(se il video qui sotto non si apre, cliccare qui)

 

 

di Sabino Paciolla



Il prof. Paolo Bellavite, specialista in ematologia, Master in Biotecnologie dalla Cranfield University, diploma di perfezionamento in Statistica Sanitaria ed Epidemiologia, giù professore di patologia generale all’Università di Verona, ha partecipato alla trasmissione di Floris, “diMartedì”, con tema i vaccini anti covid. Interpellato, ha espresso una pacata e, a parere di chi scrive, sensata opinione sull’uso e sulla sicurezza dei vaccini, sui dati raccolti dei casi avversi. Gli è stato chiesto se consiglierebbe il vaccino ad un ottantenne e ad un quarantenne. A tale domanda ha risposto che gli anziani e fragili sarebbero i candidati principali, e per i meno anziani, coloro con patologie o che espletano un particolare lavoro. Gli altri dovrebbero consultarsi con il proprio medico. Dunque non è stato contro i vaccini, tanto che ha detto che sua madre, ultra novantenne, era già vaccinata. 

Ma la risposta che ha fatto scalpore è stata la prima, quando Floris ha chiesto il parere del prof. Bellavite circa i dubbi degli italiani sui vaccini. Il prof. Bellavite ha detto che a suo parere gli italiani avevano ragione ad avere dubbi per una serie di motivi, a cominciare dal rilevamento dei casi avversi che sarebbe sottostimato perché il rilevamento avviene su base volontaria.

Non l’avesse mai fatto! 

L’Università di Verona ha subito comunicato che il prof. Bellavite “è stato già docente di patologia generale nel nostro ateneo, ma dal 2017 è in pensione e non risulta avere alcuna collaborazione attiva con nostri gruppi di ricerca, tantomeno in ambito Covid-19. Le sue opinioni sono opinioni personali, come quelle che qualsiasi cittadino può esprimere, e non rappresentano quindi a nessun titolo la posizione della comunità scientifica dell’università degli studi di Verona.”. Al che il prof. ha risposto dal suo canale Telegram che “tale affermazione non è corretta per due motivi: 1) come molti altri professori, dopo il pensionamento lavoro ancora all’Università di Verona (Dipartimento di Medicina, Sezione di Patologia Generale) nella veste ufficiale di “cultore della materia” (vedi qui) e negli ultimi quattro anni sono stato referente scientifico di un programma di ricerca di immunofarmacologia, 2) tra i diversi argomenti di cui mi sono recentemente occupato c’è anche il COVID-19, su cui ho pubblicato già due lavori nella letteratura scientifica internazionale, precisamente uno in agosto 2020 sul potere antivirus degli agrumi (qui), un altro nel marzo 2021 sul meccanismo dei danni cardiovascolari del vaccino (qui). Stupisce che illustri colleghi, che si pregiano di studiare un vaccino “italiano”, non li conoscano.”

Successivamente, il prof. Bellavite ha comunicato che l’Università di Verona gli aveva sospeso senza preavviso il suo indirizzo emal che usava nell’ateneo. 

Ed infine oggi apprendiamo che l’ateneo Veronese gli avrebbe dato il “benservito”. 

 

Scrive infatti il prof. Bellavite: 

“Oggi ho saputo che, dopo la mia partecipazione alla trasmissione “incriminata”, il Dipartimento di Medicina di Verona mi ha dato il benservito. 

Aspetto di ricevere qualche comunicazione ufficiale per capire le motivazioni…

Intanto ho cominciato a fare i pacchi. 

I miei libri, avendo poco spazio a casa, li dono alla Biblioteca, che ospita già gli altri da me pubblicati in molti anni di ricerca.

Verrò a studiare in Biblioteca, se mi permetteranno.

Prego i frequentatori e le gentili frequentatrici di queste pagine di astenersi da iniziative di protesta, grazie. 

Ho fiducia nella Provvidenza e penso che (forse) sia meglio così…”

 

Ora, credo che in democrazia tutti dovrebbero avere il diritto di esprimere la propria opinione, a maggior ragione su temi molto delicati come quello dei vaccini contro il covid, vaccini sperimentali, e a ulteriore maggiore ragione quando chi la esprime è una persona titolata come il prof. Bellavite (qui il suo curriculum), e soprattutto quando si parla di università, il tempio del sapere, lo spazio dell’indagine e del confronto per eccellenza. . Si potrà essere d’accordo o meno con quella opinione, ma è giusto che ognuno la possa esprimere liberamente. 

Se esprimere la propria opinione significa subire conseguenze come quella provata dal prof. Bellavite, vuol dire che la democrazia comincia a mostrare delle pesanti rughe. 

Del resto chiunque, con un minimo di onestà, non potrà non rilevare un pesante clima che rimanda alla censura, ad un regime, a tempi bui, dove non era possibile esprimere liberamente la propria opinione. Lo si sperimenta quotidianamente sui social come YouTube, Facebook, Twitter che chiudono gli account quando si esprimono opinioni che non collimano con la narrativa del mainstream sui vaccini anti covid. La motivazione della chiusura dell’account è perché quelle opinioni non rispettano “la policy della comunità”. Ma guarda un po’!

Dopo questi gravi episodi, mi domando quale altro medico, quale altro ricercatore si sentirà libero di esprimere la sua opinione? Ognuno ha famiglia, molti hanno il mutuo da pagare….. Dopo l’episodio del prof. Bellavite siamo più liberi? 

Ho i miei dubbi. Gravi.

 

 

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