Foto di Ben Kerckx da Pixabay

 

 

di Mattia Spanò

 

Le sorti dei leader occidentali che hanno gestito la pandemia e la guerra tremano pericolosamente. Johnson si è dimesso, Macròn è impantanato con un’Assemblea Nazionale gestita dall’opposizione e lo scandalo Uber, Rutte fa fronte ad una protesta sempre più accesa di contadini e allevatori olandesi, Scholz langue sotto schiaffo per aver partecipato ad un party Spd con stupro.

Von der Leyen è appesa a un filo causa messaggi spariti con il CEO di Pfizer Bourla. Biden si dedica a dire spropositi e cola a picco nei sondaggi: vedremo cosa accadrà con le elezioni di mid-term, quando senato e congresso passeranno in blocco al GOP (salvo sorprese: quattro mesi in politica sono un’era geologica). Zelensky ormai non riuscirebbe a vendere un’aspirapolvere alla madre, mentre il pessimo Putin, l’orribile Xi Jinping e l’impresentabile Erdogan fanno carne di porco di tutto ciò che gli si para davanti sul palcoscenico del mondo.

L’ottimo Draghi si dimette, non si dimette, si dimette perché esistono politici, e anche un discreto numero di italiani, che non fanno quello che dice lui. Non si trattasse dell’italiano più stimato di sempre, si potrebbe pensare che emerga in tutta la sua potenza il carattere puerile del valvassino, aduso a prendere schiaffi sul coppino da chi sta più in alto di lui e dunque sfoga la sua frustrazione ricattatoria sui “cari inferiori”, come un megadirettore ducaconte clamoroso qualsiasi.

Paesi come India, Iran, Brasile, Sud Africa, Argentina, Turchia, Arabia Saudita (un reame-provincia americano stabilito su Aramco), hanno rialzato la testa. Il paniere di commodities e valutario a trazione cino-russa sta stritolando il dollaro come valuta di riferimento per gli scambi internazionali, e l’euro fa da valuta materasso al cugino americano: se loro perdono, paghiamo noi.

Il mondo di nerd e fiocchi di neve liquefatti così faticosamente narrato riposa già nel cimitero della storia. Ma con lui rischiano di sparire buona parte delle cose buone che l’Occidente ha portato nel mondo.

È probabile che la stessa vague culturale che ci ha portato in questo limbo stia cercando di svecchiare i pupi dello spettacolino. La pressione esercitata sulle menti dalla cultura dell’emergenza a getto continuo, pandemica, geopolitica, energetica e relativi cocktail di questi elementi – Bonaccini, governatore dell’Emilia-Romagna, non si è fatto scrupoli a parlare di “pandemia energetica” – ha diverse nessune correlazioni.

La principale è che menti deboli imbevute di ideologia del cambiamento, alla fine lo esigono. Il cambiamento continuo logora, sfibra, esaurisce. Se poi si imposta tutto su balle salutiste sesquipedali – la mitologica narrazione, prima o poi la realtà là fuori ti presenta un conto salatissimo – piccolo scoop: le cose esistono, non sono un prodotto della mente.

Dopo dieci anni e rotti di X-Factor, Amici, Fiorello, Tu Si Que Vales e paccottiglia simile, se non mi emozioni, se non mi “arrivi”, ti getto via. Anche su un argomento tragico come la guerra, abbiamo visto di tutto: presidenti con la magliettina verde e gli scarponi sotto una faccia da salumiere gabellati come il frutto dell’amore impossibile fra Winston Churchill e il Mahatma Gandhi, bombardamenti tratti da videogiochi, giornalisti con l’elmetto in fila alla posta, Letta con il giubbotto antiproiettile e il casco da S.W.A.T., green screen, deep fake e ogni genere di schifezza da creativi di agenzie pubblicitarie di provincia.

Abbiamo visto tutto. Dal momento che siamo sottoposti all’invincibile forza di gravità, che come agisce sulla materia agisce anche su spirito e intelletto, elevarsi e farlo in tempi brevi e soprattutto utili è ridicolo prima che impossibile. Siamo attratti verso il basso e continuiamo ad abbassare l’asticella: sia mai che qualcuno resti fuori dalla melma.

Se progetto oggetti ad obsolescenza programmata, è fatale che io abbia montagne di rifiuti da smaltire. Nessuno fa un fiato su questa ovvietà. Se ad ogni aspetto della vita e della realtà deve corrispondere un alias digitale, anche un tardigrado capisce che il bilancio energetico esplode. Se mi abbono a Amazon Prime per risparmiare sui costi di spedizione e pretendo di avere le consegne garantite in poche ore, non posso piangere dopo sulle sorti dei poveri corrieri.

Nei primi anni 2000, un amico ingegnere livornese a capo di un’importante società mi segnalava di un progetto europeo al quale aveva partecipato: 90 milioni di euro per costruire un termovalorizzatore in Romania. Realizzato il quale, si sono accorti che i rumeni di rumenta ne producono ben poca.

Quando McDonald’s decise di sbarcare in India, investì una cifra parente a 25 milioni di dollari (vado a memoria) per studi di mercato. Al secondo ristorante bruciato nella prima settimana di apertura, si accorsero che in India non si possono mettere le vacche nei panini, perché sono sacre.

In una specie di abbaglio lisergico collettivo, crediamo che l’essere esperti di qualcosa come Draghi, o giovani e carini come Macròn e Trudeau, o donne come Von der Leyen, Lagarde, Truss e Baerbock, sia garanzia di capacità di governare. Oppure che la democrazia liberale, il New World Order o la laicità siano le uniche scelte radicalmente buone possibili, e non ciò che in realtà sono: delle idee come le altre, che vanno sottoposte al fuoco della realtà.

La democrazia si è ridotta a sfornare cheerleaders dei “mercati”, in ossequio a mantra come “cedere sovranità”, “fare sacrifici”, “includere”, “transitare ecologicamente” e via dicendo. Potrebbe accadere di scoprire che questi leader alla fine rivelino le stesse qualità morali e la stessa incorruttibilità di un signore della guerra somalo, o del dittatorello barbuto dello Stato Libero di Bananas.

Potremmo scoprire che la differenza fra un Roberto Speranza, un Gigino di Maio e un capo Pashtun o talebano è la qualità della rasatura, il colore della cravatta e la familiarità con i concetti base dell’ortodonzia.

Non è detto che le cose stiano così, ma è possibile. Del resto, il nostro Ministro della Salute, nonostante i contagi siano dieci volte quelli dell’anno scorso e i morti due o tre volte tanti, continua a magnificare i poteri taumaturgici del vaccino, vergognandosi di sentenze di giudici che riammettono al lavoro persone escluse in clamorosa violazione della Costituzione, mettendo nero su bianco evidenze scientifiche tutt’altro che pellegrine.

Il secondo, mentre infuria la crisi di governo, piagnucola che in caso il governo dei Migliori cadesse, non potremmo più inviare armi in Ucraina: roba da farsi cadere i capelli e non dormire la notte sino a Natale. In fin dei conti, negoziare qualcosa su base razionale con un mullah talebano bevendo una tazza di the potrebbe essere più semplice: almeno la tazza è tale per tutti coloro che la bevono.

Ormai vale tutto, si può pensare e soprattutto dire tutto. Il problema di commentare o discutere coi pupazzi da legare è che, come ogni matto che si rispetti, è totalmente indisponibile al dialogo: i pazzi sono gli altri.

 


 

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