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di John Grondelski

 

Il Senato degli Stati Uniti voterà a breve se dichiarare il dottor Anthony Fauci colpevole di oltraggio al Senato per essersi rifiutato di rispondere alle domande di una commissione senatoriale. Il 29 luglio, la Commissione per la Sicurezza Interna e gli Affari Governativi ha tenuto un’audizione durante la quale Fauci, ex direttore dell’Istituto Nazionale di Allergie e Malattie Infettive, ha ripetutamente invocato il Quinto Emendamento contro l’autoincriminazione quando gli sono state poste domande sulle decisioni prese durante il suo mandato come “zar del Covid”. I repubblicani hanno definito l’udienza un controllo su quanto fatto dal governo durante la pandemia; i democratici l’hanno invece definita una perdita di tempo retrospettiva volta a “rivisitare” la storia del Covid.

Il mio interesse non riguarda l’udienza. Mi interessa capire perché non ci sia stata una discussione simile all’interno della Chiesa cattolica riguardo alla gestione ecclesiastica durante la pandemia.

I vescovi di tutti gli Stati Uniti hanno adottato la misura senza precedenti di chiudere le chiese e sospendere le messe pubbliche, in alcuni casi per un anno o più. Molti cattolici sono morti da soli, privati dei sacramenti, tra cui la Riconciliazione, l’Unzione degli infermi e il Viatico. In alcuni luoghi, è stato affermato che la Cresima fosse stata «amministrata» non dalle mani dei vescovi, ma con dei cotton fioc.

E, nei sei anni trascorsi dallo scoppio della pandemia di Covid, non è stata effettuata alcuna analisi critica delle decisioni dei vescovi — e di Papa Francesco. In un’epoca in cui la «sinodalità» viene proclamata uno «stile» di «dialogo» ecclesiastico e le «conversazioni sinodali nello spirito» osano decostruire il dogma e la disciplina tramandati, i «dialoghi» de rigueur non hanno ancora dato luogo a una discussione pubblica che possa suggerire che la risposta ecclesiastica al Covid fosse sbagliata.

Francesco ha promosso l’immagine della Chiesa come «ospedale da campo». Fortunatamente, quell’espressione è caduta nell’oblio. È difficile prendere sul serio un’unità MASH ecclesiastica (l’acronimo sta per Mobile Army Surgical Hospital, ovvero l’Ospedale Chirurgico Mobile dell’Esercito) che chiude i battenti proprio mentre scoppia la guerra. Ricordiamo l’immagine di un papa solitario che impartiva la benedizione del Santissimo Sacramento su una Piazza San Pietro deserta. Ma quell’immagine non rende conto della reale assenza del Santissimo Sacramento dall’accompagnamento del Popolo di Dio nei mesi successivi, un’assenza imposta dalla disciplina ecclesiastica.

Approfondiamo un po’ l’immagine dell’«ospedale da campo». Quando un vero ospedale attraversa una crisi, di solito conduce una sorta di «analisi post-crisi» per valutare le proprie azioni. La nostra risposta è stata corretta? Cosa ha funzionato? Cosa no? Cosa avremmo dovuto fare diversamente? Quali presupposti abbiamo formulato che si sono rivelati fondati – e quali infondati? Cosa faremo la prossima volta?

Abbiamo mai sentito dire che la Conferenza Episcopale degli Stati Uniti (USCCB) abbia condotto una simile analisi? Al suo interno? Con i fedeli? Dato che il Segretariato Sinodale sta chiedendo alle diocesi di tutto il mondo di rivedere le proprie strutture sinodali in preparazione dei prossimi tavoli rotondi a Roma, c’è forse qualche vescovo abbastanza coraggioso da farsi avanti e dire: «Parliamo di ciò che abbiamo fatto durante il Covid?»

C’è forse qualche vescovo disposto a convocare i propri «comitati di pianificazione» e i propri «gruppi di ascolto» per setacciare la propria diocesi e — senza preselezionare i favoriti — intraprendere un’ascolto onesto dei fedeli ancora presenti nei banchi su ciò che hanno pensato della condotta della gerarchia durante il Covid?

Oppure dobbiamo «andare avanti», «discernere il futuro» e dimenticare convenientemente quei 12 mesi, in alcuni casi, senza Messa domenicale?

Abbiamo affrontato onestamente lo svuotamento delle parrocchie dove, sebbene i cattolici siano tornati in chiesa, il loro numero spesso non era ancora quello di prima del 2020? Ci siamo chiesti in che modo le «comunioni spirituali» e la «Messa in TV» abbiano minato il senso e l’apprezzamento della sacramentalità da parte dei cattolici? Ci siamo chiesti se lo spauracchio del «clericalismo» sia stato attenuato o rafforzato quando la Messa domenicale è tornata ad essere intesa in gran parte come una questione di disciplina ecclesiastica superflua?

A quasi un quarto di secolo dagli scandali sessuali di Boston che hanno segnato la prima fase degli abusi clericali (la seconda fase è stata caratterizzata dalle rivelazioni su “zio Teddy” e dall’insabbiamento), è sconcertante constatare che ci sia stata una discussione intraecclesiale più aperta sugli abusi sessuali – nonostante le manovre e le scappatoie gerarchiche – che sul fenomeno della sospensione di massa della Messa che ha toccato quasi tutti i cattolici in tutto il mondo.

Facendo affidamento sulla separazione tra Chiesa e Stato, si spera che la nostra classe episcopale non intenda invocare il Quinto Emendamento in massa.

 

(L’articolo che il prof. John M. Grondelski ha inviato dagli Stati Uniti al blog è apparso in precedenza su Crisis magazine. La traduzione è a cura di Sabino Paciolla)

 


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