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In questa intervista di qualche minuto, il Prof. Pier Luigi Garavelli, direttore di Struttura Complessa di Malattie Infettive dell’ Azienda Ospedaliero Universitaria “Maggiore della Carità” di Novara, chiarisce in maniera esemplare il quadro su vaccini, sicurezza, terapie precoci domiciliari, lockdown, green pass, ecc. 

 “Da un anno e mezzo mi occupo di covid a livello nazionale e internazionale. Sono venuto a dirvi tutto quello che dovete sapere”Alla manifestazione contro il Green Pass ad Alessandria di sabato pomeriggio era presente anche il dottor Pietro Luigi Garavelli, medico alessandrino e direttore della Struttura Complessa di Malattie Infettive dell’Ospedale di Novara, nominato Cavaliere della Repubblica per il contributo dato alla lotta al covid. “Il Green Pass è il figlio bastardo del lockdown” ha sottolineato il dottor Garavelli a Radio Gold “non è efficace di per sé, è un induttore alla vaccinazione che, però, ha mille problemi e da sola non risolve il problema. Per dire quanto hanno funzionato i vaccini sulle minori ospedalizzazioni occorrerà aspettare questo autunno, a condizioni climatiche paritarie. La soluzione? Ce l’abbiamo già qui, in Piemonte: abbinare alla politica vaccinale le cure domiciliare precoci, con l’idrossiclorochina e coi monoclonali. Insomma, deve essere una terapia combinata”. 

“Se consiglio a queste persone di vaccinarsi? Sì, ma senza riporre eccessiva fiducia nei vaccini” ha aggiunto il medico alessandrino “ad esempio ho dubbi sul vaccino agli under 40: fino a quell’età, a fronte di un rischio covid grave pari a zero, esiste invece un rischio di miocardite, in particolare nei maschi vaccinati. Dopo i 40 anni, invece, il dato si inverte: consiglierei, quindi, di vaccinare cum grano salis. Di questi vaccini conosciamo gli effetti collaterali immediati, ma quelli a medio-lungo periodo non li conosciamo. Il problema del vaccino è che si induce nella gente la falsa sicurezza: tra i giovani non deve passare il concetto del “liberi tutti” dopo la vaccinazione”.

Il dottor Garavelli ha poi parlato dell’uso della mascherina, obbligatoria anche all’aperto in caso di assembramenti come quello di ieri: “Ce l’ho abbassata perché sto parlando. Adesso comunque fa caldo e il virus non sopravvive oltre i 26 gradi”.

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