clima terra ecologia

 

 

di Massimo Lapponi

 

 

Proponiamo la lettura di questo articolo dell’economista Bjorn Lomborg, sul quale faremo poi alcune osservazioni:

I vantaggi climatici sono una “verità scomoda”: non vi sono solo cattive notizie sull’ambiente

di Bjorn Lomborg

[questo è il link per scaricare l’articolo originale che di seguito traduciamo: https://nypost.com/2022/09/06/theres-plenty-of-good-news-about-the-environment/]

 

È facile credere che la vita sulla Terra stia peggiorando. I media evidenziano una catastrofe dopo l’altra e fanno previsioni terrificanti. Con un torrente di sventura e oscurità sul cambiamento climatico e sull’ambiente, è comprensibile il motivo per cui molte persone, in particolare i giovani, credono sinceramente che il mondo stia per finire.

Il fatto è che mentre i problemi permangono, il mondo di fatto sta migliorando. Lo sentiamo solo raramente.

Ci viene incessantemente parlato di disastri, che si tratti dell’ultima ondata di caldo, alluvione, incendio o tempesta. Eppure i dati mostrano in modo schiacciante che nel secolo scorso le persone sono diventate molto, molto più al sicuro da tutti questi eventi meteorologici. Infatti, negli anni ’20, circa mezzo milione di persone furono uccise da disastri meteorologici, mentre nell’ultimo decennio il bilancio delle vittime era in media di circa 18.000. Quest’anno, proprio come il 2020 e il 2021, sta andando al di sotto. Come mai? Perché quando le persone diventano più ricche, diventano più resilienti.

Le notizie televisive fissate per il tempo farebbero pensare a tutti che i disastri stanno peggiorando. Ma non è così. Intorno al 1900, circa il 4,5% della superficie terrestre del mondo bruciava ogni anno. Nell’ultimo secolo, questa percentuale è scesa a circa al 3,2%. Negli ultimi due decenni, i satelliti hanno mostrato un ulteriore calo: nel 2021 solo il 2,5% è bruciato. Ciò è accaduto principalmente perché le società più ricche prevengono gli incendi. I modelli mostrano che entro la fine del secolo, nonostante il cambiamento climatico, l’adattamento umano significherà ancora meno incendi.

E nonostante quello che potreste aver sentito sui costi record dei disastri meteorologici (principalmente perché le popolazioni più ricche costruiscono case più costose lungo le coste), i costi dei danni stanno diminuendo, non aumentando, come percentuale del PIL.

Ma non sono solo i disastri meteorologici che stanno diventando meno dannosi nonostante le terribili previsioni. Un decennio fa, gli ambientalisti hanno dichiarato a gran voce che la magnifica Grande Barriera Corallina australiana era quasi morta, uccisa dallo sbiancamento causato dai cambiamenti climatici. Il Guardian del Regno Unito ha persino pubblicato un necrologio.

Quest’anno, gli scienziati hanno rivelato che due terzi della Grande Barriera Corallina mostra la copertura corallina più alta vista dall’inizio delle registrazioni nel 1985. Il rapporto sulle buone notizie ha ottenuto ben poca attenzione.

Non molto tempo fa, gli ambientalisti usavano costantemente immagini di orsi polari per evidenziare i pericoli del cambiamento climatico. Gli orsi polari sono persino apparsi nel terrificante film di Al Gore “An Inconvenient Truth”. Ma la realtà è che il numero di orsi polari è in aumento, da un numero compreso tra cinque e diecimila orsi polari negli anni ’60, fino a circa 26.000 oggi. Non sentiamo questa notizia. Invece, gli attivisti hanno semplicemente smesso di usare gli orsi polari nella loro propaganda.

Ci sono così tante cattive notizie che raramente ci fermiamo a considerare che sugli indicatori più importanti, la vita sta migliorando molto. L’aspettativa di vita umana è raddoppiata nell’ultimo secolo, dai 36 anni del 1920 agli oltre 72 anni di oggi. Cento anni fa, tre quarti della popolazione mondiale viveva in condizioni di estrema povertà. Oggi è meno di un decimo.

Il problema ambientale più mortale, l’inquinamento atmosferico, aveva una probabilità quattro volte maggiore di ucciderti nel 1920 rispetto a oggi, principalmente a causa delle persone in condizioni di povertà che cucinavano e riscaldavano con letame e legna.

Nonostante le battute d’arresto legate al COVID, l’umanità è migliorata sempre di più. Eppure i mercanti di sventure continueranno a dirti che la fine è vicina. Questo è ottimo per la loro raccolta fondi, ma i relativi costi per la società sono alle stelle: facciamo scelte politiche povere e costose e i nostri ragazzi sono spaventati senza ragione.

Finiamo anche per ignorare problemi molto più grandi. Considera tutta l’attenzione dedicata alle ondate di caldo. Negli Stati Uniti e in molte altre parti del mondo, le morti per calore sono in realtà in calo, perché l’accesso all’aria condizionata aiuta molto più di quanto facciano male l’aumento delle temperature.

Tuttavia, quasi ovunque, il freddo ne uccide silenziosamente molti di più. Negli Stati Uniti, circa 20.000 persone muoiono di caldo, ma 170.000 muoiono di freddo, qualcosa di cui raramente ci interessiamo. Inoltre, le morti per freddo stanno aumentando negli Stati Uniti e la nostra incessante attenzione ai cambiamenti climatici sta esacerbando questa tendenza, perché i politici hanno introdotto leggi verdi che rendono l’energia più costosa, il che significa che meno persone possono permettersi di riscaldarsi. La mancanza di una giusta prospettiva significa che non ci concentriamo prima su dove possiamo aiutare di più.

Su scala più ampia, il riscaldamento globale spinge celebrità e politici a volare in tutto il mondo su jet privati ​​per tenere conferenze al resto di noi, mentre spendiamo meno per problemi come la fame, le malattie infettive e la mancanza di istruzione di base. Quando mai i politici e le star del cinema si sono incontrati per una causa importante come la sverminazione dei bambini?

Abbiamo bisogno di un po’ di equilibrio nelle nostre notizie, ma ciò non significa ignorare il riscaldamento globale: è un vero problema, causato dall’umanità. Abbiamo solo bisogno di una prospettiva equilibrata. Per sapere cosa aspettarci da un pianeta in fase di riscaldamento, possiamo guardare le stime dei danni dei modelli economici utilizzati dalle amministrazioni Biden e Obama, rilevando che l’intero costo globale del cambiamento climatico – non solo per le economie, ma in tutti i sensi – potrà essere equivalente a meno del 4% del PIL globale entro la fine del secolo.

L’umanità sta diventando ogni giorno più prospera. In un rapporto separato, le Nazioni Unite stimano che senza il riscaldamento globale, la persona media nel 2100 starebbe meglio del 450% rispetto ad oggi. Il riscaldamento globale significa che le persone saranno solo il 434% più ricche, dicono. Non è un disastro.

La paura del cambiamento climatico sta causando un’ansia che cambia la vita. Potresti non sentire altro che cattive notizie, ma ciò non significa che stai ascoltando l’intera storia.

 

Alcune osservazioni su questo articolo.

 

Indubbiamente le osservazioni di Lomborg sono molto acute e pertinenti. Un dubbio che si potrebbe sollevare – ma sarebbe di poca importanza – è che molti esperti dell’argomento negherebbero che esista realmente il problema del riscaldamento o che esso sarebbe causato dall’uomo, almeno in misura rilevante. Ma tra il negare il problema e il ridurlo a proporzioni modeste e facilmente gestibili la differenza non è essenziale.

Vi sono altre obiezioni molto più sostanziose che si potrebbero sollevare sull’articolo di Lomborg.

La prima riguarda l’affermazione che «l’aspettativa di vita umana è raddoppiata nell’ultimo secolo, dai 36 anni del 1920 agli oltre 72 anni di oggi». Questo calcolo è fatto però senza tenere in minimo conto le interruzioni volontarie di gravidanza, che negli ultimi decenni hanno soppresso decine di milioni di vite nascenti. Se esse si inserissero nel calcolo, certamente la proporzione sarebbe molto ridimensionata.

Si dirà che non tutti considerano i feti abortiti come persone umane. Questo è vero, ma non è meno vero che probabilmente il parere opposto è assai più rappresentato. Risulta, infatti, dai sondaggi che negli USA l’opinione contraria all’interruzione di gravidanza o favorevole ad una sua forte restrizione è prevalente. Se questa prevalenza di opinione non appare evidente, ciò è dovuto soltanto al fatto che il mass-media sono per lo più in mano a organizzazioni e persone che, pur non rappresentando affatto la maggioranza della popolazione, hanno però il potere di manipolare l’opinione pubblica e ne approfittano per i loro interessi ideologici, politici ed economici. Lomborg stesso in modo abbastanza esplicito denuncia la disinformazione operata da questi canali di informazione per quanto riguarda i problemi del clima, dell’inquinamento e simili. Non dovrebbe, dunque, fare altrettanto, se fosse coerente e se volesse che la sua analisi risultasse realmente attendibile sotto tutti i punti vista, per la questione delle interruzioni di gravidanza?

Già a suo tempo l’economista Julian Simon (1932-1998) – il cui valore non si potrebbe mettere in discussione e che è stato uno dei principali ispiratori di Lomborg, economista altrettanto degno di stima – riferiva una discussione avuta con sua madre, la quale si lamentava della decadenza dei tempi. Simon le obiettava il fatto che quando lui era nato si erano dovute affrontare moltissime difficoltà per il parto per la mancanza di strutture adeguate, tanto che non tutti i bambini erano certi di vedere la luce, mentre ora… Già, avrebbe potuto rispondergli la madre, mentre ora è peggio, non perché manchino le strutture adeguate, ma perché non si sa se la madre non interrompa la gravidanza.

Ma, indipendentemente dal problema della soppressione dei feti – che tuttavia rimane un aspetto di grande rilevanza – il discorso sull’informazione ideologicamente condizionata, che Lomborg a questo punto non potrebbe negare, apre una prospettiva nuova, capace di integrare in modo sostanziale, e in qualche modo anche di correggere, le sue osservazioni. Infatti i suddetti condizionamenti ideologici non riguardano soltanto i vari strumenti di comunicazione, ma anche quella « istruzione di base», e non solo di base, che Lomborg considera, giustamente, un elemento essenziale dello sviluppo dei popoli – e forse la qualità dell’istruzione scolastica e della formazione della gioventù ha un’azione ancora più sostanziale di quella dell’informazione trasmessa dai media. Ora sembra che Lomborg non si interroghi mai sulla situazione di quella «istruzione di base» che gli sta tanto a cuore. Non è questa una grave lacuna?

Non sembra che, anche dal punto di vista di Lomborg, si possa sorvolare sulla questione. Infatti nei programmi scolastici si stanno velocemente inserendo tutti i dati ideologici che lui stesso denuncia come infondati e causa di ingiustificato allarme nei giovani: riscaldamento climatico, inquinamento selvaggio, necessità del rapido abbandono delle sorgenti di energia fossile. A questi contenuti che più direttamente interessano Lomborg bisogna aggiungere la cosiddetta “salute riproduttiva” – comprendente contraccezione, interruzione di gravidanza, pratiche sessuali precoci e aperte a tutto campo, ideologia gender e conseguente diffusione nella gioventù di precoci transizioni di genere, anche con interventi farmacologici e chirurgici etc.

Questa è la tendenza attuale, e certamente essa ha in prospettiva anche l’effetto di indebolire in modo drammatico, più di quanto già non lo sia, le capacità intellettive e di giudizio degli educandi, se non altro per il fatto che li si costringe ad accettare una visione del mondo che non ha nulla di realistico. Ma l’evasione dalle realtà era già da prima fortemente minata dall’invasiva e incontrollata presenza di strumenti elettronici sempre più sofisticati e di una tecnica potentissima messa al servizio di una volontà di godimento estesa all’infinito nella vita dei giovani e dei piccoli – e non solo – con la conseguente totalizzante prevalenza  dell’immaginazione e dell’emozione, portate all’esasperazione, sulla razionalità e sulla vita reale. Non deriverà necessariamente da questa difficilmente valutabile degenerazione delle facoltà cognitive e razionali dell’uomo una sempre minore forza di valutazione critica nei confronti delle ideologie imposte dai media e dall’istruzione controllata?

In realtà Lomborg, ai fattori che egli enumera e che dimostrerebbero che «il mondo di fatto sta migliorando» – ricordiamo in particolare la sua constatazione che «cento anni fa, tre quarti della popolazione mondiale viveva in condizioni di estrema povertà. Oggi è meno di un decimo» e che «l’umanità sta diventando ogni giorno più prospera» – dovrebbe aggiungere la considerazione di un altro fattore assolutamente fondamentale: non soltanto la quantità della formazione scolastica – che egli enumera tra i vantaggi conseguiti – ma soprattutto la sua qualità e gli effetti riscontrabili che la medesima ha sulla situazione morale, intellettuale e attitudinale della gioventù. Quanto alla situazione morale, i numeri sempre crescenti delle interruzioni di gravidanza e i programmi di diffusione informativa e formativa sulla «salute riproduttiva» non depongono certamente a suo favore. E il fatto che, come lui stesso dice, «i nostri ragazzi sono spaventati senza ragione» non depone a favore della buona qualità della loro formazione intellettuale.

Non si dovrebbe forse integrare il quadro di un’umanità «che diventa sempre più prospera» con il diffondersi – programmato? – nella gioventù e non solo, prima di una mentalità “consumistica”, capace di abbattere le forze morali e intellettive delle nuove generazioni, e poi di informazioni artatamente intimidatorie, tali da condizionare ai voleri di chi detiene il potere l’intelligenza e la volontà ormai impoverite della gioventù e di intere popolazioni?

Già in un articolo precedente avevamo osservato che, data la qualità molto discutibile, prevalente da molti decenni, della formazione della gioventù, «le energie e le ricchezze procurate per il benessere dell’uomo vengono, in misura incontrollabile, deviate per soddisfare la sua sete di piacere, di possedere e di prevalere, con la conseguenza di distruggere ciò che lo studio e il lavoro avevano faticosamente accumulato. E quale sarà la ricaduta di tutto questo disordine sullo spreco delle energie e sul degrado dell’ambiente? Non dovrà, dunque, l’economista prendere in considerazione, accanto al sollevamento di milioni di persone dalla povertà, anche lo sprofondare della gioventù – e non solo – in un mare di vizi, dal sesso, all’alcool, alla droga, all’irrealtà dell’eccesso dell’elettronica, alla fiacchezza di una vita sempre più agiata e voluttuosa, allo sballo della pseudo-musica commerciale e del brivido della velocità, e quindi allo sfaldamento dei vincoli familiari e sociali – per fare qualche esempio eloquente?».

Notiamo che, in particolare, lo sfaldamento dei vincoli familiari, ormai apertamente promosso dai programmi di “salute riproduttiva”, significa privare l’infanzia e la gioventù di una formazione alternativa o integrativa rispetto a quella statale e della sua protezione da influenze incontrollate o troppo controllate, per consegnarla totalmente in mano alla propaganda e alla “formazione pubblica”, la cui inaffidabilità a questo punto dovrebbe essere evidente.

 

In un più recente articolo – il cui testo originale si può scaricare tramite il seguente link:  https://nypost.com/2022/10/02/net-zero-climate-policy-offers-much-pain-little-gain/ – Lomborg scrive:

 

Le economie emergenti non sacrificheranno l’eradicazione della povertà e lo sviluppo economico per seguire un approccio a zero netto [co2] che porta così tanto disagio per così poco beneficio climatico. Senza sostituzioni convenienti ed efficaci dei combustibili fossili, le bollette elettriche aumenteranno e la crescita si ridurrà.

Fortunatamente, ci sono approcci molto più intelligenti. La migliore strategia a lungo termine consiste nell’aumentare drasticamente gli investimenti nella ricerca e nello sviluppo dell’energia verde. Questo sarebbe molto più efficace e probabilmente dieci volte meno costoso dell’approccio europeo e statunitense, e quindi più fattibile da implementare per i governi di tutto il mondo.

Considerate come il computer è passato dall’essere incredibilmente raro e costoso ad essere banale ed economico. I governi non hanno ottenuto questa rivoluzione sovvenzionando ogni casa occidentale negli anni ’60 o ’70 per installare un computer enorme e relativamente inefficiente nel seminterrato.

Le scoperte sono state ottenute dalla spesa pubblica e privata in ricerca e sviluppo, che ha portato a molteplici innovazioni, le quali hanno consentito, a loro volta, a un numero sempre maggiore di tecnologie di diventare commercialmente valide, guidando ad una maggiore ricerca e produzione in un circolo virtuoso. Questo è l’esempio che dobbiamo emulare quando si tratta di energia verde.

Nei paesi ricchi, le politiche energetiche progettate per rendere costosi i combustibili fossili stanno facendo esattamente quello che avrebbero dovuto fare. Sfortunatamente, questo significa un grande disagio e un inverno molto cupo. Altri paesi fanno bene a prestare attenzione a questa lezione e tutti noi dovremmo invece intraprendere la via dell’innovazione.

 

Possiamo osservare:

 

Lomborg promuove la ricerca e lo sviluppo delle energie verdi e la relativa innovazione. Questo è senz’altro un percorso eccellente[1], ma un saggio economista non dovrebbe prendere in considerazione anche e soprattutto la ricerca e l’innovazione dei fini, più che dei mezzi, tenendo conto che la qualità dei fini determina anche quella dei mezzi adatti a conseguirli? La disponibilità di energie e di opportunità moltiplicate non si identifica tout court con la prosperità, se questi mezzi non vengono indirizzati a fini convenienti. Vogliamo dunque continuare a perseguire, quale fine generale della vita, quel consumismo e quell’edonismo illimitato che negli ultimi decenni ha determinato il clima della società e la formazione scolastica e extrascolastica della gioventù? E vogliamo proseguire nei programmi di indottrinamento pseudo-ecologista e di “salute riproduttiva” che sembrano i soli mezzi per poter gestire una situazione che sta uscendo fuori controllo? Il carattere palesemente dittatoriale di questi mezzi fa riscontro da una parte a un’incapacità, divenuta endemica, all’autolimitazione, e dall’altra alla conseguente perdita di libertà di coscienza e di volontà.

Vorrei ora proporre un esempio che forse potrebbe e dovrebbe ispirare quella ricerca di innovazione nei fini della vita e dell’educazione che sembra del tutto mancante e che invece dovrebbe legittimamente rientrare nelle preoccupazioni di un economista lungimirante. L’esempio che vorrei proporre è quello degli Amish. Come dovrebbe essere noto, gli Amish vivono in una realtà sociale propria, nella quale seguono regole diverse da quelle comuni. Oltre a rifiutare molte delle innovazioni tecniche moderne e a vivere di agricoltura non industrializzata, essi danno un’importanza centrale alla comunità familiare, alla vita e alla formazione religiosa e morale, secondo una tradizione nelle linee fondamentali generalmente condivisa da tutte le confessioni cristiane, non ammettono la manipolazione della vita e della sua trasmissione, formano perciò famiglie numerose, unite e impegnate nella preghiera, nel lavoro, nell’autolimitazione, nel servizo reciproco, rifiutano la violenza e praticano l’amore e il perdono tra di loro e verso tutti, anche verso le persone ostili.

La visione di questo film, di non comune interesse, permette di conoscere questa realtà dal vivo:

 

https://cinemacristiano.altervista.org/amish-graze-la-forza-del-perdono/

 

Può questo esempio essere un modello per la nostra ricerca di innovazione nei fini della società e nell’educazione della gioventù? Si obietterà che il modello proposto assomiglia troppo alle restrizioni proposte dalla decrescita pseudo-ecologista. Non rifiutano gli Amish una grande quantità di innovazioni tecnologiche e lo sviluppo della grande industria, e non limitano perciò drasticamente l’uso delle energie fossili? Ma in realtà la somiglianza è soltanto apparente, come dimostra già il fatto che non vi è nulla di più contrario alla “salute riproduttiva” della morale familiare degli Amish. Una differenza fondamentale è poi nel fatto che le restrizioni promosse dalla decrescita pseudo-ecologista si vogliono imporre con la coercizione del potere statale ed economico, mentre l’autolimitazione degli Amish deriva dal cosciente impegno spirituale personale e familiare nel perseguire una vita di perfezione cristiana nell’adempimento del dovere e nell’esercizio del servizio e dell’amore fraterno nella vita quotidiana. E la loro formazione familiare e scolastica considera questa perfezione umana e spirituale come il primo ed essenziale scopo dell’educazione. Le conoscenze e le abilità che si acquisiscono, e che gli Amish valorizzano molto quali mezzi necessari per il buon andamento delle loro comunità, sono subordinate a questi fini superiori.

Si obietterà ancora: ma gli Amish restringono drasticamente l’uso dei mezzi tecnici moderni e si tengono lontano dallo sviluppo industriale. Come si può assumere questo modello senza ottenere un effetto analogo a quello voluto dalle attuali strategie di decrescita e di ostilità ai combustibili fossili? A questa obiezione si può rispondere che il fatto stesso che gli Amish abbiano accettato che si facesse un film su di loro dimostra che in realtà il loro modello non è affatto incompatibile con un uso assai maggiore delle tecniche moderne e con lo sviluppo industriale. Ciò che si propone, infatti, non è un’imitazione letterale della loro vita, bensì un modello ispirativo, che dimostra che la ricerca di un’innovazione dei fini non è affatto fuori della realtà.

All’obiezione che non tutti accetterebbero i fondamenti religiosi si cui si fonda la vita degli Amish, si può rispondere che il loro esempio contiene anche molti valori umani che tutti possono accettare, e in particolare quello spostamento sostanziale dell’attenzione e dell’impegno di educazione e di vita dai programmi sociali astratti alla più intima vita personale, dal cui perfezionamento soltanto si può conseguire un vero rinnovamento sociale ed economico.

Si consideri, infatti, da una parte quale immenso impatto nel risparmio delle energie e dei beni di consumo si avrebbe se si ponesse quale fine della vita non l’attuale edonismo sfrenato, bensì l’autolimitazione finalizzata al servizio reciproco e ad un appagamento che trascende il piacere dei sensi, e dall’altra quanto potrebbero contare su una collaborazione efficace le direttive ben indirizzate verso un più razionale uso delle energie, anche in vista di una sana e realisticamente motivata salvaguardia dell’ambiente.

Non vogliamo prolungare ora questo discorso. È sembrato sufficiente, per il momento, cercare di mettere in chiaro il punto che ci sembra essenziale, cioè il fatto che le sagge osservazioni di Lomborg dovrebbero essere integrate con la presa di coscienza del ruolo fondamentale, per lo stesso benessere economico dei popoli, di un’educazione e di una prassi totalmente rinnovate nei propri fini. Se quanto si è detto appare ragionevole, sarà opportuno approfondire i temi trattati e indicare le strategie efficaci per raggiungere gli obiettivi proposti. Per quest’ultimo punto rimandiamo a quanto abbiamo già esposto in interventi precedenti, come ad esempio nel seguente articolo:

 

https://massimolapponi.wordpress.com/san-benendetto-e-la-purificazione-delleconomia/

 

 

 

                

[1] Queste interessanti indicazioni di Lomborg ci hanno suggerito il seguente articolo: https://massimolapponi.wordpress.com/una-soluzione-originale-del-piu-urgente-problema-economico-del-nostro-tempo/

 


 

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