di Lucia Comelli
Nell’ultima Scuola di Comunità, l’amico Marco – approdato con gioia al Movimento al termine di un travagliato percorso – aveva espresso durante una ‘scuola di comunità’ il disagio patito per la svolta anti-intellettuale di Cl negli ultimi anni, tanto da chiedersi se la sua vocazione di studioso, appassionato alla verità e alla dottrina cristiana, si conciliasse con il carisma della comunità: “Magari solo in parte, solo al 50% ha concluso con un sorriso un po’ triste …”. Di fronte a tali perplessità, erano intervenute altre persone per testimoniare a loro volta le proprie difficoltà (la propria adesione, comunque manchevole), ma anche la grazia dell’incontro fatto e incoraggiare l’amico a perseverare.
Prima di stabilire le percentuali della propria adesione al carisma, com’era simpaticamente avvenuto durante la serata – dicevo a me stessa il giorno seguente – bisognerebbe definirlo, cioè, rispondere alla domanda seguente: “Qual è la caratteristica fondamentale dell’insegnamento di Giussani?”.
Ho cercato una risposta nella mia esperienza. Se al primo incontro con alcuni giovani ciellini, quello che mi colpito è stata la gioia e la familiarità del loro stare assieme (ne ho parlato in uno scorso articolo clicca qui), ciò che mi ha affascinato della proposta di Giussani, tanto da convincermi a rimanere nella comunità negli anni successivi, è stata la sua capacità di tenere strettamente unite fede e ragione, di cui il senso religioso, cioè le domande/istanze fondamentali dell’essere umano rappresentano il vertice. E di avermi spronata ad un continuo e appassionato paragone tra le mie esigenze/convinzioni e la realtà.
Considero questo stretto legame tra fede e ragione e l’interesse per la realtà tutta caratteri distintivi della proposta di Giussani, come si mostra nel carattere robustamente razionale e nel realismo metafisico (agostiniano-tomista) dei tre volumi del PerCorso: Il senso religioso, All’origine della pretesa cristiana, Perché la Chiesa.
Giussani stesso ricorda il ‘bel giorno’ della sua giovinezza in cui – riflettendo sul Prologo del Vangelo di San Giovanni – ha compreso che Cristo rappresenta l’origine e il significato del mondo e della Storia. Questa intuizione lo ha spinto a dar vita con altri seminaristi allo Studium Christi, cioè a gruppi di studio in cui Gesù diventava criterio di lettura di ogni testo e circostanza [1]. La stessa ragione lo ha spinto a scegliere l’insegnamento al Berchet come gesto di carità verso studenti che – anche quando si professavano cristiani – interpretavano la realtà con le categorie della mentalità comune (un liceo, dunque, come luogo di testimonianza e, quindi, di missione), ma così è stato poi per ogni ambito di vita, tanto che sono ovunque fiorite le ‘comunità d’ambiente’, persino nelle caserme (i giovani grazie ai quali ho incontrato Cl erano proprio ufficiali cui i miei genitori avevano offerto gratuitamente un alloggio). Qui si mostra il legame indissolubile tra le diverse dimensioni della fede cristiana, vissuta in modo adulto, cioè nella sua interezza: cultura (una fede che non diventa cultura non è interamente pensata e vissuta… Giovanni Paolo II) carità e missione.
L’origine ultima delle difficoltà e delle divisioni presenti in seno al movimento si sono create dopo la morte di Giussani, verso la fine del Papato di Benedetto XVI, cioè durante la direzione di Carron. Oltre al fatto che il sacerdote – come gli è stato contestato dall’autorità ecclesiale – si è intestato il carisma clicca qui [2] (cosa giudicata teologicamente errata), essa consiste proprio nella riduzione sentimentale ed intimistica della proposta cristiana, un ritorno alla scelta religiosa – quindi un’ultima separazione tra fede e ragione, da cui sono nate ulteriori, gravi fratture (ad esempio tra la carità e la dottrina morale, considerata astratta). Una scelta che Giussani aveva lungamente contestato all’Azione Cattolica clicca qui. [3]
Anche dal punto di vista culturale si è assistito ad un progressivo disimpegno del Movimento, tanto che, per fare un paio di esempi:
– ai domenicani presenti con un loro stand al Meeting di Rimini viene impedito nell’agosto del 2015 di continuare gli incontri contro la diffusione dell’ideologia gender nelle scuole clicca qui [4]e contestualmente svanisce di colpo l’impegno di Diesse (Didattica e innovazione scolastica, una compagnia di insegnanti fondamentalmente del movimento), prima molto attiva nel difendere la libertà educativa dei genitori da queste infiltrazioni ideologiche;
– l’anno successivo, nel corso del dibattito sulla riforma costituzionale Renzi – Boschi, che prevedeva, tra le altre cose, un rinnovato accentramento dello Stato, CL non ha espresso una propria posizione in merito, pur essendo nata dall’esperienza del movimento e dalla Dottrina sociale della Chiesa la Fondazione per la Sussidiarietà, ma nel corso del 2016 – in preparazione al referendum costituzionale previsto a dicembre – si è limitata ad organizzare convegni in cui presentare le diverse opzioni;
– anche l’impegno pro-family di Cl subisce un arresto: Carron apre, con una lettera al Corriere della Sera il 24 gennaio del 2016 ad una legge sulle unioni omosessuali clicca qui [5] e snobba il nuovo Family Day convocato il 30 gennaio a Roma per contestare la legge Cirinnà clicca qui.
Presentata dalla dirigenza di Cl come un’evoluzione necessaria del movimento in un periodo di ‘cambiamenti epocali’ questo passaggio da un cattolicesimo della presenza ad un cattolicesimo della mediazione (perché bisogna dialogare: certo – ma come diceva Giussani – a partire da un’identità, altrimenti è un parlare a vuoto) è in realtà un ritorno a posizioni preesistenti nella Chiesa, già considerate da Giussani come uno svilimento della testimonianza cristiana, avendo egli insegnato invece a testimoniare/proporre la fede in tutti gli ambienti di vita e nello stesso spazio pubblico, e un cedimento all’imperante laicismo. Perché il cuore della proposta di Giussani è l’annuncio di un avvenimento: cioè, l’incarnazione di Dio in Gesù Cristo, presente nella Chiesa nella forma in cui lo si è incontrato e ancora lo si incontra, come una ‘presenza integralmente umana’, sorgente di un uomo diverso e, quindi, di una diversa società.
Per concludere, ritengo che il giudizio comunionale, di cui oggi si discute, debba alimentarsi, oltre che al Magistero della Chiesa, a questa intuizione centrale di Giussani: se Dio – che ha creato ogni cosa secondo Ragione – si è incarnato, l’incontro con Cristo investe tutta l’esistenza. Tale intuizione rappresenta il carisma del movimento: un dono dello Spirito che permane, pur nel fluire delle circostanze, come la strada che Dio ha indicato, attraverso Giussani, alle persone – come me e Marco – che sentono il bisogno di una proposta cristiana integrale, capaci di valorizzare fede e ragione e di lanciarle in un appassionato confronto tra le esigenze fondamentali del ‘cuore’ e la realtà, tenendo così unita la loro persona e rendendo possibile un’amicizia realmente fraterna. Una strada, peraltro, profondamente in armonia con la tradizione cristiana. Per questo, grata di quanto ho incontrato nel movimento, mi auguro di cuore che la nuova dirigenza di CL riprenda nella sua integralità la proposta originaria di Giussani. Una proposta che riscopro in straordinaria sintonia con l’Avvento, perché, se Dio si è fatto carne: “humani nihil a me alienum puto”.
Il prologo del Vangelo di San Giovanni
In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini […] Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure, il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità.
Note:
1. Luigi Giussani: Il “Bel Giorno” (e la nascita del carisma), in L’avvenimento cristiano, BUR 2003, pp. 32-33.
2. Autorità ecclesiastica che ha chiesto ripetutamente un nuovo statuto per la Fraternità, in linea con il diritto canonico, e infine un avvicendamento al suo vertice. Cfr. Kevin card. Farrel, Prefetto Dicastero per i laici, famiglia e vita, Lettera del 20.06.2022 a Davide Prosperi, Presidente della Fraternità di CL. https://www.fraternita.comunioneliberazione.org/Documenti/it-IT_DOC_Lettera%20Card.%20Farrell%20%2010%20Giugno%202022_ITALIANO_20220610_CardFarrell.pdf
3. Sulla correzione del ritorno alla scelta religiosa operato dalla gestione di Carron (“la bellezza è anche armata”): cfr. Cultura: essere per Cristo – Appunti dall’intervento di Davide Prosperi all’assemblea dell’Associazione Italiana Centri Culturali Milano, 18 maggio 2024. https://www.clonline.org/storage_files/assemblea-aic-davide-prosperi-2024.pdf.
Sulla strada fatta e quella ancora da fare, cfr.:
a) Papa Francesco, Lettera a Davide Prosperi, 30/01/2024
https://www.clonline.org/it/attualita/articoli/2024-02-01-lettera-papa-francesco-udienza-gennaio-2024-prosperi
b) Papa Francesco, Lettera a Davide Prosperi, 1/02/2025. Nel documento, scaricabile solo dagli iscritti alla fraternità, si dice tra l’altro che in CL l’itinerario di coscientizzazione degli errori fatti non è ancora giunto al suo compimento. La frase è riportata nella lettera di Prosperi del 28/02/2025 di cui al punto 3 seguente, alla nota n. 15.
c) Davide Prosperi, Lettera agli iscritti alla Fraternità, 28/02/2025. Il testo, molto interessante, contiene una sintesi di tutti gli aspetti problematici (e le deviazioni) di CL dalle quali siamo stati invitati a correggerci dalla Chiesa (è scaricabile solo dagli iscritti alla fraternità).
4. Cfr. Riccardo Cascioli, L’ombra di Repubblica sul Meeting di Rimini, 24.08.2015. https://lanuovabq.it/it/lombra-di-repubblica-sul-meeting-di-rimini
5. https://www.clonline.org/it/attualita/articoli/2016-01-24-diritti-tradizionali-e-valori-fondanti
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Dolorosamente dissento da quanto scrive la dott.ssa Comelli la storia non è, per me, questa.
Il movimento di Comunione (è!) liberazione è l’ossigeno della mia vita da più di 50 anni, che è il terreno buono in cui ho incontrato Cristo e imparato ad amare la Chiesa, realtà viva è presente, unica realtà, la Chiesa cattolica, in cui Cristo si possa incontrare.
Questa assoluta identità, tra Cristo e la Chiesa, nel movimento non è stata sempre “praticamente” viva, “teoricamente” forse sì.
Sono di Milano, ed ho bene in mente che in una della prime Messe di suffragio alla morte di don Giussani il Vescovo Dionigi (Tettamanzi), che da pochi giorni nominato a Milano aveva VOLUTO partecipare alla nostra “giornata di inizio d’anno”, in tale Messa ci aveva chiesto esplicitamente una presenza nelle Parrocchie; il “capetto di turno” ai saluti finali non aveva esitato a rimarcare senza nessun rispetto per l’indicazione del Vescovo, e a richiamare i “ciellini” alla prioritaria presenza nell’ambiente (!).
Che vuol dire per me, per come esperimento la “nostra” presenza in Parrocchia, una ingenua baldanza al limite dell’arroganza in un individualismo che rasenta l’assoluto (sich!).
Faccio questo esempio: la Diocesi ha deciso (in modalità spiccia &affrettata, se pur da tempo ventilata) l’accorpamento della nostra Parrocchia con la vicina, in una Comunità pastorale. Tale modalità oltre a creare delle resistenze ha “pesato” sulle persone delle singole comunità parrocchiali. La proposta di una “assemblea di riconoscimento” per le due scuole di comunità presenti, atta a manifestare una “novità” accolta in un orizzonte positivo e non tristo/rassegnato è stata lasciata cadere nel vuoto a meno di non farla “tra noi”, senza la dovuta “pubblicità” e la dovuta informazione al Parroco e responsabile CP. (scrivo anche che molti di noi neanche sapevano cosa fosse una Assemblea di riconoscimento).
Per come io ho letto i fatti relativi alla guida del movimento da parte di don Julian Carron la cura di un rapporto VIVO&presente con la Chiesa istituzionale è stato il suo orizzonte, nella responsabilità di essere stato scelto da don Giussani (con buona pace di tutti, “tu sei mio figlio” è ben diverso dal dire “io, sono suo figlio”*) alla guida di CL.
Ora tale rapporto vivo e presente con la Chiesa istituzionale, passa inesorabilmente per “io”, per la sua dimensione personale/individuale che guarda all’”istituzione” come un bene offerto.
E’ “qui” che secondo me Carron ha “lavorato” nella guida del movimento, che da figlio ha introdotto una risonanza nuova, lasciando le vie scolastiche del discepolato…..
Nel Movimento Cristo è presente nella nostra amicizia (assurta a Sacramento!), ma nella parrocchia più scalcinata e distratta, LUI c’E’, palpabile, presente, visibile incontrabile da chiunque “direttamente” nel tabernacolo.
Guardo al nuovo statuto come a Prosperi con rispetto, non stimo card. Farrel che ha operato, (con la stessa baldanza di papa Francesco) in una realtà che non conosceva, sono convinta che la guida del movimento della essere affidata ad un prete (o ad una coppia, uomo&donna, ma nel giudizio comune&condiviso che è necessario perché l’azione non risulti impotente abbiamo molto da pregare e da sperare… ), non nella democrazia delle assemblee ma nella coscienza di essere Popolo.
Per quanto resta,(del Destino del Movimento) prego prego (e invito, anche in maniera non opportuna i miei amici a farlo) e prego, che la preghiera, come ha scritto Chesterton, non cambia Dio, ma cambia me. W Carron
*molti tra i più vecchi “capetti” ardiscono dire questo, ma possono dirlo solo nel loro cuore, in una sequela umile e pronta (ma non decerebrata) a chi Dio ci dia come guida.
Quante cose si ignorano della dottrina, della teologia, della tradizione, del magistero… Quante cose non si sanno di cosa sia un Carisma, di cosa l’Ordine Sacro, di quanto la Pastorale. E poi della biografia dei santi fondatori, delle dinamiche storiche e in particolare della storia della Chiesa… E poi della conoscenza di don Giussani! Ma in dove risiede il delitto? Il vostro errore è nel non approfondire la dottrina, la teologia, la tradizione, il magistero… Quante volte si rifiuta di capire il Carisma, l’Ordine Sacro, la Pastorale. Non si leggono biografie di santi fondatori, le dinamiche della storia e della storia della Chiesa. Don Giussani… Ma domanda: chi lo ha conosciuto veramente don Giussani HA CONOSCIUTO CRISTO si o si? E CRISTO E’ QUELLO MIO OPPURE QUELLO TUO O QUELLO DI CHI? Ma qualcuno ha indicato Cristo oppure ha reincarnato Cristo? E CRISTO che è DIO, PUO’ ESSERE “INGABBIATO” in una sola definizione, in un solo stile, in una nuova, diremmo oggi, “spiritualità”? Vivi anzi vivete la vostra fede perché dai frutti si riconosce l’albero! Se la vostra fede si è risvegliata per il carisma del Gius dovete vivere la fede in Cristo per come vi è arrivata! Intellettuali, parrocchiani… Ma basta! Cristo è la Chiesa per come ti è arrivata e il Carisma rimette in circolazione la stessa fede di sempre e di tutti! Mi sembra di sentire quei teologi che approfondiscono solo la Bibbia con quei missionari che rischiano la vita tra le genti… Chi è Cristo? L’uno? L’altro? Oppure è lo stesso? Leggete lo statuto della Fraternità se amate le definizioni ma poi? La fede? Suvvia
Signor Antonio,
qual è, esattamente, il bersaglio della sua polemica: Giussani, Cl o l’articolo della sottoscritta? Mi sento di escludere il primo: con gli scritti e la vita ha testimoniato la profondità del suo amore per Cristo e la Chiesa, tanto che è in atto una causa di beatificazione. Proprio la conoscenza della storia della Chiesa insegna, tuttavia, quanto sia delicata la prosecuzione di un ordine religioso o di un movimento dopo la morte del suo fondatore … o anche prima: come accadde per l’Ordine dei frati minori, che iniziò a dividersi quando San Francesco era ancora in vita. Fu così che, angosciato dai dissidi, ‘il poverello di Assisi’ lasciò la guida della Comunità ritirandosi a La Verna (dove Dio confermò l’autenticità della sua chiamata con le stimmate). Il Carisma “rimette in circolazione la stessa fede di sempre e di tutti” dice lei e io concordo, perché così dovrebbe essere! Ma cosa succede nei periodi di decadenza della Chiesa (anche questi ben documentati dalla storia) come il nostro, in cui il processo di secolarizzazione che caratterizza le società occidentali dissolve i principi fondamentali della fede e della stessa morale naturale? Papa Paolo VI ha denunciato il fenomeno nel famoso discorso sul “fumo di satana penetrato nel tempio di Dio” e San Giovanni Paolo II, nell’Enciclica Veritatis Splendor, segnala ai confratelli vescovi la drammatica penetrazione nella teologia contemporanea di correnti filosofiche incompatibili con la fede cristiana. Infine, il papa emerito Papa Benedetto XVI, in uno dei suoi ultimi interventi, collega il tragico fenomeno degli abusi sessuali nella Chiesa con la gravissima crisi della Teologia morale cattolica nel dopo concilio: questa debolezza culturale ha permesso alla Rivoluzione sessuale di penetrare largamente anche nei seminari, in cui i criteri di selezione degli aspiranti sacerdoti si sono allentati al punto da ammettervi anche molte persone inclinate in senso omosessuale o, comunque, inadatte alla disciplina ecclesiastica. Dopo la morte, nel ’22, di Papa Ratzinger, il cedimento morale della CEI sulla morale sessuale, e non solo (si pensi al sostegno del Card. Zuppi ad una legge sul suicidio assistito), si è reso ancora più evidente: dall’approvazione della benedizione in Chiesa delle coppie gay -rifiutate dall’episcopato africano- alle conclusioni ‘arcobaleno’ dell’assemblea sinodale, che tentano di coniugare omosessualità, transessualità e fede cattolica. Anche le divisioni di Cl dopo la morte del fondatore intersecano ed esprimono la crisi attuale della Chiesa nel suo complesso, come ha evidenziato nel 2016 la presa di posizione pubblica di Carron a favore del riconoscimento delle coppie omosessuali, in contrapposizione alla Nota dottrinale firmata nel 2003 dal Card. Ratzinger, con il sostegno di Papa San Giovanni Paolo II, che vietava ai politici cattolici di appoggiare leggi consimili. Lei parla con fastidio delle dispute dottrinali e se la prende con i tentativi di definire il carisma: perché si tratta della stessa fede di sempre e di tutti… Eppure, l’insegnamento della Chiesa (come nel Catechismo di S. Pio X) non disdegna le definizioni e l’ortodossia, nella sua storia, si è affermata e si riafferma ancor oggi tra molti contrasti. Ad esempio, Papa Francesco ha portato nella Chiesa, rispetto agli insegnamenti tradizionali, un’evidente discontinuità: se l’Enciclica Dominus Iesus (2000) del Prefetto Card. J. Ratzinger, in accordo con Papa Wojtyla e il precedente Magistero, ha ribadito l’unicità e l’universalità salvifica di Gesù, la Dichiarazione di Abu Dhabi (2019), firmata dal Grande Imam e da Papa Francesco, sostiene che Dio stesso ha voluto la pluralità delle religioni, ponendole quindi su un piano di parità. Certo, nel documento il Pontefice non si è espresso ex cattedra, ma lo sconcerto tra i fedeli – perlomeno tra quelli che credono nell’affermazione di Cristo: “Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” (Giov. 14, 6) – è stato grande! Per concludere, se non fosse per amore di Cristo, della Chiesa e del destino delle persone, sarebbe molto più comodo per me ed altri evitare di esporci pubblicamente proprio per riaffermare la fede di sempre.
Lucia Comelli (per conto di)