di Massimo Sanvito

 

Il testo dell ’O magnum mysterium’’, uno dei  responsori dell’Ufficio di Natale che ci racconta il mistero della nascita di Cristo  e su cui sono state composte  alcune delle musiche più sublimi mai scritte, ci pone questa domanda.  La risposta implica certamente  qualcosa di alto e teologico sull’incarnazione di Cristo, ma è solo così?   O   riguarda anche i “dettagli terreni” della Notte Santa?

Il testo del responsorio inizia con lo stupore della relazione tra “magnum mysterium” e” admirabile sacramentum”: “Mistero” esprime la dimensione segreta, inaccessibile, di Dio, al di là della nostra comprensione mentre “Sacramento” fa riferimento al segno percettibile che manifesta a noi questa dimensione inaccessibile. Qui il “mistero” e il “sacramento” consistono nel fatto che “gli animali vedessero il Signore nato, in una mangiatoia”: ma la parola latina ‘’animalia’’ in una più ampia accezione significa “esseri viventi”, mentre la mangiatoia ci invita a pensare a Dio che è venuto per diventare cibo di coloro che credono in Lui.

E allora qual è il mistero di “O magnum Mysterium”?  Forse qualcosa che nella notte di Natale si palesa pubblicamente: è interessante vedere quanto tutto sia pubblico, con Maria che prima deve partorire non nell’intimo famigliare ma in una stalla davanti agli animali, per ricevere subito dopo la visita dei pastori informati dagli angeli. Le stesse creature che vediamo nelle scene del presepe, alcuni asini e pecore, forse un bue, i pastori… sono tutti testimoni dell’evento.

E così il “mistero inaccessibile” e il “segno percettibile” sono presenti simultaneamente nella stalla, come ci racconta l’evangelista Luca:

Appena gli angeli si furono allontanati per tornare al cielo, i pastori dicevano fra loro: «Andiamo fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere».  Andarono dunque senz’indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.  Tutti quelli che udirono, si stupirono delle cose che i pastori dicevano. Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore. I pastori poi se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.

 

 

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