adeguata coscienza di sostenibilità ecologico/ambientale e, in genere, a quelli che indulgono in peccati che gridano ‘discriminazione’ al cospetto di Dio.

Serpeggia poi in una certa parte del clero una tale accondiscendenza alla mentalità dominante      che non di rado sfocia nella sindrome di Don Abbondio: l’ossessiva ricerca della prudenza, l’ossequio al pretesto di non essere ‘divisivi’ che blocca e impedisce qualsiasi opposizione ai poteri forti. Chi ha letto i Promessi Sposi ben conosce l’incoercibile viltà che attanaglia Don Abbondio: per lui il problema non sono i soprusi e l’arroganza di Rodrigo ma l’ostinazione di quella testa calda di Renzo a non voler sottomettersi, a non voler subire remissivamente, come compete ai suoi pari.

In tutto questo sconfortante quadro di confusione pastorale e dottrinale, il fedele cristiano si agita oggi in cerca di appigli sicuri, chiedendosi: Signore, da chi andremo? Come riconosceremo le parole di vita e quelle di morte (spirituale)? Come distinguere la fonte di verità e quella tossica?

Bel problema! Non si sa dove sbattere la testa. Perlomeno, se si escludono il Magistero bimillenario e il catechismo della Chiesa Cattolica…

Quando il pellegrino o il navigante d’altri tempi rimanevano senza bussola diventava necessario trovare altri riferimenti per individuare il nord. Un sistema di orientamento alternativo poteva essere il sole: il punto in cui sorgeva determinava l’est e, al contrario, dove tramontava l’ovest. Allo stesso modo, nel pellegrinaggio terreno verso la salvezza occorre avere non solo una meta ma indicatori che orientano il cammino. Laddove una guida o un segnale di direzione diventa inaffidabile può essere utile cercare altri criteri per seguire la giusta direzione.

Oggi i pastori del sacro recinto stanno diventando pecore, se non lupi. Inaffidabili, e a volte anche pericolosi. Ma se per loro la coerenza viene meno occorre però riconoscere che i lupi possono ‘perdere il pelo ma non il vizio’ e non rinnegano niente della loro natura.

Fuor di metafora: se abbiamo dubbi su certe importanti questioni etiche e non ci fidiamo della buona fede di chi dovrebbe essere custode e difensore della verità, forse può essere utile andare a valutare la fonte tossica. Mi riferisco in particolare a certi cultori del satanismo, adoratori del male che vivono in opposizione totale al cristianesimo. Seguaci di un culto che prevede ‘sacramenti’ ribaltati e odio verso tutto ciò di buono, bello e vero che riconduce a Dio. Ovvero al Logos, che è ordine, perfezione, armonia.

Occorre dolorosamente riconoscere che i satanisti hanno una coerenza con i loro obiettivi e le proprie concezioni morali che è quasi encomiabile. Il loro indurimento li porta ad un odio che non cede un millimetro sulle questioni etiche. Per loro il male è male e non può essere annacquato da accomodamenti. Questa sì che si chiama fermezza, saldezza, costanza.

Ecco allora che guardando alla loro azione e alle loro strategie si può agevolmente capire ciò che è malvagio e, per deduzione a contrario, ciò che è buono. È come offrire al pellegrino che ha la bussola rotta uno strumento che invece di indicare il nord indica sempre il sud.

Il comportamento dei satanisti può egregiamente fornire qualche suggerimento a tanti credenti che sembrano aver perso la bussola. Penso a quei sedicenti cattolici adulti che seguono le orme di Biden o a quei seguaci di politici nostrani (non solo progressisti) che sulle questioni etiche sono sempre schierati su posizioni contrarie a quella bussola che continua ad essere il Catechismo della Chiesa Cattolica: parliamo di gender, divorzio, aborto, contraccezione, famiglia, morale sessuale, decostruzione (ovvero distruzione) dei ruoli maschili e femminili, etc.

Ebbene, la domanda che ogni cattolico ‘adulto’ dovrebbe porsi è questa: se su questi temi la mia piattaforma di valori etici è perfettamente allineata a quella propugnata dai satanisti e contraria al catechismo cattolico e alla sua tradizione bimillenaria, io da che parte sto veramente? Con Gesù Cristo o con il suo nemico Satana? È una coincidenza che io vada sempre o quasi a braccetto con le convinzioni etiche dei satanisti o è una conferma di distanza dal cristianesimo?

Prendiamo ad esempio la questione dell’aborto. Abbiamo qui un’ostinazione crescente di cattolici tiepidi o poco praticanti (che ormai di fatto sono la parte numericamente più importante di chi si riconosce nella Chiesa) a considerarlo come un diritto o come scelta giusta. Consideriamo allora la bussola che punta verso sud: vediamo cosa ne pensano i satanisti. Ecco alcune notizie interessanti in questo articolo che vi invito a leggere, dal titolo ‘Il tempio satanico aprirà una clinica per aborti nel new Mexico’.

Sì, avete letto bene: ogni restrizione all’aborto dovrebbe essere spazzata via in nome della libertà religiosa a tutela di quella che si professa una ‘società religiosa’: il Tempio Satanico. Come conclude l’articolo, ‘il diavolo è scimmia di Dio’, caricatura che stravolge e rovescia il bene in male.

L’aborto diventa per i satanisti un ‘diritto sacrosanto’ (!). Questa realtà viene ben messa in luce da quest’altro articolo dal titolo ‘Aborto e satanismo, cuciti a filo doppio

L’aspetto inquietante dell’aborto elevato a rito sacro ovvero sorta di sacramento o massimo tributo a Satana non dice proprio niente alle orecchie dei cattolici benpensanti che lo giustificano? È una coincidenza che più ci si allontana dalla Chiesa cattolica o la si odia e più facilmente si approda a mentalità abortiste o che odiano la famiglia? La bussola orientata a sud ci fa inesorabilmente aprire gli occhi per capire dove è il nord. Dobbiamo tenerne conto e non solo in tema di aborto ma anche su tutte le più delicate questioni etiche.

Offriamo questi dubbi alla riflessione di ogni credente e non. Sia ben chiaro che questo accorato invito di autentico discernimento non vuole essere tanto un atto di accusa bensì un gesto di autentica misericordia (consigliare i dubbiosi, ammonire i peccatori) oltre che di giustizia. Se credete ancora in Dio, cari fratelli di fede, cercatelo mettendo la maggior distanza possibile dalle lusinghe del diavolo.

 


Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente le opinioni del responsabile di questo blog. Sono ben accolti la discussione qualificata e il dibattito amichevole.


 

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