Bruegel il Vecchio, ciechi che guidano altri ciechi
Bruegel il Vecchio, ciechi che guidano altri ciechi

 

Domenica VIII del Tempo Ordinario (Anno C)

(Sir 27,5-8; Sal 91; 1Cor 15,54-58; Lc 6,39-45)

 

di Alberto Strumia

 

– Il Vangelo di oggi ci parla, tra le altre cose, del rapporto tra “maestro” e “discepolo” («Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro»).

Oggi, ciò che colpisce di più è il dover constatare che non ci sono più “maestri”, perché quelli che sembrano o dovrebbero essere tali, sono troppo spesso ciechi che guidano altri ciechi («Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso?»).

E i risultati sono devastanti, perché «non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo» e non c’è «albero cattivo che produca un frutto buono».

Ma, allora, che cosa si deve fare in una situazione simile, nella quale, ormai tocca al discepolo mettere a frutto ciò che ha ricevuto in precedenza, ed essere ben preparato per essere simile al maestro («ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro»)?

È finito il tempo in cui ci si poteva appoggiare alla sicurezza offerta da una guida più matura e sicura, sostenuti dal “clima” di esperienza che si respirava in una comunità cristiana, come in un movimento guidato da un autentico “carisma”.

– Il versetto dell’Alleluia ci dice che oggi occorre mettere a frutto la saldezza della maturità nella fede, alla quale siamo stati educati e formati negli anni che hanno preceduto il confuso momento odierno della storia: «Risplendete come astri nel mondo, tenendo salda la parola di vita».

Oggi tocca a noi essere ben preparati per fare in modo che Cristo sia guida a noi stessi e anche ad altri, più smarriti. È ora di essere maturi e non «come fanciulli sballottati dalle onde e portati qua e là da qualsiasi vento di dottrina, secondo l’inganno degli uomini» (Ef 4,14).

E per essere ben preparati, occorre studiare, non assorbire acriticamente le ultime novità quasi sempre fuorvianti, ma la solida dottrina della Chiesa, che si è consolidata nei secoli, comprendendola per quello che vuole dire, non aggrappandosi ai suoi elementi di superficie (gli aspetti legati alle sole forme esteriori) in cerca di sicurezza, ma al suo contenuto. E scoprire che «uno solo è il vostro Maestro, il Cristo» (Mt 23,10). E occorre non limitarsi al solo “imparare”, ma fare esperienza intelligente e affettiva della presenza provvidente del Signore, ogni giorno della vita.

Ma come raggiungerlo, oggi, quando viene travisato da guide cieche, se non affidandosi a coloro che, nel passato (remoto, ma ancora anche in quello abbastanza vicino a noi) sono stati guide “ben vedenti”. La Chiesa non è appena ciò che appare ai nostri giorni, con i limiti evidenti di quanti la compongono, ma è un tutt’uno con la sua storia terrena e con quella parte di essa che è già nell’eternità.

E poi, non ostante le guide, oggi, siano troppo spesso diventate cieche – e sembra di dover dire, proprio in previsione di questo – il Signore si è impegnato in prima persona a garantire di poterci raggiungere attraverso la sacra Scrittura, la sana dottrina trasmessa attraverso la Tradizione bimillenaria della Chiesa e i Sacramenti, che sono mezzi sicuri della Grazia, anche al di là della santità di coloro che li amministrano.

Essere ben preparati significa conoscere queste fonti della Verità e usufruirne, rimuovendo la trave di un’ideologia che fa escludere dal pensiero e dalle parole ciò che non è politicamente corretto e inghiottire senza accorgersene quello che è stabilito che lo sia («filtrate il moscerino e inghiottite il cammello», Mt 23,23).

– La prima lettura mette a tema la “capacità di giudizio” – non della coscienza degli altri, che solo Dio può conoscere e giudicare – ma dei fatti e delle idee che noi stessi vediamo («Il modo di ragionare è il banco di prova per un uomo»).

È ora di avere imparato a vivere, sapendo distinguere il bene dal male: «L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda». Ormai siamo “grandi” e se non abbiamo imparato a distinguere il bene dal male finora, quando impareremo?

– Nella seconda lettura san Paolo, dopo avere istruito i suoi come guida, si rivolge a loro come a persone formate nella fede, capaci di andare avanti con le proprie gambe, senza presunzione e senza incertezze, in piena comunione con Cristo, nella fede della Chiesa («Rimanete saldi e irremovibili, progredendo sempre più nell’opera del Signore, sapendo che la vostra fatica non è vana nel Signore»).

Il tempo di Quaresima che sta per iniziare, con la prossima settimana, rappresenta l’aiuto che la liturgia della Chiesa ci offre, puntualmente ogni anno, come guida oggettiva, sacramentale, come una didattica materna che non viene meno anche quando le altre guide lo fanno.

In questo la maternità oggettiva della Chiesa è un tutt’uno con la maternità di Maria estesa anche verso di noi, perché, al di là delle difficoltà della storia terrena, puntiamo lo sguardo verso il destino eterno al quale siamo chiamati («questo corpo corruttibile si sarà vestito d’incorruttibilità e questo corpo mortale d’immortalità»).

Così che con l’Apostolo Paolo sappiamo anche noi dire: «Siano rese grazie a Dio, che ci dà la vittoria per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo!».

E in questi giorni di sconvolgimento globale, segnati ormai dalla guerra, non ci resta che affidarci come e più di sempre alla protezione della Vergine Maria che sa bene dove e come accompagnarci con la sua protezione.

Maria, Regina della pace, prega per noi!

 

Bologna, 27 febbraio 2022

 

Alberto Strumia, sacerdote, teologo, già docente ordinario di fisica-matematica presso le università di Bologna e Bari. È direttore del sito albertostrumia.it

 

 

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