di Sabino Paciolla

 

Lunedì scorso, nel mio commento alla relazione del card. Eijk su vaccini, obblighi morali, ecc., ho accennato alla divisione dei cattolici che si è verificata in seguito all’introduzione dei vaccini COVID, ed in particolare dopo l’approvazione del green pass. In apertura dell’articolo scrivevo:

Da una parte coloro che sono favorevoli al vaccino e al green pass e dall’altra coloro che hanno dubbi sui vaccini e sono invece certi nel respingere il green pass. Lasciamo da parte frange estreme e radicali che si trovano in entrambi gli “schieramenti”. Ciò che rende profonda la frattura è il lancio di accuse di individualismo, di catto-libertarismo, di radicalismo di stampo libertario da parte di coloro che sono favorevoli al vaccino e al green pass nei confronti degli altri. I primi accusano i secondi di essere finiti o di rischiare di finire nelle braccia culturali di Pannella-Bonino. 

Quello che più colpisce in questi giorni è l’asprezza e la durezza dei toni e delle accuse usate da coloro che, invocando la tutela del bene comune, vogliono che la vaccinazione sia nei fatti obbligatoria per tutti, e per questo, tacciando coloro che si rifiutano di individualismo e pensiero radicale, li accusano di far proprio un pensiero NON cattolico. Sono toni che non si sentivano da decenni.

A volte i toni più duri vengono non solo da giornalisti e intellettuali, ma anche da medici e docenti universitari cattolici i quali, convinti della loro posizione di assoluta bontà scientifica, accusano gli altri di pensiero antiscientifico, di ingenuità, di creduloneria, in poche parole, di essere dei ciarlatani. L’espressione emblematica di questa posizione è stata quella del Presidente della Repubblica Mattarella, il quale, qualche giorno fa, in una cerimonia pubblica, ha parlato di minoranze “che vogliono imporre rumorosamente le loro teorie antiscientifiche (sic!), che danno sfogo talvolta a una violenza insensata” (sic! sic!). La posizione di Mattarella, un cattolico, è sorprendente perché un presidente della Repubblica dovrebbe essere fattore di unità nazionale anziché di divisione. Ad oggi, giusto per essere precisi, gli unici che hanno subito violenza sono stati quelli che a Trieste, con il rosario in mano, sono stati manganellati e spazzati via dai lacrimogeni e dagli idranti della polizia. E poi, il premio Nobel Montagnier o il dott. Malone, vaccinato, pioniere della tecnologia a mRNA, che sono tra quelli che sollevano dubbi sui vaccini COVID, sono veramente affetti da teorie antiscientifiche? E la scienza intesa come dibattito e confronto di idee sulla realtà dove è finita?

Eppure, è proprio dai nostri amici medici e docenti universitari cattolici che ci si sarebbe aspettati in primis quella apertura intellettuale che fa sì che si riconosca che la questione degli attuali sieri genici non è un capitolo chiuso, che la discussione è anzi apertissima (si vedano le centinaia di articoli pubblicati su questo blog, anche di alto livello scientifico), che la materia sulla loro sicurezza è delicata e da approfondire in quanto con la inoculazione di massa si entra in territori del tutto inesplorati riguardo a potenziali effetti collaterali di massa futuri. Avrebbero dovuto essere loro i primi a riconoscere l’abbondanza di ricerche scientifiche che mettono ogni giorno di più in evidenza aspetti critici e delicati, prima sconosciuti, di questi nuovi “vaccini” (si vedano le emergenti miocarditi e le morti improvvise). Avrebbero dovuto essere loro i primi a segnalare che gli abbondanti effetti collaterali segnalati, comprese le decine di migliaia di morti correlate al vaccino, che sono comunque sottostimate, avrebbero dovuto prudenzialmente spingere ad una frenata nella inoculazione su larga scala, in particolare in quei soggetti meno a rischio di effetti gravi da COVID, come ad esempio i ragazzi (ci sarà pure una ragione se l’Istituto Superiore di Sanità ha segnalato solo 399 decessi COVID sotto i 40 anni di età su un totale di 130.000 morti). Avrebbero dovuto essere loro i primi a mettere in evidenza che il protocollo “Tachipirina e vigile attesa” era il modo migliore per aggravare, a volte irreparabilmente, l’infezione, tanto che sono in molti a chiedersi quanti morti in meno avremmo avuto rispetto ai 130.000, se avessimo adottato un approccio terapeutico diverso, rapido e adeguato. Avrebbero dovuto essere loro i primi a valorizzare ANCHE le terapie domiciliari precoci che mediante farmaci tradizionali, la cui sicurezza e tollerabilità è dimostrata da decenni di utilizzo, si è potuto curare e salvare decine di migliaia di vite umane (Ippocrate.org, una di queste associazioni di terapie precoci domiciliari, segnala solo 6 decessi su oltre 60.000 pazienti curati). 

E invece, abbiamo visto una posizione dogmaticamente ferrea a favore del “vaccino”, considerato come unica e sola opzione per affrontare la pandemia. Una scelta dogmatica sostenuta dal miraggio ammaliante del raggiungimento della soglia dell’immunità di gregge, mai chiedendosi però come mai tale soglia fosse stata prima fissata al 60%, poi al 70%, poi all’80%, poi al 90%, fino a che alcuni studiosi hanno detto che essa è solo un miraggio perché tecnicamente irraggiungibile.

Questi nostri amici non sono stati mai scalfiti dal dubbio del perché nonostante la vaccinazione di massa proceda, il contagio continui ad aumentare. Non si sono neanche mai chiesti se al posto della vaccinazione a tappeto non fosse più utile una vaccinazione limitata e mirata solo alle fasce fragili, in modo da facilitare il passaggio dalla fase pandemica alla fase endemica del virus. Infatti, con una vaccinazione mirata avremmo potuto al contempo tutelare le persone fragili, evitare l’accumulo di rischi da vaccino in persone con rischi bassi da infezione COVID (si vedano gli asintomatici o i giovani) e facilitare il raggiungimento dell’equilibrio di convivenza più favorevole e meno letale tra virus e uomo. Hanno inoltre totalmente ignorato un fatto noto in secoli di storia, quello dell’immunità naturale dovuta alla guarigione, in questo caso da covid. Una immunità che è più forte, più ampia e più duratura di quella artificiale indotta dal vaccino. Che senso ha infatti inoculare persone che naturalmente hanno superato la malattia, visto che il loro corpo ha reagito e ha vinto la malattia? Che senso ha inoculare coloro che hanno preso il virus ma non hanno avuto alcun sintomo?

Tutta questa cieca fiducia nel “vaccino” COVID, visto come unica soluzione possibile, li ha portati, come logica conseguenza, ad abbracciare il Green pass. Uno strumento che non ha, però, alcuna ragione scientifica o medica, come dimostrato da tante ricerche e ammesso anche da virologi, ma solo politica, quella di costringere con il ricatto a farsi inoculare.

Uno strumento che, come ha ben spiegato il ministro Brunetta, che con una certa dose di perfidia e cinismo ha detto che serve a “schiacciare gli opportunisti” , rende la vita ai cittadini difficile e anche costosa, limitando pian piano i loro diritti e le loro libertà costituzionalmente garantite come il diritto allo studio, al lavoro, alla cultura, al tempo libero, e così via. 

È uno strumento che è basato sulla menzogna perché fa credere alla gente che solo i non vaccinati possono infettare, mentre i vaccinati possono tranquillamente girare ovunque con la falsa sicurezza di essere impermeabili all’infezione e incapaci di infettare gli altri. Salvo amare sorprese. Proprio per questo, e per come è congegnato, è uno strumento pericoloso che favorirà, anziché ridurre, il contagio tra i vaccinati.

Ma proprio perché è uno strumento basato sulla menzogna, è uno di quei mezzi di controllo tipicamente usati dai regimi dittatoriali, vedi il lasciapassare verde del fascismo, o quello attuale del credito sociale cinese. È uno strumento divisivo e diffusivo di odio tra cittadini che altrimenti avrebbero vissuto serenamente gli uni con gli altri. 

L’odio che sorregge lo strumento del green pass porta a espressioni, proposte o azioni politiche fuori dall’ordinario, come quella del primo ministro neozelandese, Jacinda Ardern, che ha tranquillamente affermato che è necessario dividere i cittadini in due classi, una (i vaccinati) con pieni diritti e l’altra (i non vaccinati) con diritti limitati. Altri hanno proposto di far pagare le cure mediche ospedaliere per COVID di tasca propria ai non vaccinati (come se questi con le loro tasse non avessero già pagato le cure per sé e per gli altri), chi di lasciare senza stipendio durante la quarantena solo i non vaccinati, di applicare solo a loro un eventuale nuovo lockdown, o di creare zone gialle per i non vaccinati. Non parliamo poi degli epiteti affibbiati ai non vaccinati, definiti incivili, irresponsabili, parassiti o, per usare le espressioni presidente di Confindustria Alto Adriatico, Michelangelo Agrusti,  “disertori” da mettere, virtualmente (si spera), al muro e fucilare. Tutto questo florilegio degno di un film horror è indegno di una democrazia. Non dimentichiamo che i tempi bui della storia passata sono cominciati in questo modo.

Non parliamo poi della censura attuata nei confronti di chi osa esprimere dubbi. Tanti sono gli esempi che si potrebbero fare, a cominciare da quelli che personalmente ho subito. 

Dinanzi a tutta questa violenza verbale e fisica cosa fanno i nostri amici cattolici? Rimangono muti o girano lo sguardo da un’altra parte, se va bene, o addirittura si fanno promotori di ulteriori inasprimenti delle restrizioni per costringere i renitenti finalmente a vaccinarsi. 

Eppure la Congregazione della Dottrina della fede nella sua nota del 21.12.2020 sui vaccini COVID ha detto che “appare evidente alla ragione pratica che la vaccinazione non è, di norma, un obbligo morale e che, perciò, deve essere volontaria.”. Lo stesso card Eijk, medico e esperto di bioetica, che pure è d’accordo con la vaccinazione, nel suo intervento ad un convegno di sabato 23 ottobre ha scritto: “possono i governi, riferendosi alla loro responsabilità per il Bene Comune, imporre alle persone di vaccinarsi quando esse non sono disposte a farlo? La risposta è no”. 

E dunque, se così è, se il vaccino NON deve essere obbligatorio, allora non ha senso neanche il green pass, che è uno strumento volto proprio ad obbligare, con le buone o con le cattive, a vaccinarsi, per di più usando la menzogna, l’odio, la discriminazione, la divisione e il ricatto. Perché allora questi fratelli nella fede non vi si oppongono? Perché non alzano la loro voce? Mistero. A volte penso che il Principe della divisione abbia fatto un ottimo lavoro. 

La cosa curiosa è che ci tocca osservare palesi contraddizioni. 

Infatti, assistiamo ad amici cattolici che mentre in passato si sono sinceramente spesi contro la britannica tirannia medico-sanitaria-giuridica che, sottraendo di fatto la potestà ai loro genitori, ha portato a morte i piccoli Charlie e Alfie, oggi appoggiano la possibilità di far prevalere la volontà di vaccinarsi di un quattordicenne su quella contraria dei suoi genitori. Assistiamo ad amici cattolici che mentre in passato si sono attivati a sostenere il grido di libertà di Solidarność contro il regime comunista, ora criticano aspramente, definendoli iperindividualisti, quei cattolici che fanno resistenza passiva contro la prevaricazione dello stato che limita loro alcuni diritti costituzionalmente garantiti. Assistiamo ad amici cattolici che mentre gongolano per lo scampato pericolo della discriminazione che il DDL Zan avrebbe imposto, difendono ora la più mastodontica discriminazione mai attuata da un governo dalla nascita dello stato repubblicano nei confronti dei non vaccinati. Assistiamo ad amici cattolici che mentre nei convegni ricordano con afflato il filosofo Del Noce, che evidenziò nella società un regime, non formale ma di fatto, frutto dell’omologazione di massa, ora difendono, magari senza volerlo, il pensiero omologato scientista del “tutto andrà bene” perché “io ho scelto di fidarmi della scienza”, con la pretesa di imporre una tale posizione agli altri, in sostanza di imporre il “vaccino” sperimentale a tutti.

In conclusione, di certo non saranno le difficoltà odierne ad avere l’ultima parola, perché c’è sempre la speranza in Colui che ci salva. Sono sicuramente tempi difficili e appassionanti, anche se, come cattolico, lo ammetto, a volte provo amarezza e dolore.

 

 

 

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