Monsignor Rino Fisichella con la mascotte del Giubileo 2025 (Imagoeconomica).
Monsignor Rino Fisichella con la mascotte del Giubileo 2025 (Imagoeconomica).

 

 

di Mattia Spanò

 

Perché? Questa è la domanda contro la quale si va a sbattere al cospetto dell’ultima – infelice – trovata vaticana: la mascotte del Giubileo. Una bambina androgina in stile manga giapponese, coi capelli e gli occhioni blu, stivali sporchi di fango ed impermeabile giallo alla Greta Thunberg e una specie di bastone da rabdomante.

Il pregevole manufatto lo dobbiamo a Simone Legno, padre della creatività di molti gadget del Gay Pride e anche, pare, di una linea di sex toys. Farà impazzire il mercato asiatico, titola un quotidiano locale: “Il Vaticano si immerge nel mondo e strizza l’occhio al mercato asiatico”. Cosa e per soddisfare quale bisogno indifferibile il “mercato” asiatico acquisterà dal Vaticano non viene specificato. Ormai siamo tutti “mercato”, spesso e volentieri “impazzito”.

“Un simbolo di speranza e fraternità” secondo Rino Fisichella che l’ha presentata. Ormai basta affastellare un paio di parolette melense buttate là  – speranza e fraternità, pace e amore, ascolto e misericordia – per illudersi di aver detto qualcosa di edificante nel marasma generale. Una desolazione che parte da lontano, ma che onestamente sta diventando la caricatura di sé stessa. La Chiesa non ha più nulla da insegnare, nulla da sperare, nessuno da invocare, e soprattutto non ha più le parole per fare queste cose. Ha perduto il gusto della verità. Per questa ragione ricorre ai pupazzetti come se dovesse rifilare dolciumi ai bambini, come un Omino di Burro che accalappia pinocchi e lucignoli sperduti nell’oscurità.

La società orientale moderna peraltro – quella giapponese in particolare, esplicitamente richiamata dall’autore – esibisce un culto per nulla velato dell’infantilismo, e in particolare la sessualizzazione dell’infanzia, con riferimenti affatto espliciti. In particolare i mangaka, gli autori dei fumetti giapponesi, sono i primi promotori di questa sottocultura diffusissima in Giappone in cui si tratta esplicitamente di abusi sui minori (pedofilia ed efebofilia), ma lo si fa in termini esplicitamente assolutori, per non dire propositivi. Il fenomeno è esploso negli ultimi vent’anni e secondo la polizia giapponese ha provocato un’impennata dei casi di abuso minorile. È questo “l’impazzimento del mercato asiatico” al quale ci si riferisce?

Bambine e bambini ammiccanti, erotizzazione precoce, alcuni archetipi (ad esempio la scolaretta) sono il contenuto più che abituale di cartoni animati e fumetti, zeppi di riferimenti tutt’altro che velati al sesso con minori, presentati come inizialmente timidi e ritrosi ma che si trasformano in ninfomani lascivi. Sono topoi narrativi diffusissimi nei manga, che a loro volta sono tutto fuorché prodotti culturali destinati a bambini e ragazzi anche se in Occidente sono stati percepiti come tali, confondendo come al solito il medium col messaggio: dal momento che da noi fumetti e cartoni animati sono roba da ragazzi, allora qualsiasi fumetto o cartone animato è adatto a bambini e ragazzi. In Giappone i manga sono quasi esclusivamente per adulti.

Ad ogni buon conto, si tratta di uno strumento formidabile per la diffusione anche fra i giovani di un’approccio al sesso torbido e perverso, tanto è vero che negli ultimi decenni i manga hanno avuto un incredibile successo anche alle nostre latitudini. Mentre l’industria del fumetto euro-americana langue (la Marvel e la Dc Comics ad esempio sopravvivono grazie ai film) per non parlare di quella editoriale, i manga giapponesi hanno conquistato un pubblico vastissimo: a livello globale di parla di fatturati per decine di miliardi, e incrementi di vendite in libreria nell’ordine del 445%. Anche questo è un “fenomeno” sospetto, specie guardando con malizia e disincanto ai contenuti.

Tornando a Luce, la pupazzetta che sostituirà la croce per promuovere il Giubileo, casomai qualche erotomane orientale (e non solo) si offendesse alla vista di Cristo morto e risorto, preferendogli una bambina sperduta nella pioggia da consolare.

Delle due l’una: o si è trattato di un colpo bassissimo – per quanto dobbiamo riconoscere assai raffinato – della lobby Lgbtq (che in origine doveva includere anche i pedofili, esclusi in quanto la società non era pronta e ciò avrebbe minato il successo politico del movimento: è Michel Foucault stesso a notarlo) alla Chiesa Cattolica, oppure quella in atto è una mossa consapevole della Chiesa stessa, spesso e volentieri sotto schiaffo per losche vicende di abusi sui minori. Della serie: che male c’è in fondo? Ci sono culture dove il sesso coi bambini è sdoganato, come ad esempio quella giapponese.

Ed ecco che un’accusa infamante – una costosissima accusa, viste le conseguenze dell’inchiesta del Boston Globe sui casi di pedofilia nella Chiesa americana – si trasforma in una meravigliosa opportunità di redenzione: basta per l’appunto mitigare o addirittura cancellare il peccato, in uno stillicidio di “che male c’è in fondo”, “basta amarsi” e via sdolcinando, com’è nello stile della premiata ditta. In fondo, nell’inchiesta denominata Spotlight, la Chiesa statunitense ha risarcito a suon di miliardi le vittime degli abusi, ma forse non ha espiato nella carne la propria colpa se in capo a vent’anni ci ritroviamo al punto di partenza, con un surplus di condiscendenza civettuola. D’altra parte, pena, colpa e redenzione sono state anch’esse soppiantate dall’indennizzo pecuniario.

È particolarmente odioso che il palcoscenico utilizzato per promuovere questa clamorosa allusione al sesso coi minori – talvolta troppo minori – sia il Giubileo, anche se sono disposto a riconoscere che in certa misura la pupazzetta ambigua incarna perfettamente la fola che pare aver travolto i nostri benemeriti pastori. Messo da parte lo sconcerto – diciamo così – resta il dubbio che davvero non tanto la Chiesa quanto alcuni suoi pastori di rango molto, molto elevato, puntino davvero e senza tanti riguardi a sdoganare il marciume più fetido in circolazione. Speriamo non sia così, ma il dubbio rimane.

 


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